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  Resterà all'Inter senza rinnovo
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  Non rinnoverà e lascerà l'Inter in estate

La Giovane Italia
Editoriale

Juve: la questione del rigore, Ronaldo e altre polemiche sterili (ma i fischietti…). Inter: i contorni dell’arrivo di Marotta (e il post Lazio). Milan: non è un problema di “doppie punte”, semmai di approfittatori (e su Ibra…)

30.10.2018 07:16 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 35998 volte
© foto di Alessio Alaimo

Buonasera e buongiorno. Piove, pioveva, c’era il vento, non c’è il vento, boh. Hanno sospeso, anzi no, la partita dell’Olimpico tra Lazio e Inter e al momento della compilazione di codesto articolo ci dicono che “forse arriva la bomba d’acqua” ma “forse no”. E, quindi, lasciamo che la natura si prenda ulteriormente gioco di noi piccoli umani litigiosi e, intanto, portiamo avanti alcune battaglie di carattere sociologico alle quali teniamo molto.

1) “No al posticipo del lunedì”. Il posticipo del lunedì è una merda. C’era vento domenica? No. Lunedì invece sì. Un caso? Io non credo. Cosa canta Vasco? “Odio la domenica?”. No, “odio il lunedì”. Il posticipo del lunedì è un posticipo della domenica che non ce l’ha fatta.

2) “No ai vip che parlano con i morti nell’aldilà”. Domenica dalla d’Urso alcuni vip hanno parlato con i morti nell’aldilà. Io non ci credevo, pensavo fosse uno scherzo, ma invece è successo davvero. Con tutto il rispetto dei morti (anzi, proprio perché li rispettiamo) sospendiamo la pratica dei vip che parlano con i loro “cari estinti” nell’aldilà: siamo già tutti quanti abbastanza rincoglioniti così, non è necessario.

3) “No alla polemica tra la Clerici e gli animalisti per il pappagallo Portobello”. Se veramente il pappagallo potesse parlare secondo coscienza direbbe “Antoné, animalisti… fatevi entrambi i mazzi vostri che campate cent’anni”.

4) “No ai vecchi a X Factor” (ma di questo parliamo in fondo al pezzo).

Ma parliamo di cose serie. Forse.

Gattuso ha vinto con il 4-4-2. A guardarlo bene assomigliava spesso a un 4-2-3-1, con Higuain che arretrava per dare una mano e Suso e Laxalt parecchio “alti”. Ma tutti hanno detto “eccolo lì, il 4-4-2, ci voleva tanto?”. Il 4-4-2 è “una soluzione” non “la” soluzione. Io non ci capisco una mazza, ma se nessuno al mondo si affida più a questo modulo ci sarà pure un perché, no? E tutti dicono “eh ma al Milan oggi non possono fare gli schizzinosi, questi sono i giocatori e questi devono giocare”. E probabilmente è così, ma allora bisogna capire dove sono finiti tutti gli acquisti estivi. Il dato di fatto è uno: il Milan è questo, con i suoi limiti ma anche i suoi pregi. La squadra (per i noti problemi) è stata costruita in fretta e furia e non si possono rompere troppo le balle ai dirigenti, così come non si dovrebbe mettere in discussione il tecnico dopo ogni rutto di farfalla: quando vince “è salvo”, quando perde “è fottuto”. Il Milan deve arrivare quarto, se per sbaglio domani fa risultato contro il Genoa è in linea col suo obiettivo stagionale, viceversa andrà avanti a lottare per raggiungerlo. Suonare il requiem in continuazione è pratica barbara e inutile, così come pensare che “ah, il 4-4-2 è la soluzione di tutti problemi”. Il problema (o l’unico problema) non è quasi mai il modulo, ma l’atteggiamento. La discussione sui moduli, semmai, è sempre di più materiale da dare in pasto a noi espertoni che amiamo travestirci da novelli Liedholm.

Ps. Forse a gennaio i rossoneri prendono Ibra. Anzi, più di “forse”. Non ci sono certezze, ma possibilità sì.

Ha giocato la Juve. Ronaldo ha fatto il marziano. La Juve ha vinto. Come sempre. C’è stata la polemica sul rigore assegnato per fallo su Dybala. Il problema legato ai rigori assegnati alla Juve (peraltro quello di Empoli era il primo) è che è impossibile discuterne, perché il tutto si trasforma in duelli rusticani e bestiali tra “juventini” e “anti-juventini”. Non se ne esce. Il qui presente, per dire, pensa che quello non fosse rigore perché – opinione assolutamente personale e discutibile – è Dybala che per primo colpisce Bennacer e non viceversa. È – ripetiamo - un’opinione personale e non conta nulla, ma ormai è sbagliato dire quello che si pensa, perché tanto tutto si traduce in “tu per chi tifi figlio della schifosa?” e, quindi, tanto vale.

Il caso in questione, per dire, non cambia di una virgola i giudizi sulla Juve, stra-forte per meriti propri e mica perché ci sia una qualche “mano oscura” che le dà una mano, semmai conferma il giudizio (anche in questo caso assolutamente personale) rispetto alla classe arbitrale, ancora scioccamente “spaventata” dal var. Il fatto che dopo tre giorni ci sia ancora discussione tra chi dice “a Empoli c’era rigore” e chi spergiura “neanche per idea!” è la riprova che l’arbitro aveva il diritto di decidere quel che voleva (così ha fatto), ma il dovere di andare a guardarsi le immagini prima di confermare il suo pensiero. Ma - dico io - gli hanno finalmente “regalato la tecnologia” e invece di muovere le chiappe e avere maggiori garanzie a proposito delle loro decisioni, preferiscono mostrare la cresta. Il risultato? Alimentare il barbaro confronto tra chi valuta ogni cosa solo e soltanto a seconda del colore della maglietta.

