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Editoriale

Juve, il primato e l'onnipotenza non ti consentono di perdere la faccia a Parma. Samp, Ferrero giù la maschera. Giuntoli, prepara il centone. La Giustizia Sportiva del futuro...

Nato ad Avellino il 30-09-1983, si è trasferito a Milano per lavorare ad Eurosport e Sportitalia. Direttore di Tuttomercatoweb dal 2007 e di Sportitalia. Conduttore del Gran Galà del Calcio AIC 2011 e 2012, fondatore della società Micri Communicat
13.04.2015 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 37437 volte
© foto di BALTI/PHOTOVIEWS

Il mondo dei social è talmente bello quanto brutto. Bello perché ti dà la possibilità di confrontarti con tutti gli esseri umani della Terra. Quelli più bravi di te e quelli stupidi che sono fenomeni da baraccone che scrivono e si nascondono dietro ad una tastiera, poi li vedi per strada e non gli daresti due lire. Questo per dire cosa? Dopo la sconfitta della Juventus a Parma si è parlato di scommesse, delle quote sull'1 e della tabaccheria di Parma. Andrebbero censurati direttamente da Zuckenberg. Finita la premessa, passiamo alla vera sconfitta della Juventus. Di questi tempi, se sottovaluti un avversario le prendi, ed anche di santa ragione. Non ci sono Santi. Se la Juve gioca al 30% e il Parma al 95%, vince il Parma. Nel calcio di oggi contano due cose: corsa e fame. La squadra di Allegri ha solo questo piccolo/grande difetto: a volte si distrae e prende imbarcate senza senso. Se giocasse sempre ai suoi livelli, non avrebbe mai alcun problema. Almeno in Italia. Sconfitte che fanno bene non esistono ma quelle che ti fanno arrabbiare a volte servono. Tanto. Con il Monaco i bianconeri ce la possono fare. Sulla carta sono più forti e hanno individualità maggiori rispetto ai francesi. La semifinale è alla portata. Contro il Parma sembrava un'amichevole ma amichevole non lo era. Marotta ha fatto un lavoro strepitoso in questi anni se la squadra andrà avanti in Champions potrà migliorare il suo operato. La Juventus, a Parma, ha peccato di onnipotenza, il vero grande male del Presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero. Bene, di Ferrero bisogna parlarne ogni tanto. In Italia abbiamo un grandissimo difetto. Parliamo e scriviamo solo in base ai risultati del campo ma quelli più importanti sono i risultati del bilancio economico. Il futuro si costruisce con la solidità societaria e non con una stagione da vertice grazie ad un bravo allenatore che domani cambia città e un Direttore Sportivo capace che ti indovina la campagna acquisti. Certo, questi sono meriti di un Presidente ma i tifosi dovrebbero anche chiedersi che garanzie ti dà per il futuro questa persona. La sciarpa in testa, la tarantella in mezzo al campo, le interviste simpatiche fanno colore ma in questo calcio abbiamo bisogno di industriali seri con garanzie economiche da qui al futuro. Guardiamo troppo alla stagione in corso e poco alle tre future. A Parma un anno fa si cantava e ballava, oggi gli resta solo la dignità e già è qualcosa. In Lega Calcio si riuniscono per parlare di tutto ma nessuno si rende conto che, da anni, attorno al tavolo c'è un morto che parla. Eppure ne siete 20 non 20000. Nessuno ha fermato Ghirardi con le sue follie e oggi nessuno chiede a Ferrero "Signore, mi fai vedere i tuoi fatturati con le sale cinematografiche e il tuo stato patrimoniale?". Uno, dico uno, che gli abbia fatto questa benedetta domanda. Ferrero va a farsi intervistare al cabaret o dagli amici perché gli chiedono di cantare e di ballare, ma nessuno si preoccupa che il nostro calcio abbia perso un Signore come Garrone per ritrovarsi con il Ferrero che non è il Re della cioccolata.
Il Carpi sta per andare in serie A ma non lo dite a Lotito che poi con i diritti tv perde appeal internazionale. La serie A fa finta di nulla ma il prossimo anno 2 squadre su 20 giocheranno in uno stadio che non è nella propria città, il 10%. Il Sassuolo a Reggio Emilia, il Carpi chissà dove. E' anche questo frutto del malessere del sistema. Dobbiamo capire che le strutture, al giorno d'oggi, sono più importanti dei calciatori. Centri sportivi e stadi devono essere il punto di partenza. Il Carpi ha costruito un gioiellino di squadra grazie al Direttore Cristiano Giuntoli ma la proprietà avrebbe dovuto seguirlo, oltre il lato sportivo. Nel frattempo Giuntoli prepara i centomila euro di premio a Fabrizio Castori, perché è un allenatore che si è rimesso in gioco, che con la sua esperienza ha avuto l'intelligenza di mettere i calciatori davanti al suo ego e perché ha ascoltato la società; di questi tempi è un trionfo. Castori si merita il premio, a prescindere se resterà a far parte del progetto Carpi in serie A. La filosofia di Giuntoli è vincente. Cambia sempre l'allenatore che vince e, soprattutto, pesca calciatori che il resto del mondo crede che neanche in eccellenza possano giocare.
In chiusura ancora un parere sulla Giustizia Sportiva. La Federazione, negli anni, ha svolto un grande lavoro provando a regolare tutto e tutti, però la Giustizia Sportiva deve tener conto della complessità dell'argomento. Sarebbe bello intervistare il Capo della Procura Federale, Stefano Palazzi. Sentiamo ore e ore di interviste a calciatori che non dicono nulla ma il vero scoop sarebbe ascoltare la voce di Palazzi e quella del Professor Artico. Persone con un'idea e con una cultura neanche paragonabili ai vertici del nostro calcio, malato ed ignorante. Bene, uno come Artico, un Professore Universitario, dovrebbe guidare la rivoluzione del sistema e non limitarsi a stravolgere le classifiche del campo. Punto primo: la giustizia sportiva deve avere tempistiche chiare e MAI può ridursi all'ultimo mese di campionato; perché i tifosi non credono più al verdetto del campo e questo sarebbe letale per lo sport e perché si falsano i tornei quando non c'è più il tempo di recuperare. Palazzi e Artico devono andare oltre la Covisoc che è una Commissione di vigilanza che non serve a nulla ed è guidata dall'approssimazione. Ditemi voi a cosa serve una Commissione di controllo se non fa, da 20 anni a questa parte, blitz stile Guardia di Finanza per indagare sul nero delle società professionistiche e dei conti correnti gonfiati dei tesserati. I calciatori si lamentano, giustamente, se prendono lo stipendio con un giorno di ritardo ma poi scendono a compromessi quando non vedono arrivare il "fuori busta". Assurda la richiesta del -12 alla Reggina a 4 giornate dalla fine del campionato. Ammazzate Foti e ditegli che è un impostore, gli fareste meno male. Una società ha diritto a giocarsi le chance sul campo e non può essere massacrata la classifica, innanzitutto per rispetto dei tifosi calabresi. Fate multe salate a Foti, andate a pignore i conti ma perché devono pagare squadra e tifosi? E poi c'è chi i punti se li compra, con contratti futuri promessi agli avversari, e passa inosservato solo perché è più furbo. Lungi da noi difendere il vecchio Lillo ma il -12 ci dà tanto la sensazione di una vigliaccata. Sono queste le battaglie che dovrebbero portare avanti Palazzi ed Artico, andando a prendere gli squali e non i pesci rossi. Solo così si diventa grandi e si riesce a dare regolarità ai campionati.
Buona settimana!


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