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Editoriale

Il Var così è inutile, parte seconda. Ci hanno rotto il calcio: è tutto più che ridicolo. E il campionato sembra già finito

Nato a Bergamo il 23-06-1984, vive a Firenze. Giornalista per TuttoMercatoWeb dal 2008, ha diretto TuttoMondiali e TuttoEuropei. Ha collaborato con Odeon TV, SportItalia e Radio Sportiva. Dal 2012 lavora per il Corriere della Sera
16.09.2018 14:20 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 55490 volte
Fonte: In collaborazione con Ivan Cardia
© foto di Lorenzo Di Benedetto

In due settimane di pausa si sono sviluppati tre macrotemi: la Nazionale, il campionato dei tribunali e quello che sembra già finito, cioè la A, perché provate a pensare quando si sbloccherà Cristiano Ronaldo. Ieri si è aggiunto in maniera prepotente, ma in realtà è così dalla prima di campionato, il capitolo Var. Ed è proprio da lì che bisogna partire.

Ieri il Parma ha avuto la meglio sull'Inter grazie a un arbitraggio davvero discutibile di Manganiello. Espulsione solare per Gagliardini, per un'entrata da cartellino nero su Stulac. Lo sloveno ricambia - anche se è meno netto rispetto a quello dell'ex Atalanta - ma è nel secondo tempo, con il fallo di mano di Dimarco, che si tocca il fondo: sarebbe rigore più espulsione, se il Var non dirime queste situazioni è quasi meglio toglierlo. A dir la verità è solo una questione di interpretazioni. Zapata affondato in Atalanta-Cagliari, il fallaccio di Pjanic in Parma-Juventus, quello di Petagna in Spal-Parma, il fallo su Asamoah in Sassuolo-Inter, quello di Calabria in Napoli-Milan. Sono situazioni assolutamente evidenti e su cui non è possibile sorvolare. Il Var così è inutile, anzi, è dannoso. Ci saranno mille polemiche: guarda caso solo sull'oggettività del fuorigioco, cioè nel gol di Higuain contro la Roma, è stato usato perfettamente. Tempi a parte. Sembra quasi che gli arbitri vogliano riprendersi il proprio ruolo centrale... o forse è solo la direttiva che è sbagliata. Magari tutti e due i motivi.

Fino a qui si potrebbe obiettare, ora si entra nel ridicolo. Cioè nell'organizzazione del calcio italiano, partendo dagli ultimi dispositivi. Il Chievo che prende tre punti per il caso plusvalenze, dopo che al Cesena - una società fallita - ne erano stati comminati 15: in quel caso gli scaligeri erano stati graziati dal fatto che Campedelli non era stato ascoltato prima del deferimento. Poi non è stato comunque sentito, perché ha presentato un certificato medico a fine luglio. Il Chievo chiede l'improcedibilità - un'altra volta - perché il procuratore Pecoraro non ha firmato il deferimento. La penalizzazione vale per il 2018-19 perché il nuovo processo è iniziato a fine luglio. Ovviamente se il primo procedimento fosse andato in porto, il Crotone sarebbe stato salvo, così come l'Entella in B (per il Cesena), perché le penalizzazioni sarebbero finite nel 2017-18 e non nella stagione in corso.

Al di là di tutto, il caso rappresenta un via libera per chiunque vuole vendere giocatori da Serie D a società consenzienti, iper valutandoli. Industrialmente può essere lecito - chi dà una valutazione a certi giocatori? - eticamente proprio no. Come per altri club, sia chiaro, che in tempi di fair play finanziario vendono giovani a cifre esorbitanti: 26 milioni per Radu, Carraro, Bettella e Vailetti appaiono un'enormità. Anzi, sono. Basti pensare che l'Atalanta ha speso 12 milioni per Carraro e Bettella, 14 per i prestiti di Zapata (biennale), Pasalic e Rigoni. Tre che in A possono fare la differenza. Per capirci: sono società private e possono fare quello che vogliono. Sportivamente non è certo bello. Per il Chievo c'era il problema dei movimenti di cassa con il Cesena, per questo tre punti sono una penalizzazione da tarallucci e vino, se confermata.