Qui Inter. Anzi, qui Marotta. Non c’è molto da dire, ma è molto quello che diciamo (pensa te come ce la tiriamo): l’ex direttore generale della Juventus sarà presto il nuovo amministratore delegato dell’Inter (chi lo conosce lo definisce “entusiasta” per il futuro ruolo). Non sostituirà Antonello, lo affiancherà, e ognuno ovviamente lavorerà secondo le proprie competenze. La scelta dell’Inter non è affatto “improvvisata” e segue l’onda del rinnovamento (oltre che “completamento” dell’organigramma) partito con la nomina a presidente di Steven Zhang. Il “chi” (Marotta), “dove” (Milano), “come” (amministratore delegato) e “perché” (per portare nel club uno dei principali artefici dei successi griffati Juve) è noto, ora bisogna solo scoprire “quando” accadrà. Non dovrebbe volerci molto.

Ps. Grande Inter a Roma, simbolo di un gruppo finalmente completo, unito, concentrato. È solo l'inizio, ma che gran bell'inizio.

E ora, il punto 4) “No ai vecchi a X Factor”. Sottotitolo: “Una sera tra il pubblico di X Factor”. Saluti e baci (Twitter: @FBiasin)

Ciao. Ieri sono andato a X Factor perché mi piace credere nei sogni altrui e perché anch’io avrei voluto essere un cantante di X Factor.
Quello del cantante di X Factor è un bel mestiere perché tendenzialmente dopo due mesi di duro lavoro – e a meno che tu non abbia l’X Factor - vai serenamente in pensione (“non mi sei arrivato”).
Che fine fanno i cantanti di X Factor dopo X Factor? Dove hanno messo quello con la barba che ha vinto l'anno scorso? Esiste un deposito di cantanti di X Factor? Son domande di una certa importanza, ma non è questo il punto.
Il punto è che sono andato a X Factor in mezzo a molti giovanissimi e mi sono successe alcune cose che mi hanno definitivamente fatto ricredere rispetto al mio “sentirmi giovane”. Eccole.

1) Fuori dall'Arena, il parcheggiatore mi ha detto “zio, mettila lì”. Gli ho risposto “in che senso “zio?"”. E lui: “Nel senso di "tu", zio”. Mi è parsa una risposta esaustiva e me ne sono andato.

2) Appena entrato ho visto un ragazzo di circa 20 anni con addosso una specie di gonna, ma era un uomo. Ho chiesto ad alcuni miei coetanei con figli: “Porqué?”. Mi hanno risposto “è una pantagonna, vanno come il pane”. Ho pensato che mio padre a suo tempo mi avrebbe dato una criccata sulla tempia e d’istinto mi sono toccato la tempia.

3) A un certo punto uno dei giudici ha annunciato la canzone di “Cheni Uest featuring Asggthhyetzz featuring Ugugugu featuring Al Bano” e ho pensato “pensa se i featuring fossero esistiti anche in passato (“e ora una canzone di Goffredo Mameli featuring Chopin! "Elmo di Scipio" remix”!)”.

4) Durante la pubblicità un tizio con una maglietta con su scritto “Eskere” mi ha involontariamente urtato e molto educatamente ha detto “mi scusi signore”. Gli ho risposto d'istinto: “Cazzo dici “signore”? Avremo 5 anni di differenza>. E lui: “Sì, per falange...”. È andato via.

5) Appena è scomparso alla mia vista ho deciso di andare su Google perché sono mesi che leggo e sento dire questo cazzo di “Eskere” e non so cosa significhi. Ho controllato: non significa una fava di niente (ma ci fanno le magliette).

6) A gara inoltrata il giudice denominato Lodo Guenzi ha detto, riferendosi a un cantante: “Il suo genere non è rap, è spoken”. Un altro ha detto: “Avrei chiuso con la trap e gli avrei dato al limite una trap più pop-americana”. Un altro ancora ha detto: “Comunque lui non è rap e neanche trap, lui… non è niente”. Per far finta di aver capito mi sono voltato verso quello alla mia destra e ho detto . Si è girato dall’altra parte.

7) A un certo punto una ragazzina con gli occhiali tondi che avrà avuto 18 anni, riferendosi al cantante in erba e belloccio denominato Leo Gassmann, ha urlato a una sua amica: “Io me lo voglio fareeeeee!!!”. Mi sono girato verso un gruppo di ragazzi, uno mi ha visto e deve aver compreso il mio imbarazzo, perché guardandomi negli occhi e muovendo pollice e mignolo della mano sinistra alla maniera dei surfisti mi ha detto “Eskere”.

8) Poco dopo, la stessa ragazzina con gli occhiali tondi, riferendosi al cantante belloccio denominato Damiano, ha urlato alla medesima amica: “Io me lo voglio fareeeeee!!!”. Ho pensato d’istinto: “Porca”.

Ora, voi non crederete a tutte queste cose che mi sono successe e lo capisco perfettamente, da parte mia ci tengo solo a dirvi che sono andato a controllare su Google se effettivamente Mameli e Chopin avrebbero potuto fare il featuring e dopo aver scoperto che sì, erano contemporanei, sono rimasto ad osservare per lunghi attimi il ritratto di Mameli sulla sua pagina wikipedia (andatelo a vedere, vi prego): Goffredo era decisamente molto avanti.


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