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Editoriale

Juve, non solo Douglas: altri 2 colpi “da Champions” (uno nascosto). Inter: la strategia su Nainggolan, il patto con Dalbert e la “tecnica-Spalletti”. Milan: dietro al super-mercato c’è un piano preciso (e occhio al Gallo…)

11.07.2017 19:14 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 149198 volte
© foto di Alessio Alaimo

(A fine editoriale mi lascio andare a un delirio da ricovero coatto. Non fateci caso, è il caldo).

Buondì. Oggi volevo ragionare con voi di emoticon. Le faccine che sorridono, che piangono, il simbolo della merda col sorriso, il dito all’insu, le corna, l’omino che corre, il vecchio pelato, la tizia con le braccia allargate e il sorrisone come a dire “che bella la vita!” (cazzo c’avrà sempre da ridere questa…). Insomma, quelle troiate che ormai invadono il nostro quotidiano, hanno inquinato il povero “italiano” (inteso come lingua) e sono infingarde come poche.

E voi direte: “Come sempre scrivi cose che non c’entrano niente con il sacro calcio”. E invece no.

Il botta e risposta (e stra-risposta) di domenica tra Strootman, Nainggolan e Salah è un esempio di quanto i faccini-merdoni siano ormai furbissimi mezzi per giocare al “l’ho detto ma non lo pensavo”.

Nainggolan scrive “magari sono il prossimo a lasciare la Roma” e ci piazza un tris di omini gialli che ridono a crepapelle. Come a dire “Oh, l’ho detto ma sto scherzando!”. Salah, che da Roma se n’è andato, rincara la dose e se la ride a sua volta.

Provate a pensare alle stesse frasi senza i faccini: abbiate fede, non avrebbero avuto il coraggio di scriverle.

Tutto ciò ci fa riflettere su quanto le fetentissime emoticon abbiano modificato il nostro modo di comunicare.

1) Utilizzo “salva-sputtanamento”

Mario: “Ciao Marisa, sono tre notti che non riesco a dormire, continuo a pensare a te J J J”.

Marisa: “Dormi pure bel sereno, mi ripugni (faccino schifato)”.

Mario: “Oh, cosa avevi capito, ho messo i faccini che ridono! Scherzavo! Sei un cesso a pedali (simbolo del cesso)”.

2) Utilizzo sbagliato

Franco: “Oh, la nonna sta malissimo, parla in libanese e rigetta bile J J Forse muore! J J”.

Marcello: “Ahahaha che pirla! La smetti di dire cazzate? (faccino che piange dal ridere)”.

Cinque minuti dopo

Franco: “La nonna è morta (faccino spaventato)”.

Marcello: “Ma hai messo i faccini sorridenti! (faccino arrabbiato)”.

Franco: “Eh, se se la fosse cavata mi avresti dato dell’allarmista (dito all’insù)”.

Marcello: “Imbosca la pensione prima che arrivi l’autolettiga (simbolo dei dollari)”.

3) Utilizzo esagerato

Ugo: “(parentesi-parentesi, mano alla Che Guevara, parentesi-parentesi)”.

Luisa: “E’ una carezza? Che tenero J”.

Ugo: “(signorina con le braccia a X, parentesi-paretesi ecc).

Luisa: “Non capisco Ugo! (punto interrogativo)”.

Ugo: “Gradirei trombarti (gattino con gli occhi a cuore)”.

Potremmo andare avanti per ore, ma anche no.

QUI INTER

Il “metodo-Spalletti” piace a qualcuno, meno a qualcun altro. “Come si permette costui di riprendere i tifosi? Chi si crede di essere, la Regina Elisabetta? La gente ha il diritto di dire quel che gli pare!”. Ci sta, il pubblico è libero di attaccare, criticare, fare e disfare. Qui però il discorso è diverso: l’atteggiamento “sopra le righe” del tecnico è certamente spontaneo ma anche (e forse “soprattutto”) strategico. Compattare lo spogliatoio è fondamentale, ma è importante che “l’unità d’intenti” contempli anche tutto il mondo nerazzurro. Molti tra i convocati a Brunico saranno ceduti, altri arriveranno, ma in questo specifico momento tutti sono “interisti” e fanno parte dell’idea di “famiglia” che Spalletti intende imporre sempre e comunque.

