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Editoriale

Juve: fuori dal campo sta succedendo qualcosa di grosso (e i cinesi trattano con un attaccante!). Inter: i segreti di Nanchino e le prossime mosse di Ausilio. Milan: la decisione su Deulofeu. Napoli: e se Maradona...

17.01.2017 20:49 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 102441 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ci tocca partire con una cosa seria. Molto seria. Pure troppo.

La potenza di Tuttomercatoweb ha generato il “dramma dei pizzoccheri” che vi vado brevemente a raccontare.

(Ricordatevi che è tutto molto serio. Serissimo).

Settimana scorsa ho iniziato l’editoriale con la consueta “boiata invereconda” per introdurre le successive (boiate invereconde). Ho parlato dei pizzoccheri, piatto tipico valtellinese per il quale vado ghiotto (“La caratteristica dei pizzoccheri è che il primo giorno sono buonissimi, il secondo ti fanno venire l’acetone, il terzo cementano e al quarto non ci arrivi. Nel senso che muori”). Ebbene, la lobby dei pizzoccherai si è incazzata. È venuto fuori un macello che metà basta, con tanto di articoli sui giornali e iniziative pubbliche per punire il sottoscritto.

(E’ tutto tremendamente serio. Tenetelo a mente).

Questo l’incipit di uno degli articoli pubblicati in settimana per sviscerare il caso-pizzoccheri: “Tutto pronto per la "Pizzoccherata mondiale", iniziativa del segretario provinciale della Lega Nord e vice presidente della Provincia di Sondrio, Christian Borromini, in risposta alle critiche del giornalista Fabrizio Biasin al piatto tipico valtellinese. E ora c’è anche l'hashtag per pubblicare tutte le foto dei pranzi, e delle cene, perché no, domenicali a base rigorosamente di pizzoccheri: #iomangiopizzoccheri”.

(vi giuro che è tutto vero. E molto serio, tra l’altro).

Queste le dichiarazioni del – ricordiamolo – VICE PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI SONDRIO: “Dalla parte dei pizzoccheri ci sono i valtellinesi ma non solo, anche tutti quei buongustai, sparsi in ogni parte del mondo che li conoscono e li apprezzano. I pizzoccheri sono il piatto principe della nostra cucina, si portano dentro la storia di contadini abituati a sfamarsi con il poco che avevano e molti di loro sono campati fino a cent’anni mangiandoli per tutta la vita. Il giornalista Fabrizio Biasin li ha trovati tutt’altro che leggeri, poco adatti in una dieta dimagrante? Bella scoperta! Per chi ha queste esigenze in Valtellina abbiamo la Bresaola, le mele, il miele e gli yogurt. Non vuole mangiarli per quattro giorni di fila? Libero di non farlo, ma lasci che tutti gli altri decidano per sé e, soprattutto, non offenda il buon nome dei pizzoccheri della Valtellina. Da valtellinesi siamo affezionati al nostro piatto più rappresentativo e lo difenderemo da tutto e da tutti cominciando dalla "Pizzoccherata mondiale": la domenica, con le famiglie riunite, è la giornata ideale per mangiarli e per invitare a mangiarli, in Valtellina, in Italia e nel resto del mondo. Sarà tutta salute”.

Il Borromini si è incazzato. E ha organizzato la “pizzoccherata mondiale”. Ricordiamolo.

Ora, siccome temo di trovarmi una testa di cavallo (bresaolato) davanti all’uscio di casa, porgo la mano in segno di pace e mi limito a buttar là un paio di considerazioni.

