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Editoriale

Jindong, Thohir e la nuova era Inter: come cambia il mercato e l'sms che spiega il futuro. Milan: il pranzo ad Arcore spariglia ancora le carte (ma una certezza c'è!). Juve: gatta ci Kova. Napoli: ecco Lapadula. Italia: appello agli anti-azzurri

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
07.06.2016 07.51 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 85508 volte
© foto di Alessio Alaimo

Un giorno papà mi disse: "Anche se non sai chi votare, vai a votare lo stesso, perché non andare a votare è da stronzi e il non-voto, a prescindere, premia uno che certamente non avresti voluto votare". Gli risposi, fingendo: "Ok, tutto chiaro. Ora però dammi 20 mila lire o te le rubo dal portafoglio come sempre". E lui: "Ti ricordo che io e tua madre non ti volevamo, sei stato un incidente di percorso causato da due limoncelli di troppo quella notte ad Amalfi". E io: "Allora te ne rubo 50 mila, infame". Finì in vacca, ma il mantra paterno ("vai a votare") mi si fissò in testa.
E quindi sì, domenica sono andato a votare. Non che la cosa sia così importante, né in questa sede è il caso di fare politica spicciola, ma prima di parlare di calcio e questioni cinesi mi preme fare due considerazioni non sulle elezioni, bensì su quel che accade in tv a margine del voto.
Le dieci cose che accadono in tv, a margine del voto.

1) A margine del voto, in tv, abbondano gli "speciali elezioni". Trattasi di specie di Domeniche Sportive o Tiki Taka, ma con molte meno Melisse Satta e molti più Ignazi La Russa o sondaggisti.

2) I sondaggisti sono esseri molto curiosi. Per la nota legge di Murphy se un sondaggista dice "La forchetta tra Puppati e Cazzamarra è destinata ad allargarsi di 5 punti", allora la forchetta si stringerà.

3) La "forchetta" è l'unità di misura dei sondaggisti. Essa si "allarga" e si "stringe". Avete mai visto una forchetta allargarsi o stringersi? Io no. È evidente che i sondaggisti ci prendono per il culo secondo la logica del "confondiamo le idee utilizzando espressioni molto complicate tipo "varianza", "exit poll prematurato" o "Fragomeni dovrebbe salvarsi al televoto". In questo modo nessuno si ricorderà della forchetta sbagliata". Spesso funziona.

4) Vespa e Mentana sono i Messi e Ronaldo della situazione. Entrambi organizzano dirette clamorose cercando di fottersi a vicenda gli ospiti più clamorosi tipo la Santanchè o Don Mazzi. Quest'ultimo con la politica non c'entra molto ma anche con Pomeriggio Cinque, eppure è più dalla D'Urso che in seminario.

5) Gli "speciali elezioni" sono caratterizzati dalle mitiche "proiezioni di voto". Vespa o Mentana: "Abbiamo la proiezione di Poggibonsi!". Inviato: "Il candidato Posticci ha il 54% delle preferenze e quindi si rischia di non andare al ballottaggio!". Vespa o Mentana: "Clamoroso! A quanti seggi scrutinati siamo?". Inviato: "Uno su 3434242, siamo un po' lenti". Vespa o Mentana: "Ma 'nde a cagher..." (non lo dicono, ma lo pensano).

6) A un bel punto iniziano a spuntare i politici delle varie fazioni per dire la loro "dalle sedi del partito". La caratteristica dei politici che intervengono "dalle sedi" è che a sentir loro in un modo o nell'altro "è andata bene". Vespa o Mentana: "Avete preso lo zero virgola niente percento. Cosa avete da dichiarare?". Politico: "Poteva andare meglio, ma poteva andare peggio e comunque aspettiamo i dati definitivi. Mi saluti Don Mazzi".

