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Editoriale

Forza Napoli, regalaci la notte perfetta! Juve-Ascoli e il paradosso di mercato. Toni, ti presento Avellino. Abodi contro Tavecchio: la scimmia nuda balla

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
13.02.2017 12.24 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 51449 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Se dieci anni fa avessero detto a Gabbani che, sul palco dell'Ariston, uno contro uno avrebbe battuto Sua Maestà Mannoia, anche lui si sarebbe messo a ridere. Invece i tempi cambiano e, a volte, i miracoli esistono. Se il Napoli non si presenterà battuto al Bernabeu, il pronostico potrà essere ancora aperto. La cosa fondamentale per Sarri è tenere viva la qualificazione dopo Madrid. A quel punto potrebbe, davvero, succedere di tutto. Attenzione: siamo molto lucidi nell'analisi e non stiamo dicendo che il Napoli se la giocherà alla pari con il Real Madrid, ma stiamo sottolineando che - con due gare perfette - il Napoli potrebbe compiere il miracolo. Il Real è nettamente più forte, tra le due squadre c'è un abisso nei singoli, nel fatturato e nelle potenzialità ma, grazie a Coverciano, non c'è un abisso tra Zidane e Sarri. Zinedine ha capito come gestire un gruppo di campioni perché a sua volta voleva essere gestito in questa maniera da campione quale è stato. Sarri invece fa calcio, inventa, disegna e vince. Non è un caso che con lui tutti gli attaccanti facciano grandi cose. In questo Napoli c'è la mano di Sarri e come tecnico-tattico non ha nulla da invidiare a Zidane. Tutt'altro. La forza del Napoli, nel doppio confronto con i Campioni di Europa, deve essere proprio questa. Sarri la può incartare a Zidane. Certo, se poi i fenomeni iniziano a fare i fenomeni non c'è Sarri o Napoli che tenga. Unico obiettivo è tenere viva la sfida fino al San Paolo. Non sarà facile.
Facciamo una riflessione post mercato. Sapete come la pensiamo su Orsolini e sulla trattativa Juve-Ascoli. Calciatore di qualità e di prospettiva ma strapagato per un solo girone di andata ad alto livello in serie B. La contraddizione che emerge, però, è che la Juventus abbia pescato il pesce sbagliato nel mare marchigiano. Orsolini difficilmente potrà essere considerato un calciatore da Juventus ma può essere assolutamente utile per fare qualche giro, rientrare in qualche scambio e creare comunque valore; ma Marotta e Paratici da Ascoli sarebbero dovuti tornare con un altro risultato: riportare a casa Favilli. La gestione dell'attaccante non è stata eccelsa e - dopo averlo perso - la Juve ha visto il blitz dell'Ascoli che, con il Direttore Sportivo Cristiano Giaretta, è stato abile a beffare la concorrenza. Oggi la Juve torna su Favilli e lo vorrebbe riprendere in estate e, se 1 + 1 fa ancora 2, nel prezzo di Orsolini c'è già un acconto per Favilli. Non solo per questioni tecniche ma anche politiche, la Juventus non può perdere un calciatore del proprio settore giovanile e farlo finire in altre squadre, proprio negli anni in cui la nuova politica prevede l'acquisto dei migliori talenti della B. Orsolini, Sensi, Mandragora, Ganz e poi perdi un talentino che hai già in casa? Non esiste! Per questo Favilli tornerà alla Juventus con l'Ascoli che avrà i suoi benefici. A proposito di Ascoli: Giaretta ha fatto grandi plusvalenze con i giovani e quest'annata rischia di far incassare all'Ascoli tra i 10 e i 18 milioni di euro. Chi segue il campionato Primavera può fare affari veri. Felicioli è del Milan ma ad Ascoli sta emergendo alla grande. Il problema dei marchigiani è che il Milan, giustamente, lo ha ceduto solo in prestito secco e a gennaio ha rifiutato una proposta di un milione di euro per il 50% del cartellino, anche se le comproprietà non esistono più. Ma nel calcio si sa come trovare una quadra. Vedremo cosa cambierà con l'ingresso di Fassone e Mirabelli, che sui giovani sono molto attenti e in giro il Milan ne ha parecchi. Piccola parentesi sui rossoneri: chi sostiene che Montella sia a rischio per il prossimo anno non conosce bene i fatti del passato. Montella è una scelta condivisa tra Galliani e Fassone e il progetto ripartirà proprio da Montella.
