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La Giovane Italia
Editoriale

Juve: il nome per il centrocampo è “caldo” da gennaio. Milan: l’Uefa, il “caso-Li” e nuovi nemici. Inter: da Barella a Nainggolan (ma non fatevi fregare). Napoli: un “mago” fuori dal campo

29.05.2018 07:40 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 60492 volte
© foto di Alessio Alaimo

C’è la crisi di (non) governo. Anzi, peggio. Una volta su Mediaset alle 16 andava in onda Paolo Bonolis con i cartoni animati, si chiamava “Bim Bum Bam”. Ora c’è la D’Urso. La D’Urso un secondo prima parla dell’Uomo-Ken e quello dopo intervista i leader politici: questo Paese, scusatemi, ma ha un problema serio. Qui però si parla di calcio, del mercato.

Ieri un ragazzo mi ha scritto su Messenger, si chiama Alex: “A questo giro non intendo leggere nessuna news di calcio-mercato fino al giorno della chiusura: voglio leggermi solo le formazioni ufficiali ad agosto. Vuoi mettere l’emozione nel leggere la formazione ufficiale della nuova Inter direttamente a mercato chiuso? E magari trovarci un Lavezzi…”. Io ad Alex voglio bene, anche se so che mente pure lui. Nessuno riesce a fare a meno delle “illusioni mercatare” e tutti credono a tutto anche se fanno finta che no, loro non ci cascano. Per questo esistono e “prosperano” i Mino Raiola, per colpa nostra che “diamo retta”. Mino Raiola ci starebbe molto bene tra l’Uomo-Ken e i leader politici dalla ‘D’Urso: Barbara, pensaci. Starebbe bene anche in una delle centinaia “liste dei ministri” che girano da mesi: Conte non ci ha pensato, Cottarelli neppure, forse lo terrà in considerazione l’Uomo-Ken (alle future elezioni potrebbe vincere, in fondo ha parecchio consenso popolare).

L’Italia non è più il Paese della logica, ma del consenso popolare (forse lo è sempre stato). Se dici una cosa irrealizzabile che però “ingrifa” le masse, in automatico quella diventa una notizia, molti ci credono. Per questo alcuni sono certi che “Icardi andrà alla Juve”, altri che “Cavani andrà al Milan” e altri ancora che “l’Inter ne prenderà dieci”. Fa niente se la fonte è “Peppiniello ‘90” su twitter, l’importante è che la “bomba” si diffonda il più possibile, magari al punto che un qualche giornalista la riprenda e la faccia diventare attendibile.

Siamo abbastanza allo sbando: del resto c’è chi sui social augura la morte al Presidente della Repubblica, così, con leggerezza, figuriamoci se non vale tutto il resto.

Vale tutto, ma proprio tutto. Per dire, un bel giorno di maggio ci rendiamo conto che, oh, ancora non sappiamo dove vedremo le partite perché “son saltati gli accordi tra Lega e MediaPro”. Nel frattempo l’ex ct dice “mi ero dimesso, la colpa è anche degli altri” e l’ex presidente della Figc risponde “non è vero, non si era dimesso, voleva solo i soldi”. Ma che cazzo è, una puntata di Forum? “Da che parte state? Tavecchio o Ventura? Mattarella o Di Maio? Mettete il vostro sassolino e se non siete d’accordo augurate la morte al vostro nemico in un tweet! Le dieci minacce più originali verranno lette in diretta a Pomeriggione Sei!”. Siamo allo sbando totale, però c’è il mercato, che bello.

Il Milan è in clamorosa difficoltà con l’Uefa. Il fatto che effettivamente sia in difficoltà con l’Uefa fa tornare a galla quelli che “io l’avevo detto”. A quelli dell’”Io l’avevo detto” tu chiedi “avevi detto cosa esattamente?”. E loro cincischiano, al massimo ti dicono “avevo detto che col cinese sarebbe stato tutto uno schifo!”. Tu fai presente che per loro, in teoria, il cinese neppure esiste, ma non fai in tempo a dire la tua che ti incalzano: “Il Milan secondo te può entrare nella trattativa Juve-Morata?”. Ma porca troia, il Milan sta morendo o prende Morata? E allora provi a raccontare una storia minimamente sensata che spieghi le difficoltà di Li e il tentativo (difficile) di risolverle (vedi link in basso), ma non ci riesci perché non interessa, del resto vincono solo gli eccessi: o “il Milan fallisce”, o “il Milan prende Morata”, o anche tutte e due insieme.

L’Inter, invece, sta passando un buon momento ma anche in questo caso il tentativo è di trovare qualcosa su cui costruire dei “casi”. Spalletti ribadisce giustamente il concetto che esprime da tempo (“mai più promesse come l’estate scorsa”) e ovviamente c’è chi inzuppa il biscotto e parla di “rapporti in crisi”. Ma porca miseria, ma è possibile che tutto debba diventare “caso”? Su arrivi e partenze, invece, siamo alle solite dozzine di giocatori “vicini ai nerazzurri”, come se i tre neo-acquisti fossero già “vecchi” del genere “ok De Vrij, Asamoah e Lautaro, ma gli altri?”. Un’ossessione. Barella, per dire, piace davvero e tramite l’entourage ha manifestato il suo gradimento per i nerazzurri, ma siamo solo nell’ambito dei sondaggi e comunque anche se fosse tutti ti diranno “ci vogliono i big!”. Ecco, i big. Nainggolan torna ad essere un nome “caldo”, questo però non significa che con Rafinha sia finita. Per il brasiliano ci sono ancora tante possibilità: Inter e Barcellona si sono dati appuntamento “più avanti”, prima bisogna “saziare” l’Uefa con i famosi 40 milioni di plusvalenze da mettere insieme entro il 30 giugno. Ci vuole pazienza, insomma. O del Valium.

