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Editoriale

Inter, prima il mercato dei dirigenti poi quello dei calciatori. Milan, tutto come previsto: c’è poco o nulla da salvare. Calori e Liverani, la bacchetta magica nascosta. Foggia-Pisa: mondo capovolto 11 mesi dopo

24.04.2017 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 53712 volte
© foto di Federico De Luca

Se volessero farlo apposta non ci riuscirebbero. I calciatori dell’Inter hanno gettato la croce su Pioli togliendo dall’imbarazzo i dirigenti dalla difficile decisione se confermare o meno l’allenatore per la prossima stagione. Con un finale così osceno hanno “esonerato” Pioli ma soprattutto hanno spazzato via 6 mesi di ottimo lavoro. Dopo Torino, l’Inter si è persa e si è auto eliminata. Bastava davvero poco per chiudere con dignità, invece, i nerazzurri stanno chiudendo come hanno iniziato. In mezzo un ottimo lavoro di Pioli che non basta quando hai singoli calciatori forti ma che insieme sono assortiti male e una società adatta, con tutto il rispetto ad una Sampdoria o un Bologna. Entriamo nel dettaglio: prima cosa da fare per il futuro è portare serenità e chiarezza nel club con il rispetto dei ruoli e cancellare alcune figure inutili o ingombranti. L’Inter non ha bisogno di un procuratore che si travesta da Direttore Sportivo. I procuratori vanno usati, non vanno subiti. Una società come Suning non ha bisogno di affidarsi ad un agente per fare mercato e soprattutto non ha bisogno di fare in modo che il calciatore sia sempre assistito dallo stesso agente prima di chiudere l’operazione. Una potenza internazionale come Suning non può fare questi giochini all’italiana che nel nostro Paese sono appartenuti o appartengono ad altri club. Primo punto: liberarsi di Kia. Secondo punto, cruciale. Prendere un Direttore Sportivo alla Monchi, con capacità e conoscenza internazionale ma allo stesso tempo un Direttore di polso che si faccia rispettare con stampa, squadra e allenatore. Il rinnovo di Ausilio lascia qualche dubbio perché se è vero che stiamo parlando di un ottimo Dirigente è anche vero che il progetto dell’Inter non può dipendere dal solo Ausilio che, finora, ha dimostrato di pagare troppo alcuni calciatori normali o, persino, mediocri. Serve un vero Direttore Generale. Anche qui, massimo rispetto per Giovanni Gardini ma ognuno di noi ha la sua storia. Gardini non è da top club internazionale e la sua dimensione, lo dice il curriculum, è Treviso e Verona. Non serve l’uomo bandiera. Mi correggo: servirebbe solo se con capacità dirigenziali. Javier Zanetti, icona di una grande Inter e uomo perbene, a questa Inter non serve a nulla. L’uomo immagine non serve, al massimo potrà fare da ambasciatore ma per gestire un club servono requisiti specifici. Per chiudere il discorso dell’Inter la sintesi è elementare: la società ormai è una potenza e da potenza va gestita. Serve un allenatore, italiano, con esperienza internazionale. Serve un Direttore Sportivo che sia la guida di Ausilio. No Sabatini per favore ha già fatto tanti danni a Roma. Serve un Direttore Generale e, se non si trova, va abolita la figura della bandiera. Nedved alla Juve influisce, Zanetti all’Inter guarda inerme. Bandiere che non sventolano sono solo ingombranti e inutili. Meglio metterle in soffitta.
Il Milan non è messo meglio ma il Milan ha mille giusitificazioni. Quelle che aveva l’Inter due anni fa e l’anno scorso. Premesso che Galliani a San Siro non porta bene neanche da tifoso, gli ultimi avvenimenti confermano che, al contrario del pensiero di molti, di questa squadra c’è poco (forse nulla) da salvare. Devi salvare Montella, devi salvare Donnarumma, Suso, Romagnoli, Locatelli e al massimo altre due figure. Poi vanno spediti tutti lontano da Milanello e tirare un sospiro di sollievo solo quando sarai certo che sono almeno distanti 800 km da Milanello. Questa squadra ha calciatori scarsi, incapaci di soffrire anche la minima pressione e messi insieme non mettono su una squadra decente. E pensare che stiamo parlando di uno dei campionati più mediocri degli ultimi tempi. Nonostante questo, il Milan rischia di restare ancora fuori dall’Europa dei poveri. Le colpe sono della dirigenza passata che si vantava di aver costruito una buona squadra, invece, questo gruppo è la conferma dei disastri commessi negli ultimi tre anni. Mirabelli, però, commette un grosso errore. Se rilascia dichiarazioni alla stampa, dicendo che questa squadra ha una buona base di partenza, avalla i disastri commessi precedentemente. E’ ovvio che, da appena subentrato, non può sputare in faccia a tutti ma allo stesso tempo neanche può dire ciò che non pensa. La cortesia e la diplomazia sono una cosa, avallare follie altrui è reato calcistico. Fassone e Mirabelli sono in una situazione scomoda. Vivere in una casa piena di polvere, sporcata da altri, e non puoi fare pulizie fino a metà maggio. Lavoraccio. Il consiglio che diamo a Fassone e Mirabelli è di non rilasciare dichiarazioni che non appartengono al loro pensiero perché quelle frasi restano e un giorno potrebbero essere utilizzate come un boomerang dai tifosi e dalla stampa nemica. Il pensiero di Mirabelli è chiaro: tranne Montella e 4-5 vanno spediti tutti al mare. Poi va in tv e deve fare il De Mita dei bei tempi. Caro Mirabelli, la D.C. è morta da anni…
La serie B è sicuramente più elettrizzante della serie A. Squadre apparentemente morte sono risorte grazie ad un semplice cambio di panchina. A Terni Benny Carbone non aveva lavorato male, il suo successore Gautieri non è stato fortunato poi con l’arrivo di Liverani è cambiato tutto. Squadra con idee e con spirito diverso. Devo dare atto pubblicamente ad Alessandro Moggi di aver avuto ragione su Liverani. Ha cambiato gioco e mentalità ad una Ternana sepolta. Per non parlare del Trapani. Qui non c’è stata solo la rivoluzione tecnica di Alessandro Calori che, grazie a questi mesi, si è rivalutato dopo stagioni deludenti che lo avevano fatto finire ai margini del calcio che conta. A Trapani in estate erano stati fatti i disastri, la squadra è stata rivoluzionata e il miracolo è quasi concluso. Una squadra già retrocessa in C rischia di salvarsi, quasi sicuramente, senza neanche la coda dei play out. Miracolo vero! Bravi.
11 mesi dopo, invece, il mondo è cambiato. Dai tafferugli alle risse De Zerbi-Gattuso alla festa del Pisa e alla depressione del Foggia. 11 mesi dopo il Foggia si è ripreso quello che sembrava suo con gli interessi e il Pisa ha pagato una scellerata gestione societaria che ha portato la squadra a morire lentamente. Valutazione: il Foggia, lo scorso anno come quest’anno, aveva una società alle spalle. Il Pisa era nel delirio più totale. Una volta può spuntarla la squadra più forte e la società più debole ma alla lunga, la programmazione e la serietà di una società, ti presentano il conto. Il conto, a Pisa, è salatissimo. A Foggia, con il conto, in questi giorni servono anche un fantastico dolce. Specialità della casa. Alè.


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