7) Formule per far risultare che tutto è andato bene "a prescindere". A) "Siamo il primo partito se si escludono tutti gli altri" (inattaccabile). B) "Non andiamo al ballottaggio, è vero, ma in realtà è una nostra scelta perché il 19 giugno avevamo da tempo fissato un ponte a Varazze" (legittimo). C) "Siamo andati sotto le aspettative, ma tanto un modo per mettere il culo al caldo lo troviamo" (severo ma giusto).

8) I direttori dei giornali che mostrano i titoli di prima pagina sono spesso in difficoltà. Vespa o Mentana: "Come titolate domani voi della Gazzetta della Merenda?". Direttore: "Ehm, in attesa di capire meglio dove andranno gli italiani abbiamo scelto un titolo coraggioso: "Italiani al voto, la grande notte del che cazzo ne sappiamo". Taglio basso: "L'eleganza di Don Mazzi". Gradisce Vespa"?

9) I politici che bene o male hanno vinto, dicono sempre le stesse cose. "Gli italiani sono meno stupidi di quel che si pensi! Non si fanno fregare! Hanno scelto noi perché hanno capito il nostro programma! Governeremo questa città cercando di fare gli interessi di tutti, soprattutto i nostri!". Vespa o Mentana: "Guardi che ha detto "i nostri...", le pare?". Politico: "Questo lo dice lei! Ma gli italiani sono meno stupidi di quel che si pensi! Non si fanno fregare! Ecc ecc".

10)Può esserci un colpo di Stato e la diretta Rai può terminare anche alle 3.50 del mattino ma, sempre e comunque dopo Vespa arriverà Marzullo che gli frega 'n cazzo delle elezioni e dirà: "Signora Marisa, la vita è bella o la bella vita? E, soprattutto, è notte alta e sono sveglio o sono sveglio ed è notte alta?". Grande Gigi, a te il ballottaggio ti fa un baffo.

