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Juve: occhio, il vero fenomeno non è Higuain. Napoli: Sarri ha una questione urgente da risolvere. Milan: 5 fatti e un po' di veleno. Inter: Icardi-DeBoer, quante parole inutili!

04.10.2016 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 74581 volte
© foto di Alessio Alaimo

Siccome ci stavamo divertendo troppo, è arrivata la pausa per la nazionale. Lo so, lo dico sempre, ma la odio.
E poi questa volta più che una "pausa" è un'era geologica, una rottura di maroni bestiale lunga due settimane.
Nessuno vi dirà "ha ragione Biasin" perché bisogna essere sempre assai corretti e dire cose tipo "chissà se le Far Oer riusciranno nel colpaccio questa volta contro la Lettonia" o "che emozioni poter assistere ai primi match ufficiali di Gibilterra, è il bello del calcio". In realtà tutti pensano "minchia, domenica mi toccherà andare all'Ikea o alla Mini Italia".
Dovete sapere che Gibilterra ha una popolazione di 28.875 abitanti (fonte Wikipedia), questo significa che se io e te fossimo nati lì avremmo delle chance per essere convocati in Nazionale e andare in giro per l'Europa a fare i minchioni a spese dell'Uefa. Qualcuno pensa che persino Santon potrebbe avere delle possibilità. Ranocchia no, solo a San Marino (31.448 abitanti, ma meno scelta tra i difensori centrali).
Ci permettiamo di fare gli spiritosi con Santon e Ranocchia solo perché guidati da becera invidia. In realtà sappiamo che a Gibilterra e San Marino giocherebbero sempre.
Ora, detto che le Far Oer devono essere un posto che definire "curioso" è fargli un complimento (49.469 abitanti, 80mila ovini), attendo con ansia il giorno in cui anche il Vaticano (836 abitanti) entrerà a far parte dell'Uefa per assistere al derby "Angeli & demoni" contro i banchieri del Lussemburgo (543.202 abitanti). Trattasi questi dei due Stati con la più alta differenza nel Pil pro-capite: 106.406 dollari per i lussemburghesi, zero per gli amici del Vaticano, ovviamente nullatenenti. Ovviamente. Nullatenenti. Certo. Ma allora non mi spiego certi anelli pastorali. E le colombe che svolazzano la domenica. Quelle costano, mica passano da Piazza San Pietro per caso.
Comunque, parliamo di calcio prima di finire in gineprai che non ci competono.
A due passi da San Pietro l'Inter ci ha lasciato le penne. La critica si è divisa in due: quelli che "nonostante tutto si è vista una bella Inter, divertente" vs quelli che "che difesa di merda". Altri sono tornati a suonare il requiem a De Boer: "Gioca troppo all'attacco, ma qui non ci sono i mulini e le cannette libere, qui siamo in Italia". Le tre cose, se vogliamo, possono andare tutte assieme: l'Inter ha una fase difensiva assai lacunosa, ma sa produrre un discreto calcio ed è gestita da un tecnico che difficilmente si discosterà da questa visione delle cose. Fa bene? Sì, fa bene. Un anno fa dalle parti di Appiano si discuteva dell'Inter prima in classifica, ma brutta da vedere. Il sottoscritto difendeva gli 1-0 in serie di Mancini al grido di "si può vincere anche così!". Una cazzata smentita dai fatti di gennaio e febbraio.
Quest'anno è tutto alla rovescia: l'Inter ha già perso 4 partite ufficiali (due in campionato), ma a livello di gioco fa intravedere "roba buona". In barba a ogni forma di prudenza, tocca rischiare con i pronostici: la strada è quella giusta. È vero, Murillo e Santon domenica hanno fatto venire i brividi, Miranda ha avuto i suoi bei problemi, ma quanto a palleggio e tecnica (base senza la quale pensare al "bel giuoco" è puro azzardo) questa squadra può competere con tutte le grandi.
Sono chiacchiere, per carità, ma servono per provare a tenere a bada i soliti "critici a tutti i costi", quelli che amano sguazzare nella merda, e se le cose vanno troppo bene si sentono smarriti.
Prendete Icardi: all'Olimpico ha disputato una partita oggettivamente sotto i suoi livelli. Nonostante tutto ha servito l'assist per il momentaneo pareggio di Banega. Totale: per molti Icardi è stato inadeguato e "se non fa gol non serve a nulla". Da Dio a peccatore nel giro di dieci giorni: per carità, la pazienza non fa parte del mondo del calcio e i nerazzurri in ottica Champions hanno fatto un bel passo falso, ma ormai siamo al punto di cambiare giudizi non "partita dopo partita", ma "quarto d'ora dopo quarto d'ora".
