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Il dopo Paolo Maldini: Franco Baresi non è andato via. Buffon destabilizzato da...Donnarumma. Sabatini: l'addio chiarisce i suoi capolavori in uscita. Gabigol con il Lugano, G.Jesus con il Brasile

08.10.2016 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 22917 volte
Il dopo Paolo Maldini: Franco Baresi non è andato via. Buffon destabilizzato da...Donnarumma. Sabatini: l'addio chiarisce i suoi capolavori in uscita. Gabigol con il Lugano, G.Jesus con il Brasile

Marco Fassone ci ha creduto tanto in Paolo Maldini. E che il nulla di fatto di oggi non sia positivo per entrambe le parti, lo conferma il nuovo proposito dell'ad incaricato. Dopo Maldini, meglio congelare, più opportuno non proseguire. I piani B possono essere interpretate dalla critica come scelte B e questo non porterebbe nulla di buono, sia al prescelto che a chi lo presceglie. A meno che, anche se non è lo scenario in corso, al piano B non vengano aggiunte altre lettere. Piano B...aresi. Ha una voglia pazza di calcio, è già presente a tempo determinato nel Milan e il 16 Dicembre 1999 è stato eletto direttamente dai tifosi Rossonero del Secolo. La rosa delle bandiere sondate fino ad oggi, Demetrio Albertini a parte che ha da dirigente tanto duttile quanto esperto e consolidato visioni alternative ma non antitetiche, ha fatto parte di un gruppo di opposizione ad Adriano Galliani strutturato e vissuto quasi come una diretta emanazione dei social. Nell'ottica di chi si appresta ad arrivare, era doveroso partire da lì, un passo necessario per riavvicinare i tifosi al linguaggio e al mood della Società Milan. Ma questo non esclude altri ambiti e altri possibili metodi di scelta. Segnaliamo, all'insaputa dell'interessato evidentemente, che il carisma e il prestigio di Franco Baresi sono intatti. Agli occhi dei dirigenti avversari, della squadra e dei tifosi. Il Rossonero del Secolo non è contaminato, ha sempre coniugato la sua disponibilità professionale per il Club con il rispetto delle proprie idee di calcio e di Milan.

Prima della partita fra Italia e Spagna, è stato Beppe Marotta ad inaugurare il tema e a dirsi preoccupato per la sostituzione di un monumento come Gigi Buffon nella Juventus. E proprio nella prima gara successiva a questa frase, Gigi Buffon incappa in un errore perdonabile e rimediato, ma clamoroso, contro la Spagna. Successive alle frasi di Marotta, si sono diffuse voci di mercato sul possibile passaggio dell'erede designato in azzurro, Gianluigi Donnarumma, proprio alla Juventus. Che il Gigi Nazionale, il Re che non ha abdicato e che non sembra avere una gran voglia di abdicare, ne sia rimasto vagamente destabilizzato? Non vogliamo crederci, anche se l'errore sul gol di Vitolo non è certo da Buffon. In ogni caso, la priorità verificata di Gianluigi Donnarumma è una e solo una, prolungare con il Milan. Anche se dal punto di vista economico, dovrà esserci la massima attenzione e la massima disponibilità da parte del Milan.

C'è tutta una letteratura sui colpi di mercato in uscita di Walter Sabatini, il dirigente passato dalla rivoluzione alla risoluzione. Consensuale. WS ha piazzato non solo Marquinhos e Lamela, non solo Osvaldo e altri, ma soprattutto Bradley a 9 milioni. La cessione di Bradley è una di quelle che nel calcio italiano si fanno a zero. Invece lui l'ha fatta a 9, con ricca plusvalenza. E nella conferenza stampa dell'addio di ieri, abbiamo capito il perchè. Non vorremmo mai essere al tavolo di una qualsiasi trattativa, messi di fronte all'eloquio di Walter Sabatini. E' illuminante, magnetico, quasi ipnotico nella sua bravura verbale. Se ha presentato Bradley al Toronto con gli stessi voli dialettici e concettuali con cui ieri ha costruito la sua conferenza stampa d'addio, allora diventa tutto comprensibile. Nei suoi anni alla Roma, Sabatini ha vinto e perso, azzeccato e sbagliato. Ma, davanti ad un microfono, Sabatini è uno da uno fisso. Chapeau.

Gabigol. Punto. In realtà dovremmo già essere a capo. Arrivato con la medaglia d'oro olimpica al collo, presentato in pompa magna e accolto da una vernice pirelliana in grande stile. Al centro di un caso diplomatico fra Barcellona e Santos, Gabigol è l'unico dei tre punteri della Seleçaò olimpica da medaglia d'oro ancora in ritardo. Gabriel Jesus ieri ha fatto doppietta contro la Bolivia ed attende serenamente il suo passaggio al Manchester City dove verrà schierato prontamente, Neymar saltabecca da guizzi e gol con la maglia del Barcellona a prodezze analoghe con la Nazionale verdeoro di Tite. Per Gabigol, invece, un rigore in amichevole con il Lugano dopo una ventina di minuti scarsi contro il Bologna e una gara vissuta interamente in panchina a Roma. Gabigol va lanciato, esibito, sdoganato. Il prima possibile, possibilmente non con i tempi della quarantena di Brozovic.


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