E veniamo ai cinesi.
L'Inter è ufficialmente passata al gruppo Suning di Mr Jindong secondo le formule che tutti conoscete: l'imprenditore cinese acquista il 68,55% del club, Thohir resta presidente con una quota significativa (31%), Moratti esce dal cda dopo vent'anni di gestione appassionata. Il giorno delle firme è stato il giorno dei giudizi e delle previsioni su quel che hanno fatto e quel che faranno le "tre parti coinvolte": il nuovo proprietario, il vecchio detentore della maggioranza, lo storico presidente.
Partiamo da Moratti. Il giorno dell'addio può essere solo il giorno dei ringraziamenti; quelli di chi ha seguito da vicino gli alti e bassi del club nell'ultimo ventennio, ma anche quelli dei non-tifosi interisti che hanno misurato la passione e - banalmente - la quantità di denaro che un uomo e la sua famiglia hanno immesso a fondo perduto nel club. Paradossale il fatto che l'eccesso d'amore di Massimo Moratti per il club che fu di suo padre, sia stato anche la causa di una decisione responsabile quanto inevitabile presa tre anni fa: vendere prima che fosse troppo tardi, vendere per garantire continuità e grandezza.
I meriti di Moratti superano di gran lunga le pecche (che pure ci sono state) e si possono pesare anche nel giorno dell'addio: "Lascio, ma so che l'Inter tornerà grande (...) Ringrazio Thohir (...) Resto col cuore vicino all'Inter e così sarà per sempre". Non una virgola fuori posto nelle ore in cui, probabilmente, ha dovuto lottare con un groppo in gola grosso così.
Quindi Thohir. Attorno all'indonesiano si sono formate due correnti di pensiero. Quella di chi definisce la sua gestione "fallimentare", l'altra promossa da coloro che valutano la sua gestione "comunque proficua per se stesso ma anche per il mondo nerazzurro". Chi scrive avvalla la seconda corrente di pensiero. E quindi sì, è vero: Thohir aveva promesso risanamenti che non si sono concretizzati, qualificazioni Champions che non sono arrivate, piani quinquennali che sono stati interrotti, è il patron che ha contratto debiti con le banche, che ha personalmente immesso "solo" 75 milioni e addirittura si è dovuto inchinare alle reprimenda dell'Uefa. Tutto vero, ma è anche vero che: 1) non ha rilevato una società "sana" e l'ha portata al disfacimento, ha acquistato un club con un mucchio di problemi e in tre anni è riuscito ad aumentarne sensibilmente il valore (poco meno di 750 milioni compresi i debiti). Dice lo scettico: "Eh, comodo, i cinesi strapagano". Può darsi ma il dato di fatto è che lui ci è riuscito, il resto conta nulla. 2) Ha spostato il debito dal club alle banche? Sì, esatto, e questo - perdonate l'azzardo - è stato uno dei suoi più grandi meriti. Nell'ottica di un imprenditore che non ha mai promesso investimenti multimilionari "a perdere", riuscire a farsi finanziare il debito da una delle più importanti banche al mondo è stata mossa saggia e nient'affatto scontata. L'alternativa gridata ad alta voce da chi predicava soluzioni più "popolari" era: "Mettesse i suoi di soldi, un bel 200 milioni a coprire il buco!". Esattamente il modo migliore per proseguire sulla strada che ha portato l'Inter a creare la sua voragine.
Invece no, Thohir (che in Italia è venuto per fare business e non certo per un innato amore nei confronti del calcio) ha preferito: 3) gestire il club come un'azienda, tagliando dipendenti e costi inutili. 4) Ha riorganizzato il club a livello dirigenziale affidando compiti e ruoli specifici. 5) Ha aumentato il valore della rosa spendendo quasi nulla e sfruttando le capacità dei dirigenti che ha scelto o responsabilizzato. 6) Infine, lucidamente consapevole di non avere alternative a una gestione parsimoniosa e "strozzata" da un buco in bilancio che solo la qualificazione alla Champions avrebbe in qualche modo aiutato a chiudere, ha scelto non la fuga, ma una nuova strategia: "Individuo uno che abbia maggiori possibilità rispetto alle mie, gli cedo la maggioranza e almeno nell'immediato resto in sella come presidente". Ha trovato il "sciur Suning", ha trattato in un tempo assai ristretto, ci ha guadagnato lui e - con tutti i condizionali e le cautele del caso - ha regalato sogni e speranze a tutti i tifosi dell'Inter.
