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Editoriale

Juve, Bernardeschi non basta: serve un top a centrocampo. Pallotta sbaglia ma ha finalmente aperto gli occhi. Caso Keita: giocatore forte ma tre mesi sono tanti...

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
31.07.2017 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 56358 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

La Juventus ha, leggermente, sottovalutato questo mercato e rischia di pentirsene perché, se l'obiettivo resta la Champions, il divario dalle big rischia di aumentare e non diminuire. La prossima stagione sarà piena di trappole e insidie per la Juventus che non può far finta che Cardiff non sia mai esistita. Quella notte maledetta non si cancella in due mesi ma soprattutto non riposiziona, per diritto, la Juve tra le favorite per raggiungere una nuova (seppur inutile) finale europea. La Juventus si ritrova con un leader in difesa in meno, con Buffon, Chiellini e Barzagli con un anno in più e con alcuni giocatori con la batteria scarica. Bernardeschi è un grande acquisto: calciatore giovane e forte, se impiegato nel ruolo giusto (al contrario dei disastri di Sousa), potrà davvero fare la differenza. Ma non basta. A questa Juventus servono un difensore di spessore ed un centrocampista di alta qualità, altrimenti saremo al punto di partenza, se non addirittura a quello precedente. In campionato Allegri avrà ancora il 70% di possibilità di vincere lo scudetto ma la concorrenza aumenterà, per fortuna, e la Champions resta lontana. In Europa ci sono almeno 4, forse 5, squadre più forti e attrezzate della Juve. I bianconeri non potranno vincere in eterno in Italia, anche se quest'anno hanno ancora qualcosa in più rispetto a Napoli, Roma, Milan e Inter. Il Napoli ha fatto poco perché c'era da fare poco ma lo scudetto resta ancora più un sogno che un obiettivo. Così come sbaglia chi crede che il Milan sia già pronto per primeggiare in Italia. Montella deve solo puntare alla Champions League la prossima stagione; può e deve essere l'unico obiettivo concreto. Delle 5 regine, una avrà perso. Capiremo chi resterà fuori solo a maggio.
Sono passati tre giorni ma le parole dello zio d'America, Pallotta, fanno ancora un certo rumore. Entriamo nella sostanza del discorso. Innanzitutto un bue non può dire "cornuto" all'asino. I problemi della Roma sono tanti e i bilanci della Roma non sembrano essere quelli della Juventus o del Manchester United. Pallotta, finora, a Roma ha raccolto ben poco e sicuramente non ha soddisfatto le attese di una piazza esigente che, puntualmente, presenta il conto. Pallotta ha fatto tanta confusione e perso molto tempo. Tutti i suoi obiettivi sono sfumati e non ha mai gestito bene le situazioni. Da Totti allo stadio, da Sabatini-Garcia a Spalletti sono più i danni che ha fatto che le cose buone per le quali sarà ricordato dai custodi di Trigoria. Spara sul Milan e alza un polverone inutile. Che l'operazione economica dei rossoneri sia "rischiosa" è ben chiaro a tutti da tempo ma la gestione Fassone è stata, fin qui, impeccabile; quindi sentirsi giudicare da Pallotta è abbastanza un controsenso. Saranno problemi di Uefa e Figc controllare le operazioni economiche del Milan. Se poi Pallotta si vorrà candidare per il dopo Tavecchio sarà libero di farlo. Più che altro preoccupiamoci del fatto che le nostre due Leghe, serie A e serie B, non hanno ancora un Presidente. Roba da matti. Pallotta, però, ha finalmente aperto gli occhi anche se è tardi. Come sarà tardi quando li aprirà Mister Zhang. Pallotta ha sparato su Sabatini perché ha capito, con notevole ritardo, il modus operandi del suo vecchio Direttore Sportivo. Avrà valorizzato qualche calciatore, l'avrà anche rivenduto bene, ma gli ha bruciato un patrimonio di giovani italiani regalati o buttati in giro per l'Italia e i soldi delle plusvalenze ottenute sono stati tramutati, in gran parte, in commissioni a innumerevoli procuratori. Stando agli 87 punti ottenuti va detto a Sabatini che potevano essere di più se lui non avesse ostacolato l'addio di Garcia e l'arrivo di Spalletti. Puoi fare anche 100 punti in un campionato ma se non vinci nulla contano ben poco, visto che l'anno successivo si riparte tutti da zero.
Un pensiero in chiusura dedicato a Keita. La gestione di questa trattativa sta diventando stucchevole. Il suo procuratore, Calenda, dovrebbe prendere in mano la situazione e chiudere la partita. Il calciatore è forte e non si discute, ma questi tempi li giustifichiamo solo per Neymar al PSG. Higuain alla Juve e Bonucci al Milan hanno impiegato la metà del tempo. Inoltre parliamo, pur sempre, di un calciatore in scadenza nel 2018 quindi o la va o la spacca. Ancora un mese di agonia? Speriamo di meno! Keita sarebbe l'ideale per l'Inter, alla Juventu c'è già troppo traffico e ad Allegri servono calciatori diversi da Keita. Farebbe molto comodo all'Inter... a patto che non impieghiamo per Keita lo stesso tempo di Dalbert.


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