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Editoriale

Juve, non solo Matuidi: Marotta prepara il botto di ferragosto. Inter: la richiesta di Spalletti (non solo sul mercato...). Milan: un'altra battaglia mediatica in attesa del bomber. Napoli: ecco l'Europa

08.08.2017 10:18 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 107366 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao.

Ho solo un’ora di tempo. “Per fortuna”, direte voi.

Vado con 11 sinapsi a caso.

1) C’è l’ondata di caldo. Ad agosto. La gente si sorprende e dice “dove andremo a finire”. Perché fa molto caldo. Ad agosto. Io non capisco.
2) La canzone dei Thegiornalisti “Riccione” ha vinto il disco d’oro. Analisi del testo: “Selfie di ragazze/ dentro i bagni che si amano/ La notte è giovane/ Giovani vecchi/ Parlami d'amore che domani sarò a pezzi/ Intanto cerco il mare/ Un'aquila reale/ Sotto il sole/ Di Riccione”. Mi sembra assolutamente meritato.
3) Dalbert è arrivato a Milano. Oggi le visite. Giocherà con l’Inter. Praticamente un blitz.
4) PPTV, la tv di Zhang, ha acquistato i diritti della serie A per qualche centinaio di milioni. In totale ha investito oltre un miliardo e mezzo per i diritti tv dei cinque principali campionati europei. Ma per qualcuno “l’Inter non gli interessa”. Mah.
5) Il Barcellona denuncia il Psg per “Irregolarità nel trasferimento di Neymar”. Quando l’abbiamo già sentita questa? Ah già, quando il Barcellona comprò Neymar e girò un bel gruzzolone al padre del frugoletto. Chi la fa…
6) “Siamo l’esercito del selfie” tua sorella.
7) Bacca non è stato inserito nella lista Uefa del Milan. Montella ha preparato una lista con uno spazio libero per “un nuovo acquisto”. Kalinic è possibile, Belotti non ancora tramontato.
8) Se Kalinic avesse un buon ufficio stampa non sarebbe il piano B di (quasi) nessuno.
9) “Entriamo senza pagare/ Come dei calciatori di serie A/ Ci guarda tutto il locale/ Ma alla fine nessuno ci toccherà/ Come il crimine/ senza regole”. Questi entrano nel locale, non pagano e la gente applaude. Boh.
10) Ho fatto la foto a uno che andava di corpo in centro a Milano. Davanti a tutti. L’ho postata sul mio Facebook per dire “a che punto siamo arrivati”. Il giorno dopo Facebook mi ha minacciato “ti chiudiamo l’account, è materiale sensibile”. Poi sono tornato in strada. Il tizio faceva pipì contro un muro. “Come il crimine/ Senza regole”
11) “Un’Aquila reale, il gatto, il topo, l’elefante, non manca più nessuno, solo non si vedono i due liocorni” (Tratto da “I due Liocorni”, autore ignoto. Non vinse il disco d’oro. Ditemi voi se c’è una giustizia a questo mondo).

QUI INTER

Prima la “ciccia”.

È arrivato Dalbert, si poteva prendere due mesi fa pagandolo 30 milioni sull'unghia, oppure oggi a 20 più bonus. C’è chi dice "che fatica per un terzino", altri capiscono che i soldi hanno un valore anche se ne hai da buttare e pensano "bravi, ben fatto". Solo il tempo dirà se è valsa la pensa attendere il brasiliano, ma una cosa intanto bisogna dirla: l'Inter aveva fin dall'inizio un obiettivo per quel ruolo ed era Dalbert. E Dalbert, alla fine, è arrivato nonostante la concorrenza e al prezzo "giusto": non male.

Il resto sono chiacchiere, ma magari servono pure quelle. Sono trascorsi esattamente 365 giorni da quando l'Inter salutava Mancini Roberto. Pretendeva un certo tipo di mercato, non veniva ascoltato. Insisteva, ma dall'altra parte niente di niente. Pareva una sorta di "guerra civile" interista, anzi, lo era. A nessuno fregava niente di quella cosa chiamata "squadra": i dirigenti pensavano al fatto che "c'è la nuova proprietà, bisogna "capire" cosa succede", il tecnico diceva "mercato? chiedete ai dirigenti". Si parlava solo di potenziali acquisti, mai di squadra.
Un anno dopo molti parlano ancora e solo di "mercato", soprattutto nell'universo virtuale. Quando arriva quel giocatore? Quando quell'altro? Il mercato come unica ragione di vita. Fa niente se intanto un gruppo è già in marcia, è necessario che arrivino altri a prendere il posto "di questi" e poi altri ancora che prendano il posto "di questi altri".
Spalletti non è "più fesso" di chi lo ha preceduto, anche lui vuole "il mercato", come lo voleva - giustamente dal canto suo – Mancini, ma non si sa per quale strano motivo intanto si è portato avanti. Spalletti, forse, pensa che l'acquisto di "questo o quello" non sia l'unica ragione per cui esiste il calcio, ma forse un complemento a una cosa strana chiamata "lavoro".
Ecco, Spalletti sta lavorando, i suoi giocatori reduci da fallimento epocale, pure. Non sono 5 amichevoli ben giocate o le frasi di qualche giocatore a farci dire "beh, butta bene", ma i nostri occhi. Spalletti crede nel suo lavoro e il suo lavoro lo vedi anche nel test contro la rappresentativa alpina. Corsa, movimenti e quel filo invisibile che lega un giocatore all'altro. La chiamano "parvenza di squadra". Spalletti, signori, crede prima in se stesso che nel mercato e questa, 365 giorni dopo, è una notizia che vale come boccata d'aria fresca.

