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Editoriale

Gattuso: il Milan dice la verità. Mazzarri: infierire est diabolicum. Sarri: su Ghoulam si gioca lo Scudetto. Mancini: la Nazionale la vuole davvero

10.02.2018 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 9902 volte

Gattuso non si conta. Gattuso si pesa. Senza sapere quanto dureranno e a dove porteranno i miglioramenti della squadra in campionato, senza sapere se il Milan andrà in finale di coppa Italia e senza sapere se supererà zero, uno o più turni di Europa League, Rino ha già convinto. Per la passione nel suo lavoro, per la sintonia con il suo gruppo e per le idee del suo calcio. Le parole che la società spende nei suoi confronti, non sono di circostanza. E non sono nemmeno coniate per tener buono Gattuso. A parte che la sua squadra è in un buon momento per cui non c'è bisogno di coprirlo o tutelarlo, ma non si tiene buono uno che ha sempre detto di voler essere l'ultimo dei problemi e di essere a disposizione di qualsiasi decisione della società. Le parole di Massimiliano Mirabelli in settimana non vanno minimizzate o sottovalutate. Così come si sono rivelate vere (ricordate?) quando parlava dell'esistenza di un tempo limite per un allenatore, sono vere anche adesso quando parla di un Gattuso che merita di restare al Milan per dieci anni. Quindi anche l'anno prossimo. Ne riparleremo.

Quelle due giornate a Mazzarri gridavano obiettivamente vendetta. La Juventus è straforte ed è favorita lo stesso per il derby, la presenza o meno di Mazzarri in panchina non è che sposti gli equilibri. Ma almeno si è sgomberato il campo da una prepotenza, proprio per questo inutile. Quante volte si sono visti allenatori, anche delle grandi squadre, imprecare a più non posso ed essere o multati o al massimo diffidati pochi giorni dopo dal giudice sportivo. Mazzarri e il Toro no, due giornate. Ma perchè il Torino, al cospetto della Juventus, "deve" sempre finire sotto? Dall'espulsione di Acquah al fallo di Khedira, tanto per citare gli ultimi episodi, il florilegio è diventato davvero crudele. Insistito, cattivo. E non raccontateci per piacere che il dimezzamento della squalifica è una soluzione all'italiana. Se è vero come vero che l'arbitro ha sbagliato a non intervenire per la testata subita da De Silvestri, si può ammettere che anche se ha ecceduto nelle proteste, Mazzarri ha protestato per un errore sacrosanto ai suoi danni? O il pre, il durante e il post di un derby per il Torino deve essere per forza il massimo della pena?

A ridosso del primo grave infortunio di Ghoulam, il Napoli è stato eliminato dalla Champions League, ha pareggiato con il Chievo, ha vinto con il Milan anche grazie ad un gol in fuorigioco di Insigne, ha perso con la Juventus. C'è stato quindi un contraccolpo. Come la mettiamo con il secondo? Con il brutto ko ai danni del fortissimo e sfortunatissimo giocatore azzurro perso definitivamente per tutta la stagione, sarà un Napoli ancora da corsa? Il mercato delle incompiute, delle polemiche e delle recriminazioni del Napoli rischia a questo punto di pesare ancor di più sulle spalle della squadra partenopea. Sarri ha ragione quando dice che il calcio italiano è vittima degli eccessi del mercato e dell'eccessiva importanza che si dà al mercato. Ma è  sbagliata anche l'assenza totale del mercato. Affidarsi soprattutto e forse solo alle idee è cosa buona e giusta quando si plasma, quando si costruisce. Non nella stagione dell'oggi o mai più. Quando bisogna vincere, bisogna fare di tutto per vincere. A gennaio bisognava puntare meno fiches sul  recupero dei big e andare sul mercato non da squadra da vorrei ma non posso, non da squadra di metà classifica, ma da capolista. Al  mercato non si va con le freccette o le frecciatine, si va tosti e duri per rafforzare il primato. Il Napoli non lo ha fatto e l'onda d'urto del nuovo stop del buon Ghoulam rischia adesso di costare cara.

Tra i big che hanno allenato grandi squadre all'estero e che fanno parte della fascia più alta in Europa a livello di ingaggi, Roberto Mancini è quello che sta dimostrando di volerla di più la Nazionale azzurra. La voleva già dopo Conte, ma vecchi contenziosi con Lotito lo hanno impedito. Ancelotti e Conte in questo momento non stanno sgomitando per la panchina azzurra, la stanno occhieggiando, la tengono un po' a bagnomaria, ma non la puntano con ferocia. Quello che invece la vuole e la sogna è proprio Mancini. Che spera di togliersi sulla panchina quelle soddisfazioni azzurre che il campo gli ha sempre negato. Dovrà essere meno divisivo, più lucido e più ispirato delle sue precedenti esperienze italiane da allenatore, ma la grinta e la continuità con cui sta inseguendo la patente di Ct depongono a suo favore. Se sarà Mancini, sarà un passo sensato e coerente. Anche per togliere la Nazionale quattro volte campione del mondo dall'angolo: lei insegue tutti e nessuno se la piglia. No, il Mancio la vuole. E così sia.


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