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Editoriale

Il Milan irrompe in zona Champions: ora comincia il bello. Quando c'è competizione ci si diverte di più...

01.11.2018 00:00 di Luca Marchetti   articolo letto 18932 volte
© foto di Federico De Luca

Ora anche il Milan aggancia la zona Champions. Non con una partita indimenticabile, con qualche errore di troppo, qualche affanno di troppo. Ma anche con un sacco di infortunati, con la capacità di cambiare faccia (visto il nuovo sistema di gioco provato contro il Genoa) e soprattutto con quella voglia di riscatto che questo Milan ha sempre dimostrato di avere. Messo alle strette il Milan soffre, barcolla. Ma vince. Ha vinto con la Samp, ha vinto con il Genoa. E Gattuso che sembrava dovesse salutare tutti da un momento all'altro è lassù, quarto in classifica.
E questo Milan a Gattuso gli somiglia: per la voglia che ha di non considerarsi mai sconfitto. Cerca di cambiare pelle, cerca di rimediare ai suoi errori. E lo fa con schiettezza, senza paura di doversi criticare ma con l'orgoglio di chi sa che ha una sua strada da percorrere. Gattuso non ha perso mai la lucidità, anche sotto pressione. Ha dimostrato di essere un allenatore da grande squadra soprattutto in questi frangenti. Ha difeso la squadra quando era necessario, ha bacchettato quando era il caso di bacchettare. Sa dosare verità tattiche e qualche battuta. Verace e vero. Perfezionista. Ed è il primo a cui non va giù che in campionato il Milan subisca sempre gol.
Ora mantenere la posizione non sarà certo semplice. Sia per gli infortuni (quello di Biglia non è banale) sia per la concorrenza, sia per il calendario. Diciamo così: il prossimo mese sarà decisivo per capire di che pasta è fatto il Milan. Sia in Europa League, sia in campionato.
E' lo stesso periodo in cui si dovrà valutare anche l'Inter, si dovrà testare, come negli stress test, la solidità ritrovata dalla Spalletti-band. L'Inter è quella che sembra migliorata di più non solo rispetto allo scorso anno, ma anche rispetto ad inizio stagione. Spalletti è riuscito a trovare la chiave giusta per far girare bene il motore della sua squadra. E la vittoria più bella dell'allenatore nerazzurro non è solo quella di aver plasmato una squadra corta, aggressiva, solida e pericolosissima in avanti. Non è solo la ricerca della perfezione, della mentalità da grande. E' la capacità di aver messo tutti al centro del progetto: e la prova è Joao Mario, a sorpresa titolare a Roma. A sorpresa applaudito al momento della sostituzione.
E' il momento di tirare fuori già il titolo di anti-Juve? Probabilmente è presto. Nel processo di crescita proprio della squadra. Il Napoli, da questo punto di vista, è più avanti. Ha già lottato con la Juve testa a testa, sa cosa può succedere e cosa significa. L'Inter dalla sua ha una voglia che cresce partita dopo partita. Il Napoli la leggerezza carismatica del suo allenatore. Ma la Juventus, anche quando gioca sottoritmo, riesce a risolvere la partita con i colpi dei suoi campionissimi. Mentre invece, ancora, Inter e Napoli per esempio per vincere se la devono sudare e a volte potrebbe non bastare.
La grande bagarre è dietro insomma. Se la giocano tutte con le loro caratteristiche. Senza certo dimenticare la Roma che come obiettivo certamente ha la qualificazione in Champions. Di Francesco sta vivendo sull'ottovolante. Su e giù, dipendente dagli umori anche dei suoi giocatori. Prova a tenere alta la concentrazione, cerca di alzare l'asticella. Sa che la sua Roma non lo tradisce sempre ma in qualche partita si è arrabbiato. Al centro di polemiche, in una città sempre effervescente, l'obiettivo a breve termine è dare continuità, portare la squadra un gradino più su. Farle fare il percorso dello scorso anno, dopo aver cambiato quest'estate ancora un bel po'. Chi ha cambiato poco e che in questo momento sembra avere meno sprint rispetto alla passata stagione è la Lazio. Gli scontri diretti sono quasi un tabu per Simone Inzaghi, ma la Lazio rimane li, agganciata è vero dal Milan, ma con un Milinkovic Savic che ancora non è riuscito a far vedere quello che aveva portato la sua valutazione a tre cifre. E anche Luis Alberto, che lo scorso anno aveva letteralmente trascinato la Lazio, non ingrana. Quando ti mancano due così e sei comunque lassù la situazione potrebbe migliorare, no? Ecco perché sarà una bella lotta. Ecco perché anche a gennaio sarà interessante capire quali saranno gli aggiustamenti. Necessari? E per chi?


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