HOME  | EVENTI TMW  | REDAZIONE  | NETWORK EVENTI LIVE  | CALENDARIO E CLASSIFICA  | CONTATTI
Da TUTTOmercatoWEB.com le ultime notizie di calcio mercato su Juve, Milan, Inter, Napoli, Roma
 
SONDAGGIO
Rinnovo Icardi: cosa farà il capitano dell'Inter?
  Resterà all'Inter senza rinnovo
  Rinnoverà il contratto in scadenza nel 2021
  Non rinnoverà e lascerà l'Inter in estate

La Giovane Italia
Editoriale

Italia, un palo che non trema. Milano, Herrera e i criteri del Comune. Pirlo, freddezza rossonera

11.11.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 11043 volte

Han fatto quello che hanno voluto. Ci hanno tenuti bassi nel primo tempo e ci han fatto venire fuori nel secondo. In attesa dell'attimo buono, che hanno artigliato prima e gestito con disinvoltura poi. Non sono solo chiacchiere e zazzera bionda questi svedesi. Il peggior sorteggio possibile. Sono una squadra pensata. E con un pensiero comune. Noi? L'Italia? Un palo che non fa da paravento. Un palo velleitario e nulla più. Che cosa possa o debba accadere da qui a lunedi è difficile da immaginare. Non abbiamo perso a Solna per questioni di formazione o per questo al posto di quello. Abbiamo perso da non-squadra, mentre loro han vinto da squadra. Sapremo essere un Paese lunedì sera a San Siro? Ce ne sarà bisogno perché questa è la classica squadra che ha bisogno di essere trascinata. Altrimenti rimane da sola con la sua vaghezza. Facezie da social sul calcio di Club? Anche meno, grazie. Solo serietà e solo dignità tutta azzurra: è quel che ci auguriamo per lunedi in un Playoff nel quale fino a questo momento meritano di passare loro. Sono due anni che ci trasciniamo pesanti e involuti sulla strada di questi Mondiali. Ci illudiamo sempre di avere gli assi giusti nella manica e prima o poi li vedrete, eccome se li vedrete. E invece arranchiamo. E contro una Svezia solida e nulla più, diamo la chiara sensazione che pur stando in campo altri tre giorni, 1-0 era e 1-0 sarebbe rimasto. Tocca a San Siro. Ma lo si sappia: siamo partiti 50 e 50 ed eravamo stati larghi. Ora siamo 75 a 25. Senza braccino, ma con San Siro come extrema ratio. Basterà?

Non sappiamo se l'ambizione di Palazzo Marino sia quella di diventare Palazzo Interino o se almeno qualcuna di quelle cinque lettere che accomunano il nome del Milan al nome di Milano un giorno o l'altro dovrà essere cambiata, ma è bene mettere un punto dopo quanto accaduto ai giardini di piazza Axum intitolati a don Helenio, il Mago, il mitico HH il cui personaggio è giustamente riconosciuto e omaggiato da tutti gli sportivi. Ma a Milano c'è una comunità sportiva, quella dei tifosi milanisti, che è molto attenta e severa su tutti i fatti di attualità che riguardano la propria società, il proprio tecnico e la propria squadra, ma che non ne può più di vedere da parte della propria municipalità un rispetto così lacunoso e così scarso nei confronti della propria storia. Tutto ha avuto inizio con i fatti dei primi anni Ottanta con l'intitolazione a Giuseppe Meazza dello stadio, proprio negli anni in cui il Milan era inconsistente (vero Gianni Rivera? Gianni caro non si poteva fare qualcosa di più in questo senso all'epoca?) come risultati e come presidenza. Poi è come se lo stadio di San Siro divenuto "Meazza" avesse fatto testo e costituito precedente per sempre. Il criterio è stato poi sempre lo stesso. Il piazzale davanti allo stadio? Ad Angelo Moratti. Eppure il presidente che per primo nella storia del calcio italiano ha vinto la Coppa dei Campioni, si chiama Andrea Rizzoli, a cui non è stato intitolato niente. Al papà Angelo invece è intitolata una via dalle parti di Crescenzago, ma lo stadio è dall'altra parte della città. E' come se la municipalità milanese avesse voluto riconoscerlo come imprenditore, come editore, mentre al  figlio Andrea, vincitore della coppa di Wembley, nulla. Poi i giardini per Herrera, sui quali dice il figlio: "Giusto, non aveva niente; a Nereo Rocco è già stato intitolato uno stadio", ma a Trieste, caro Helios, non a Milano dove il Paròn con Gianni Brera e Beppe Viola ha scritto la storia...Solo Inter, dicono i tifosi nerazzurri. Ma al di là della battuta e dell'orgoglio di appartenenza, può essere questa una linea di una sensibilità tale da essere acquisita e fatta propria anche dal comune di Milano? Perchè poi quando c'è da fare qualcosa in chiave storica rossonera, perchè qualcosa bisogna prima o poi pur fare, il criterio dello stesso comune di Milano cambia. C'è da mettere nel Famedio del Monumentale chi ha portato il calcio in città? Accidenti, Herbert Kilpin ha anche fondato il Milan...beh dai...non può stare solo, mettiamo anche Giorgio Muggiani. C'è da intitolare una scultura a Cesare Maldini scomparso da pochi mesi? Beh dai...mettiamo anche Giacinto Facchetti. Sia ben chiaro, non abbiamo mai conosciuto Muggiani per evidenti motivi di età ma Giacinto sì, grande sportivo e persona perbene. Il fatto non è personale o legato a lui. Ma è certo che a Milano le cose che accadono sul fronte del riconoscimento storico nelle sue varie declinazioni anche toponomastiche sono due: al milanista va sempre abbinato un interista, all'interista non va abbinato nessuno. E' una questione di equilibrio cittadino, di legittimazione e di non discriminazione: non riguarda le fazioni, ma la storia e l'istituzione cittadina.