1) Scrivo sempre “porca troia”, ma anche “maremma maiala”. Credo sia giusto procedere con l’autodenuncia e relativo hashtag: #vivalamaiala

2) Anch’io voglio fare il vice presidente di qualche Provincia. Deve essere un’esperienza bellissima fatta di letture profonde come codesto editoriale, prese di posizione importanti e coraggiose. Borromini, nonostante te la sia presa con il sottoscritto, io ti voglio bene: sei la prova vivente che non tutti i politici sono dei perditempo, ma che in realtà conoscono le priorità e sanno lanciare messaggi di una certo spessore. #jesuisborromini

3) Borromini, ho dato un'occhiata a Google image: siamo sinceri, hai una stazza importante. Borromini, io te lo dico, le mele e lo yogurt meglio se te li magni te. #ilcolesterolodiborromini

Era tutto molto serio. Ora, purtroppo, cose certamente meno interessanti.

IL “CASO ALLEGRI”

Scrivere di Juventus, oggi, non è affatto facile. Personalmente sarò diretto, nella speranza che chi legge possa andare oltre il "tu tifi Inter, fatti i cazzi tuoi" che a volte è barriera insormontabile per chi crede che tutto si debba ridurre all'"io odio te e tu odi me". Se appartenete a questo gruppo di lettori, allora fermatevi qua: di sicuro prendereste le mie parole come una provocazione. Viceversa spero che le prossime righe vi possano interessare.

Fine del preambolo.

Cari tifosi della Juve, io non vi capisco. Per carità, mica a tutti, ma qualcuno di voi veramente mi sembra stia esagerando. Sarà che la mia fede calcistica mi ha portato a vivere non solo, gioie ma anche tanti dolori, sarà che anche “nelle gioie” ho dovuto fare i conti con la fetente "resilienza" (capacità di affrontare e superare le difficoltà), sarà quel che vi pare, ma l'acredine di chi da domenica (e anche molto prima) sta massacrando squadra e allenatore, mi pare davvero fuori luogo.

Per come la vedo io voi che "allenatore ridicolo! Vergogna! Ora basta!" non avete reali certezze sul fatto che "sia inadatto", semplicemente non sapete né avete voglia di soffrire. Non vi va, perché vincere, per voi, deve essere "normale", quasi dovuto. E, invece, vincere significa anche riuscire a buttar giù bocconi amari, significa essere in grado di digerire una sconfitta senza fare tragedie nonostante si abbia a disposizione la rosa più forte. Nulla è dovuto, altrimenti non si chiamerebbe "gioco del calcio" ma "dittatura".

La valanga di invettive e critiche piovute addosso ad Allegri nella giornata di ieri sono assolutamente legittime e costruttive (dov’era Pjanic?), ma non tutte, solo quelle "sincere". C'è una parte di tifosi che - inconsciamente o volontariamente - ha scelto di partire con le critiche non a partita persa, ma prima che iniziasse ("che cazzo mette la difesa a tre!" o "che cazzo mette la difesa a quattro!" o "che cazzo lascia fuori Tizio, Caio e Sempronio!"). Trattasi di "critica preventiva", un modo di fare un po' vigliacco che nove volte su dieci finisce nel dimenticatoio (perché la squadra vince) e una volta su dieci diventa succulento pretesto per ricordare ad Allegri quanto sia “allenatore della Juve per caso”.

Sembra in definitiva che qualcuno - sempre più o meno inconsciamente - attenda l'inciampo per sfogare il proprio rancore represso e poter dire "l'ho sempre pensato che quello lì non ci porterà da nessuna parte!".

Poi controlli e "quello lì", non si sa neppure per quale miracolo, è in testa al campionato, qualificato ai quarti di coppa Italia e agli ottavi di Champions con largo anticipo. "Ma è il minimo! E poi ha perso la Supercoppa! E ben quattro partite in campionato!", dicono i critici. È vero signori, ma è anche vero che - è banale dirlo - a volte si perde non esclusivamente per demeriti propri, ma perché gli avversari sono stati più bravi. È dura da ammettere, ma succede. Dire "siamo più forti di tutti e quindi se non vinciamo è solo colpa nostra" non è la verità, semmai il modo più facile per scansare i problemi. E i problemi nel corso di una stagione ci sono sempre, anche nelle macchine che sembrano perfette.