Spalletti forse è pazzo, di sicuro non scemo. Sa che nei prossimi 50 giorni arriveranno giocatori importanti e fino a quel momento intende creare quell’atmosfera, definiamola “mourinhiana”, capace di esaltare ogni singolo nell’interesse esclusivo del gruppo.

Ma, mi rendo conto, codeste sono cazzate, parole campate per aria che possono avere un senso solo se mescolate a importanti “dosi” di mercato. Sono arrivati giovani a mazzi, con loro Skriniar e Borja Valero. Per molti trattasi di “colpetti” di secondo piano, di sicuro sono desideri esauditi dello stesso Spalletti (e non è poco).

Il meglio nei prossimi giorni, ma occhio a non farvi fregare: quotidianamente siamo invasi da troiate, ipotesi, cazzibibboli buttati là per fare confusione o poco più. Sia chiaro, contribuiamo tutti alla caciara, noi compresi. Per questo motivo proveremo a stare con i piedi per terra e a raccontare l’attuale “stato delle cose”. Dalbert, per dire, è sempre più “caldo”: il giocatore si è promesso ai nerazzurri, rifiuta altre destinazioni e consente ai responsabili del mercato interista di non aver fretta. L’offerta è arrivata a 20 milioni, il Nizza alza la barriera ma alla fine cederà.

E poi c’è Nainggolan: che il belga interessi non è mistero, che la Roma non si possa permettere di lasciarlo partire, anche. Al momento l’Inter “temporeggia”: non ha ancora avanzato un’offerta ufficiale, prepara l’assalto, ma non alle cifre uscite qua e là (si è parlato di 60 milioni, i nerazzurri lo valutano al massimo 40). Arriverà? Se lo sapessi me la tirerei tantissimo e invece so solo queste poche cose.

Altre “cose” non scaldano i cuori, ma tocca dirle lo stesso: ad oggi (e sottolineo “ad oggi”) le ipotesi su Di Maria e Vidal rimangono fantasie ad uso e consumo di giornali e siti specializzati. Sabatini e Ausilio lavorano su altri profili, in alcuni casi mai nemmeno citati. Il messaggio che mandano è “state calmi, abbiate fiducia”. Lo facciamo nostro, consapevoli che a monitorare c’è proprio Spalletti.

“Mi hanno fatto delle promesse”, ha detto. Le manterranno.

QUI MILAN

Oggi il Milan torna in campo nel test con il Lugano. L’entusiasmo è innegabile, figlio di una strategia di comunicazione legata ai “fatti” che ha ribaltato le prospettive e gli umori del popolo rossonero.

Per intenderci, a prescindere da “quel che sarà”, un risultato è già stato raggiunto: i tifosi del Diavolo hanno ritrovato la voglia di “combattere” a fianco del loro club, per troppo tempo visto come un “nemico” e ora, invece, “complice”. Non è poco.

Basterà aver rivoltato la rosa come un calzino per ottenere i risultati? Questo non lo sa nessuno, ma tutti riconoscono “la volontà” di farlo. I sette (più uno, Biglia è in arrivo) colpi messi a segno fin qua, il rinnovo semi-ufficiale di Donnarumma, la voglia di continuare ad acquistare, sono prove evidenti che quanto si diceva nei tempi bui del closing-non closing non erano puttanate, ma ipotesi concrete. Anzi, molto di più.

A suo tempo si parlava di budget da 60-70 milioni che grazie ai pagamenti dilazionati poteva portare a un mercato da 100/150 milioni. Ebbene, la cifra è destinata ad essere superata, probabilmente grazie anche all’ottimismo legato allo “sblocco” dei capitali cinesi (entro fine anno o comunque dopo il famoso “congresso di Pechino”) che permetterà ai “vecchi” investitori di uscire alla luce del sole. Trattasi di una carta importante che i dirigenti del diavolo porteranno sul tavolo dell’Uefa a ottobre, quando inizieranno le “discussioni” sul gentlemen agreement. Le stesse “trattative” porteranno alla stipula di un contratto tra le parti ad aprile 2018 che potrebbe comportare più o meno sanzioni a seconda di quanto i dirigenti rossoneri saranno stati “convincenti”.

