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Editoriale

I cinque motivi della crisi Milan. Napoli e Inter giocano per la Juve. Benevento, svegliati che è un incubo. Giulini alla Cellino ma con una differenza...

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
23.10.2017 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 28250 volte
© foto di Federico De Luca

Dalla vittoria dello scudetto estivo al buio profondo del 21 ottobre. Il Milan aveva fatto un'impresa: conquistare in un mese la fiducia dei tifosi rossoneri che avevano riempito, di nuovo, con orgoglio San Siro. E' durato il tempo di una preghiera. Se si spendono 220 milioni di euro e questi sono i risultati significa che qualcuno ha sbagliato. Anche noi con le valutazioni. Non abbiamo mai mai mai parlato di Milan da scudetto ma Milan pronto, quest'anno, per il quarto posto. Unico obiettivo concreto della stagione: tornare in Champions. Poi, prossimo anno, 3-4 innesti e Milan pronto anche per i primissimi posti. Non è andata così e, se da una parte è vero che bisogna dare il tempo giusto ad una squadra tutta nuova, dall'altra parte l'alibi dei tanti nuovi non regge più di fronte a prestazioni squallide e scelte senza senso. Di chi la responsabilità? Di tutti, come sempre quando si perde così, i meriti sono di tutti quando si vince. La cosa più brutta del Milan di oggi sono le interviste di Montella. Sorrisino ironico e disperato da cancellare al più presto dalla sua faccia. Parla di un mondo televisivo per l'espulsione di Bonucci ma dimentica che il suo difensore ha spaccato la faccia a Rosi. Montella dice di giocarsi la carriera su questi episodi. Più che altro si gioca la carriera perché questo Milan non ha idee, non ha gioco e non fa punti. Montella è il principale responsabile di questa partenza ad handicap e andava bene per traghettare il Milan di Berlusconi ma è stato l'errore più grande di Fassone e Mirabelli affidare a Montella il loro progetto milionario di rilancio della società. Montella ha tante colpe anche perché non riesce mai a dare una spiegazione calcistica a questa crisi nera e parla sempre di episodi, la squadra gioca bene ma non raccoglie e sembra che sia libero di raccontare le favole quando c'è l'evidenza che lo inchioda. Primo motivo della crisi: squadra affidata alla persona sbagliata. Secondo motivo: Bonucci è passato da top a flop. Peccato che sia un flop milionario. Il calciatore non si discute ma quello che stiamo vedendo al Milan, diteci che è il cugino di quello di Torino. Si assomigliano, di faccia certo, ma con i piedi è lontano parente. Anche in leadership sta venendo meno e, al posto di fare arti marziali, torni a fare il difensore. Terzo motivo: troppe aspettative. Questa squadra è partita, sbagliando, assecondando una parte di stampa e tifosi che quest'anno avrebbe dovuto lottare per il titolo. Impossibile. Questo Milan può e deve puntare solo al ritorno in Champions, quindi al quarto posto. Il Napoli, per essere competitivo per il tricolore, ha seminato per tanti anni. L'Inter per stare lassù ha preso schiaffi e pugni, la Juventus ha una base solida, le romane sono una sorpresa inaspettata. Quarto motivo: assenza di un terminale offensivo. Il Milan, per quello che dice oggi il campo, ha sbagliato il tassello più importante del mosaico e si ritrova a puntare sul giovane, e bravo, Cutrone ('98) per far male alle difese avversarie. Kalinic non è adatto a questo Milan e Andre Silva farà bene ma non fa la differenza nell'impatto con il nuovo club. Se si è parlato, in estate, di Diego Costa, Belotti e Aubameyang non è stato un caso. Al Milan serviva una prima punta di spessore. Non è arrivata e oggi si fa fatica a vincere anche le partite sporche, dove non si brilla ma comunque si potrebbe portare a casa il risultato. Quinto e ultimo motivo della crisi del Milan: la squadra ha troppi giocatori fuori ruolo e troppe figure non adatte al gioco (quale?) di Montella. Non gioca chi sta meglio ma gioca chi è costato di più. Montella è andato in confusione troppo presto e ha trasmesso alla squadra insicurezza. Prima di bocciare il lavoro di una nuova società bisogna aspettare almeno un anno. Marotta e Paratici alla Juve iniziarono malissimo. De Laurentiis a Napoli non vinse il campionato di C, i Pozzo ad Udine partirono con una retrocessione in B. Il Milan deve avere pazienza e sicuramente otterrà i risultati ma ciò non toglie che Fassone e Mirabelli hanno cannato completamente la scelta del mister. Non si può ripartire da un riciclo della gestione precedente.