Sabato è successo un fatto spiacevole al Presidente del Verona Setti e a Luca Toni. L'aggressione subita ad Avellino è vile, incivile e deprecabile. Toni, a fine gara, ha raccontato i fatti e ha specificato anche che - una volta arrivato allo stadio - ha trovato massima ospitalità da parte dei tifosi irpini e dalla stessa società del Presidente Taccone. Toni ha ragione e ha spiegato bene come sono andati i fatti, ma c'è qualcosa da aggiungere. I dieci teppisti che hanno accerchiato la macchina dei dirigenti del Verona non sono neanche tifosi dell'Avellino ma gente di strada. Infatti l'accaduto non si è svolto nello stadio né nei pressi dell'impianto. Non è una giustificazione ma una precisazione. Da quel che risulta alla Questura di Avellino, i teppisti non avevano individuato chi c'era in auto ma credevano fossero tifosi del Verona. Dimostrazione questa che i tifosi con questo fatto gravissimo non hanno nulla a che fare. Se un tifoso dell'Avellino, o di un'altra squadra di calcio italiana, non conosce Luca Toni deve farsi rinchiudere. Quella gente non c'entra nulla con il calcio e non possono essere definiti tifosi. E' successo in un giorno in cui c'era la partita e il fatto ha coinvolto dirigenti di una squadra di calcio, ma questo episodio va inserito nella cronaca nera e non certamente nella cronaca sportiva. Fa piacere che l'intelligenza di Toni abbia saputo discernere dieci facinorosi da tutto il resto del pubblico avellinese, caldo ma sempre civile. Il tifoso dell'Avellino è quello che nel derby contro il Napoli, il giorno della morte di Sergio Ercolano, è rimasto impassibile sugli spalti senza entrare in guerrigilia con i tifosi partenopei né con Polizia e Carabinieri. Il tifoso avellinese è quello che il giorno dopo si unì al tifoso napoletano davanti all'Ospedale Moscati per aspettare con ansia il responso sulle condizioni di Sergio Ercolano. Il tifoso avellinese è quello che organizza la beneficenza per la lotta contro la Sla in ricordo di Adriano Lombardi. Il tifoso avellinese si lamenta, porta pressione alla squadra quando le cose non vanno bene, ma oltre le critiche non è mai andato. E' giusto che i responsabili vengano identificati e paghino, ma la stampa nazionale è opportuno che si documenti prima di generalizzare. Nessuno ha evidenziato che, quest'anno, in Avellino-Benevento e Avellino-Salernitana non è volato neanche un coriandolo e in entrambe le occasioni ha vinto lo sport con tre tifoserie che si sono distinte per maturità e sportività.
Dal calcio alla politica del calcio. Il mese che vivremo sarà un mese caldo e intenso. Si decidono le sorti del calcio italiano. Il 6 marzo si voterà per il Presidente Federale e a sfidare Carlo Tavecchio, Presidente in carica, ci sarà il Presidente della Lega di B, Andrea Abodi. Parafrasando la canzone che ha sbancato Sanremo "la scimmia nuda balla". Ci sono molti ostacoli alla coraggiosa candidatura di Andrea Abodi e questa opposizione rende Tavecchio ancora più forte. Innanzitutto Tavecchio, nei primi mesi della sua governance, ha avuto tutta la stampa contro e alla fine molti fatti gli hanno dato ragione. Ha saputo lavorare in silenzio e ha stretto accordi politici importanti con Fifa e Uefa. Cambiare rappresentante adesso, per il nostro calcio, sarebbe puro autolesionismo. Tavecchio ha un quadro politico chiaro e negli anni potrà portare lustro a tutto il sistema. I suoi programmi sono convincenti e bocciarli a prescindere sarebbe un errore. L'AIC deve riflettere perché già in passato ne è uscita con le ossa rotte dopo l'appoggio ad Albertini. La Lega Pro con il Presidente Gravina non appoggia Abodi ma appoggia l'avversario di Tavecchio. Gravina farà grandi cose in serie C ma sarebbe opportuno avviare un dialogo con Tavecchio per il bene comune e non andare allo scontro aprioristicamente. La serie A, parte della serie B, la serie D, la Divisione Calcio a 5, gli arbitri e gli allenatori sono con Tavecchio. Abodi è un uomo di politica prima ancora che di calcio, ma alcune sue scelte dovrebbero far riflettere. Qualche anno fa si candidò alla Presidenza della Lega di A e ne uscì malissimo. Tornò al tavolo della B e dai presidenti fu accolto ancora a braccia aperte. Dieci giorni fa è stato rieletto per la terza volta Presidente della Lega di B ed è il primo caso di un Presidente che non festeggia l'elezione ma sogna le dimissioni. Non può considerare la Lega di B per tutta la vita un ripiego. Se i Presidenti lo continuano a votare dovrebbero porsi anche qualche domanda. Abodi non ha il potere di Tavecchio che oggi serve all'Italia per crescere in fretta. E visti i risultati della B, c'è poco da essere ottimisti. Premessa: Abodi, ad oggi, ha solo 11 voti dalla sua Lega. Molti sono con Tavecchio. Più che parlare di FIGC con Abodi ci piacerebbe capire se in futuro ci saranno altri casi Pisa, casi Vicenza, casi Catania, partite truccate, penalizzazioni in arrivo ma solo a marzo, società indebitate, sul lastrico e pagamenti non regolari. La nostra idea è questa: Abodi va bene come Presidente della Lega di B, a patto che risolva i problemi appena citati. C'è molto da fare e c'è da pensare a migliorare la Lega più che pensare ad entrare in FIGC. Tavecchio, dal canto suo, non deve interrompere il lavoro iniziato e deve proseguire con le sue idee e con una rivoluzione netta nel sistema del calcio italiano. Solo il tempo ci consentirà di giudicarlo e solo il tempo ci dirà se rivotare Tavecchio sarà stato un errore o cosa giusta. La certezza è che oggi un Presidente Federale diverso da Tavecchio sarebbe un danno e non la risoluzione di un problema.


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