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Mercato stellare per il Milan: i rossoneri sono da Scudetto?
  Sì, a patto che arrivi un grande attaccante
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  No, ha davanti comunque sempre Roma e Napoli
  Sì, già così è da Scudetto

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Editoriale

Juve-Higuain, il campionato è già finito? De Laurentiis si salva con le clausole, Suning-Wu e i cinesi che conquistano Milan e Inter. Ma senza soldi

Nato a Bergamo il 23-06-1984, giornalista per TuttoMercatoWeb dal 2008 e caporedattore dal 2009, ha diretto TuttoMondiali e TuttoEuropei. Ha collaborato con Odeon TV, SportItalia e Radio Sportiva. Dal 2012 lavora per il Corriere della Sera
24.07.2016 00:00 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 66590 volte
© foto di Lorenzo Di Benedetto

Il precursore delle clausole fantasmagoriche, vent'anni fa, era stato Ronaldo. Non Cristiano, bensì il Fenomeno, con Moratti che aveva pagato 48 miliardi di lire per il più meraviglioso degli attaccanti moderni. Veloce, rapido, letale. Ronaldo a ventun anni era destinato a vincere tutto, se non fosse per Francia 1998, per quella scaletta che ci ricordiamo tutti. Una finale, a Saint Denis, da fantasma e la vittoria di Zinedine Zidane, divenuto Roy ancor più di Michel Platini. A diciotto anni da quelle immagini, in Francia si è giocato un altro grande torneo, Moratti non è più il presidente dell'Inter, di attaccanti brasiliani non ce ne sono più, diventando di fatto i nuovi portoghesi. C'è però l'argentino Higuain che, fino a tre anni fa, era considerato come l'alter ego di Benzema. Su quel livello, perché non arrivi al Real Madrid a caso, ma non tale da valere novantaquattro milioni di euro.

La Juventus, però, è differente da quell'Inter. Il Fenomeno faceva la differenza, saltava come birilli Nesta e Cannavaro, ma aveva dei compagni di squadra che, pur essendo forti, non erano a livello di una Juventus monumentale. Ronaldo faceva la differenza da solo, il Pipita ha siglato trentasei gol spaccando le partite ma senza mai mostrare quella superiorità che era propria del brasiliano, approdato dal Barcellona. Va detto, appunto, che la Juventus vince da cinque anni e continuerà a vincere nella prossima stagione. Oa tocca alle cessioni, perché il tesoretto è dato anche dagli Sturaro e dagli Zaza, un po' come ha fatto il Bayern Monaco con i Rode e i Gotze. Ecco, forse quest'ultimo poteva essere un grande acquisto per qualsiasi italiana, se Joao Mario vale quaranta milioni e André Gomes sessanta.

Aurelio De Laurentiis, in tutto questo, è molto bravo. Perché per la terza volta riesce a sfuggire all'ira dei napoletani trovando terreno fertile e una questione contrattuale. Non cedere Higuain dopo le parole del fratello non avrebbe avuto senso. Così come non aveva senso il mantenerlo in rosa con un'offerta da 94 milioni di euro. Come per Cavani e Lavezzi la risposta è quella "c'è una clausola" e va pagata. Altrimenti Higuain non si muove. Il core ngrato di Higuain parte dall'anno scorso, quando il Napoli era un work in progress, in costruzione, ma c'era già chi tuonava sui mancati acquisti. Di fatto il procuratore già sapeva di non poter lasciare i partenopei perché il campionato del Pipita, pur ottimo, non era stato così devastante come l'ultimo. Gioco fatto, dunque, dopo un inverno da miglior centravanti di sempre. Gli attaccanti vanno, gli attaccanti vengono, il Napoli potrà sostituire degnamente Higuain con i soldi recuperati. Il presidente è molto bravo ad amministrare, pur con pressioni e difficoltà, ma se fosse onesto intellettualmente eviterebbe certe sparate. Che sanno ancora di motorino ai calendari, dove quest'anno non c'era nessuno (come per Juventus e Roma).

C'è poi un sottobosco di azioni e di parole che coinvolgono le altre squadre. La Roma che appare ridimensionata - ma che in realtà ha calciatori in più che possono fare bene con Spalletti - la Lazio che è su una scialuppa e aspetta di essere salvata dopo il naufragio Bielsa, il Sassuolo che settimana prossima inizierà la propria stagione ancora con Berardi e Sansone, la Fiorentina che spende qualche milione ma che per ora appare sempre uguale a se stessa, con i casi Rossi e Gomez sempre in bilico. In tutto questo ci sono Inter e Milan a giocare a rimpiattino: i nerazzurri ne dicono una, ne pensano un'altra e ne fanno una terza, perché Ausilio spiega di essere "vigili ma a posto", Mancini ha i mal di pancia, Suning non ha ancora realmente portato grande sconvolgimento. Arrivati i due argentini Banega e Ansaldi, qualcosa almeno a centrocampo andrà fatto. Dipenderà molto dalla questione Icardi. Dall'altra parte del Naviglio il Milan non ride, di certo, perché è appeso sì a Bacca, ma anche alle speranze di chiudere un accordo che ha del tragicomico. Arriveranno i cinesi, ne siamo certi (?), ma da Bee a Wu il pensiero è sempre quello: perché ci impiegano così tanto? Berlusconi continua a cambiare idea oppure c'è qualcosa che non sappiamo che blocca la trattativa? Nelle serie minori ci sono ristoratori che passano per grandi imprenditori che possono salvare la squadra in bilico: il Milan sembra in saldo in Paolo Sarpi, sebbene sia una grossa boutique. La più costosa del nostro calcio, anche più di Higuain.


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