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SONDAGGIO
Mercato stellare per il Milan: i rossoneri sono da Scudetto?
  Sì, a patto che arrivi un grande attaccante
  No, la Juventus resta sempre più forte
  No, ha davanti comunque sempre Roma e Napoli
  Sì, già così è da Scudetto

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Editoriale

Fassone in tre mesi ha fatto quello che il Milan doveva fare da 5 anni. La trappola per "Topo Gigio". Firenze, le "non colpe" del Corvo. Inter, count down partito per Walter (People from Ibiza)

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
26.06.2017 13:53 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 87388 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Sta arrivando una bufera dalla Procura Federale che i venti dell'Est a novembre, in confronto, sono cicloni provenienti dal Marocco. Adesso bisognerà capire se la Procura andrà avanti o, come spesso accade, deciderà di fermarsi per questioni politiche. Nel mirino degli uomini di Tavecchio sono finiti alcuni procuratori che hanno abusato della loro professione e che credevano, o forse credono, di essere immortali e intoccabili. Ne dovremmo sapere di più ad ottobre ma, ripeto, molto dipenderà dalla volontà di andare fino in fondo. Cosa non scontata. Chi ha la coda di paglia si inizi a preoccupare, altrimenti, dorma sonni tranquilli.
Parliamo di altro, parliamo di calcio e di mercato. In Italia se parli bene di un dirigente è perché è tuo amico, se ne parli male è un tuo nemico. Non può esserci la semplice volontà di fare chiarezza o il famoso diritto ad avere una opinione e ad esprimerla. Poi se merita considerazione lo deciderà il lettore, nessuno ci obbliga a leggere o a guardarci in tv. Marco Fassone, nella mia vita, l'ho incontrato di persona una sola volta. Ospite a Sportitalia, quando era senza squadra. Quando non si chiudeva l'affare siamo stati critici: "Fassone, adesso mettici la faccia". "Fassone devi parlare, ma chi sono questi cinesi?". Poi ha condotto la barca in porto e ha ottenuto un grande risultato manageriale. Da quando è arrivato al Milan, con il passare dei giorni, ha acquistato sempre più punti in classifica. Roba da 8 vittorie consecutive! Poi, certo, i soldi non sono i suoi come i soldi della Fiat non sono di Sergio Marchionne. Definizione esatta: Manager d'azienda. Il Fassone del Milan è dieci volte più avanti rispetto al Fassone di Napoli, Juve e Inter. Qui è tutto nelle sue mani e, finora, non ha sbagliato una mossa. Poche chiacchiere e molti fatti. E' più facile costruire una casa ex novo o buttare giù quella vecchia e costruirne una nuova? Sicuramente è preferibile prendere il terreno e iniziare da zero. Purtroppo Fassone ha dovuto demolire in 10 giorni e costruire in 50. 50 sfumature di rossonero. Fassone ha il merito di aver conquistato tutti i tifosi del Milan che non erano così legati a questa società da circa 5-7 anni. Si è trovato tre patate bollenti dalla vecchia gestione. Un rosso di 75 milioni di euro, un parco calciatori che vale meno di quello del Sassuolo (almeno lì vendi Berardi e Acerbi e fai i soldi) e l'unico calciatore utile per fare cassa lasciato andare, misteriosamente, in scadenza nel 2018. O polli o in malafede. Scegliete la busta A o la busta B? Fassone ha subito fatto gli acquisti utili per il ritiro del 5 luglio, ha infiammato la piazza, ha reso social il mercato e il momento delle firme, ha blindato l'unico che era da blindare (Montella), non è sceso a patti col Diavolo (Mino da Angri) e ha difeso il suo Direttore Sportivo come avrebbe dovuto fare un top manager di azienda (chi tocca Mirabelli tocca il Milan). Inoltre ha azzerato il settore giovanile, dove prendeva acqua, e ha rinforzato l'ufficio stampa, già forte, inserendo la professionalità di Guadagnini che ha reso il Milan ancor più compatto.
