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Editoriale

Juve: la panchina d’oro, i cervelli di ghisa. Inter: le scelte di Spalletti (e un segreto…). Milan: il (troppo) rigore di Higuain. Arbitri: l’esempio di Irrati

13.11.2018 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 23812 volte
© foto di Alessio Alaimo

Quando c’è la Sosta per la Nazionale a nessuno frega nulla di qualunque cosa, si fa finta di appassionarsi a temi come “Balotelli può essere ancora il futuro degli azzurri?” o “ci sono troppi stranieri!”, o “bisogna puntare sui vivai!”. Ma poi ti rendi conto che il buon Marione tra breve diventerà nonno e che i vivai sono un’entità astratta che, appunto, serve solo a riempire questi momenti di nulla (“diamo importanza ai vivai, per carità!”. Mah).

Comunque, Ventura si è dimesso. Pellissier via Instagram gli ha fatto sapere che gli vuole molto bene. Più o meno. Un anno fa esatto (13/11/2017) noialtri si perdeva contro la Svezia. Un anno dopo siamo ancora qui a parlare di Ventura, dei vivai e del “futuro azzurro”. La verità è che il futuro non esiste, è sempre tutto uguale, ciclico. Fateci caso. Allegri vince tutte le partite, settemila “Panchine d’Oro” di fila, domina col Manchester, ma perde, e le masse dicono “Allegri è il problema della Juve!”. Son matti e neppure pochi!

Lo hanno fatto anche con Spalletti. Cioè, Spalletti arriva all’Inter, la riporta in Champions dopo sette anni di rotture di balle, in questa stagione vince sette partite di fila in campionato, perde a Bergamo (malissimo, per carità), e le masse dicono: “Spalletti è il problema dell’Inter!” o anche “l’Inter farà la solita fine” (solita? L’anno scorso ha raggiunto il suo obiettivo stagionale. Boh…). Il dato di fatto è che non si accetta la sconfitta, anche quella “brutta”, che è cosa normale nello sport, soprattutto perché esistono gli avversari. L’Atalanta ha meritato, ha sfruttato la giornata “no” dei suoi avversari, eppure non si dice “Minchia, brava Atalanta”, ma “Spalletti inadeguato, che pena”. Date una carezza a costoro e confidategli il terribile segreto: Spalletti sbaglierà ancora, i giocatori pure, l’Inter perderà altre partite. Accadrà, potete starne certi, perché è normale. Chi non riesce a reggere questo “peso” e trasforma tutto in “tragedia” può soltanto fare una cosa: tifare gli Harlem Globetrotters, quelli vincono sempre.

E Higuain? Fino a ieri l’altro era iddio del calcio, sceso in terra per salvare il Milan, poi sbaglia miseramente la partita con la Juve e finisce nelle mani “delle masse”: “Higuain non è un vero campione! Sia messo agli atti!”. Poi certo, tirare un rigore contro il tuo ex compagno di squadra non è scelta geniale, ma da lì a trasformare il Pipita in un “problema” è quantomeno esagerato. O ancora il solito Gattuso. Ora, ditemi voi che cosa deve fare un cristiano a cui la iella ha tolto metà della rosa titolare: auto-schierarsi? Il suo Milan perde con i 7 volte campioni d’Italia e qua e là si torna a mormorare “sì, mah, però… magari un cambio in panchina…”. Il solito insomma.

Va sempre così, ma è normale, altrimenti non ci sarebbe nulla di cui parlare. Pensate che noia se vivessimo in un mondo in cui tutti usano il raziocinio (“Spalletti e i suoi hanno sbagliato la partita con l’Atalanta, ma forse è merito dell’Atalanta e comunque la classifica dice che i nerazzurri stanno facendo bene. Sei d’accordo?”. “Sì, ma dammi un appiglio per fare della polemica per l’amor del cielo!”). In effetti non sarebbe divertente.