Poi c'è la questione Palermo-Frosinone. La FIGC ha sanzionato il Frosinone con una multa e le porte chiuse, mentre il Collegio di Garanzia del Coni ha annullato la sanzione e rimandato alla Corte Sportiva di Appello per sanzionare in modo più grave il club canarino. La gravità del comportamento - i palloni spediti in campo da Citro e Matarese per perdere tempo nella finale playoff - avrebbe potuto comportare lo 0-3 a tavolino. Ma i campionati sono già partiti, le situazioni già cristallizzate, quindi ci sarà una penalizzazione del Frosinone. Farebbe ridere se non ci fosse da piangere: poi sia ciociari che siciliani faranno ricorsi, in qualsiasi caso, poi si passerà al Tar del Lazio. Viene mal di testa già solo a pensare a cosa è successo fin qui, con la Serie A in ballo.

Ma c'è di più, la Serie B. La situazione è questa.
ESCLUSE: Avellino, Bari e Cesena.
I primi hanno presentato tre fideiussioni, nessuna accettata, il Tar del Lazio ha dato torto. Le altre due non si sono iscritte al campionato. Tutte e tre ripartono dalla D, ma qui inizia il caos ripescaggi. In base alla graduatoria dovrebbe toccare a Ternana, Siena e Pro Vercelli. Il Novara vince un ricorso al TFN, facendo rientrare anche il Catania: così la nuova situazione sarebbe Novara, Catania e Siena ripescate, per arrivare alla B a 22. Il 13 agosto la Lega B decide per il campionato a 19, la FIGC prima smentisce e poi dà l'ok. Si spartiscono i soldi in 19 invece che in 22, ovviamente. Tutte le squadre spediscono ricorso cautelare al TFN, vengono respinti e il campionato parte, in un clima di indecisione, perché Ternana e Pro Vercelli vanno al Collegio del Coni, ma prima dovevano presentare un altro ricorso al TFN: lo ha fatto il Catania. Nuovo slittamento, dall'11 settembre al 28.

E sembrerebbe tutto finito, perché, come nel caso di Palermo e Frosinone, non si può agire su situazioni cristallizzate. Ecco, ieri il Tar del Lazio ha emesso un provvedimento presidenziale con il quale viene sospesa l’efficacia della decisione presa a sezioni unite dal Collegio di Garanzia del CONI che aveva dichiarato l’inammissibilità del ricorso presentato dalla Pro Vercelli. Insomma, Catania, Novara, Pro Vercelli, Siena, Entella e Ternana non giocheranno fino al pronunciamento della camera di consiglio del 9 di ottobre.

Insomma, al 10 di ottobre rischiamo di avere una B a 22 squadre, una C completamente diversa (con tre squadre in meno) e qualche altro problema collaterale. A proposito di fideiussioni: una che ha presentato l'Avellino era stata giudicata inammissibile, ma è la stessa presentata da Lecce e Palermo, in B, e altri 10 club di C.

Insomma, sembra una pagliacciata infinita. A voler essere buoni. Nessuno accetta i verdetti del campo, tutti guardano solo ai soldi. Non è più uno sport, non importa che vinca il migliore. La burocrazia decide chi viene promosso, chi gioca e in che campionato. Nell'anno di assenza ai Mondiali, dopo 60 anni, è un bruttissimo modo di voltare pagina. Anzi, non è farlo.

La Nazionale è solo l'apice del nostro calcio, adesso però la questione non è tanto tecnica, quanto psicologica. Mancini deve lavorare sulla testa dei calciatori, ma non ha inserito un undici titolare nelle due partite, provando più di qualcosa. Ora servirebbe vincere per tornare a credere in noi stessi, dopo il ciclone Ventura che ha minato le certezze di un gruppo che, sì, forse non è tecnico come negli anni novanta o duemila. Ma che, almeno sulla carta, dovrebbe essere migliore rispetto alla Polonia. E lo è. Ma vincere aiuta a vincere. E noi lo abbiamo fatto solo con l'Arabia Saudita, rischiando grosso il pari.

Infine, calcio giocato. Spalletti vivrà una settimana molto difficile, dopo quattro punti in altrettanto partite con squadre decisamente inferiori. Può dire di essere stato penalizzato sia con Parma che con il Sassuolo, ma virtualmente è già a meno otto dalla Juventus. Il Napoli è a nove punti, ma sembra avere una discreta fragilità. Il Milan deve confermarsi, la Roma forse ha cambiato troppo e deve crescere. Insomma, sembra che il campionato quest'anno sia già finito. A fine settembre ne sapremo di più. Ma non chi giocherà in B e in C: lì il campionato rischia di non iniziare mai.


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