Il discorso è evidentemente complicato e anche un filo noioso, ma spiega perché il mercato in entrata dei rossoneri sia così “aggressivo”: non lasciare nulla di intentato adesso per prevenire “eventuali” paletti futuri.

Per questo motivo (ma non solo) le prossime settimane saranno anche quelle della prima punta da affiancare ad Andrè Silva. L’interesse per Aubameyang è noto (ma l’ingaggio spaventa), quello per Belotti mai sopito. Un nuovo tentativo di convincere Cairo sarà imbastito a cavallo tra luglio e agosto, nella speranza di convincere il patron granata ad abbassare le sue pretese. Difficile? Sì, difficilissimo, ma anche trasformare i “fantasmi” in “cinesi” era complicato, eppure è successo.

QUI JUVE

Si parla di Douglas Costa. Giustamente.

Rummenigge ha fatto intendere che l’affare si farà, o comunque ha passato la palla nelle mani dei dirigenti bianconeri. L’offerta è assai buona (40 più bonus), il brasiliano dal mancino affilato sarà il primo “rinforzo Champions” dei bianconeri. È la riprova che a Torino hanno detto sì alla “linea Allegri”: assecondare le richieste del tecnico per provare a fare il definitivo salto di qualità (anche e soprattutto “tattico”). Ottima scelta.

Per questo e per molti altri motivi la Juve non si fermerà qui. Bernardeschi resta obiettivo concreto, Keita anche. Anzi, a dar retta a tanti “spifferoni torinesi” per il senegalese il più sarebbe fatto. Prendiamo la soffiata per buona, ma restiamo convinti che il fiorentino sia ancora l’obiettivo numero 1. Arriverà anche lui e completerà la coppia di “mancini” adattabili ad entrambe le fasce. Una bella risposta a chi si stava domandando “si sono rimbambiti a Torino?”. No, per nulla.

Vi lascio con un perdibilissimo, ma assai realistico sogno che mi ha martoriato il cervello l’altro giorno. Non sto bene, è evidente (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com).

Ciao. Sono le 4.15 del mattino di domenica 9 luglio. Sono venuto in Alta Provenza a vedere la lavanda.

È un posto effettivamente pieno di lavanda.

Siamo andati al ristorante francese. Siccome di francese non capisco niente tranne "le calcul de la grand mère dada” (che letto tutto di fila in italiano fa oggettivamente molto ridere), ma non volendo dare soddisfazioni ai camerieri francesi che prendono l'ordinazione e pensano "italiano mandolino", allora ho scelto con sicumera un piatto dal menu fingendo che volessi proprio quello. Era brasato. A luglio. Con 36 gradi percepiti di giorno, 27 la sera e un odore di lavanda che i primi 5 minuti dici "perbacco, buona la lavanda!" è le altre 23 ore e 55 hai nausee da terzo mese di gravidanza.
Tutto il preambolo per dirvi che a causa del brasato francese, nella notte tra l'8 e il 9 ho fatto un sogno strano e impressionante, che vi vado a raccontare.

Sogno di Dante che viene a chiedere aiuto.

Signori, ho sognato Dante. Avete presente il Sommo Poeta? Si è presentato e mi ha chiesto aiuto per una storia di gironi danteschi che un tempo non c'erano e ora invece ci sono.
Mi fa, con quel suo naso aquilino: "Ascolta grullo, c'è questo girone nuovo che è un posto di merda e comporta svariate rotture di balle. Vorrei che tu lo vedessi e mi dicessi la tua".
E tu: "Sei qui di tua sponte, ‘o Sommo, o sei una mia proiezione causata dal brasato?".
E lui: "Son qui a causa del brasato, inutile contar balle. Buon sogno".

Sogno di Dante che ti dice "Buon sogno" e ti porta nel girone infernale degli influencer.

Un caldo atroce. Come nel deserto ma senza oasi.

Caldo. Atroce.

