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La Giovane Italia
Editoriale

Juve Napoli, filosofie (di mercato) a confronto. Chi cambia e chi tiene: tutti i numeri. E Gattuso ha invece una doppia responsabilità

30.11.2017 00:00 di Luca Marchetti   articolo letto 13028 volte
© foto di Federico De Luca

Juve e Napoli è la sfida fra due filosofie. Non è solo la sfida fra le due regine del nostro campionato (anche se in questo momento l'Inter sembra proprio aver lanciato il guanto di sfida per potersi inserire nel duello) ma fra due modi di vedere il calcio e di programmare per arrivare in vetta. Conservativo il Napoli, la Juve invece ama cambiare. Sia sul campo (prendete Sarri con i suoi titolarissimi e il suo 433 e mettetelo contro Allegri e le sue scelte non ancora definitive e con un sistema di gioco variabile) che sul mercato.
E proprio di mercato allora parliamo. Non di quello futuro, nonostante il Napoli e la Juve al futuro guardano già da oggi, per continuare a migliorarsi ed essere competitivi. Ma proprio per capire le due filosofie che hanno animato Napoli e Juve. Sono lampanti, basta guardare i numeri.
Il Napoli ha speso 14 milioni sul mercato (più 10 per Inglese) la Juve ne ha spesi 10 volte tanto, o quasi: 104 milioni più i 40 dell'obbligo di riscatto di Douglas Costa. Due giocatori nuovi per il Napoli, sette per la Juve. E anche l'utilizzo dei giocatori chiaramente è all'opposto. Il Napoli ha fatto giocare i nuovi per appena 216 minuti in totale in campionato: ovvero 1,5% dei minuti totali. I nuovi azzurri non sono titolari: sono di "contorno", servono per aumentare la competitività della rosa, non dei titolari. Nettamente diverso quello che succede in casa bianconera: 3533 i minuti giocati dai nuovi, pari al 18% dei minuti complessivi. Non è un dato enorme (la Fiorentina per esempio utilizza i nuovi quasi per il 70% dei minuti) ma considerate pure che finora i nuovi sono stati centellinati da Allegri (per diversi motivi, infortuni compresi) ma che in prospettiva l'inserimento graduale (che è sempre stato un marchio di Allegri) porterà poi la Juve ad avere una base di titolari più solida.
La sfida di venerdì sarà più decisiva per la Juve che per il Napoli. Una vittoria degli uomini di Sarri non significherà ipoteca (c'è ancora la famosa terza incomoda, dovesse continuare a stupire, soprattutto) ma potrebbe essere un distacco psicologico importante sulla Juve di un certo rilievo. Ecco perché se venerdì non si assegna lo scudetto sarà comunque una partita da un significato molto molto importante.
Un significato altrettanto importante, anche se la sfida è decisamente meno affascinante, lo avrà anche Benevento-Milan. L'esonero di Montella ha alzato molto la pressione in casa rossonera. Era come se Montella fosse lo scudo delle critiche. Ora tutti a Milanello si sentono più nudi. Il progetto del Milan dipende più che mai dai giocatori: la campagna acquisti faraonica dell'estate aveva portato tutti (e questo vale la pena sottolinearlo, nonostante ora le critiche cominciano a muoversi anche in quella direzione) a complimenti alla tempestività e alla rapidità con cui Mirabelli e Fassone avevano approntato la squadra. A detta di tutti (e con piena soddisfazione dei due dirigenti) migliorando nettamente la squadra dello scorso anno. I risultati non stanno confermando i pronostici: il primo a pagarne le conseguenze è stato proprio Montella che non ha trovato in questi mesi la chiave giusta per accendere questo Milan. Ci riuscirà Gattuso? Per questo c'è grande curiosità... dalla risposta a questa domanda dipenderà molto anche della validità del progetto rossonero, almeno quella mediatica. A Gattuso di fatto non si chiede soltanto di fare risultati e di risollevare il Milan, ma di invertire questo trend, dimostrare di fatto che i giocatori erano semplicemente involuti o bloccati. Ma tecnicamente validi. Non è semplice e neanche scontato.
Sarà un weekend non banale, insomma. Con il mercato sullo sfondo, come sempre.


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