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La Giovane Italia
Editoriale

Juve: il prezzo di Cancelo e l’affare Godin. Milan: prima la sentenza, poi l’americano (ma non è tutto come sembra). Inter: Nainggolan è la risposta cinese ai disfattisti (e Malcom non è “solo”). Napoli: Ruiz bel colpo, Hamsik di più

26.06.2018 06:57 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 75573 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao. Ho visto tutte le partite del Mondiale. Tutte. Anche quelle in contemporanea, giocate ieri. Con doppio schermo fantozziano. Sono in totale overdose. Faccio i pronostici. Non ne azzecco uno. Hanno inventato il gioco delle profezie denominato #twittov: sto collezionando colossali figure di merda. Ma fa niente. Il Mondiale “è bello anche se non è bello” e ogni giorno è “più bello” perché vengono eliminate questa e quella Nazionale e noi italiani ci sentiamo meno soli.

La cosa evidente dei Mondiali è che è strettamente collegato al mercato. Se fai un gol ai Mondiali la tua quotazione passa da un fico a 40 milioni. “Porca miseria quanto è forte Lozano, quanto è forte Golovin, quanto è forte persino Salem Al-Dawsari che ha segnato contro l’Egitto!”. Il Mondiale è quella cosa che toglie lucidità perché quelli che fanno gol son tutti “fortissimi e da prendere” mentre Messi… “bah, Messi, sì, beh, era forte ma ormai…”.

L’altra cosa del Mondiale è che giustamente tutti provano a indovinare la loro favorita: anche io. Negli ultimi tre giorni mi hanno telefonato alcune radio e tutte giustamente ti fanno la domanda. Prima radio: “Secondo te può arrivare in fondo il Belgio?”. E io: “Sì”. Seconda radio: “Secondo te può arrivare in fondo il Portogallo?”. E io: “Sì”. Terza radio: “Secondo te può arrivare in fondo la Croazia?”. E io: “Sì”. Quarta radio: “Secondo te può arrivare in fondo l’Uruguay?”. E io: “Sì”. Alla fine vincerà la Germania e comunque ci sono ancora molte radio: prima o poi mi gioco anche i crucchi (e la Spagna. E il Messico).

Nel frattempo ha iniziato a fare molto caldo. L’altro giorno ho mandato mio padre di 82 anni a comprare una vaschetta di gelato a mezzogiorno per vedere se le teorie di Studio Aperto hanno un valore scientifico. Non gli ho fatto nemmeno bere dell’acqua prima di uscire. Ebbene, è tornato a casa con il gelato e puzzava di alcol: credo si sia fermato a bere un cicchetto. Mi ha detto “orcatroia che caldo” ma stava meglio di me. Ho sempre sospettato che le teorie di Studio Aperto fossero in realtà campate per aria, ma fa niente.

Mio padre è milanista nel sangue. Ogni volta che mi vede mi chiede se so delle cose. L’altro giorno mi ha chiesto della sentenza Uefa e degli americani, io gli ho detto quel poco che so e lui mi ha risposto: “Tu non sai niente di niente, ti dico io com’è la storia”. Mi ha raccontato alcune teorie complottiste tipo “scie chimiche” e altre puttanate. Mio padre non mi stima. Se va avanti così a Ferragosto gli nascondo la minerale, lo cospargo di Nivea e lo mando a prendere il gelato. Poi vediamo se le teorie di Studio Aperto non funzionano.

Papà – vi dicevo - aspetta la sentenza dell’Uefa sul Milan. Tutti l’aspettano. La sentenza dell’Uefa doveva arrivare “entro 48-72 ore”, poi “entro fine settimana”, poi “entro lunedì”. E invece niente. La sentenza dell’Uefa si fa desiderare e questa cosa può significare due cose: 1) Quelli dell’Uefa vogliono stare attenti persino alle virgole per togliere appigli al Diavolo in vista del ricorso. 2) “Qualcuno” (Elliott?) sta spingendo per ritardare il più possibile la decisione, nella speranza che dall’America arrivino buone notizie e la possibile “mazzata” si trasformi in qualcosa di più “umano”.

Il fatto che l’Uefa valuti una “mazzata” non è una minchionesca sensazione del sottoscritto, semmai una semi-certezza degli stessi dirigenti rossoneri. La Commissione vuole andare oltre l’anno di esclusione dalle coppe e vedremo se questo significherà “un anno + multona + asterisco sul secondo” (“se vi mettete a posto ok, altrimenti peggio per voi”) o se la direzione sarà quella dei “due anni e arrangiatevi”.

