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Editoriale

In Cina adesso sanno chi è Li Yonghong. Gabigol costa come Dybala. E la Juve pescò il castigamatti

22.04.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 29406 volte

Le cinque squadre più conosciute in Cina, le cinque squadre percepite dalle masse cinesi sono Real Madrid, Barcellona, Manchester United, Bayern Monaco e Milan. E' questa la forza che sarà respiro alla nuova proprietà del Milan. E, conoscendo i nostri chicken, respiro non significa ossigeno. Ma propulsione, spinta in avanti, una azione ad ampio raggio nel corso degli anni. Al Milan, al nuovo Milan, sono abbastanza scafati per sapere tutto quello che si va dicendo nei vicoli. Spiacenti, ma non c'è nessun progetto di tirare avanti qualche tempo e poi vendere. La strategia della nuova proprietà è e sarà quella di un rilancio di altissimo e lunghissimo periodo per il Milan ricevuto dalle mani gloriose di Silvio Berlusconi. Una parte del Milan è stata acquistata facendo leva su una somma in prestito, di gran lunga inferiore rispetto al Manchester United che, a suo tempo, quando i tifosi Mancunians vedevano Glazer come il fumo negli occhi, venne acquistato totalmente in prestito con una operazione che fra esperti si definisce LBO: leverage buy-out. Al Milan non è così e non sarà così. Le strategie sui ricavi che dovranno, secondo le ambizioni del nuovo board rossonero, raddoppiare il fatturato rossonero, non saranno affatto tradizionali e saranno innovative in tutto e per tutto sul piano squisitamente promo-pubblicitario. La proprietà del Milan apre molte, moltissime porte, soprattutto in Cina. Ed è questo enorme, quasi infinito, bacino che unito al rilancio e alla ritrovata competitività della squadra, il primissimo tassello sarà il prossimo mercato, darà nuova linfa al Club rossonero prossimo venturo. A Casa Milan si alzano le spallucce al confronto in servizio permanente effettivo fra buoni e cattivi, fra figli e figliastri, alla corsa a dirla più grossa sul nuovo presidente e proprietario del Milan. Nessun problema, le truffe non sono truffe e sono derubricabili a peccati veniali sanati da semplici multe, mentre Panama Papers è molto generosa come istituzione e non fa torto a nessuno. Non viviamo nella torre d'avorio e sappiamo che, su temi forti, come il cambio di proprietà del Milan, si formano legittimamente schieramenti giornalistici di orientamento opposto. Chi derideva il closing è passato dai cinesi che non esistono a quelli che non esisteranno: è la competizione mediatica baby e nessuno si scandalizza. Ma un risultato c'è già ed è molto importante. Che le contrapposizioni siano all'esterno di un grande Club, in questo caso il Milan, è nella normalità delle cose e fa parte del gioco. Non ci sono e non ci saranno più invece all'interno, ed è questo il vero, grande, balzo in avanti che il Milan prima o poi doveva compiere.

Piccola appendice per tutti i tifosi che ci chiedono e si chiedono, che ci rivolgono e si pongono domande sulla nomina di Fabio Guadagnini a Chief Communications Officer del Milan. Oltre ad essere una conferma del Milan che guarda avanti e che si struttura veloce e compatto, Fabio è stato preceduto da un comunicato chiarissimo che non ammette fraintendimenti. E che ad uso e consumo di tutti i tifosi in buona fede, riproponiamo, con un gentile invito a tutti a leggerlo con la massima attenzione: "A lui faranno capo la Comunicazione Istituzionale e Relazioni Esterne, la Comunicazione Sportiva, la "Milan Media House", Milan TV".

Sarà anche tutta colpa di Pioli, accusa frettolosa, che lascia il tempo che trova e che non ci trova d'accordo, ma su un punto è arrivato il momento di intendersi: Gabigol è costato come Dybala. Nessuna ironia sulla sua presentazione in pompa magna di stampo ronaldiano. Ma bisogna che su questo tema si arrivi prima o poi alla sostanza, alla polpa. Gabigol è costato 30 milioni di euro e percepisce un ingaggio netto di 3.5 milioni netti a stagione. Siccome all'Inter non sono impazziti, il giocatore era stato a lungo accostato anche alla Juventus. Per lui, è insorto, fino alle carte bollate, addirittura il Barcellona. Gabigol non deve vergognarsi di nulla, tanto è vero che è arrivato a Milano dopo aver vinto le Olimpiadi nella stessa squadra in cui erano titolari, oltre a lui, Gabriel Jesus e Neymar. Il divario fra le premesse e il risultato finale è oceanico. Si può giocare poco, si può giocare malino. Ma non giocare mai no. Non ci sta. E' strano. E non viene mai spiegato, se non con qualche perifrasi e con alcune frasi fra il detto e il non detto che non soddisfano soprattutto loro, soprattutto i tifosi dell'Inter ai quali è rimasta una gran voglia, peraltro insoddisfatta, di Gabigol.

Il sorteggio di ieri ha fornito una nuova, grande motivazione, allo spogliatoio bianconero. Nella sua storia, tutte le volte che la Juventus ha affrontato il Monaco nei turni decisivi di Champions League, ha sempre passato il turno ma ha anche poi sempre perso la finale. Al di là delle manie sui corsi e sui ricorsi, ci sono già autorevoli opinionisti che sostengono come la Juventus, largamente favorita, abbia tutto da perdere contro i monegaschi. Non siamo mica tanto d'accordo. Le Semifinali del Louis II e dello Stadium sono sfide vere, roba seria. Ci aiutano i dati ma non solo: con 146 gol segnati in partite ufficiali, il Monaco è la squadra più prolifica della stagione in termini di gol segnati e va ad affrontare una Juventus che ha subìto solo 2 gol (con 8 clean sheet) fino ad oggi nella più importante competizione europea. Ma non solo: una squadra come il Monaco che è prima in Campionato davanti al PSG, che ha eliminato il Tottenham che sta facendo tremare Conte e il Manchester City che ha speso decine e decine di milioni di euro in estate, non può nascondersi. E' un piccolo, imprevedibile castigamatti il Monaco di Jardim e tutti, anche la Juventus, devono starci attenti.


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