Ognuno ha il diritto di dire e pensare quel che vuole, ma in tutto questo, di "fallimentare", il sottoscritto ci vede pochissimo.
Infine Mr Jindong, ovvero l'uomo che ha un sacco di palanche e si è già esposto promettendo mari e monti. Qui si va a sensazioni. La "sensazione" è che effettivamente il re dell'elettrodomestico cinese abbia tutta l'intenzione di spendere. Perché è buono e ama l'Inter fin da quando era piccino? Neanche per idea: semmai perché vuole fare affari a strafottere. "Ma come, non hai sempre detto che il calcio è solo una macchina "a perdere"?". Sì, ma non nell'ottica di un imprenditore che ha l'ambizione di spendere "X" nel calcio per guadagnare "X al quadrato" sbarcando in Europa con i suoi prodotti. Potrebbe essere un clamoroso buco nell'acqua o l'illusione di un tizio che non ha capito cosa significhi investire nella pericolosissima serie A, ma stiamo parlando pur sempre del tale che è partito da un negozio di condizionatori ed è diventato il 402° uomo più ricco al mondo.
Ultima e più complicata questione: riuscirà l'Inter a fare gran mercato già nell'immediato? A domanda posta via sms ai soliti "insider" nerazzurri, abbiamo incassato la seguente risposta: "Difficilmente la situazione può cambiare in questa sessione, l'Inter ha firmato un accordo con l'Uefa. È come avere un'aragosta enorme sul tavolo e non poterla mangiare perché si ha il colesterolo alto...". La sensazione è che il mercato regalerà ugualmente soddisfazioni, ma che Suning saggiamente voglia iniziare organizzando un piano di rientro dal "debitone" accumulato negli ultimi anni: davvero non male per il club che molti definivano "prossimo al fallimento".
"Uguale e diversa" la questione rossonera. In casa Milan anche i più riflessivi stanno iniziando a perdere pazienza e speranze: non potrebbe essere altrimenti. La definizione della trattativa Inter-Suning ha complicato i piani di Berlusconi, che tergiversa da ormai troppo tempo e ora deve far fronte alle legittime critiche di coloro che invitano il presidente a guardare l'altra sponda del Naviglio: "Perché loro hanno fatto tutto e noi invece no?". La "versione presidenziale" certifica la volontà di cedere, ma solo a determinate condizioni: che il gruppo sia solido (e in questo senso il consorzio cinese parrebbe più che abbiente), che si impegni formalmente a investire centinaia di milioni di mercato nei prossimi anni (imposizione legittima da parte di chi vende, ma difficilmente accettabile da parte di chi acquista), che riservi allo stesso Berlusconi un trattamento diverso rispetto a quello toccato a Moratti, ovvero un ruolo di una qualche importanza.
Chi è vicino alle vicende del Diavolo assicura che nel consueto pranzo famigliare del lunedì, Berlusconi sia stato pressato dai figli perché prendesse una decisione senza indugiare ulteriormente. La paura di chi spinge per la cessione è quella che i cinesi possano cambiare idea o che infine sia lo stesso Silvio a improvvisare una pericolosa "inversione a U", perché non effettivamente convinto di voler lasciare.
La verità è che in questo momento nessuno sa come andrà a finire, forse nemmeno il presidente rossonero, realmente incastrato nelle maglie del dilemma ("cedo o non cedo?"). L'altra verità è che non ci sono alternative: il Milan deve passare di mano non tanto perché con Berlusconi mancherebbero le risorse (in fondo se Mr Jindong è il 402° uomo più ricco al mondo secondo Forbes, Berlusconi è addirittura 188°), quanto perché non cambierebbe il modo di operare: solito mercato, soliti errori, solite promesse difficili da mantenere.
Possiamo immaginare come andrà a finire? No, è impossibile. Soprattutto se si pensa che, ben celata dalla questione cinese, non si è presa alcuna decisione per quel che riguarda la panchina, non si sono selezionati i giocatori da puntare sul mercato, non ci si è nemmeno posti il problema di soppesare i sacrosanti dubbi elencati a Telelombardia da Paolo Maldini non più tardi di una settimana fa.
È la solita cantilena di un giornalista rompicoglioni che dovrebbe farsi i fatti suoi? Sì, lo è. Ma oggi è anche il 7 giugno e tra un mese iniziano i ritiri estivi: closing o non closing è tempo di muoversi.