La Juve ha perso con la Fiorentina non per la difesa a tre o perché Allegri sia un cretino, ha perso perché la Fiorentina questa volta è stata più brava. Si può affrontare il momento di difficoltà e provare a superarlo supportando l'allenatore italiano più vincente degli ultimi anni, oppure si può scegliere di rompere i maroni per vedere l'effetto che fa.

Volete sapere "che effetto fa"? È presto detto: a forza di "non c'è gioco" e "speriamo arrivi Sousa", invece di “dare una mano” si complicherà il percorso di una squadra che quest'anno è chiamata a scalare una montagna chiamata Champions. Il tutto per poter dire "io l'avevo detto". Beh, bella soddisfazione.

Vi lascio con 4 postille.

1) Il guaio della Juve - non ci vuole un genio per capirlo - al momento si chiama centrocampo. Chi scrive pensava potessero bastare i muscoli, il match di Firenze dice che serve qualcosa di più. Difficile che Marotta riesca a trovare una pedina “da Juventus” nei prossimi 15 giorni, ma ci proverà. Il dato di fatto è che “Pogba-Pirlo-Vidal” non si sostituiscono in un amen, questa cosa la sa bene Allegri, meno i diirgenti, troppo “leggeri” nel trasformare il reparto più forte della squadra nell’attuale punto debole.

2) I critici "a prescindere" sono una minoranza - è importante sottolinearlo - ma una minoranza crescente e "ingombrante" con un potere che alla lunga può diventare devastante: fornire alibi ai giocatori "perché tanto la colpa è del mister, lo dicono tutti" sarebbe assai sciocco.

3) Non sono un parente di Allegri, né ho mai avuto il piacere di conoscerlo. Sono semplicemente un giornalista che il giorno del suo "sbarco" a Torino scrisse un articolo dal seguente titolo (più o meno): "Allegri inadatto, farà il male della Juve". Bella figura di merda. Per capacità di gestire uomini, criticità e “alti e bassi” che inevitabilmente “disturbano” le stagioni, il tecnico toscano mi ha fatto ingoiare parola per parola. Non pratica il bel giuoco di Sacchi? No, è vero, ma è pagato per vincere, non per sorprendere. A meno che le regole non siano improvvisamente cambiate.

4) ultimissima: una buona fonte mi rivela che la "fame di calcio" dei cinesi avrebbe raggiunto anche Vinovo. Il club che da tempo sta seguendo Kalinic, nelle ultime ore starebbe approfondendo una trattativa con Mandzukic e il suo entourage. L'offerta sarebbe assai "corposa", toccherà al giocatore decidere se questo è l'anno per provare a vincere la Champions in bianconero o quello per riempire il portafogli.

FINALMENTE INTER

Quanto all'Inter credo sia giusto fare un saltone all’indietro. Così come ora sarebbe un clamoroso errore lasciarsi trascinare dall'entusiasmo per una squadra finalmente "squadra" (la classifica dice che per raggiungere l'obiettivo stagionale la strada è ancora lunga e assai complicata), allo stesso modo tutti quanti dovremmo riflettere su quello che è accaduto più o meno due mesi fa.

L'Inter frastornata da un inizio stagione deprimente, decide di cambiare guida tecnica: lo fa con la consapevolezza di chi sa di aver commesso un errore non nel scegliere De Boer, tecnico validissimo (lo dimostrerà), ma nell'averlo fatto con sciagurato ritardo (agosto inoltrato).

Inutile ricordare le tappe del disastro, utile invece riflettere su quel che si disse all'arrivo di Pioli, il "provinciale e sicuro traghettatore che come Caronte accompagnerà i nerazzurri attraverso la Stige, prima di consegnare la barca a Simeone". Questa cazzata da me appena scritta, riassume in qualche modo le poche aspettative che tutti riponevano in Pioli, tecnico onesto e assai lucido. Oggi, degli “innamorati a prescindere” di Simeone non v'è traccia, ma guai ad abbassare la guardia: torneranno a rombare al primo inciampo dei nerazzurri.

