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  Resterà alla Sampdoria per il primo vero anno da titolare
  E' pronto per il grande salto: andrà alla Juventus
  All'Inter come prima grande alternativa a Icardi
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Editoriale

Juve: ecco il colpo per congelare lo scudetto (e quello per l'Europa...). Napoli, non solo Milik: De Laurentiis "sfida" Higuain (e ha preso una decisione). Inter: arriva il "socio" di Mancini e...Jesus! Milan: libertà a Montella. E su Pellè...

05.07.2016 08.06 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 120186 volte
© foto di Alessio Alaimo

Per una volta non parto con una delle solite cazzate, ma copio e incollo un post che ho incrociato su Facebook a firma Alessandro Cavasinni, collaboratore del mio e vostro portale pallonaro prediletto (Tmw). Non ho il piacere di conoscere il Cavasinni, lo prego pertanto di non mandarmi affanculo se faccio mie codeste parole (Cavasinni, se pensi a una querela sappi che ceno a patatine dell'Esselunga. Le palline da 0.80 il chilo, generalmente).

Ecco le parole del Cavasinni, vecchie ormai di una settimana:

"Penso che ieri, con questo fatto di Marko Pjaca spedito in ogni angolo d'Europa, sia morta definitivamente la credibilità di tutti gli addetti al calciomercato. E la dinamica è fisiologica. Senza colpe specifiche, ma va analizzata. Se segui una trattativa troppo da vicino e ne racconti ogni segmento, perdi lo sguardo d'insieme. E incappi in cagate. Sarebbe come decretare il vincitore della maratona dell'Olimpiade ogni 100 metri: sei continuamente in contraddizione con quanto avevi detto tre minuti prima. Che non era falso - badate bene- ma del tutto parziale. Anni fa, il giornalismo sul calciomercato era meno ossessivo, quindi meno gossipparo e più concreto. E la questio-Pjaca ne è l'esempio lampante. Voci, rumors che diventano ufficialità. Una telefonata diventa accordo. Un sussurro diventa "visite programmate". The end. Bisogna rendersene conto".

Condivido ogni singola parola del Cavasinni, forse anche voi. O forse no. Il fatto è che con questa storia del mercato siamo diventati tutti matti, quasi come se fosse più importante prevedere/scoprire "chi arriverà" piuttosto che vedere la propria squadra giocare. Il consiglio è sempre lo stesso: appassionatevi al "compra-vendi" ma non fatela diventare una malattia, anche perché il mercato del calcio è nei posti caldi della classifica "argomenti scacciafiga", ve lo dico per clamorose testimonianze riportate da esperti di mercato.

(Marisa: "Non so se uscire con te o con Carmine, tu che dici?". Esperto di mercato: "Beh, io so a memoria tutta la situazione Berardi e le ultime 12 possibili destinazioni di Pjaca!". Marisa: "Allora esco con Carmine, di mercato non sa niente ma ha una mazza tanta").

L'esperto di mercato sapeva tutto dell'affare Pjaca ed è rimasto doppiamente scottato: 1) Non è uscito con la Marisa. 2) Del croato in realtà non c'ha capito nulla perché cambia possibili acquirenti come Bobo Vieri le fidanzate.

Le certezze, semmai, sono altre. Quelle del Napoli, che ha smesso di farsi "maltrattare verbalmente" e sta provando a rispondere con i fatti a Higuain, a suo fratello e a quelli come loro che ritengono il club partenopeo "in fase di stallo". De Laurentiis ha dato il via alle grandi manovre: per l'ambo della Dinamo Zagabria Pjaca-Rog l'offerta è concreta (35 milioni), Pjaca prende tempo e ricorda tanto certe profumiere da liceo che davano l'impressione di flirtare con tutti in attesa di capire con chi accoppiarsi. L'altra certezza è che Milik si è fatto un bel giro in città. Non sappiamo se il polacco finirà al servizio di Sarri ma sappiamo almeno un altro paio di cose. 1) De Laurentiis sta rispondendo per le rime all'accusa di "appiattimento". Higuain a questo punto può fare due cose: trovare un'altra scusa che non sia "non rinnovo perché la squadra è quella che è" o dire la verità e cioè che vuole - legittimamente - un pacco di soldi in più. 2) L'atteggiamento "aggressivo" del patron partenopeo fa intuire che probabilmente ha metabolizzato la possibile/probabile partenza del Pipita e vuole "acquistare" prima di farsi trovare col malloppone in mano. 3) Offerte reali per l'argentino ancora non ce ne sono, soprattutto fino a quando si continuerà a scrivere "tutti lo vogliono" che tradotto dal "giornalistese" significa "nessuno ha avanzato un'offerta ufficiale".

A Torino sponda Juve son tutti bei sereni. La Signora è ai dettagli per Benatia, che nella rosa a disposizione di Allegri andrà a riempire la casella lasciata libera da Caceres (a sua volta vicino alla Roma). Con il Bayern è tutto concordato per un prestito con obbligo di riscatto a 18 milioni: mentre le altre squadre annusano la preda ma poi scappano per il puzzo emanato dalle richieste economiche, Marotta, ancora una volta, si presenta con la valigetta, portando a Vinovo la scelta numero uno. Benatia andrà a migliorare ulteriormente un reparto che conta già sulla Bbbc ammirata in azzurro in queste settimane. Dopo Pjanic e Dani Alves, dunque, il terzo giocatore "sopra la media" chiesto da Allegri per completare una Juve da Champions. E l'attaccante? Arriverà anche quello, ma senza fretta in questo caso...