Donnarumma andrebbe multato, però, caro Guadagnini. Perché essendo un tesserato non può scrivere quello che vuole senza autorizzazione, anche se in Nazionale, visto che parla del suo futuro. Un bel cinquantello di multa ci starebbe. Ormai Donnarumma ha avuto un crollo presso l'opinione pubblica che per riconquistare credito dovrebbe vincere scudetto, Champions e Mondiale da protagonista nei prossimi 12 mesi. La famiglia chiede rispetto ma poi il cognato definisce il Milan una società di pagliacci (e va tutto bene), il fratello interviene, lui non dice mezza parola sul Milan e quando apre la bocca, o meglio l'account, scrive l'unica cosa che non avrebbe dovuto scrivere. Vi chiediamo scusa ma il giochino della tutela nei suoi confronti perché è un bambino non regge proprio. Sarà anche un bambino ma se vuole guadagnare 6 milioni di euro dovrà assumersi anche le sue responsabilità e, al 2017, dovrà saper anche comunicare. Vedete Bernardeschi e Caldara: hanno parlato dopo la sfida con la Germania che sembravano dei premi Nobel. Donnarumma non apre bocca e quando comunica fa solo danni. Certamente se continua così la sua carriera rischia di finire come quella di Balotelli. Ricco sicuramente ma senza gioie professionali. Le famiglie devono educare i baby calciatori e se mancano le famiglie manca tutto.
Scendiamo da Milano a Firenze e poi risaliamo a Milano. I tifosi della Fiorentina sono critici, fanno bene, sono stanchi perché vorrebbero essere protagonisti come Roma e Napoli, li capiamo, ma quando contestano sbagliano l'obiettivo. Pantaleo Corvino è un dipendente, non la proprietà. Non sappiamo quali siano le linee guida del club ma sicuramente Corvino vorrebbe prolungare Bernardeschi (offerto rinnovo a 2.7 a stagione), vorrebbe rinnovare a vita Chiesa, tenere Kalinic e Borja Valero... Avete mai visto un Direttore Sportivo che vuole perdere? Io no. Corvino è un gran conoscitore di giovani, come tutti gli esseri umani ha commesso degli errori e in passato glieli abbiamo anche sbattuti in faccia, ma oggi Corvino è una risorsa della Fiorentina. I tifosi viola devono stare attenti a non perdere un Direttore che garantisce il futuro con soldi e con calciatori da lanciare. Al massimo qualcuno dovrebbe dire a Corvino che l'obiettivo è la Champions e non un campionato da primi 8 posti. Il Corvo non può guardarsi allo specchio e dirsi da solo: Pantaleo, quest'anno devi puntare alla zona Champions.
In chiusura torniamo a parlare dell'Inter. A Milano-Nanchino è sbarcato Walter Sabatini e siamo sicuri che Sabatini farà bene. Dalla prossima settimana inizierà a sparare i colpi. Il fucile è già puntato e, state certi, che farà buoni acquisti. Così come prenderà dei granchi clamorosi. Sabatini è questo: prendere o lasciare. Siamo sempre curiosi di come gestirà il club e restiamo convinti che uno tra Walter ed Ausilio sia di troppo. Non fate paragoni sbagliati con Juve e Milan. Paratici è uomo di Marotta e viaggiano insieme. Mirabelli l'ha voluto Fassone e, purtroppo per le mogli, sono una coppia di fatto. Ausilio e Sabatini si sono trovati per sbaglio e l'uno non digerisce l'altro. Direi, giustamente. Fanno lo stesso mestiere e la macchina la deve guidare uno solo: chiamasi rispetto dei ruoli. L'Inter non ci sta sulle scatole perché adesso è arrivato Sabatini, figuratevi. Siamo onesti nel riconoscere a Walter le sue qualità, come quando era a Palermo e per vedere le partite estere veniva negli studi di Sportitalia perché eravamo vicini agli hotel del mercato. Walter è così: prendere o lasciare. Non siamo neanche offesi con Walter perché ha messo il veto sui tesserati dell'Inter per le presenze a Sportitalia. Ausilio dice di non sapere, Walter lancia la pietra e nasconde la mano e l'ufficio stampa dice "ordini dalla direzione... beh, capite". Certo che capiamo e continuiamo a vivere. L'Inter, sicuramente, arriverà tra le prime 4 perché Spalletti non vince i campionati ma si avvicina sempre. E' molto bravo ed è un ottimo motivatore, oltre ad essere un buon tecnico. Sabatini è alla svolta della sua carriera. Ora o mai più. Adesso deve vincere, non fare plusvalenze. Deve pensare solo al campo. Ci hanno passato alcune veline: roba di Ibiza, società con amici degli amici ma questo non ci interessa. Giudicheremo Walter solo per il lavoro che svolgerà sul campo. A fine sigaretta butteremo la cenere, sperando di trovare un posacenere pulito.


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