Quindi la Juve. Emre Can si paleserà entro fine settimana ed è cosa fatta, Kovacic (ne parlavamo nell’editoriale del 23 gennaio) resta una pista vivissima (difficile ma vivissima), Morata piace e non è una novità, ma anche in questo caso, davvero, non c’è fretta.

Chiudiamo con il Napoli di Ancelotti e De Laurentiis. Fa impressione dire “di Ancelotti” ma tocca fare ammenda: abbiamo spesso e volentieri massacrato De Laurentiis, lo abbiamo attaccato dicendo “dicci cosa vuoi fare con il tuo Napoli! Molli o rilanci?”. Il patron partenopeo ha risposto con i fatti, che poi è l’unica cosa che conta: bravo davvero (e ora occhio a Torreira…).

Fine. Di Karius avete già letto qualunque cosa, vi diciamo la nostra con questo pezzo pubblicato ieri su “Esquire” e che – ne siamo certi - non cambierà le sorti dell’umanità (Twitter: @FBiasin).
Ps. Abbiamo battuto l’Arabia Saudita 2-1, che bello.

Fino a ieri nessuno conosceva Loris Karius, disperatissimo portiere, neanche i parenti stretti. Per carità, qui si esagera, gli amanti del calcio lo conoscevano eccome (e ci mancherebbe altro), ma per essere un finalista di Champions League siamo davvero nel campo dell'eccezione, del numero 1 che si ritrova in campo più per capacità "degli altri dieci" che per merito personale.

Loris Karius a guardar bene sarebbe volentieri rimasto nell'anonimato e, invece, da sabato lo conoscono anche nelle Filippine o a Kansas City. Dicono: "È quello che ha fatto le minchiate nella finale di Champions". Oh, del resto non ci inventiamo niente, tutti hanno visto quello ha combinato dentro a 90, disgraziatissimi minuti.

Di questo tedescaccio nato nella ridente Biberach an der Riß il 22 giugno1993 e cresciuto calcisticamente a Stoccarda, Manchester e Magonza, fino a l'altroieri ignoravamo ogni cosa, persino che fosse nato nella ridente Biberach an der Riß il 22 giugno1993 e che fosse cresciuto calcisticamente a Stoccarda, Manchester e Magonza (grazie, wikipedia). Si chiama "notorietà suo malgrado" e ha investito il povero Loris come fetente slavina, quasi a voler dar torto a tutti gli esperti che "le grandi squadre non hanno bisogno del portiere fenomenale, bastano i campioni in attacco". Forse è davvero così, ma di grandi campioni, a Kiev, il Liverpool ne aveva uno ed è stato messo ko quando la partita era ancora "la più brutta finale di sempre". Con l'uscita di Salah agli inglesi sarebbe servito eccome un baluardo di livello, ma si sarebbero accontentati anche di un tizio capace di portare a casa l'ordinaria amministrazione.

Quello che ha combinato Loris Karius lo sapete tutti ed è inutile star lì a dire "che portiere del menga" perché davvero servirebbe a poco. Meglio ragionare su questo ragazzone di 187 centimetri che a partita finita crolla psicologicamente e chiede scusa alla sua gente. Piange, consapevole del fatto che, forse, il destino non gli darà una seconda occasione. In quel momento che è certamente il più difficile della sua vita sportiva, Loris Karius si ritrova da solo, senza un compagno di squadra a fargli da stampella.

E allora i casi sono due: o quello (Karius) è uno stronzo raro e non si meritava neppure lo straccio di una pacca sulla spalla, o "quelli" (i suoi colleghi) non si sono resi conto della figura da infami che stavano facendo, con il pubblico che applaudiva e loro che smoccolavano. In fondo sarebbe bastato poco, anche solo una frase tipo "ok, sei un portiere di merda, ma hai combattuto con me fino a qui e io non ti lascio da solo". Loris l'alieno si è consegnato ai suoi tifosi e tutti noi dopo averlo inizialmente preso per il culo (non neghiamolo) ci siamo ritrovati a pensare "povero cristo, nessuno si merita una mazzata così grande, nessuno".
Il giorno dopo, distrutto, ha detto così: "Non sono ancora riuscito a chiudere occhio. Le immagini stanno attraversando di continuo la mia mente. Sono infinitamente dispiaciuto per i miei compagni, i tifosi e per l’intero staff. So cosa ho combinato con quei due errori e so di aver deluso tutti. Se potessi tornerei indietro nel tempo". Ma il tempo è una di quelle cose che se ne fotte di te e di tutti e, quindi, ci dispiace, ma questa storia non ha un lieto fine.

Loris, parliamoci chiaro: per te possiamo sperare solo in un futuro e ipotetico "riscatto in campo". A volte succede (in genere nei film), ma in ogni caso fatti forza: la gente nel 2018 si dimentica di tutto in men che non si dica, persino che sei mesi fa voleva fare la guerra civile per una questione di sacchetti-bio a pagamento, persino dei Pokemon. Loris, te li ricordi i Pokemon? Sembravano tutti matti, parlavano solo di quei "cosi", ma poi si sono dimenticati. Si dimenticheranno anche della tua serata infame, abbi fede, e avrai un'altra occasione: in fondo anche Ventura sta per tornare ad allenare.


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