Hai sete, lo sai che è a causa del brasato-francese, ma stai sognando e quindi dalla regia occulta te lo fanno passare come "fiamme dell’inferno".
In un angolo, un ammasso di persone è ignudo e ricurvo su telefonini di ultima generazione con batterie carichissime. Tutto intorno svolazzano “angeli dell'informazione", ben refrigerati grazie a mini split ascellari marca Daikin, applicati con successo.
I putti si avvicinano ai ricurvi e sussurrano nelle loro orecchie primizie bestiali, notizie succulente, tutto.
"Douglas Costa, v’é certezza, vuol la Juve e non protesta!".

Quelli allora compulsano il loro smartphone, si affrettano, li vedi amorfi e accaldati, cercano di battere sul tempo la concorrenza digitando sui rispettivi profili Instagram e Twitter e Facebook. Hanno la notizia, la devono lanciare! Solo che il loro compulsare si trasforma in atto inutile e frustrante, perché i polpastrelli scarnificati non vengono riconosciuti dai touch-screen e impediscono la twittata, il foto-ritocco, la banale pubblicazione dello scoop “strappa-like”. E quelli ticchettano disperati, ossessionati e inzigati da nuovi angeli tentatori che ne dicono di ogni:

"Glielo dica al signor Zhang, ci va al Milan Aubameyang!”.

E quelli emettono latrati neanche fossero cani randagi, si bestemmiano l'uno contro l'altro al grido di "questa era una mia esclusiva!" o "l'angelo maledetto aveva concesso la soffiata a me e solo a me!". Sbavano saliva calda, incrinano i rispettivi cellulari colpendoli pedissequamente con le falangi, ma nulla possono fare, umiliati da polpastrelli marci come prugne abbandonate sull'asfalto.
Piangono, si disperano, invocano Ferragni Chiara, loro musa. Ma quella non li considera e pensa solo a fare fiki-fiki con Fedez in braghette.
Satanassi accorsi sul luogo punzecchiano i loro culi con alabarde arrugginite: trattasi di forchettate che giungono ogniqualvolta un like viene piazzato sui post pecorecci di Gianluca Vacchi o su foto di tette "troppo grosse" della popputa Ratajkowski. Soffrono come belve, osservano dentro clessidre il tempo che intercorre tra l'ennesima rivelazione ("stai sereno e ben composto, Manolas-Roma? Tutto apposto!) e il loro “postare nulla”. Tentano allora la carta della compassione e si rivolgono a te che, sudato fradicio, li osservi terrorizzato.
"Tu sei come noi, sei come noi! malato di cinguettii, di stories, di puttanate varie. Tu ci capisci! Twitta per noi, epperò con il nostro account! Fallo! Ti preghiamo!".

Quelli ti offrono il loro telefono a due mani, ti urlano le credenziali d'accesso, ma tu taci, consapevole dell'ammonimento dantesco: "Ti manderò laggiù per capire, ma non parlare con costoro! El Shaarawy l'han dato al Toro!".
E allora questi, annientati dalla tua indifferenza si contorcono, lanciano i telefoni nel falò al grido di "sono venuto a Temptation Island "per capire" e questa troia balla Despacito con Gustavo? Lascio l’isola!". Trattasi di evidenti distorsioni sull'asse social-reality.
Ti senti impotente, provi paure ancestrali, anche solo perché sai che prima o poi codesta sorte infame toccherà inesorabilmente anche a te. Piangi con loro, ossuti, ardenti e impossibilitati al post. Senti caldo e caldo e caldo.
Poi, d'improvviso, i lamenti si allontanano, ti svegli in una pozza di sudore fetido, ti ricordi del mezzo litro di acqua gassata e benedetta acquistata a peso d'oro prima di rincasare da un simpatico gelataio francese (“le notre gelato non sa di spaghetti ahaha”. Cazzo ridi?). Sorseggi a gollate generose, ti asciughi il sudore, pensi al brasato e al sogno malatissimo.

Sono le 4.15 del mattino di domenica nella terra del formaggio, il telefono si illumina all'improvviso e in contemporanea una zanzara provenzale ti mozzica il culo, poco sotto la linea della cinta. La ammazzi con un colpo secco - sciak! - quindi guardi il cellulare prima che il salva-schermo faccia il suo dovere.

Leggi: "A Franco Sbarabazzi piace il tuo post". Ti viene un brivido.


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