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La Giovane Italia
Editoriale

Emre Can e il mercato dei colpi di scena della Juventus. Milan, altra rivoluzione in vista e occhio ai tanti cambi in panchina in Serie A. Seconde squadre: a chi servono?

Nato a Firenze nel 1985, è caporedattore di Tuttomercatoweb.com e speaker di RMC SPORT. Già firma de Il Messaggero e de La Nazione, è stato voce e conduttore per Radio Sportiva.
13.05.2018 08:38 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 80543 volte
Emre Can e il mercato dei colpi di scena della Juventus. Milan, altra rivoluzione in vista e occhio ai tanti cambi in panchina in Serie A. Seconde squadre: a chi servono?

Emre Can sarà un giocatore della Juventus. Che ha deciso, per la prima volta, di optare per una clausola rescissoria nel contratto di un giocatore, pur di farlo sbarcare a Torino. Quello dei Campioni d'Italia, al quarto meritato poker consecutivo e al settimo Scudetto di fila, è certo un precedente che potrà avere chiaramente ripercussioni anche sulle operazioni che verranno. Ne è conscia, la Juventus, che a differenza delle altre società italiane parte da una posizione di forza e di vittoria. Ha più appeal, più fascino e, perché no, pure più denaro da investire. Quella formata da Giuseppe Marotta e Fabio Paratici, che a breve ratificheranno insieme a tutto il resto della preziosa squadra mercato bianconera il futuro insieme, è coppia che già si sta muovendo sul mercato e in modo importante. A Emre Can seguirà un altro innesto in mediana ma lì non sarà colpo di scena: sarà semmai possibile e potenziale grande acquisto per il futuro, perché Lorenzo Pellegrini è tra i migliori giovani del calcio italiano e ha una clausola rescissoria a poco più di 30 milioni che la Juve può permettersi.

Juve: i colpi di scena davanti I colpi di scena, però, riguarderanno l'attacco. Perché di fatto, a fronte di un'offerta economica monstre, la sensazione è che nessuno sia incedibile. Chiaro, la Juventus vorrebbe, e pure vorrà, costruire il progetto tecnico attorno a Douglas Costa e Paulo Dybala. Per età e potenzialità, è legittimo pensarlo mentre dall'altra parte quelle di Mario Mandzukic e, sorprendentemente, pure di Gonzalo Higuain, potrebbero portare a un duplice addio. In soldoni: la Juventus non vuole cederli. Non ha bisogno, necessità. Per questo non 'scenderà' ad aste, ma è pronta viceversa a farli partire al miglior offerente perché la carta d'identità racconta per il club torinese ma anche per i giocatori che il prossimo potrebbe essere l'ultimo grande contratto della carriera. E' per questo che la Juventus sta trattando con forza Alvaro Morata dal Chelsea. A volte ritornano, magari dall'Inghilterra, dove gioca anche l'altro obiettivo Anthony Martial, lui al Manchester United. Che segue con forza Alex Sandro, in un reparto dove la Juventus cambierà tantissimo e non è da escludere che possa arrivare qualche altra cessione deluxe sempre nel reparto arretrato. E tra i pali? Occhio a Mattia Perin: sceglierà tra Juventus e Napoli, sfida Scudetto anche per il portiere.

Milan: rivoluzione tra scrivania e panchina Il Milan, poi. Che rischia una nuova rivoluzione, con l'Europa mica certa, col futuro nebuloso e con la proprietà che verrà ancora misteriosa. Lo stallo sui diritti tv italiani e la scalata di Elliott a Tim, spiegano i beninformati, non sarebbero così distanti come tematiche di fondo. Certo, in ottica futura, il presente racconta invece di una stagione totalmente fallimentare dove, tra i protagonisti, ha pagato finora soltanto Vincenzo Montella. Finora. I sussurri societari spiegano che il domani di Massimiliano Mirabelli sarebbe appeso a un filo, con oltre 200 milioni spesi senza un attaccante di peso e per calciatori che, ad oggi, non hanno portato neanche una plusvalenza. Chi, degli acquisti estivi, vale di più che allora? Nessuno. Ecco perché il suo è stato un fallimento su tutta la linea e non è un caso se la società ha preso tempo per decidere il futuro. La prima strada porta al complicatissimo sogno Cristiano Giuntoli ds e Maurizio Sarri come tecnico, ma la clausola da 8 milioni blocca per il momento tutto. Quella meno difficile, dunque più praticabile, a Walter Sabatini che affronterebbe così la seconda avventura milanese. Il tempo racconterà quale delle vie sceglierà il Milan che, difficilmente, ripartirà da Mirabelli. E Gennaro Gattuso? E' stato una scelta di Mirabelli, poi di Fassone, il rinnovo. E pure in questo caso, la conferma è tutt'altro che scontata, anzi.

