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La Giovane Italia
Editoriale

Inter, perché aspettare 150 minuti? Mentre a Napoli il confine è solo il cielo. Ecco perché alla Juventus la vittoria contro il Manchester United serve…contro l’Inter. Davvero Mosca ultima chiamata per la Roma e Di Francesco?

Inviato di beIN Sports, opinionista per la CNN, ogni settimana presenta la Serie A in 31 paesi stranieri
07.11.2018 07:41 di Tancredi Palmeri  Twitter:    articolo letto 34893 volte

Il calcio è questione di punti di vista, certamente. Dunque è sicuramente un punto di vista positivo per l’Inter aver rischiato di pareggiare all’83’ al Camp Nou. Così come è sicuramente un punto di vista positivo l’aver tenuto a San Siro il risultato fino al finale di partita. Ma visto l’ultima mezzora di personalità dell’Inter, provando effettivamente a vincere, nonostante i propri limiti e consapevole della differenza con il Barcellona, viene da chiedersi e da chiedere all’Inter (e a Spalletti): perché aspettare 150 minuti?

Già a Barcellona, nonostante il risultato livellato, l’Inter aveva abdicato dal provarci, e nonostante il Barça avesse concesso varie occasioni per darsi coraggio. Ma al Camp Nou si poteva comprendere.
A San Siro invece i blaugrana stessi hanno giocato una partita ben più efficace e gagliarda che in Catalogna, a prescindere dalla incapacità di segnare, e quello che colpisce l’amor proprio dell’Inter è proprio la paura. Il terrore avuto di essere sé stessi, di giocare il pallone, di aumentare l’intensità.
L’Inter ha giocato stringendo i denti: ma non nel senso del lottare, bensì nascondendo la testa sotto il braccio sperando che prima o poi non arrivasse lo scapaccione doloroso.

E’ ovvio che qualcosa negli spogliatoi è avvenuto, tipo Spalletti che moralmente abbia tirato per il bavero i suoi, gridandogli in faccia di riprendere conoscenza.
Ci sono appunto voluti 150 minuti totali, fino al 60’, per vedere l’Inter essere una squadra. Giocare e provarci assieme, a prescindere da ciò che non è possibile, ma con il senso di scendere in campo per uno scopo, e con un progetto.
Certo, caso vuole che il gol sia arrivato a 7 minuti dalla fine e proprio mentre l’Inter ci stava provando.
Ma era stata la normale inerzia della partita, e nessuno veramente avrebbe potrebbe recriminare sul vantaggio del Barcellona.
Non importa che la sconfitta con il Barcellona fosse ampiamente prevedibile e decisamente indolore visto l’andamento del girone.
Il punto è essere in Europa con il coraggio di essere sé stessi. Quello che è successo finalmente nell’ultima mezz’ora. E il pareggio dell’Inter non è arrivato per caso.

Peccato ci siano voluti 150 minuti. Ma alla fine l’Inter è rinvenuta. Un po’ come l’anno scorso, quando a febbraio sembrava uno zombie catatonico, e poi invece.
Nove mesi dopo, l’Inter riesce a pareggiare meritatamente con un ottimo Barcellona, dopo 60 minuti impresentabili.
Meglio tardi mai, e questo è totalmente merito di Luciano Spalletti.

A Napoli invece questa fase di autocoscienza è stata bypassata. A Napoli il limite è il cielo. A Napoli ci si affronta alla pari, viso aperto e spalle coperte contro le più grandi d’Europa. A Napoli si riceve il Liverpool e si gioca a chi è più bravo, si va a Parigi e si gareggia a chi ne ha di più, si accoglie il PSG e ci si batte a chi ha più palle.
A Napoli si guarda tutti negli occhi, senza paura e senza abbassarli. Forse alla fine non si sarà i più forti, ma il destino è nelle mani del Napoli.
La testa l’ha costruita il triennio di Sarei. Ma il merito di gettare il cuore oltre l’ostacolo è totalmente di Ancelotti.

Nel frattempo la Juventus ha un’occasione d’oro, anzi di più. Non è soltanto il fatto che vincendo sarebbe matematicamente prima a due giornate dalla fine e in faccia al Manchester United.
Quella più che altro è una soddisfazione.
No. L’occasione d’oro per la Juve in Champions serve per impostare il campionato, perfino per prepararsi…all’Inter.
Dice: ma sei fuori? Ma che c’entra l’Inter in campionato, che si gioca solo il 7 dicembre?
C’entra, c’entra tutto con la Juventus, che ha un appuntamento storico con il triplete e per questo deve provvedere a ogni dettaglio. Essere sicura di essere prima già dopo mercoledì notte significa per la Juve andare ad affrontare in totale scioltezza gli ultimi due turni di Champions, che altrimenti si sarebbero incastonati in una sequela terribile di calendario: le ultime due di Champions càpitano in mezzo a Fiorentina-Juve/ Juve-Inter/ Torino-Juve (e la Roma la settimana dopo). Anche da questo passa la stagione perfetta.

La Roma è decisamente lontana anche solo dal barlume di perfezione. Ma ancora una volta, una partita di Champions sembra essere una svolta capitale per i giallorossi. Capitale nel senso di sentenza nei confronti di Di Francesco. Molte voci sul fatto che un risultato negativo a Mosca possa comportare conseguenze sul futuro dell’allenatore.
Sembra follia che la situazione debba riproporsi a ogni stop della Roma in campionato, e subito prima di una partita in Champions. Però, a ben vedere, finora ha portato bene in Europa, e allora chissà: quasi quasi c’è da augurare a Eusebio di vivere pericolosamente, affinché possa vivere a lungo (finché regge).


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