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Editoriale

Juve: Bonucci e Allegri sono già oltre Cardiff. Milan, 45 giorni di “cinesi”: Kessiè oggi, Morata domani (ma occhio a Donnarumma). Inter: attenti al tecnico! Napoli: Sarri “fuori classifica”. E su Totti…

30.05.2017 08:18 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 64957 volte
© foto di Alessio Alaimo

Buonasera. Abbiamo infine archiviato quest’altro torneo di serie A. Il dramma che si sviluppa quando finisce il campionato è che le pagine da riempire (vere e virtuali) non diminuiscono e, quindi, si moltiplicano le puttanate, in particolare quelle di mercato. Per fortuna domani c’è ancora un match - Italia Sperimentale vs. San Marino - che ci consentirà di vivere emozioni di un certo livello. Organizzata a suo tempo ad Empoli - ovvero nella città “sportivamente parlando” più incazzata d’Italia - questa partita vince a mani basse il premio “amichevole meno opportuna della storia”. Ma tant’è, ci adeguiamo. Per fortuna hanno scelto un orario intelligente e comodo per chi, come il sottoscritto, sogna sempre di tornare a casa dalla redazione qualche minuto prima dei lupi: le 21.30. E voi direte: perché? Forse a Empoli c’è il fuso.

Facciamo così, visto che siamo in quella via di mezzo tra la fine del campionato e l’inizio dell’infernale mercato, oggi si procede per pensierini sparsi. Come sempre non c’è una logica, forma mentale assai sopravvalutata in molti Stati.
TOTTI
Siccome su Totti tutti hanno detto tutto, il rischio di diventare retorici è devastante. Siamo abbastanza sicuri di non aver mai assistito a una dimostrazione di “affetto sincero” di siffatta portata – quella della “sua” gente -, tra l’altro abbinata a una capacità d’espressione – quella del Pupone – che davvero resterà nei secoli dei secoli. Totti ha paura e lo capiamo bene, chi dice “eh ma cosa vuole, tanto c’ha i soldi” con tutto il rispetto non capisce un cazzo: qui non si tratta di “conti in banca”, ma di “coraggio di rallentare” dopo una vita vissuta a 1000 all’ora. Non è facile, ma il Totti che domenica si è aperto al mondo ha già rispedito al mittente una marea di preconcetti (“Finito di giocare gli resteranno solo le barzellette”) e dimostrato di essere molto di più di un semplice “calciatore baciato da Dio”.
In ogni caso, visto che le cose belle sul Pupone e gli aggettivi (tutti meritati) li avete già letti, ci permettiamo di fare un passo avanti per andare al prossimo punto che chiameremo:

LA LEZIONE DI TOTTI A DONNARUMMA

In un'ora di giri di campo e lacrime, Totti ha mostrato a Donnarumma che ci sono cose che un procuratore ti può dare e, altre, che invece può solo toglierti. Nessuno sa se Donnarumma diventerà un fenomeno, tutti sanno che giocando al gioco del “facciamo in modo di incassare il più possibile”, a soli 18 anni rischia di perdere il privilegio di vivere quello che ha vissuto Totti domenica alle ore 20: un’ora dal valore inestimabile.

KESSIE’ ROSSONERO

Questa mattina sono previste le visite mediche di Kessiè: il centrocampista che tanto bene ha fatto all’Atalanta diventerà un giocatore del Milan, ai bergamaschi andranno 28 milioni di euro.

ICARDI

Dopo le vittorie dell’Inter contro Lazio e Udinese, in molti si sono scatenati: “Senza Icardi l’Inter è molto meglio!”. A corredo, tutta una serie di dati che testimonierebbero quanto l’argentino sia un giocatore “che fa girar male la squadra”.
Detto che certamente tutti hanno diritto di criticare e non amare un giocatore, ci permettiamo di far notare che:
1) Le partite contro Lazio e Udinese erano amichevoli.
2) La “panchina d’oro” Sarri la scorsa estate ha chiesto al suo tecnico un giocatore: Icardi. Ecco, Sarri pensa che Icardi sappia giocare.
3) La stragrande maggioranza di quelli che domenica ce l’avevano con Icardi perché “con lui in campo non si vince”, subito dopo Inter-Lazio di Coppa Italia scrivevano “Pioli infame, ha tenuto fuori Icardi, per questo ha perso”. Sono gli arrabbiati a prescindere.
4) Icardi deve certamente migliorare, altri lo devono fare molto di più.
Fine del pensierino polemico.

