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Editoriale

Gigio e il fratellone di Castellammare. Dal salva-banche al salva-Perisic. Allegri, ma Dani Alves? Cardiff avvantaggerà il Napoli?

01.07.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 21422 volte

Con Gigio Donnarumma siamo rimasti al suo post su Instagram. Quello che diceva finalmente la verità sul suo rapporto con il Milan e con i colori rossoneri. Una verità che ha le gambe lunghe e che non si può nè ingabbiare e nemmeno oscurare. Poi sono successe tante cose, molte delle quali scandite ancora da silenzi e da attese. Non sappiamo cosa accadrà perchè la vicenda ci ha insegnato ad essere prudenti e cauti. Non sappiamo se Gigio resterà o andrà via. L'Europeo Under 21 ha dimostrato a chi gli vuol bene davvero e pensa a lui con senso di responsabilità che è sacrosanto che rimanga ancora a Milanello, a lavorare, a migliorarsi, a strutturarsi tecnicamente e mentalmente. Ma non tocca a noi scrivere sentenze. Quello che è emerso, con tanta sostanza e lontano dalla luce dei riflettori, nella domenica allucinante dei social, domenica 25 Giugno, è il ruolo di Antonio Donnarumma. Rispetto a mamma e papà, Antonio oltre ad amare Gigio, conosce il calcio, i modi e i toni di un mondo tutto particolare. E' stato Antonio a marcare la differenza fra sostenere Gigio e pressare Gigio, fra tutelare Gigio e incombere su Gigio. Non sappiamo, come hanno scritto molti, se potrà entrare anche lui nella rosa dei portieri rossoneri. Se Gigio restasse e dovesse arrivare anche Antonio, lo diciamo subito alto, forte, chiaro e preventivo: giù le mani dal fratellone di Castellammare. E' troppo giusto e orgoglioso per chiedere qualcosa, se così dovesse essere non sarà stato deciso da lui. Giù le mani da Antonio e nessuno perda tempo con il precedente del buon Digao. Altra storia e altri tempi. Questa non è una questione di addendi o di soldi, ma di affetto e tutela di un ragazzo che nessuno può permettersi di bruciare. Nessuno.

Nemmeno fossero Gentiloni e Padoan alle prese con la conversione in decreto del provvedimento di salvataggio delle banche venete, Sabatini e Ausilio hanno messo insieme un reticolo di cessioni a prezzi molto particolari, allo scopo di evitare la cessione di Ivan Perisic. Sui social, dopo i 4 milioni del buon Dimarco, c'è stato il passaggio di testimone dai tifosi interisti che erano pronti a chiedere interpellanze parlamentari sulla disponibilità economica del Milan sul mercato, ai tifosi milanisti che hanno sgranato gli occhi rispetto al decreto nerazzurro salva-Perisic, ai suoi prezzi e alle sue doti da dribblomane rispetto al Fair Play dell'Uefa. Dopo aver messo a segno il colpo Milan Skriniar e dopo aver rischiato di perdere il derby con il Milan per Andrea Conti, il salva-Perisic consentirà all'Inter un mese di Luglio da grande potenza Suning. Auguri.

I trasformismi social hanno riguardato anche i tifosi juventini. Più realisti del re nella vicenda Raiola-Donnarumma, freddi interpreti della realtà del calcio e dei suoi numeri, al fianco di Raiola e contro il Milan, hanno cambiato pelle sulla questione Dani Alves. Qui è semplicemente accaduto che il Manchester City ha fatto la sua offerta e il brasiliano l'ha accettata. Tutto molto lineare e molto realistico. Eppure i toni bianconeri sui siti e su twitter sono stati da abbandono del reietto: Dani Alves? Meglio perderlo che trovarlo, tanti insulti, ingratudine etc. Eppure di Dani Alves, quello che si era percepito dall'esterno, è stato un ruolo decisivo nella stagione dei 2 trofei e della Finale di Cardiff. Dopo l'infortunio di Genova, ha recuperato e rimontato con decisione, si è tolto la soddisfazione di eliminare il Barcellona, ha segnato gol pesanti nella Semifinale Champions e nella Finale di Coppa Italia. Perchè allora questa ruggine? Cosa c'è che non sappiamo? Cos'è successo fra Allegri e Dani Alves o fra lo spogliatoio e Dani Alves? Che non fosse uno spogliatoio facile quello juventino lo si è capito, e capita spesso quando ci sono tanti campioni, ma la virulenza bianconera non official sull'abbandono di Dani Alves è sospetta.

E' proprio sul post Cardiff che fa leva e fa conto il Napoli. Certo, è un paradosso. La Juventus si ritrova con una atmosfera ambientale interna slabbrata e tenuta faticosamente sotto traccia pur avendo vinto due trofei. Ma è  implosa nel secondo tempo di Cardiff, non è stata cementata dall'alzata della Coppa. Ecco allora la scelta opposta del Napoli. La squadra partenopea, nel complesso e nei singoli, si vede e si percepisce in costante crescita, al di là di un terzo posto in Campionato che è poco rispetto all'ultima stagione bianconera. A favore del Napoli però resta il blocco unico e unito,  fra allenatore e giocatori, fra spogliatoio e resto del mondo. Terzi ma compatti, piuttosto che vice-campioni d'Europa ma divisi. Il Napoli è tutto un blocco, mentre lo zoccolo duro italiano della Juventus sta perdendo gioventù e compattezza anche al suo interno. Il patto per rimanere del Napoli è di prospettiva, mentre il patto per rimanere degli juventini ha subito una brusca ridimensionata nel secondo tempo con il Real Madrid. A proposito, la miglior prestazione italiana dell'anno contro CR7 e compagni è stata proprio quella del Napoli nel primo tempo del San Paolo. Qualcosa vorrà pur dire...


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