Devo denunciare Sarri e Spalletti perché mi hanno fatto buttare un sabato della mia vita. Mia moglie proponeva cena di pesce o cinema. Io mi sono ribellato perché le ho ricordato che Napoli e Inter giocavano per lo scudetto. A fine serata mi ha chiesto il risultato, le ho dovuto rispondere che è stato uno 0-0 in tutto. Ci aspettavamo fuochi e fiamme invece è stata una partita molto tattica e sicuramente non bella. Ha vinto la paura di perdere e hanno vinto sia Sarri sia Spalletti perché, alla fine, il pari è andato bene ad entrambi ma sicuramente il Napoli avrebbe potuto dare una piedata in testa alla Juventus, invece così non è stato. La Champions toglierà al Napoli forza e punti. Non sarà facile, ma il tifoso napoletano - se vuole sognare - deve sperare al più presto di salutare l'Europa. Brutto da dire ma credo sia la verità, a maggior ragione per un allenatore che fa del suo dogma l'utilizzo dei soliti 12-13 calciatori. Da Ministro dell'Economia a Ministro della Difesa, sicuramente entrambi puntano a fare il Premier alle prossime elezioni. Fate in fretta prima che torni in Italia Don Antonio che di Londra è stufo e preferisce la nebbiolina torinese per lui e la sua famiglia.
Mi dicono che a Benevento ci siano ancora alcune bandiere sui balconi per la storica promozione in serie A. Avvisate la Signora Pinuccia che è giunto il momento di toglierle perché il Benevento sta battendo tutti i record dei record. Zero punti in nove giornate. Peggio anche di quel Venezia degli anni '40 che partì in serie A con 8 sconfitte consecutive ma al nono tentativo riuscì a fare punti. Vigorito si sarebbe meritato una serie A diversa. Era il suo sogno è diventato il suo incubo. Perché se fai così la serie A non c'è gusto e non vedi l'ora che finisca. Ha investito milioni e milioni in C e B pur di arrivare in serie A, ma se questo è il traguardo meglio tornare al nastro di partenza. Vigorito ha sbagliato a confermare Baroni, Vigorito avrebbe dovuto risolvere la questione Baroni-Di Somma a fine campionato e, invece, pur di non prendere decisioni è andato avanti con due separati in casa. Fare così la serie A non ha senso. E non ditelo a Mastella altrimenti, dopo Stramaccioni, se la prende anche con me. La serie A va vissuta e va goduta, ma adesso è diventato un inferno. Dopo la sorpresa iniziale ha preso una brutta piega anche la Spal.
In tutto ciò, chi ha cambiato allenatore è il Cagliari. Giulini al primo anno di presidenza ha portato il Cagliari in B, poi si è affidato alle persone giuste ed è tornato dove Cagliari merita. Adesso crede di poter fare tutto da solo ma è l'errore più grande. Capozucca è un Direttore, Rossi un talent scout. Affidare la squadra ad un Direttore senza polso è molto rischioso. Giulini si sarebbe dovuto tenere stretto Capozucca, mentre puoi anche esonerare Rastelli, certo, un Presidente è libero di fare tutto ciò che vuole ma è un po' come nascondere la polvere sotto il tappeto. Il problema del Cagliari è lo spogliatoio e calciatori manovrati che vogliono comandare più di Mister e Presidente. Giulini ha scelto la scorciatoia, consapevole che si sarebbe salvato con Rastelli e si salverà con Lopez. Non perché ha la squadra forte, ma perché ci sono almeno 4-5 squadre abusive in questo campionato. Giulini vuole emulare il suo predecessore Cellino. Ma c'è una grande differenza: Cellino può essere considerato folle ma nessuno gli può contestare la sua abilità e conoscenza del mondo del calcio.


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