CARPI MEGLIO DI EMERY

In Barcellona-Psg, quella del “rimontone spagnolo”, i francesi finiscono la partita con il portiere immacolato: niente giallo per perdita di tempo, niente di niente. Ieri il Carpi ha conquistato la finale dei playoff di serie B in 9 contro 11, perdendo tempo, facendo le barricate, collezionando gialli come noccioline. Una resistenza epica, un mister mai alla moda ma sempre efficace: Castori.

PERISIC DA MOU

Perisic lascerà l’Inter. L’Inter incasserà 45 milioni più bonus. Il croato era stato pagato meno della metà due anni fa. Molti dicono: “Che troiata”. Hanno le loro legittime ragioni, ma il motivo è chiaro: fare pace con l’Uefa (30 milioni da recuperare entro il 30 giugno). Poi arriverà il momento del mercato in entrata che sarà ricco e, si spera, assai meno frenetico rispetto a un anno fa. Di Maria? James? Manolas? Berardi? Pepe? Nainggolan? Tutti i precedenti? I nomi sono così tanti che è facile capire cosa stia accadendo a livello mediatico: “Butta là più nomi che puoi, tanto Zhang è ricco e prima o poi qualcuno arriverà”. E così sarà: qualcuno arriverà, ma prima tocca scegliere il tecnico.

SPALLETTI

Oggi Spalletti saluta Roma e la Roma. Il suo destino è scritto? Forse. Chi scrive ha provato a forzare la mano con i soliti beninformati (“è fatta con l’Inter o si tiene aperta una porticina per Conte?”). Sapete cosa mi hanno risposto? Una beata mazza. Personalmente sono fermo a quello che la società ha fatto trapelare una settimana fa: il limite massimo per l’annuncio del tecnico è il 15 giugno. Come dire: “Non verrà presa una decisione affrettata”.

MOU, PERDONALI

Primo anno a Manchester: Community Shield, Coppa di Lega, Europa League, qualificazione alla Champions.
Solo per Mourinho si parla di "flop" con 3 trofei, per questo è Speciale.

BONUCCI (E FIGLIO)

Bonucci ha un carattere bestiale: non è sempre buono, con gli avversari litiga volentieri, dice “sciacquatevi la bocca”, ha mandato affanculo il suo tecnico, è finito in tribuna, ha fatto pace, ha scoperto di avere un figlio tifoso del Torino, invece di dirgli “cambia o finisci nello sgabuzzino” lo ha esaltato, gli ha fatto la foto con Belotti, lo ha “usato” per veicolare un messaggio che dovrebbe essere normale e, invece, quasi mai lo è: il calcio se non è vissuto come “la cosa più importante del mondo” è una figata. Bonucci, signori, si merita tutto.

NICOLA CI TIENE AL SUO POSTO DI LAVORO

La cosa bella di Nicola è che quando lo scorso inverno tutti lo trattavano come si trattano quelli che ti fanno compassione (“sei bravo dai, non è mica colpa tua, vuoi una caramella? Toh, te la do”) lui davanti ai microfoni diceva solo una cosa: “Resterò su questa panchina solo se salverò il Crotone”. Nicola, evidentemente, tiene al suo posto di lavoro. I suoi giocatori, invece, hanno dimostrato che a volte basta la “fame” per superare i propri limiti.

ALLEGRI E LO STRESS

Massimiliano Allegri è sereno. Lo è davvero. Chi ieri era al “media day” dei bianconeri dice che il tecnico bianconero sembra quasi non sentire la tensione per la finale di sabato. Sapete perché riesce a stare tranquillo? Perché non ha più nulla da dimostrare: sa che se dovesse perdere salteranno fuori quelli del “lo sapevo, con Allegri non si vince in Europa perché è limitato”, ma sa anche che si tratta degli stessi che in caso di vittoria diranno l’esatto contrario. E quindi se ne fotte.

SARRI

Quello che ha fatto Sarri quest’anno va ben oltre il campo, non lo diciamo noi, ma tutte le statistiche legate al campionato. Proviamo per un momento a dimenticare la classifica: se il calcio fosse uno spettacolo slegato dal risultato, i biglietti per vedere lo show messo in piazza dal “tutato” sarebbero i più cari. Non servirà a nulla, ma coloro per cui non esistono solo i successi, quest’anno con Sarri hanno raggiunto vette di godimento estetico viste raramente nel nostro Paese.