Montella ha finalmente raggiunto Milano, non in aeroplano come vorrebbe il suo soprannome, bensì in treno, proprio come uno di noi. Vincenzo ha dovuto fare i conti con l'affanno del trasporto bagagli, non agevolato dall'afa milanese, e la ricerca dell'uscita nella labirintica Stazione Centrale. Proprio come uno di noi. Vincenzo si è poi recato a Milanello per un dettagliato sopralluogo, infine ha deciso di alloggiare nel centro sportivo dicendo "No, grazie" agli alberghi di lusso. Ammirevole.
> Stupisce di Vincenzino questa normalità, la stessa normalità che può solo far bene ad una società che ancora non dà certezze quanto al proprio futuro "gestionale". La normale giornata di lavoro dell'Aeroplanino si è quindi spostata a Casa Milan, dove si è svolto un normale incontro con Galliani per parlare di mercato. Montella ha ribadito di volere "qualità" a centrocampo: ha approvato Kovacic (si tratta il prestito con il Real), ha fatto i nomi di Zielinski e Soriano, ha avanzato richieste anche per la difesa (Musacchio del Villarreal e Vermaelen del Barcellona sono i preferiti). In attacco, invece, piace Pellè, ma dipenderà tutto dalle cessioni di Bacca e Niang.
Lasciare libertà d'azione e potere decisionale a Montella: in un periodo di generale "anormalità" un segnale di logicità che può solo fare bene.

La prima Inter "cinese" si è ritrovata in quel di Appiano Gentile alla presenza di Mancini. Tutti sorridenti i ragazzi nerazzurri, sorridente anche il tecnico che può già contare su buona parte della rosa (esclusi i sudamericani impegnati in Copa America e gli europei convocati dalle rispettive nazionali). A breve, ad Appiano o direttamente nel ritiro di Brunico, potrebbe bazzicare anche Oriali: l'Inter è in contatto con la Figc per liberare il fido scudiero dell'ormai ex ct Conte e riempire il vuoto nel ruolo di general manager lasciato da Stankovic. Oriali stesso è combattuto in quanto grato a Tavecchio per l'occasione concessagli in azzurro, mentre quest'ultimo prende tempo e aspetta un confronto con Ventura per decidere il da farsi. L'armata Ausilio, invece, è concentratissima sulla mamma di Gabriel Jesus. Non pensate male, voialtri, la suddetta mamma è fondamentale in quanto assai attenta alle sorti del figliolo (purtroppo orfano di padre fin da giovanissimo). Sul ragazzo c'è mezza Europa, ma a fare sul serio sono soprattutto le due grandi spagnole: Real e Barcellona. L'Inter, dal canto suo, sta facendo il possibile e anche di più per accaparrarsi il gioiello brasiliano classe '97: offerti 25 milioni al Palmeiras e un progetto di crescita graduale al giovincello (oltre a un minutaggio importante, a differenza dei top club spagnoli). Il mediatore Giovanni Branchini, che già portó all'Inter Ronaldo, tornerà con buone nuove (mamma del ragazzo piacevolmente impressionata, entourage pure, affare per gennaio quasi fatto!). L'Inter nei prossimi giorni tenterà l'affondo ma non molla le piste Candreva (l'offerta non supererà i 18+2 milioni), Berardi e Pjaca.

La chiusura è tutta per la nostra nazionale, perché non possiamo proprio farne a meno. Ad ogni modo eviteremo i complimenti, i "peccato ma siete stati bravi", tutte le cose che già sapete e probabilmente vi hanno già strarotto l'ambaradan. Ci limitiamo a dirvi la nostra su Pellè, perché in questi giorni se non dici la tua su Pellè non sei un cazzo di nessuno (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol. Mail: ilsensodelgol@gmail.com).

Queste poche righe sono dedicate a Graziano Pellè, l'ex "osannato" devastato dagli eventi, il tamarro che sfida il panzer e gli dice "Mo' te lo faccio" (il cucchiaio).

Beh, io sto con lui.

Sto con lui perché non ho la minima idea di cosa significhi tirare un rigore in un quarto di finale contro la Germania.

Sto con lui perché al suo posto probabilmente avrei tentato qualunque cosa per esorcizzare il terrore, anche improvvisare un gesto di estrema e sciocca arroganza.

Sto con lui perché per tutto l'Europeo ha combattuto come una bestia non per inseguire la gloria personale, semmai per raggiungere quella collettiva, di una squadra battezzata come "scarsa" e dei 56 milioni di italiani che quella squadra ha degnamente rappresentato.

Sto con lui perché è "umano" e quindi destinato a sbagliare, ma di fronte al bivio ("Tiro e metto in gioco la mia bella prestazione o evito e passo all'incasso?") ha scelto la strada più complicata.

Sto con lui perché il suo gesto non era quello del coatto al campo di periferia ("c'ho il pisello più lungo del tuo e ti sfido") ma quello di un uomo che a un passo dal dischetto ha smarrito le sue certezze e, disperato, ha provato a improvvisare ("Oddio quanto è grosso Neuer, non me la sento più, mi gioco la carta della provocazione, magari ci casca").

Sto con lui perché ha cantato a squarciagola il suo inno - che è anche il mio - e perché in presenza di una sconfitta è davvero meschino ridursi a cercare sempre uno straccio di capro espiatorio.

Sto con lui perché in un mondo in cui si sprecano i "cazzo volete?" lui ha chiesto subito "scusa".

Queste poche righe erano dedicate a Graziano Pellè, ma anche a Simone Zaza e a tutti quelli che virtualmente almeno una volta nella loro vita hanno "tirato un rigore": guardando in faccia la paura, prendendosi delle responsabilità, facendo un passo avanti, provando a farsi coraggio in qualche modo (sì, anche con un gesto da stronzi), sfidando a dadi la fallibilità umana.
E nonostante tutta la buona volontà... hanno fallito.
Siete grandi, maledettamente grandi.


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