L’atteggiamento dei capi del calcio europeo è decisamente ostile e molti si domandano “perché?”. Possiamo ragionare per ipotesi: 1) l’Uefa sa cose clamorose che noi non sappiamo (ma qui siamo nel solito campo delle “scie chimiche” e dei “complotti” che tanto piace a noialtri italiani). 2) L’Uefa ha deciso di utilizzare il Milan per lanciare un messaggio a tutti quanti: “Non vogliamo speculatori nel mondo del calcio”. Una sorta di: “Se Li non si leva dalle balle sarà peggio per voi”. Che è una bella pretesa se si pensa che, comunque, il cinese in un modo o nell’altro ha investito (di tasca sua e non sua) parecchio grano.

Quello dei capi del calcio è a tutti gli effetti un vero e proprio atto di prevaricazione che, di fatto, minimizza i motivi per cui il Milan si trova al tavolo dell’Uefa (ovvero la gestione economica del club negli ultimi anni) e sposta l’attenzione sulla gestione “non chiara” del presente che a loro dire condiziona anche il futuro.

Comunque la si voglia vedere è a tutti gli effetti una situazione inedita e parecchio fastidiosa che può cambiare solo in caso di (possibili ma non sicure nell’immediato) novità dall’America. Prima certezza: a molte ricche famiglie americane interessa il Milan, non tanto per la gloria passata eccetera eccetera, quanto perché Milano è, al momento, una delle città più “appetibili” per chi vuol provare a fare business (vedi futura costruzione della nuova cittadella dello sport in zona Rogoredo). Seconda certezza: a qualsivoglia acquirente converrebbe attendere la “resa” di Li per acquistare direttamente il club da Elliott a cifre certamente più umane rispetto a quelle di un anno fa (non oltre i 500 milioni). E qui casca il Diavolo: Li è certamente con le spalle al muro, ma non disposto a “mollare l’osso” così facilmente.

Ultima considerazione: il tifoso del Milan si è rotto le balle e vorrebbe tornare a parlare di calcio e di “chi vendiamo e chi compriamo”. La stessa cosa vorrebbe farla il becero giornalista scrivente (eccolo), costretto da mesi a informarsi e a scrivere cose tipo “il bilancio, l’esportazione di capitali, gli interessi passivi e attivi”, argomenti che trattiamo con nonchalance come se fossimo dei cazzutissimi laureati alla Bocconi e, invece, al massimo abbiamo preso 18 in Economia Domestica alla facoltà di Topolinia.

Le “questioni cinesi” hanno riempito i nostri scritti per molti mesi anche in casa-Inter. Per un lungo anno abbiamo scritto “Suning cattivo”, “Suning se ne fotte”, “dell’Inter non gli frega una mazza”, “farà fallire i nerazzurri”. Alla fine abbiamo scoperto che la tesi più semplice (“è un problema di fairplay finanziario e di restrizioni governative”) era (e in parte lo è tuttora) il reale motivo per cui il progetto ha avuto un rallentamento e, nonostante tutto, non si è affatto arenato. È la “solita” questione delle “teorie complottiste”: siamo tendenzialmente più propensi a credere a quelle… e non si capisce perché.

L’Inter, nel frattempo, lavora assai: insiste per Malcom (ancora nessun accordo col brasiliano che resta un obiettivo ma non è “l’unico obiettivo”), abbraccia Nainggolan e, grazie all’affare con la Roma genera una di quelle plusvalenze indispensabili per “sfamare” l’Uefa. Del belga parliamo in fondo, qui invece ci limitiamo a far presente che la cosa meno importante a proposito dell’arrivo del centrocampista “crestato” (e di tutti gli altri giocatori) è voler a tutti i costi distribuire i meriti: "Merito del mister", "del ds", "della proprietà". Le società che funzionano non dividono i meriti, funzionano e basta: l'Inter è su questa buona strada.

Quindi la Juve. E non c’è molto da dire: i bianconeri lavorano sottotraccia per Kovacic e chiudono per Cancelo. C’è chi dice: “40 milioni? L’hanno pagato una follia!”. E, sì, forse è vero, il portoghese è costato assai, ma il dato di fatto è che la Juve porta a casa un grande giocatore e, soprattutto, a differenza di altri club, si può permettere di non contare le cento lire. Beata la Signora che, nel frattempo, lavora anche per Godin dell’Atletico (clausola da 20 milioni). Il centrale potrebbe arrivare in caso di cessione di Benatia, ma su questa cosa non garantiamo perché noi non ne sappiamo una mazza: l’abbiamo copiata da “quelli che ne sanno” e ci sembrava credibile.

Ultime sul Napoli. Fabian Ruiz arriva alla corte di Ancelotti (30 milioni di clausola al Betis), capitan Hamsik rimane salvo improbabili (e nuovi) stravolgimenti. Vedetela come vi pare ma quest’ultima è una grande notizia: il capitano batterà i pochi record che gli rimangono da battere e darà una gran mano al nuovo tecnico.