IL MILAN DI FASSONE
Cose fatte dal nuovo Milan targato Fassone-Mirabelli in 45 giorni.

1) Dato la fiducia a Montella. Qualcuno ha osato: «Non è vero, pensano a Mancini». E loro hanno ribadito: «No, Montella».

2) Acquistato Musacchio e Kessié, avvicinato Rodriguez del Wolfsburg, approcciato Conti, sempre dell’Atalanta. Il tutto a maggio non ancora terminato.

3) Attizzato la fantasia dei tifosi che fino a due mesi fa temevano il peggio e ora si sentono dire «il Milan pensa a Morata o Belotti» e, quindi, legittimamente mostrano la ruota di pavone dopo anni passati a sentir dire «arriva un bel parametrone zero».

4) Provveduto a un doppio aumento di capitale (60 milioni + 60 milioni), parlato «a viso aperto» con gli azionisti di minoranza senza nascondere difficoltà presenti e speranze future, rassicurato i tifosi sulle intenzioni nel breve/medio periodo.

5) Fissato il limite per la costruzione di un nuovo impianto o l’eventuale «messa a nuovo» di San Siro: 4 anni.

6) Presentato all’Uefa il cosiddetto voluntary agreement che in parole povere significa andare dai capoccioni del calcio e dire «eccoci qua, sappiamo che ci sono delle rogne legate alle recenti gestioni, ma confidiamo di sistemare tutto nei prossimi anni facendo questo e quello». La chiamano «trasparenza».

7) Ottenuto la qualificazione all’Europa League nonostante molti dicessero «non ci vogliono andare perché “ai cinesi” non interessa». Sì, col piffero (ma questo più che altro è merito di Montella e dei suoi ragazzi).

8) Rispettato una sorta di promessa fatta qualche mese fa («vogliamo riportare a casa una bandiera rossonera»). È tornato Gattuso, guiderà la Primavera, darà una mano a tutti i livelli: ottima scelta.

9) Affidato la comunicazione all’esperto Fabio Guadagnini per entrare nell’«era moderna». Contatto diretto con i tifosi, attenzione al mondo «social», incontri di mercato organizzati non nel segreto degli alberghi e dei ristoranti, ma a Casa Milan, spesso quando il sole non è ancora tramontato.

10) Trovato il modo di «arrivare a questo punto». Nei mesi delle incertezze, dei closing rimandati, delle prese per il culo mediatiche (sì, ci sono state anche quelle), coloro che ora hanno «avviato la macchina» sono riusciti a mantenere i nervi saldi. Lo hanno fatto anche nel momento più difficile, a marzo, quando a causa del cosiddetto «protezionismo» imposto dal governo cinese, tutto stava per saltare (e qualcuno ha provato a «subentrare»). A quel punto Fassone (coadiuvato dall’avvocato Riccardo Agostinelli) è riuscito a trovare il grano necessario per completare l’operazione: 303 milioni prestati dal fondo americano Elliott, che per qualcuno sono il primo segnale che tutto finirà malissimo e per qualcun altro la prova che dietro al misterioso Mister Li non ci sono Paperoga ed Eta Beta, ma «altri e ben più facoltosi cinesi», gli stessi che per le masse «non esistevano» e, come per magia, ora «esistono, io comunque l’ho sempre pensato». E beh, certo.

INSINNA NON POTEVA MANCARE
Siamo tutti un po’ Insinna, anche quelli che si sono indignati, probabilmente anche il Gabibbo (solo che nessuno manda in onda le sue intercettazioni ambientali).

Infine ci tenevo a dividere questa gioia (vecchia di tre giorni) con tutti voi: sono diventato una persona molto importante, sul mio profilo facebook le prove fotografiche. Ciao.
(Twitter: FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com).

GRAPPA E PADRI

Nel 1997 il primo passo: diploma.
Mio padre: silenzio.
Nel 2004, dopo lunghe peripezie e vaffanculi alla Insinna, ho conquistato una sanguinosa quanto inutile laurea in scienze ambientali.
Mio padre: silenzio.
Nel 2007 lottando nel sottobosco delle raccomandazioni e della fetente burocrazia sono diventato giornalista professionista.
Mio padre: silenzio.
Ieri la corporazione degli acquavitieri italiani mi ha nominato "Gran Cavaliere della grappa".
Mio padre: "Sono orgoglioso di te".
La mia vita sta prendendo pieghe che oserei definire "grottesche".
Prosit.


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