Andrea Pirlo ha lasciato, Andrea Pirlo ha salutato. Non si è lasciato bene con i tifosi milanisti, così come non si era lasciato bene con quelli interisti. E' andata meglio agli juventini, gli ultimi che hanno tifato per lui. Che dire? Al Milan per dieci anni è stato un giocatore meraviglioso, ma il cuore dei tifosi milanisti era occupato prima da Rui Costa e poi da Kakà e non c'era posto per nessun altro. Questo ha fatto sì che nel 2006, in piena Calciopoli, Andrea ascoltasse le offerte del Real Madrid (decisivo l'intervento su di lui di Maldini e Costacurta per ridargli voglia e motivazioni in chiave Milan), nel 2009 quelle del Chelsea ma questa volta a causa dei problemi economici del Milan e che, soprattutto, nel 2010-2011 non avesse più la sensibilità o la voglia di capire che se il centrale doveva farlo prima Ambrosini e poi Van Bommel il problema non era lui. Nel Milan dei fantasisti, nel Milan dei Cassano e dei Ronaldinho, dei Pato e dei Seedorf, dei Robinho e dei Boateng non c'era la possibilità di proteggerlo e sostenerlo con supporto e aiuto nella corsa e nell'interdizione. Fu così che il Milan andò in testa alla classifica a Novembre 2010 con la formula Gattuso-Ambrosini-Flamini e che consolidasse lo Scudetto con Van Bommel in mezzo e con soli 7 gol subiti nell'intero girone di ritorno. Conte aveva gli uomini giusti e la struttura giusta per proteggere il centrocampo a 5 attorno a Pirlo, Allegri no. Non fu un errore di nessuno, furono scelte di circostanza sulle quali è inutile tornare. Forse che Pirlo ha metabolizzato quella certa freddezza con cui si riferisce al Milan e ai Milanisti perchè l'addio è avvenuto molti anni dopo dal momento in cui ha iniziato a desiderarlo? Non sappiamo e non vogliamo addentrarci. Certamente, il Milan ha dato a Pirlo quello che l'Inter non gli aveva dato prima, leadership, consacrazione e nuovo ruolo e, soprattutto, quello che nemmeno la Juventus avrebbe mai potuto dargli: Manchester e Atene, due Champions League due, entrambe storiche, la prima nell'unica finale tutta italiana e la seconda nel primo caso in cui un Club italiano arriva a sette titoli europei. Eppure per avere la giusta memoria, l'attrezzo necessario non è la penna. Ma il cuore. O c'è o non c'è. E Pirlo nelle buone dichiarazioni pre Svezia-Italia ha dimostrato di averlo tutto sommato conservato.


TUTTOmercatoWEB.com - il sito di calciomercato aggiornato 24 ore su 24

Milan: l'esempio Gattuso contro i nemici del Diavolo (Higuain-Piatek e altre acrobazie). Inter: l'arma in più non arriva dal campo (e Barella...). Da Ancelotti a De Zerbi: finalmente c'è chi ha voglia di parlare di calcio 22.01 - Ieri era il compleanno di mio padre. Ne ha fatti 83, tipo mummia. È tifoso accanito del Milan. Ha visto la sua squadra vincere, ha mangiato la pizza alla diavola, ha bevuto una birra media, due fette di torta con su scritto "Auguri Celso", tre grappe Berta per le quali va matto e,...

Editoriale DI: Michele Criscitiello

Milan, così non va. Da Gonzalo a Piatek, segnale di debolezza. Visto Muriel? Balata e una Lega B allo sfascio. Lecce, esempio di mercato. Si scrive Juve, si legge Stabia 21.01 - Se la scorsa estate Leonardo e Maldini avessero portato al Milan Piatek al posto di Higuain avrebbero preso 3 su tutte le pagelle del mondo. Arrivò Gonzalo e si sprecarono i 7 per il grande affare fatto con la Juventus, ridando indietro quel pacco vecchio di Bonucci prendendo il futuro...

