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Editoriale

In Europa resiste solo la Serie A grazie al miracolo Napoli. Bernardeschi come Dybala: c'è il marchio Allegri. Spalletti e Di Francesco: chi salta a maggio?

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
11.02.2018 09:47 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 43761 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

Ha ragione Maurizio Sarri quando paragona la Juventus al Bayern Monaco. Lo dice la storia, la tradizione vincente e un fatturato che è completamente differente da quello delle altre 19 squadre di Serie A. In attesa del ritorno ad alti livelli delle milanesi, che ormai aspettiamo invano da qualche stagione, la Juventus almeno sulla carta è senza rivali. Subito dopo il calciomercato invernale Aurelio De Laurentiis, mentre provava a giustificare i mancati innesti, ha sottolineato che il suo Napoli è in competizione con una squadra che incassa il triplo dei soldi. E quindi, può permettersi il triplo delle spese.
Nonostante ciò, Sarri e i suoi ragazzi sono lì. Ancora in vetta dopo 24 giornate, nonostante una Juventus quasi mai così lanciata. Negli ultimi sei anni solo nel campionato dei 103 punti finali i bianconeri dopo 24 turni avevano conquistato più punti: i 63 di allora contro i 62 attuali.
Per entrambe le squadre in lotta per il titolo la proiezione finale sono i 100 punti, un ritmo folle che il Napoli, con 7-8 titolari in meno della Juventus, spera di mantenere
forte di un undici che fino a questo momento è riuscito a coniugare bel gioco e risultati come solo Barcellona e Manchester City nel resto d'Europa.
Già, il resto d'Europa. Quello che a inizio febbraio ha poco da raccontare. Come da tradizione, il Bayern già al giro di boa ha ammazzato la Bundesliga a suon di vittorie. Stessa sorte è toccata alla Ligue 1, col PSG che ormai ha nel campionato poco più di un torneo di preparazione alla Champions League. Giochi fatti anche in quelle leghe che in teoria dovrebbero assicurare maggiore competitività. In Liga il solito duello Barcellona-Real Madrid non è mai partito perché i campioni d'Europa, dopo due anni perfetti, stanno attraversando una stagione di preparazione a un nuovo ciclo che verrà intrapreso in estate. Mentre in Premier League c'è un Manchester City che viaggia con la migliore media punti d'Europa e in 27 giornate ha lasciato per strada solo nove punti. Proprio come quel Napoli che con 63 punti in 24 giornate rasenta il miracolo. E tiene testa alla corazzata Juventus.

Proprio i bianconeri di Allegri venerdì sera al Franchi hanno superato l'ennesima prova di maturità. Aiutati da un decisione errata di Guida e del VAR Di Bello, i campioni d'Italia hanno aspettato che nella ripresa la Fiorentina abbassasse ritmo e pressione per venire fuori con le sue individualità. E' stata la serata di un Higuain sempre più in forma, ma soprattutto di Federico Bernardeschi, alla sua seconda consecutiva da titolare e sempre più centrale nel progetto bianconero.
Nella serata emotivamente più complessa, l'ex numero 10 viola ha confermato che la gestione fin qui adottata da Allegri è stata pressoché perfetta. Utilizzato col contagocce all'inizio, poi subentrante con sempre maggiore frequenza e infine, agevolato da qualche infortunio di troppo, gettato nella mischia con regolarità. Dopo aver fatto svanire il peso delle aspettative e con le aspettative dell'ambiente juventino ben stampate nella testa.
Gestione perfetta: non è il primo e non sarà l'ultimo. Bernardeschi, così come è accaduto in passato per Pogba e Dybala, è la conferma che Allegri sa come muoversi con i migliori giovani che la società gli mette a disposizione e sa come trasformarli in campioni. E Bernardeschi in questo senso è sulla buona strada: non è ancora un campione, ma sicuramente un calciatore che da agosto a febbraio ha fatto passi in avanti notevoli.

Infine un occhio alla corsa Champions, che alla luce degli ultimi risultati rischia addirittura di rimettere in carreggiata il Milan. Al netto della flessione degli ultimi 15 giorni, la Lazio sembra avanti alle altre. E' una squadra più compiuta, gioca meglio e ha più certezze. Poi per tutti, anche per la Lazio, può capitare il periodo complicato ma col momento di Inter e Roma non sembra esserci paragone.
Nelle ultime dieci partite di campionato la Roma ha conquistato 13 punti, uno in meno l'Inter. Ritmo da salvezza tranquilla che è servito negli ultimi due mesi a creare un gap incolmabile con Napoli e Juventus e ad alimentare i dubbi sui due allenatori: Eusebio Di Francesco e Luciano Spalletti.
I tempi degli elogi per i due tecnici sono ormai lontani: i sogni Scudetti sono archiviati da un pezzo e non centrare nemmeno l'obiettivo minimo, cioè la qualificazione alla prossima Champions, potrebbe essere il preludio all'ennesimo rivoluzione tecnica. Chi si salverà?


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