Infine pillole di Juve: Evra rinnova, Mascherano si allontana, Morata è destinato alla Premier ma potrebbe lasciare "in eredità" Kovacic, Berardi è in arrivo, Pjanic un'operazione non tramontata ma ancora lunga, Dani Alves parla già da bianconero. Per essere inizio giugno non ci si può lamentare.

E un'unica grande "pillolona" di Napoli: DeLaurentiis ha scelto, Lapadula è l'obiettivo principale e al momento unico per l'attacco. Il giocatore tace per evidenti questioni (finale di ritorno playoff Trapani-Pescara ancora da giocare) ma avrebbe già manifestato il suo gradimento al trasferimento nonostante la presenza di un certo Higuain. Resta "viva" anche la pista Zielinski con l'Udinese, mentre si accende quella con il club brasiliano del Ponte Preta per il giovanissimo esterno offensivo classe '98 Leandrinho.

Stop. Abbiamo fatto tante chiacchiere e poco mercato: chiediamo scusa. Del resto siamo anche nei giorni che precedono l'Europeo, quelli di Ventura nuovo ct, e siamo tutti un filo distratti. Tocca all'Italia, criticatissima e data per sconfitta ancor prima di iniziare. In attesa delle polemiche e delle sconfitte noi stiamo dalla parte degli azzurri (buon 2-0 ieri alla Finlandia), perché diversamente non sappiamo fare. E stiamo anche dalla parte di Thiago Motta, opaco ieri e massacrato nei giorni scorsi senza un vero perché.
Su "ilsensodelblog" (ilsensodelgol@gmail.com, twitter: @FBiasin, @ilsensodelgol) abbiamo scritto la solita cazzata. Buona (o cattiva) lettura:

Lettera immaginaria di un indegno numero 10

Buonasera Fratelli d'Italia,
sarò breve.
E per una volta velocissimo.
Volevo parlarvi di me. Non è un attacco di narcisismo, ma un tentativo di conquistare sputazzi della vostra preziosa fiducia.
Non sarà semplice: siete parecchio incazzati, anche se il termine "incazzati" non rende davvero l'idea. Più che altro siete indignati, mi prendete per il culo come si fa con lo scemo della classe. Per carità, trattasi di libertà d'opinione ma - scusate l'ardire - mi sembrate tendenzialmente masochisti, poco furbi e anche un filo "figli di buona donna".
Lo so, lo so perfettamente: non valgo un'unghia di Roberto Baggio, non assomiglio ad Alex Del Piero, non ricordo neanche lontanamente Francesco Totti, se vogliamo non sono neppure italiano e in più sono circondato da un'accozzaglia di azzurri che nelle prossime settimane rischia di farvi imbarazzare al Bar Sport dell'Europeo.
In definitiva con il dieci sulle spalle sono il simbolo di un'Italia che in tanti definite "destinata a schiantarsi". Sembra quasi che ve lo auguriate per poter urlare "l'avevamo detto: stronzo tu e stronzo chi ti ha convocato".
Ma porca miseria, ma vi pare il modo di comportarvi? Vi sembra logico tutto ciò? Che cazzo avete mangiato, pane e Vittorio Sgarbi?
Perdonate Fratelli d'Italia, ma ora mi girano.
Mi chiamo Thiago Motta, ho 33 anni, sono nato a São Bernardo do Campo in Brasile, ho scelto la cittadinanza italiana non tanto per questioni romantiche ma solo perché altrimenti col cazzo mi avrebbero convocato in nazionale.
La cosa vi dà fastidio? Peggio per voi.
All'Europeo avrò il numero 10. L'ha deciso il vostro e mio Commissario Tecnico. Sono il centrocampista titolare del Paris Saint Germain, non del Pizzighettone (con tutto il rispetto), guadagno un botto di soldi, ho vinto due Champions League, una Coppa del mondo per club, 7 campionati, 13 tra Coppe Nazionali e supercoppe. Sono l'azzurro più vincente in Francia, anche più del mio amico Gigi Buffon, che però è stato campione del mondo e con me vorrebbe provare a diventare campione d'Europa.
Lo so, state ridendo. Dite: "Dove vuole andare questo qui? È già un miracolo se vi qualificate per gli ottavi".
E dite "vi" come se non riguardasse anche tutti voi.
E allora io insisto, connazionali carissimi: vi definite "Fratelli d'Italia" e invece al massimo siete "fratellastri", di quelli che fingono di volersi bene e in realtà si cibano delle disgrazie altrui.
Sono un numero dieci del menga? Sì, lo sono. Corro a 10 all'ora? Sì, sono lento come la fame. Ma vado in Francia per dare il massimo, lo faccio per me e per tutti voi che oggi mi prendete per i fondelli e dite "beata la Svezia che il 10 lo ha dato a Ibra, beato il Belgio che il 10 lo ha dato ad Hazard, beata la Croazia con Modric, la Spagna con Fabregas, l'Inghilterra con Rooney, la Francia con Gignac, beati tutti tranne noi che abbiamo Thiago Motta".
Sapete che c'è? Peggio della dieci data a me, c'è solo la rassegnazione di chi sventola bandiera bianca prima ancora di iniziare.
Thiago Motta, italiano, indegno numero 10.


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