Editoriale DI: Raimondo De Magistris

Leonardo non conosceva Higuain? Il Milan ha sopravvalutato il Pipita. Troppa ipocrisia su Wanda Nara: l'unico errore sarebbe quello di non comportarsi come gli altri procuratori 20.01 - Gonzalo Higuain è stato il miglior centravanti visto in Italia dopo Zlatan Ibrahimovic. Ha riscritto la storia dei cannonieri della Serie A battendo nel 2016 il record di Nordhal che resisteva da 65 anni. Diciassette, poi 18, 36, 24 e 16 gol in cinque stagioni di Serie A, 111 in cinque...

Editoriale DI: Niccolò Ceccarini

Higuain al Chelsea e Piatek al Milan ormai ci siamo. Nell’operazione anche il ritorno di  Bertolacci al Genoa. Su Barella per giugno l’Inter di nuovo in pole position. Napoli, Lozano se in estate parte uno tra Mertens e Callejon 19.01 - Higuain al Chelsea, Piatek al Milan, Morata all’Atletico Madrid, Il gioco è fatto. Tutti gli incastri al posto giusto per un grande valzer di attaccanti. E allora andiamo a ricostruire quello che accadrà a breve. Higuain presto volerà a Londra per le visite mediche e si metterà a...

Editoriale DI: Enzo Bucchioni

Juve-Milan falsata, l’ultimo scandalo. Con questo VAR aumentano solo le polemiche e non si fa giustizia. Banti, che delusione. Higuain, che vergogna. Piatek al Milan, che rischio. Icardi rinnoverà 18.01 - Gli arbitri italiani stanno diventando dei piccoli Tafazzi: sono riusciti nell’impresa ciclopica di falsare perfino una gara tutto sommato non complicata come la Supercoppa italiana e farsi ancora una volta travolgere dalle polemiche. Autolesionismo puro, incredibile ma vero, come...

Editoriale DI: Luca Marchetti

Higuain-Chelsea, ci siamo. Le alternative del Milan per sostituirlo: Piatek ma non solo... Iniziano a muoversi gli attaccanti... attenzione! 17.01 - Era sicuramente uno dei temi più intressanti da analizzare in questo mercato invernale. Dopo la giornata appena finita è diventata una vera e propria telenovela, con dei colpi di scena (più mediatici che reali) che starebbero bene in una sceneggiatura da soap opera. Higuain, è evidente,...

Editoriale DI: Tancredi Palmeri

Il triangolo scaleno del mercato Milan-Chelsea-Atletico: tutte le parti in causa vogliono che Higuain, Morata e Piatek si muovano. Ma manca ancora molto: ecco esattamente le cifre in questo momento delle tre trattative 16.01 - Il mercato di gennaio che in verità non si muove mai particolarmente, ringrazia l’asse Milano-Londra-Madrid che va a incidere profondamente su Serie A, Premier e Liga, e sarà la vera trattativa principale del calciomercato invernale. Non solo adesso, ma fino alla fine, fino all’ultimo...

Editoriale DI: Fabrizio Biasin

Juve-Milan con Higuain in mezzo: ma i rossoneri si meritano di più (e le voci su Piatek…). Inter: l’incontro con Icardi (non ancora fissato) e l’obiettivo del club. Stadi chiusi: ecco l’occasione per dimostrare del buonsenso 15.01 - Ciao. Uno ieri mi ha detto “Buon anno”. È stato molto gentile, ma dopo l’Epifania la vivo come una presa per il culo. Oggi è il 15 gennaio. Secondo il calendario originale la sessione di mercato sarebbe dovuta terminare tra tre giorni. Invece andrà avanti fino al 31. Che bello, così...

Editoriale DI: Michele Criscitiello

Inter-Icardi, Mauro indossa tu i pantaloni. Ridateci l'albo degli agenti e basta con mogli improvvisate. Gonzalo, resta dove sei. Capotondi, per favore risparmiaci le lezioni e torna a fare cinema 14.01 - La "telenovela" Icardi è un finto problema per l'Inter ma quando il campionato è fermo fa tutto brodo. Per Wanda, per i giornali e per le tv. Parliamo di Icardi perché fa notizia. La notizia, comunque, non c'è se non che Mauro vuole più soldi ma ancora non ha capito come fare le trattative...

Editoriale DI: Marco Conterio

La caccia al nuovo sogno mercato della Juventus passa dai conti. E dall'inevitabile partenza di un big. Icardi, decimo stipendio della A: con l'Inter è braccio di ferro economico 13.01 - Kylian Mbappè. Come sogno e come chimera. Come grande obiettivo, perché "adesso la Juventus deve puntare i nuovi Cristiano Ronaldo". E chi meglio del crack francese che col portoghese si scattava le foto da giovane e imberbe talento? Chi meglio di un giocatore che a Parigi non vive...
   Editore: TC&C srl web content publisher since 1994 Partita IVA 01488100510