Comunque, dicevamo, è tutto ciclico: Baudo torna a condurre Sanremo (quello dei Giovani, ma pur sempre Sanremo), c’è il Maurizio Costanzo Show come 30 anni fa, ci sono le polemiche arbitrali. Ecco, le polemiche sugli arbitri sono la grande costante del mondo pallonaro. Per dire, l’arbitro Mazzoleni prende alcune decisioni discutibili a San Siro, la reazione dei tifosi rossoneri è comprensibile (“Benatia andava espulso!”), solo che poi c’è chi se ne approfitta e invece di dire “cazzo fa Mazzoleni?”, trasforma il tutto in “la Juve viene scientemente favorita dagli arbitri”. Il cortocircuito è evidente, si preferisce credere al complotto piuttosto che vedere le cose per quello che sono: i fischietti sbagliano spesso e ovunque e il loro problema, al limite, è che non vogliono farsi aiutare. Per questo oggi non ci va di scrivere “lui è fesso, l’altro pure”, semmai preferiamo mettere in vetrina Irrati Massimiliano da Pistoia. Evviva Irrati, abbasso la Sosta per la Nazionale (Twitter: @FBiasin).

(da Esquire.it) L’esempio massimo di libertà, ribellione, buonsenso, “correttezza nella scorrettezza” si chiama Irrati di Pistoia, arbitro illuminato. Direttore di gara di Roma-Samp 4-1, ha ricevuto votazioni scadenti da illustri critici e giornalisti, al punto che su alcuni quotidiani assai importanti è stato così giudicato: “Stranamente insicuro, si affida al Var due volte, anche se per episodi soltanto dubbi, consentendogli in entrambe le occasioni di sconfessarlo. Solo una giornata storta? Voto 5”. Giornata storta? Giornata storica!

Irrati da Pistoia è esempio massimo di arbitro che ha capito a cosa serve il Var, ovvero a dare una mano a noialtri poveri umani imperfetti. A un bel punto del secondo tempo fischia un rigore per un fallo di Manolas su Gaston Ramirez, pare abbastanza sicuro a dirla tutta. I giocatori della Roma dicono “cavolo fischi?” e quello non gli risponde “levatevi dalle balle, sono Irrati di Pistoia e faccio come mi pare!”, ma sceglie di immergersi nella vasca dell’umiltà. Per capirci, ben sapendo che Iddio ci ha finalmente dotato di tecnologia, decide di rubare agli astanti un minuto di tempo in nome della giustizia e va a rivedersi le immagini: le guarda, cambia idea rispetto alla sua decisione iniziale e, infine, toglie il rigore anche a costo di sentirsi dire “ué, non ci avevi capito niente eh?”.

Irrati da Pistoia fa tutto questo per una questione di correttezza, che viene prima dell’autonomia arbitrale in nome della quale troppo spesso i fischietti rinunciano a dire “scusate, mi sono sbagliato”.

Pensate un po’, il paradosso di tutta la faccenda è che Irrati e i varisti a lui associati (Rocchi in questo caso) contravvengono a una regola, ovvero quella che impedirebbe a un arbitro di tornare su una sua decisione e ai varisti di rompergli le balle a meno che si tratti di “chiaro ed evidente errore” (in questo caso probabilmente la sua decisione iniziale era sbagliata, ma non “certamente sbagliata”). Irrati se ne fotte, pensa “magari ci ho preso, ma per mia garanzia e quella di chi ci sta guardando vado a rivedermi le immagini, anche solo perché da un anno a questa parte le hanno messe a disposizione” e in questo modo dà un esempio a tutti quanti i suoi colleghi.

Ora, si dirà, non è giusto, perché lui lo ha scelto di dare un cazzotto al regolamento ma gli altri no, e così fischiettando si rischia di avere un torneo a doppio-giudizio, con arbitri che se la tirano e non vanno mai a vedere (anche perché garantiti dal nuovo protocollo) e altri “alla Irrati” che fanno il tifo per la tecnologia e per la vecchia modalità di utilizzo del Var, quella dell’anno passato. Ebbene, avete ragione, così non va bene: bisogna uniformarsi, ma tocca farlo in nome del buonsenso e il buonsenso è quello di Irrati da Pistoia, il Che Guevara della tecnologia in campo, già eletto miglior varista del pianeta (ai Mondiali, nel famoso stanzino, era il gran visir del moviolone), ribelle al quale neanche per idea noialtri diamo 5 in pagella e, anzi, “date un premio a quell’uomo”, fatelo subito prima che qualche fetentone faccia passare il concetto “dell’arbitro insicuro che si affida al Var”. Oh, sia chiaro: l’arbitro che si affida al Var non è insicuro, è semplicemente intelligente.

Ps. Abbiamo controllato, Massimiliano Irrati è nato a Firenze, ma per una questione di “Sezione Aia di appartenenza” viene definito “di Pistoia”. Strani questi arbitri…


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