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La Giovane Italia
Editoriale

Juve: Allegri e il "problema" Ronaldo. Inter: Spalletti sull'altalena. Milan: Gattuso è meglio di chi lo massacra. Roma: il problema non è Di Francesco. E su Mancini...

04.09.2018 08:25 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 42393 volte
© foto di Alessio Alaimo

(Devo farmi cambiare giorno perché lunedì è momento orrendo e io non c'ho mica voglia. In realtà neppure martedì. Forse è solo un problema legato al mal di vivere, ma fa niente).
C'è la pausa per la Nazionale. Che bello. Come ogni anno lancio l'appello: che cosa vuol dire giocare tre partite e poi fare la pausa? Non si può decidere di dedicare una mesata alle nazionali, che ne so, sotto Natale o a giugno negli anni dispari o quando vi pare a voi, così ci leviamo il pensiero? Non venitemi a dire che non si può fare: hanno inventato il Mondiale a Natale, quindi si può fare tutto, basta volerlo. Speriamo quantomeno che la Nations League sia divertente. Di sicuro parte male. Alzi la mano chi ha capito il regolamento della Nations League. Ecco, a parte Bill Gates che ha alzato la mano, chi altri ha capito? Nessuno. Pazienza. Ci tocca la pausa, ce la teniamo e, anzi, in fondo parliamo di Mancini e delle sue convocazioni eccetera eccetera.

La pausa per la Nazionale porta con sé diverse rotture di balle e clamorose tendenze al cazzeggio fine a se stesso. E chi siamo noi per non cazzeggiare?

Di Francesco.

Di Francesco era iddio sceso in terra fino a due mesi fa. Era arrivato in semifinale di Champions, era il nuovo genio. Oggi lo trattano come un minchione. Uno scemo. Uno che non sa che si gioca in undici. Gli rompono le balle perché prova formazioni alternative: e cosa deve fare se gli cambiano 35234 giocatori? Giocare a rubamazzo? Parliamo invece della proprietà che fa plusvalenza, e fa plusvalenza e, per carità, deve fare plusvalenza perché c’è il fairplay, ma il fairplay non dice che devi arricchirti, ma che devi stare nei parametri. E allora no, non rompiamo le balle a Di Francesco, perché son capaci di vendergli pure De Rossi.

Ancelotti

Ancelotti era iddio sceso in terra fino a due giorni fa. “Ma che bravo, ma che fenomeno, ma che grandi capacità di proseguire lungo il solco sarriano! Ma che genio. Beh, del resto è Ancelotti, mica cazzi”. Ora è scemo. “Eh, Carletto, troppo comodo lavorare lungo il solco sarriano…” e altre boiate. Sì, è vero, è arrivata una sconfitta orrenda, ma davvero stiamo a fare i processi per una sconfitta, pur orrenda? Porca miseria neanche a Forum funziona così.

Gattuso

Gattuso era scemo fino a venerdì sera. “Inadatto, ha la grinta ma… E dove vuole andare. Qui è il caso di spingere su Conte. Eh, dai, Gattuso…”. Poi ha battuto la Roma. E se vogliamo il merito è suo che ha “scelto di vincere” mettendo punte e idee in campo. E allora “minchia, bravo Gattuso! Gattuso sì che c’ha il Milan dentro! Evviva Ringhio”. Fino al prossimo inciampo ovviamente. Solo che Gattuso non è completamente rimbambito, e in conferenza non ti dice “Grazie per i complimenti” ma “scusi, lei, settimana scorsa mi diceva che ero scemo e oggi mi fa i complimenti?”. Prendiamo delle decisioni, per Dio, e portiamole avanti non dico per un anno, ma almeno fino a Natale! Decidiamoci: se è inadatto andate avanti a rompergli le balle, viceversa lasciate che faccia il suo percorso senza giudicarlo ogni passaggio sbagliato. Che palle.

Spalletti

Spalletti sapete cos’era da Lazio-Inter 2-3? Iddio sceso in terra! “Tutto merito suo il 4° posto”. Ecco, dopo il ko col Sassuolo e il pari col Torino è diventato un poverino “che non capisce, che non si capisce quel che dice, che sbaglia le formazioni”. Poi vince contro il Bologna (non il Real Madrid, il buon Bologna) e “ecco sì, si vede l’Inter, beh dai, con Nainggolan è un’altra cosa, e Nainggolan l’ha voluto Spalletti, bravo Spallettone”. Ed è tutto un colossale giro della stessa minestra e una mestolata è buona e tu sei bravo e quell’altra peschi la verza marcia e tu sei scemo.

Allegri

Allegri sapete cos’è? Perennemente inadatto. “Non riesce neppure a far segnare Ronaldo…”. Cioè, è primo in classifica da un lustro ma gli rompono ancora i maroni. Almeno con lui sono costanti.

Ronaldo e Icardi

A Ronaldo e Icardi rompono la fava perché non segnano. Dunque: il primo non segna da tre partite, il secondo da due. Al primo dicono che “da uno che guadagna 30 milioni ci si aspetta almeno un gol a partita” come se i gol non si dovessero “pesare”, come se la Juve non avesse comunque vinto sempre e con lui in campo. Per quell’altro c’è chi tira fuori la storia di lui “che non segna” e quell’altra ancora più bella dell’Inter “che senza di lui fa 3 gol al Bologna”. Vi giuro che molti lo pensano davvero. E in questi casi uno dovrebbe arrendersi e tacere, ma io vi domando: senza i 29 gol di Icardi dell’anno passato ci sarebbe stato sorteggio Champions? Vi prego, pensateci.