Poi, sia chiaro, "completare" è certamente importante, a patto che non diventi un'ossessione che porti a deliri del genere "ma Skriniar e Borja Valero sanno giocare a calcio!". Sì, sembra incredibile, ma li hanno presi proprio per quello e, pensate, su esplicito suggerimento di Spalletti. Si può fare di meglio e di più? Si deve! Lo devono fare i dirigenti, il tecnico, i giocatori tutti, ma per carità, senza l'assillo dell'acquisto "ad ogni costo" che a volte sistema i problemi e altre volte li moltiplica.

QUI JUVE

L'ultima partita della stagione scorsa è stata quella in cui, per la prima volta, la rosa della Juventus è sembrata inadeguata. Il confronto diretto con il Real Madrid inevitabilmente ha pesato gli organici, mostrando una netta supremazia dei blancos. La differenza, nei cambi: Zidane inserì Bale, Morata e Asensio, in tribuna lasciò James e Vazquez. Allegri pescò Cuadrado, Marchisio e Lemina. Una discreta differenza.

La Juve in questa sessione di mercato aveva (ha) l'obbligo di pareggiare la qualità delle riserve con quella degli undici titolari. In sostanza, di annullare la differenza tra prime e seconde linee. Ora, tenendo ben presente che mancano tre settimane e mezzo alla fine del mercato, possiamo dire che la Juve è a buon punto? Diciamo di sì. O per lo meno sembra avere tutto sotto controllo. Direte voi, ha perso Bonucci, Neto, Dani Alves, Lemina (18 milioni + 2 di bonus dal Southampton sono l'ennesima plusvalenza realizzata da Marotta) e sono arrivati De Sciglio, Szczesny, Bentancur, Douglas Costa, Bernardeschi: non è che ci sia stato questo gran miglioramento. Sarà come sarà, ognuno ha la sua opinione fino alla prova del campo (la prima domenica nella Supercoppa contro la Lazio), ma intanto possiamo dire che è “migliorata” in attacco e “peggiorata” in difesa, e che è probabile che gli ultimi rinforzi sistemino quest'ultimo reparto (occhio a De Vrij, per cui Marotta e Paratici continua a lavorare sottotraccia, mentre Cancelo verrà valutato solo come alternativa a Spinazzola) e il centrocampo (Matuidi è in pugno, ma si attendono "sorprese" di mercato, state all'occhio).

La Juve ha quindi scientemente deciso di migliorarsi in attacco perché ha pensato che quella fosse la sua carenza principale. Allegri non aveva varianti, ora ne ha in abbondanza. Non aveva cambi offensivi, ora li ha di grande valore: in Champions, dove è più probabile dover recuperare uno svantaggio, potrebbe fare la differenza. E visto che la Champions è il grande obbiettivo della Juve, qualcosa di buono è stato fatto, nonostante lo scetticismo crescente.

QUI MILAN

È un dato di fatto che ogni settimana spunti un problema, vero o presunto, e puntualmente risolto dalla dirigenza rossonera. Potrà non piacere la modalità con cui il Milan sta operando nel mercato e il fatto che il club debba muoversi a stretto contatto con le banche, ma tutto è puntualmente raccontato. Anche la questione fideiussioni era un non-problema ed è stata normalmente risolta, senza alcun patema come qualcuno ha lasciato intendere.

L'avvento del nuovo Milan cinese è senz'altro “anomalo” rispetto alla prassi con cui sono soliti operare i club italiani, ma non c'è nulla di folle. Fassone ha più volte spiegato che il Milan avrebbe scommesso su questa sessione di mercato per tornare ad alti livelli, e lo sta facendo con tutti i rischi ma anche il senno del caso.

Capitolo attaccante: il budget disponibile è di 50 milioni, ma il club punta ad alzarlo con la cessione di Bacca (richiesti 20 milioni). Kalinic è sempre in “caldo” ma si sta preparando un nuovo assalto a Belotti. Come detto, non per caso nella lista da 25 consegnata alla Uefa per la doppia sfida contro i macedoni del Shkendija, il Milan ha inserito solo 23 nomi. Uno slot è stato lasciato “libero” per "l'acquisto". Secondo le norme Uefa, può essere inserito entro la mezzanotte del giorno precedente alla gara, ovvero del 17 agosto. Occhio a Ferragosto (e ai polemici ad ogni costo).

