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La Giovane Italia
Editoriale

Giuntoli imita Marotta: è la strada giusta. Ma a gennaio? L'Inter paga adesso gli errori del passato. Donnarumma, Milinkovic-Savic, Icardi e Dybala: in estate capiremo la forza del nostro movimento

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
31.12.2017 09:43 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 46180 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

Arrivare al giro di boa al primo posto vuol dire tutto e nulla. Il Napoli è campione d'Inverno, ma fanno bene squadra, allenatore e dirigenza a sminuire questo traguardo. Perché non è un trofeo, trattasi di un titolo del tutto platonico, e per i partenopei il difficile arriva adesso. Numeri alla mano, quella azzurra è stata in Serie A la squadra più vincente del 2017. Ma le vittorie non arrivano al termine di un anno solare, bensì alla fine di una stagione che quando sei al vertice porta con sé proprio nella seconda parte tensioni e pressioni. Soprattutto se non sei abituato a vincere Scudetti tutti gli anni. Il Napoli non può festeggiare adesso, non deve accontentarsi e per farlo serve restare sul pezzo. Restare concentrato fino alla fine per non perdere mai di vista il reale obiettivo.
Chi ha ben chiaro il suo obiettivo è Cristiano Giuntoli. Il direttore sportivo del Napoli è ben proiettato al futuro, ha preso Machach e chiuso un accordo sia con Ciciretti che con Younes per la prossima estate. Tutti a parametro zero, tutti affari dal punto di vista economico. Era giusto prenderli viste le loro attuali condizioni contrattuali? Senza dubbio. Saranno tutti al centro del progetto Napoli in futuro? Probabilmente no. E qui si arriva al punto saliente: l'importante per Giuntoli è aumentare il numero di tesserati con giocatori sicuramente promettenti che potranno aiutare la squadra in futuro. O, se non dovesse essere così, risultare comunque utili per altre trattative. E' una strategia non nuova, che da anni – con disponibilità economiche più importanti – adotta Giuseppe Marotta, amministratore delegato della Juventus. I campioni d'Italia hanno costruito il loro attuale impero anche mettendo sotto contratto tanti giovani a condizioni economiche vantaggiose: non tutti sono poi sbarcati a Vinovo, ma operando così la Juve ha sbloccato tante trattative, soprattutto con club più piccoli. Perché vincere o perdere un duello di mercato è questione di dettagli e quando in un affare oltre ai soldi puoi offrire contropartite tecniche allettanti hai sicuramente un'arma in più a disposizione.
Ma lo sguardo al futuro non può far smarrire l'attenzione sul presente. Roberto Inglese non basta e non può bastare. Il Napoli gioca meglio della Juve, la prima rivale per lo Scudetto, ma ha una rosa nettamente più corta e questo aspetto alla lunga fa la differenza, soprattutto se sei in corsa su tanti fronti. Servono un terzino e un esterno alto, servono giocatori pronti e abituati a lottare per obiettivi così importanti. Perché le condizioni favorevoli di questo campionato non ti capitano certo tutti gli anni e chissà quando torneranno.

Un passo indietro alle prime due c'è l'Inter, e non solo per quello che dice la classifica. A dicembre alcuni nodi sono giunti al pettine e mai come adesso Luciano Spalletti dovrà essere bravo per non perdere ulteriore terreno e restare in scia della coppa di testa.
Nonostante le recenti sconfitte, il lavoro del tecnico di Certaldo resta comunque eccezionale. E' riuscito a coprire falle evidenti di una rosa squilibrata, che ha un paio di limiti chiari e che lo stesso Spalletti – leggendo tra le righe i suoi castelli di parole – ha evidenziato.
Eppure, assecondare le richieste dell'allenatore per Sabatini e Ausilio sarà operazione tutt'altro che semplice. Anche per questo gennaio Suning ha imposto l'autofinanziamento: prima vendere e poi acquistare con quei soldi.
Molto più facile a dirsi che a farsi, soprattutto nella situazione in cui versa l'Inter perché sul mercato ci sono giocatori strapagati e che guadagnano tanto. João Mário e Gabigol sono costati 70 milioni di euro e oggi, anche se li metti dichiaratamente sul mercato, o li cedi in prestito o metti in conto una pesante minusvalenza. Stesso discorso per Marcelo Brozovic: chi ti garantisce 15-20 milioni di euro per un centrocampista potenzialmente completo che fa della discontinuità il suo marchio di fabbrica? La domanda è retorica e racimolare soldi in queste condizioni è operazione quasi proibitiva.

La scorsa estate ha rimarcato con chiarezza qual è la tendenza generale del calciomercato. C'è stata una impennata del prezzo dei cartellini e non si tornerà più indietro, come evidenziato dal Liverpool che per Van Dijk ha speso 85 milioni di euro.
I migliori giocatori vanno via a prezzi mai visti, e più sono giovani e più costano. A Mbappé, ad esempio, sono bastati 10 mesi in prima squadra per diventare il secondo giocatore più pagato di sempre proprio perché è un classe '98.
Di giovani e giovanissimi che già oggi hanno grande appeal a livello europeo ne abbiamo anche in Italia. E proprio grazie a loro si capirà se la Serie A sarà di nuovo al top o resterà un passo indietro rispetto alle prime leghe al mondo. Perché resistere alle avances del Real Madrid per Mauro Icardi o alla corte del PSG per Donnarumma e Milinkovic-Savic vuol dire non perdere i migliori Under-25 della Serie A dopo esser riusciti a portarli a un livello così alto. Così come evitare che Paulo Dybala – talento cristallino nonostante qualche défaillance – possa incantare a Barcellona o a Manchester. I migliori giocatori bisogna trattenerli, evitare di fare come l'Eredivisie o la Primeira Liga. Altrimenti, pur con tutti gli acquisti del caso, faremo sempre un passo avanti e due indietro. E nelle competizione europee ne pagheremo le conseguenze.


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