Sapere che c'è? È normale che sia così: chi tifa vuole sempre di più, non si accontenta. Meno logico che certi errori vengano commessi da chi ha in mano le sorti del club e ha il dovere di essere sempre lucido. Ecco, l'Inter confusa e "bulimica" dell'estate scorsa ("compriamo tutti, anche i doppioni, non vendiamo nessuno, neppure gli inutili”) ha finalmente lasciato il posto a una più razionale: il tecnico "guida e motiva" i giocatori, la dirigenza "calcola e sistema" la rosa, il patron (sempre sia lodato) "caccia i soldi" ed evita di lasciarsi consigliare da chi non conosce le reali necessità della squadra.

Il recente viaggio di Ausilio e Pioli a Nanchino è servito proprio per mettere “ordine”, l'ingrediente fondamentale perché le cose funzionino in ogni azienda a prescindere dalle disponibilità e dal prestigio che essa rappresenta.

Per questo a gennaio si è scelto non di "rivoluzionare" come troppo spesso è capitato nel recente passato, ma di "dare valore" a chi Appiano la conosce già.

Con Brozovic, l’ultimo arrivato Gagliardini e un Kondogbia finalmente "cazzuto", l'Inter oggi ha un centrocampo all'altezza che dà maggiori certezze alla difesa e pompa più ossigeno alla fase offensiva.

Il resto tocca ad Ausilio. Da qui a fine mercato, il ds nerazzurro proverà a liberare altre caselle per consegnare al suo tecnico una rosa "asciutta" e certamente più "serena" (meno teste = più possibilità per tutti di incidere). A giugno, invece, si penserà a sistemare il resto. Il primo obiettivo sarà un forte difensore centrale (Manolas è solo una delle opzioni), quindi un esterno di livello. Meno chance per Verratti perché - parola della società - "il fairplay finanziario mica sparisce a giugno".

Postilla finale.

L’affare Gagliardini ha confuso le idee a molti, in particolare a quelli che un tempo dicevano “se Giaccherini si chiamasse Giaccherinho varrebbe 30 milioni!”, negli ultimi giorni hanno fatto il salto della quaglia (“26 milioni per un giovane italiano! Suvvia…”) e dopo il match con il Chievo hanno di nuovo cambiato idea (“Gagliardini fortissimo, sempre detto”). Sono gli stessi che oggi osannano Icardi (a proposito il club cinese di Cannavaro vorrebbe l’argentino, ma è stato “respinto con perdite”) e alla prima partita senza gol diranno: “Se non segna non serve a nulla”. Ci siamo abituati.

CHE NAPOLI

Discorsi simili si potrebbero fare su Sarri e la gestione di Tonelli, quello che da quando gioca - due partite - la butta sempre dentro (due gol). O su Mertens falso nove: quella che sembrava l’idea della disperazione del tecnico che proprio non digeriva Gabbiadini, ha trasformato il folletto belga in una macchina da gol che segna ai ritmi di Higuain (una rete ogni 99’ per Dries contro i poco più di 100 del Pipita in bianconero). Milik può rientrare con calma, Pavoletti dovrà guadagnarsi il posto e tutti devono avere più fiducia in un allenatore che ha messo in fila 13 risultati utili consecutivi.

Intanto, ieri Napoli si è goduta il ritorno sul palco – non del San Paolo, ma del teatro San Carlo – di Diego Armando Maradona che si è detto pronto a lavorare per la società partenopea. Sarebbe il più bel cinepanettone di Aurelio De Laurentiis, ma i due andrebbero d’accordo?