Saluti. Vi lasciamo con un pezzo scritto qualche giorno fa per Esquire, nei giorni caldi di “Nainggolan sta arrivando all’Inter”. Alla fine è arrivato (Twitter: @FBiasin).

L’Inter ha preso Nainggolan. Più o meno. Nel senso che ancora il belga non c’è, ma ben presto ci sarà. Mr Zhang ha investito del grano, che per i tifosi della Roma “è poco”, ma neanche “così poco” (24 milioni + i cartellini di Zaniolo e Santon in cambio del 30enne crestato).

Ora, molti fanno ironia su Santon che finisce in giallorosso e, per carità, certe prese per i fondelli sono anche legittime (straordinario Gene Gnocchi: “Mercato. Nainggolan all'Inter e Santon alla Roma. Previste per oggi le visite mediche per Monchi”), ma poi bisogna capire “perché” si arriva a dire “sì” a certe formule e, comunque, questo è un pezzo su Nainggolan all’Inter.

Nainggolan all’Inter è un gentile e meritatissimo regalo che Mr Zhang concede al suo allenatore, ovvero Spalletti.

Spalletti voleva a tutti i costi il suo pupillo, ha atteso un anno mordendosi la lingua (neanche troppo, tra l’altro) e, ora, lo ha richiesto ad alta voce (“prendetemelo per l’amor del cielo!”). Il cinese Zhang deve aver fatto il seguente ragionamento: “Fosse per me farei a meno di un 30enne che mi costa 35 milioni di cartellino, 10 all’anno di stipendio lordo e che difficilmente rivenderò in futuro, ma me lo chiede il tecnico che ci ha condotto in Champions e, quindi, dico ok”. Il resto lo ha fatto Ausilio, abile a sfruttare l’operazione per “buttare dentro” un giovane (Zaniolo) e un ex giovane (Santon) capaci di generare fondamentali plusvalenze (entro il 30 giugno bisogna raccattare poco più di 40 milioni per “sfamare” l’Uefa).

Ecco quindi che l’Inter “all’europea” prende forma. L’acquisto di Nainggolan esclude di fatto la possibilità di rivedere Rafinha a Milano. La cosa dà un po’ fastidio a buona parte dei tifosi, in fondo il brasiliano aveva messo in mostra qualità e manifestato gran voglia di proseguire il suo percorso in nerazzurro, ma a pensarci bene, nel corso dei mesi, proprio Spalletti ci ha fatto capire che, sì, per lui Rafinha era bravo e capace, ma in ogni caso non era propriamente il suo “giocatore prediletto”.

Il suo “giocatore prediletto” arriva ora (arriverà) e si chiama Radja. Amante del pallone, del tabacco, dell’alcol e pure della Fifa, Nainggolan non vincerà mai il premio “atleta sano e morigerato”, ma è anche vero che spesso nel calcio “vita sana” non fa rima con resa in campo. Soprattutto, l’Inter dopo anni di vacche magre aveva estremo bisogno di aumentare la sua dose di “figli di buona donna” in campo, quelli – per intenderci – che combattono le “fasi no” della stagione (il classico gennaio in stile Inter) senza badare troppo alle buone maniere.

Per carità, è tutta teoria, perché potrebbe valere anche l’esatto opposto e qualcuno già lo dice (“quello lì è uno che fa casino e a Milano troverà terreno fertile”), ma il dato di fatto è che la Beneamata a dieci giorni dall’apertura ufficiale del mercato completa un poker di acquisti (oltre al belga anche De Vrij, Asamoah e Lautaro Martinez) e mette a tacere i critici a prescindere, da tempo iscritti al “club Tafazzi” (“il cinese se ne fotte!”, “povera Inter!”, “#Suningout”).

Nainggolan e i suoi 43934 tatuaggi sbarcano a Milano per rendere l’Inter più concreta ed esperta. Spalletti rimetterà il belga nella fetta di campo preferita (dieci metri più avanti rispetto all’ultima stagione) e spera che possa rendere come due stagioni fa quando, proprio alla Roma, i due conquistarono la seconda piazza in campionato con tanto di record di punti giallorosso e annata straordinaria del tatuatissimo centrocampista (53 presenze e 14 gol tra campionato e coppe).

Fine. In questo pezzo abbiamo detto che Nainggolan potrà fare benissimo oppure malissimo, che l’Inter sta facendo un gran buon mercato ma solo fino a prova contraria e in attesa delle cessioni, che Spalletti voleva bene a Rafinha ma ne vuole di più a Nainggolan, oltre a tutta un’altra serie di considerazioni non provate che rendono questo scritto utile e attraente come Arabia Saudita-Egitto del prossimo 25 giugno. Evviva il calcio scritto e parlato che è sempre meglio che lavorare.


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