Totale: ho il mal di vivere. Sarà che a settembre tutti quanti noi perdiamo la pelle. Come le vipere. Soprattutto se abbiamo sbagliato la crema protettiva.

Ora vi saluto. Anzi no, De Zerbi.

De Zerbi è bravissimo. Anzi è pazzo. Anzi entrambe le cose. E’ molto probabile che essendo pazzo, visionario e molto poco paraculo il suo destino sia clamorosamente legato ai risultati. E avendo a che fare con un gruppo giovane prima o poi prenderà un’imbarcata e qualcuno dirà “è pazzo, non capace, uno Zeman senza sigaretta”. Ma invece è solo bravissimo. Forse un giorno vincerà la Champions.

Il risultato di tutta questa roba è che qualcuno mi romperà i maroni dicendo “eh, ma secondo te stanno facendo bene tutti”. E io gli risponderò che “no, secondo me siamo alla terza giornata”.

Giusto, Mancini. Ciao (Twitter: @FBiasin)

Facciamo il tifo per Roberto Mancini, perché Roberto Mancini è il nuovo ct dell’Italia e l’Italia ha tanto bisogno del sostegno di tutti noi. L’Italia è finita nel fango giusto un anno fa, quando Ventura al Bernabeu schierò gli azzurri con il 4-2-Follia e finì come finì, ovvero malissimo. Ma oggi non vogliamo rompere le balle a Ventura, non è proprio il caso. Oggi rompiamo le balle a Mancini (per il quale facciamo il tifo ecc ecc).
Il neo-ct in conferenza ha espresso alcuni concetti vecchi come una forma di grana dimenticata in cantina. Dice: “Mai da noi è stato così basso l'utilizzo degli italiani, e allora dobbiamo inventarci qualcosa. E per questo faccio un certo tipo di convocazioni". E ancora: “Credo che ci siano italiani molto bravi, sicuramente più bravi di tanti stranieri che giocano al posto loro". E ancora: “Noi da Coverciano cerchiamo di lanciare un messaggio forte, siamo convinti che chi gioca bene in Under possa farlo anche a un livello superiore, e allora non ci resta che aspettare e sperare di vedere in campo i nostri ragazzi con costanza e ad alti livelli".
Tutti questi ragionamenti non fanno una piega, ma cosa aggiungono a quel che già sappiamo da un paio di secoli? Niente di niente. Se fossimo dei malpensanti azzarderemmo il ragionamento secondo cui il buon Mancio, chiamato a ricompattare l’ambiente, abbia deciso di buttare là alcuni tra i concetti più retorici e acchiappa-consensi del genere “proteggiamo l’Italia! Abbasso lo straniero!”.
Ecco, lo straniero. Ci sono troppi stranieri nel campionato italiano? Sì, è vero. Giocano spesso per questioni legate a questo o quel procuratore a cui bisogna rendere conto eccetera eccetera? Sì, è vero. È questo un problema solo italiano? Neanche per le palle di Fra Giulio (antico detto popolare che ci siamo appena inventati).
Di seguito rappresentiamo la situazione nei maggiori campionati europei, e lo facciamo secondo i dati che abbiamo testé rubato nel meraviglioso mondo del web e che fanno riferimento alla presenza di giocatori stranieri.
Stranieri in Italia: 53,3% sul totale.
Germania 52,7%.
Spagna 42,8%.
Portogallo 57,6%.
Francia 49,7%.
Inghilterra 67,2%.
Queste percentuali, sapientemente sottratte, sono relative al dicembre 2017 ed estrapolate dalla banca dati del celebre sito Transfermarkt. Ora, nel corso degli ultimi 9 mesi (e delle ultime due sessioni di mercato), la situazione probabilmente sarà anche peggiorata, ma non si discosta molto da quella che avete appena letto. E, quindi, arriviamo alle conclusioni (che in fondo ci siamo già rotti le balle):
1) La forza di una Nazionale non dipende dal numero di stranieri presenti nel rispettivo campionato, altrimenti l’Inghilterra non sarebbe arrivata in semifinale ai recenti Mondiali in terra russa.
2) La questione “ci sono troppi stranieri” è conclamata, ma è un problema di tutti i campionati e, quindi, se ci sono troppi stranieri “di qua” e ci sono troppi stranieri “di là”, forse il problema è un “non problema” e si traduce con il seguente concetto: parlare di “giocatori stranieri” nel 2018 è quantomeno inutile.
3) I giovani (italiani o stranieri che siano) giocano – pensa te – se sono forti. Nessuno si sognerebbe di mettere in panchina Barella, ma non sono tutti Barella.
4) Mancini fa benissimo a fare le convocazioni che ritiene opportune e, anzi, il fatto che per la neonata “Nations League” abbia deciso di convocare giovani e semi-sconosciuti ci fa pensare che sia in possesso del coraggio che è mancato ai suoi predecessori. Ergo: non si nasconda dietro alla scusa dei “troppi stranieri” e vada a vanti per la sua strada.
E ora, tutti assieme, si proceda col rito propiziatorio: po po po popo po poooo (ripetere all’infinito).


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