RIMONTA MILAN

A Torino il posticipo mostra il vero limite del Milan: la possibilità di alternare i giocatori negli impegni ravvicinati. I ragazzi di Montella si svegliano (alla grande) solo dopo aver rischiato il 3-0 ma non gli si può davvero imputare niente. Questa squadra avrebbe bisogno come il pane quantomeno di un'alternativa a centrocampo e di un esterno d'attacco. Per la seconda il giorno cruciale è proprio oggi: l'Everton scioglierà le riserve su Deulofeu, il resto invece è affidato ai "regali" che potrebbero spuntare gli ultimi giorni di mercato.

È il paradosso di un’annata dove le certezze sono solo in campo, in attesa di chiudere una trattativa ben più importante: quella per il passaggio del club. I soldi necessari per completare l'operazione dovrebbero arrivare ancora attraverso le Isole Vergini: per qualcuno è sinonimo di "poca trasparenza", chi invece sogna (legittimamente) in grande se ne frega dell'overdose di sarcasmo che aleggia attorno alla vicenda e spera che il 3 marzo sia giorno di festa.

Vi lascio con una storia vera. Ne ho tristemente scritto su Facebook. Speriamo che il tizio sull’ascensore non sia un parente dell’amico Borromini. #fattelaunarisataborromini (twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com).

Questa è una storia vera

State attenti figli, attenti.

Oggi ho preso un ascensore in un palazzo sconosciuto, di quelli con solo uffici.
Dovevo andare al piano ottavo.
Appena son salito mi sono accorto di aver sbagliato: l'ascensore scendeva nel seminterrato. La chiamano "Legge di Murphy" ("se qualcosa può andar male, lo farà”).
Pazienza.
Quando è tornato al piano terra è salita una coppia di lavoratori che rientravano dalla pausa pranzo, direi colleghi del genere che trombano assieme. Non so perché ho pensato così, ma certe cose si intuiscono. Ma magari mi sbaglio e son prevenuto, per carità. In ogni caso se la ridevano.

Ci siamo stretti un po'.

Avete presente il tipico imbarazzo da ascensore? Quella cosa che ti porta a stare in silenzio con la testa bassa, a guardare l'orologio 3342 volte sperando di arrivare in fretta al piano? Ecco, lei non ce l'aveva per un cazzo. 
Parlava di sua figlia con il collega.

Primo piano.
"Io e mia figlia abbiamo un rapporto speciale, quasi fossimo amiche ma nel pieno rispetto dei ruoli, sia chiaro".

Secondo piano 
"Lei mi parla dei suoi ragazzi, delle sue cose, io le do i miei consigli".

Terzo piano
"A volte si discute, ci mancherebbe, ma alla fine l'importante è capirsi no?".

Quarto piano
"L'abbiamo educata bene fin da piccola, credo non abbia segreti, non avrebbe motivo per averne".

Quinto piano
"Ad ogni modo ho scoperto che esiste una applicazione per tenere sotto controllo il suo telefono, è incredibile, una cosa fighissima!".

Sesto piano
"Perché, ripeto, c'è fiducia massima, ma al giorno d'oggi ci sono tanti rischi in giro...".

Settimo piano 
"Oh, non glielo dire quando viene a prendermi, non fare lo stronzo!".

Ottavo piano, scendo
Io: "Buona giornata". Loro: "Buona giornata". Io, uscendo: "Signora, scusi se mi permetto, non controlli il telefono di sua figlia su…". Lei, con le porte già in chiusura: "Scusi? Come ha detto? Ma pensa questo! Si faccia i cazzi suoi!". Io, con la porta già praticamente chiusa: "Ah, io devo farmi i cazzi miei! Ma vaff...".

Mi piace pensare che un giorno sua figlia, scoprendo l'arcano, le possa dire: "Mamma, ti perdono, e sai perché lo faccio? Perché non sono meglio di te. Grazie a "CazzituApp" lo so che trombi col collega Bottazzi. Porca".

State attenti figli, attenti.


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