Il folle valzer delle panchine: coinvolta tutta la Serie A Il valzer delle panchine non riguarda solo lui, solo Maurizio Sarri. Che il Chelsea segue, forse seguiva. Piace per stile di gioco, per gestione dei campioni, ma non per quella mediatica e degli scontenti che, si sa, sono due tematiche delicate e sensibili in Premier League. Per questo i Blues vireranno su Luis Enrique, con Sarri che vede sfumare anche il Borussia Dortmund che è andato su Lucien Favre oramai ex Nizza. E Massimiliano Allegri? La verità è che l'allenatore deciderà tutto con la proprietà e con la dirigenza a bocce ferme, a Scudetto alzato al cielo. Per adesso, tutto rimandato. Cresce, però, la percentuale della conferma mentre le alternative sarebbero due: Andrea Agnelli vorrebbe Carlo Ancelotti (che è rivale di Allegri proprio per l'Arsenal insieme a Zeljko Buvac, ex vice di Jurgen Klopp, e Mikel Arteta). Le frasi di Carletto sulla finale di Tim Cup ("la vedrò con la maglia milanista"), non è piaciuta però ai tifosi. Vedremo. Paratici e Marotta, intanto, 'votano' Simone Inzaghi che, se dovesse lasciare la Lazio, avrebbe Gian Piero Gasperini come potenziale erede (e al suo posto, all'Atalanta, Roberto Donadoni). Il valzer è una cascata. Confermati Luciano Spalletti all'Inter, Stefano Pioli alla Fiorentina, Eusebio Di Francesco alla Roma, Walter Mazzarri al Torino, pure Marco Giampaolo alla Sampdoria e Davide Ballardini al Genoa. Poi, tutto può succedere, come Jorge Mendes che oltre a Rui Patricio tra i pali riesce, semmai, a 'piazzare' anche Paulo Fonseca dallo Shakthar Donetsk sulla panchina del Napoli.

Seconde squadre: a chi servono? Alessandro Costacurta, al di là dei complimenti che vanno fatti ai colleghi di Undici a cui ha spifferato la rivoluzione, non ha certo scelto la più istituzionale delle vie per comunicare la novità delle seconde squadre. Anzi. Le qualità del dirigente non sono in discussione, il problema è che non è ancora entrato nel ruolo e spiegare una novità simile a mezzo stampa prima di discuterne ufficialmente coi club è errore, non ce ne voglia, da dilettanti. La Serie B ha tuonato, minacciando addirittura la serrata. In Serie C abbondano i pareri contrastanti, il governo della terza serie italiana ha aperto ma non par gradire troppo le tempistiche affrettate. A chi servono, le seconde squadre? Le reazioni degli alti piani del pallone sono positive. Perché poter controllare alcuni talenti promettenti, senza prestarli alla qualunque, è certamente soluzione migliore per le grandi società. Anzichè tirare a campare coi prestiti, le società delle categorie inferiori riprenderanno a puntare sui giovani. E' un progetto a lungo termine, non certo l'acqua calda ma qualcosa che al calcio italiano serve. Che permetterà alle grandi di non disperdere talenti ma bensì di aumentarne l'acquisto. Che costringerà chi ha sfruttato i prestiti più per vizio che per necessità a rimboccarsi le maniche. O a chiudere la saracinesca e a lasciar spazio a virtuosi e meritevoli.


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