QUI NAPOLI

Mercoledì 16 agosto andrà in scena l'andata del playoff di Champions al San Paolo contro il Nizza. Il Nizza di Balotelli, e ora pure di Sneijder. Ma non importa. Quel che conta è l'atteggiamento del Napoli. Ho visto alcuni (spero fossero gli unici) tifosi azzurri “impauriti” dal Nizza perché era il peggior avversario proposto dall'urna. Poco male. Cara Napoli, cari tifosi partenopei, è il momento di dimostrare quella sicurezza nei propri mezzi tanto decantata (e giustamente applaudita) in estate. Visto che questa squadra può aspirare a vincere lo Scudetto, perché dovrebbe temere il Nizza? Una buona compagine, da rispettare, ma senz'altro inferiore. Il Napoli deve preoccuparsi soltanto di essere se stesso. Questo gioiello di squadra si merita una nuova occasione in Champions e ha tutto per guadagnarsela.

Vi lascio con un grido accorato di Claudio Savelli (@pensavopiovesse): la serie A è rinata. Ci fidiamo. (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com).

La Serie A sta rinascendo. Non è la solita manfrina estiva, no, stavolta ci sono i fatti. In primis, il fatto che iclub italiani stiano spendendo un sacco di soldi durante questo mercato, anche se non sembra. Solo la Premier, irraggiungibile per via del miliardario contratto dei diritti tv, ha sborsato di più (1 miliardo). La A, complessivamente, ha speso ben 703 milioni, la Ligue 1, terza, 553 milioni Neymar incluso. Di più, di meglio: non è solo la spesa a testimoniare il ritorno della A, ma anche l'idea di mercato delle grandi. Mentre le big mondiali si sfidano a colpi milionari, quasi più attente all'“effetto” che all'utilità in campo del nuovo acquisto (Real e Barcellona risponderanno con logica all'affare Neymar?), c'è questa tendenza delle nostre squadre a custodire gelosamente i giocatori migliori. Quelli che fino a pochi anni fa sfruttavano la A come trampolino per beccare contratti milionari all'estero, ora rimangono. Eravamo un grande allevamento per gli altri, che con i milioni negli zaini venivano a comprarci le più dolci primizie, ora invece abbiamo chiuso le frontiere, siamo diventati protezionisti, forse abbiamo ricominciato semplicemente a considerarci uguali agli altri, e non più inadeguati. In fondo, la Premier tanto affascinante non vince in Europa da anni. Dunque (stadi a parte), perché noi dovremmo sentirci inferiori agli inglesi?

Prendiamo ad esempio il mercato del Napoli. Mertens sarebbe potuto andare ovunque, così pure Insigne e Koulibaly. Invece hanno tutti scelto di restare, certamente in cambio di un adeguamento dello stipendio, ma hanno comunque liberamente deciso di percepirlo in Italia. Oppure l'operato dell'Inter, che ha fissato fin da subito un prezzo per Perisic e da lì non si è mai mossa. Nonostante il corteggiamento dello United, il croato è ancora nerazzurro e probabilmente lo rimarrà, visto l'adeguamento di contratto ora sul tavolo: una mossa intelligente, perché se valuti un giocatore più di 50 milioni devi poi garantirgli uno stipendio in linea. Così pure la Roma, che ha ceduto Rudiger, Salah e Paredes all'estero ma ha condotto contrattazioni esemplari: non li ha svenduti, alla fine ha incassato quanto voleva. Obbligato a vendere, Monchi si è subito dimostrato bravo a prendere i soldi degli altri. Non a caso due su tre li ha venduti ai più ricchi: i club inglesi. E infine il Milan, che prendendo Bonucci è diventato un po' l'emblema di questa rinnovata forza. Un grande campione è passato dalla migliore squadra d'Italia ad un'altra nonostante questa fosse reduce da anni mediocri, non è andato all'estero, non ha impoverito il campionato. Anzi, lo alimenterà perché avvicina la competitività del Milan a quella della Juve.

Così, dietro ai bianconeri, che comunque rimangono i favoriti, sta salendo una flotta di squadre. Tutte senz'altro più complete rispetto al passato. Alcune più forti (il Milan), altre più consapevoli (il Napoli “unito” alla città dal sogno-Scudetto e l'Inter, che sembra improvvisamente diventata pratica, quasi scientifica), e altre ancora rinfrescate da volti nuovi e liberate di alcuni rapporti difficili (la Roma). Ora tutte sembrano impegnate nel raggiungersi, ognuna a modo suo. Ed è una diversità che fortifica il campionato. In tutte sembra essere finalmente tornata la volontà di sentirsi protagoniste. È diventata di conseguenza l'estate in cui si sta preparando l'assalto collettivo al trono della Juve. Tutte hanno avuto la stessa idea, e c'entra molto l'allargamento dei posti disponibili per la Champions fino a quattro direttamente ai gironi, che non è stato altro che un sincero invito del calcio alla Serie A. È come se qualcuno ci avesse invitato a tornare ai nostri livelli, ricordandoci che siamo gli unici a sottovalutarci. Ci hanno teso una mano, la stiamo cogliendo. Fino a prova contraria, è un discreto cambiamento.


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