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Editoriale

Inter, i tre errori imperdonabili. Napoli, maledetto gennaio: errori di gioventù. Alleanze ai fili della regolarità. Dal Presidente al Commissario: ma queste riforme chi le fa?

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
05.02.2018 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 24978 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Se fai due punti con Spal e Crotone, allora, non siamo ancora autorizzati a pronunciare la parola "crisi" ma ci siamo molto vicini. L'Inter è scomparsa. Troppo bella, oltre ogni sogno, nel girone di andata. Troppo brutta a dicembre e gennaio. L'Inter non è quella che lottava per il primo posto e non è questa che fa fatica a segnare e al primo errore viene punita. Spalletti non ha colpe. Anzi. Uno, al suo posto, forse si sarebbe anche dimesso. E' stato tradito in estate ed è stato tradito, un'altra volta, a gennaio. Era arrivato a Milano con promesse certe. Nomi forti e progetti ambiziosi. Poi si sono tirati indietro. Ha condotto la squadra fino in cima, in attesa di rinforzi. Non sono arrivati e il mancato colpo Pastore è stato più un danno di immagine che tecnico. Il tifoso ora è nervoso. Si sente preso in giro. Anche perché se vai a San Siro in 60.000 hai diritto di parlare. Le tifoserie che vanno, invece, in mille devono solo tacere. Gli interisti avevano sognato. Forse troppo. Questa squadra non è da scudetto ma tra le prime 4 può ancora rientrare. E' l'obiettivo minimo stagionale. Va raggiunto. Senza se e senza ma. Non ha grandi colpe neanche il duo Sabatini-Ausilio. Loro si attengono alle direttive di Suning. Sicuramente la trattativa Pastore andava gestita meglio e se il 30 gennaio trovi apertura da tutte le parti, il 31 devi chiuderla. Questa è stata la macchia più grande di questo mercato invernale. L'Inter si è persa sul mercato e in campo. Non ha più idee e non ha più gioco. Può raggiungere l'obiettivo ma deve cambiare da subito atteggiamento. Serve più fiducia e c'è bisogno di rivedere la mano di Spalletti.
Il mercato di gennaio non ha lasciato il segno, per molti, ma ha lasciato grosse cicatrici. L'Inter esce ridimensionata dai non acquisti, il Milan avrebbe dovuto regalare almeno una mezzala a Gattuso, invece, regali non erano previsti, la Roma ha fatto danni e la trattativa Dzeko è stata gestita in maniera superficiale. Chi ne esce molto male è il Napoli. La squadra aveva bisogno di rinforzi perché l'occasione di vincere lo scudetto non ricapiterà molte volte. La Juventus è un trattore e, in questa fase della stagione, non perde punti. Il Sassuolo era poca cosa, a dimostrazione che il problema non era in panchina. Con Bucchi, almeno, la squadra aveva perso i punti ma non la faccia. Fin quando Carnevali non si libererà di Angelozzi, il cielo sarà sempre nuvoloso. Tornando al Napoli. Sarri aveva bisogno di uno, forse due acquisti, per completare la rosa. Gli azzurri ne escono molto male. Due le ragioni: prendere un buco da Verdi che gioca nel Bologna dovrebbe far riflettere tutti. Inseguire Politano, fino alle 23.00, offrire 27 milioni più bonus e farsi deridere dal Sassuolo non può essere da Napoli. Squadra prima in classifica in serie A. Oltre al danno tecnico, c'è il danno della figuraccia. Per fortuna il Sassuolo non ha venduto Politano ma qui siamo alla follia di tutti. La prima cosa folle è offrire 27 milioni di euro, più bonus, per Politano. L'altra cosa folle è rifiutarli. Le strategie politiche e di mercato non dovrebbero avere prezzo. Se fossi stato in Carnevali, all'offerta di 27 milioni del Napoli, avrei preso il contratto e portato in bocca al Melia. Altro che posta telematica. Quando ti ricapiterà più di vendere P-O-L-I-T-A-N-O a 27 milioni? Giuntoli è un ottimo Dirigente e lo dimostra costantemente. Vede il calcio con i suoi occhi ed è un grande intenditore. Dove deve migliorare? Sicuramente nelle trattative. Non può sedersi al tavolo del Sassuolo alle 21.00 del 31 gennaio sapendo già di essere in una trappola. Ha alzato la posta e ha offerto molti più soldi del reale valore del ragazzo. Seppure fossi pronto a strapagarlo non lo hai neanche preso. Robe da Oronzo Canà in giro per il Melià. Una piccola parentesi sulle alleanze tra i club. Iniziano a disturbarci un pochino. Va bene avere una società serbatoio per i giovani e prenderli quando maturano. Va bene avere un filo diretto con un club piuttosto che un altro. Ma ci sono alcune sinergie che iniziano a diventare "scomode". Il Sassuolo è troppo vicino alla Juventus e, ripeto, se rifiuti dal Napoli 27 milioni per Politano, fossi in Squinzi, pretenderei che in estate me ne porti 30 la Juventus. Troppo forte anche il legame tra Napoli e Chievo Verona, dove addirittura il Direttore del Chievo viene indicato dal Direttore del Napoli. Perché sappiamo tutti come fa Romairone a ritrovarsi in serie A. Qualche anno fa avremmo gridato allo scandalo. Oggi va tutto bene a tutti. Purtroppo non conosciamo le mezze misure.
Lunedì scorso vi avevo preannunciato che sarebbe stato un lunedì nero. E' stato nerissimo. Niente Presidente e, in un colpo solo, tutti bruciati: Tommasi, Gravina e Sibilia. Serviva un solo nome e sarebbe stata festa per tutti. Tommasi è entrato nella storia del calcio italiano. Tre elezioni federali, tre batoste. L'ultima da protagonista. Damiano ha vinto. Gravina e Sibilia dovevano fare l'accordo ma non dopo la seconda votazione. A quel punto, il numero 1 della serie C ha dimostrato integrità morale e abbiamo apprezzato che non si sia "venduto" per una poltrona. Il divano della C sarà, sicuramente, più comodo. Ora avanti con il Commissario. Vedremo. Una cosa è certa, questo calcio ha bisogno di riforme e cambiamenti. Ecco alcuni punti di riflessione:
- Riduzione dei club di A: da 20 a 18
- Riduzione dei club di B: da 22 a 20
- Inserimento delle seconde squadre
- Far giocare il campionato Primavera nello stadio dei grandi
- Abolire fondo pensionistico dell'AIC e creare una seconda vita ai calciatori che smettono
- Abolire le garanzie bancarie su trasferimenti interni
- Obbligo di almeno 4-5 italiani in serie A: a cascata aiuterebbe tutto il sistema
- Punti di penalizzazione a chi non rispetta i pagamenti sui trasferimenti
- Agevolazione per ingressi allo stadio: basta tornelli e controlli da DIA
- Abolire un girone di serie C
- Dividere la serie D in due: elite e serie D normale. 4 gironi per la D elite, 6 gironi per la D normale
- Dare un significato ai play off di D con promozioni vere e non fittizie
- Dare la possibilità di trasferimenti in prestito tra professionisti e dilettanti
- Abolire la regola degli Under in C e D. O almeno diminuire il numero sull'obbligo

La lista potrebbe continuare ma per il resto ci penserà il nuovo Commissario, al quale auguriamo buona fortuna e diamo il benvenuto in questo mondo di pazzi.


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