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Editoriale

Juve: i problemi di cui non si parla perché tanto... è la Juve. Milan: la zona Champions e le "indiscrezioni" su Wenger. Inter: il giorno del Barcellona. Napoli, vendicaci tutti

06.11.2018 12:47 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 48206 volte
© foto di Federico De Luca

Prima le cose importanti. Mi scrive Antonio Portaccio, lo trovate su messenger, ha una barba da competizione: “Ciao Fabrizio, io non ti ho scritto per i biglietti per il derby, inoltre ti leggo sempre. Se ci troviamo in giro ti offro un caffè, sono su Milano. Mo’ veniamo al favore, sto cercando una camera singola a Milano ma è come chiedere al Poggibonsi di vincere la Champions, mi dai una mano?”. Allora, la vogliamo trovare una camera per Portaccio qui a Milano o ci facciamo riconoscere? Il Portaccio non è uno che pretende il bilo al Bosco Verticale, si accontenta di una sistemazione decente, mi raccomando fatevi avanti e non chiedete cifre folli tipo 600 euro per una doppia con cesso in comune (scrivetegli ad aportaccio9@gmail.com).
E il Portaccio è sistemato.
Ora, veniamo al resto. Sono molto felice che stasera si giochi Inter-Barcellona perché da ben tre settimane mi chiedono biglietti per la partita. Ma io non ce li ho mica. Ma “loro” non ci credono. E ti chiamano: “Hai mica due biglietti?”. E tu: “No, mi spiace”. E loro, furbi: “Anche pagando…”. E tu: “Ma chi sei scusa?”. E loro: “Boga Sergio, facevamo le elementari insieme e tu mi dicevi che ero tuo amico per la pelle, flik e flok. Mi dai i biglietti?”. E tu vai giù diretto: “Senti Boga, non sono un bagarino e comunque mi stavi sullo stomaco già alle elementari”. E Boga a quel punto si inviperisce: “Non sei più quello di un tempo, vergognati” e, insomma, per una questione di biglietti si rovinano amicizie secolari tipo quella con Boga. Quanta amarezza.

Ma parliamo di cose serie. Il ritorno del Barcellona a Milano è momento assai importante. La città funziona che è una meraviglia e non ve lo dico solo perché ci vivo, ma perché è così per davvero: il traffico è “umano”, la gente si accoltella meno che altrove, al semaforo ci si manda affanculo ma circondati dai grattacieli, la qual cosa fa la differenza. Mancava solo il calcio, insomma, e in qualche maniera “il calcio” è tornato. L’Inter affronta il Barcellona e completa il primo passo di quel rinnovamento promesso dalla famiglia Zhang un paio d’anni fa (“torneremo grandi”). Ovvio, il cammino è appena iniziato, ma il dato di fatto è che stiamo parlando di un club in espansione, con uno stadio straripante e una rosa finalmente competitiva. Sia chiaro, qui si intende leccare il culo al tecnico chiamato Spalletti Luciano, del quale tutti ci dicevano “attenti voi a Milano! Quello è pazzo!” e, invece, al momento pare talmente lucido da essere riuscito ad attivare il meccanismo virtuoso tipico dei grandi club, ovvero quello del “abbiamo una rosa di 20 giocatori, sfruttiamoli tutti”. Spalletti sta facendo un gran lavoro, è ovviamente solo all’inizio, ma al momento la figura dei fessi e prevenuti è tutta nostra.
E veniamo alla seconda leccata. Ausilio Piero ha messo insieme un gruppo oliatissimo: non è solo una questione di giocatori forti, ma di “incastri” (economici e tecnici). Lo ha fatto in una condizione complicata, sotto regime di fairplay finanziario (per chi ci crede e lo rispetta) e ci è riuscito assai bene. Nel breve/medio periodo inizierà a lavorare con Marotta Beppe e anche in quel caso sarà una questione di incastri, in questo caso “mentali” e “logistici”. Ma quello è il futuro: il presente è Inter-Barcellona, partita che solo un anno fa avremo definito “ingiocabile” e oggi, invece, è difficile ma non impossibile.

Si è discusso parecchio del rigore non assegnato alla Juve nel match contro il Cagliari. Lo si può girare in tutti i modi, ma quello è un tocco di braccio da sanzionare con il penalty. Ovviamente non diventa un “caso” perché i pluri-campioni vincono a prescindere e, quindi, tutto finisce colpevolmente in cavalleria. Il fatto che il Var sia indispensabile è ormai cosa assodata e certificata da quasi tutti (il finale di Udinese-Milan ne è la prova), il problema è che il principio resta sbagliato. Per spiegarlo utilizzeremo la sciocca metafora da Casinò: alla roulette, dietro al croupier, c'è un tizio appollaiato che interviene solo in caso di errori o reclami e ha l'ultima parola sul croupier. Al Var, invece, chi dispone delle immagini deve comunque sottostare alle scelte dell'arbitro, a meno che non si tratti di “chiaro ed evidente errore”. Cioè: ha l’ultima parola il signor fischietto anche se combina una cazzata “fino al 99,99%”. Secondo noi sono più svegli nei casinò.

E il Milan. Dopo la vittoria con la Samp, quella con il Genoa e quella con l’Udinese, arriva la bomba: “Wenger sarà il nuovo tecnico del Milan”. Lo scrive France Football ed entra pure nei dettagli: “Paul e Gordon Singer hanno deciso: Wenger sarà il nuovo allenatore del Milan ed avrà anche ruoli manageriali (mercato). Ancora non è chiaro quando avverrebbe l'avvicendamento con Gattuso”. E torniamo all’annoso problema che insegue i rossoneri da troppi anni a questa parte: l’unità d’intenti. Puoi vincere anche tutte le partite del mondo, ma se all’interno di un gruppo uno va da una parte e quell’altro ti sorride ma invece va dall’altra, allora non riuscirai a combinare niente di buono. I casi sono due: o in Francia hanno scritto una boiata e allora gli va elegantemente detto (“avete scritto una boiata!”) oppure così non è, e allora bisogna iniziare a dire la verità. Il bene del Milan non passa dalla guerra fredda e intestina, la storia recente è la prova più evidente.

Saluti e baci, ci congediamo con un caloroso in bocca al lupo riservato al Napoli di Ancelotti, chiamato alla sfida contro i petrol-furbetti del Psg: siamo con voi, oggi più che mai (Twitter: @FBiasin).


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