Il resto riguarda "l'extra campo", ovvero la possibilità che Moratti torni presidentissimo. Chi scrive ha lanciato il suo inutile sondaggio su Twitter (946 voti, buttali via). "Moratti potrebbe tornare presidente dell'Inter": 1) Bene, ci mancava 37%. 2) Grazie, ma meglio di no 63%. Conta nulla ovviamente e Moratti merita osanna per tutto quello che ha fatto e dato, ma la sensazione è che, nonostante l'opinione e le critiche di molti commentatori, il popolo abbia apprezzato il lavoro di Thohir (io di sicuro: se volete buttare via 5 minuti ne ho scritto su "ilsensodelgol.it").
Quindi il Milan, reduce da un 4-3 micidiale e assai divertente. Il diavolo finalmente fa "fatti". Fatto numero 1) L'arbitro Guida avrà anche dispensato cazzate, ma il successo dei rossoneri non è in discussione. 2) Da tempo il Milan non emozionava così tanto i suoi tifosi: ci ha messo grinta, voglia, dedizione. Il tutto nonostante alcuni limiti oggettivi. 3) Montella se ne sbatte se uno ha "il nome" o "il procuratore" (o almeno ci prova): rischia, se ne frega, fa bene. 4) In mezzo a tante bugie più o meno assortite, Silvio Berlusconi ha mantenuto una promessa: il Milan dei giovani esiste e si fa sentire. 5) I cinesi e Fassone avranno un bel lavoro da fare per riportare i rossoneri ai livelli di un tempo, ma la base c'è e non è poco. 6) In una fase in cui nessuno (ma davvero nessuno) può realmente sapere se il passaggio di consegne ai cinesi avverrà nei tempi previsti e nelle modalità previste, i "negativi a prescindere" hanno lo stesso difetto degli "ottimisti a prescindere": sperano che la loro linea trionfi solo e soltanto per dire "io l'avevo detto", segno che il mondo dell'informazione mescolato a quello social si è trasformato da "un'opportunità in grado di dare un valore aggiunto" in una "guerra virtuale a chi ce l'ha più lungo". Peccato.
Di Napoli si è già letto di tutto: ci sono i critici di Sarri "che non sa gestire la rosa" e i critici-dei-critici di Sarri che "lasciate stare il mister, sa quello che fa". È vero: Sarri sa quello che fa. E dice anche una grossa verità: "La Juve è su un altro pianeta". Il guaio è che certe cose non vanno dette per almeno due motivi: 1) Sanno di fastidioso "maniavantismo". 2) Scoraggiano un gruppo che invece deve essere consapevole del suo valore. Quindi sì: la Juve è più forte, ma non c'entra una fava con la sconfitta di Bergamo, causata da un approccio sbagliato dei partenopei molto più che della stanchezza post-Champions (che pure in Europa ha fatto molte vittime: Real, Barcellona, Bayern, Manchester City). Il Napoli è uno squadrone, prima se ne rende conto (allenatore compreso), prima si leverà di dosso quella paura che in certi stadi la fa tornare "normale" e a oggi marca la vera distanza con la Juventus: molto più del fatturato per intenderci.
Quanto alla Juve, c'è poco da aggiungere alle parole di Sarri. E a quanto detto con troppa fretta dai critici "a prescindere" di Allegri. Il toscanaccio in una settimana ha aggiustato il discorso qualificazione europea e ha dato la prima mazzata al campionato: 15 gol fatti e 4 subiti sono i numeri dei bianconeri, simili a quelli del Bayern (16-2). Ma la Signora può contare già un punto di vantaggio in più sulla seconda in classifica rispetto ai bavaresi. Alla Juve c'è insomma da brindare più che all'Oktoberfest. Max continua a far girare i suoi uomini senza ascoltare "le voci" e si gode Dybala, tornato a segnare con regolarità e perfetta "metà della mela" di Higuain.
A proposito del Pipita, molti - me compreso - si erano riempiti la bocca in estate dicendo "sì, bell'acquisto, ma non rifarà i 36 gol dell'anno scorso". E invece nelle prime sette giornate l'argentino ha già segnato il doppio dei gol dell'anno passato. E per fortuna che era tornato ingrassato dalle ferie, neanche si fosse divorato mezza Esselunga.
A proposito, per chiudere vi lascio con una roba scritta su facebook in onore di un tale che col calcio c'entra nulla, ma di chilometri su e giù per i corridoi ne ha fatti più di tanti celebrati terzini. Se vi va, eccola qua (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com).

Perché mi spiace per la morte di Caprotti.
Io non conoscevo Caprotti, so solo che era molto vecchio (ma non andava a vedere i cantieri) e che aveva più soldi della De Filippi, il ché è tutto dire.
Non so perché, ma appena mi hanno detto "è morto Caprotti" ci sono rimasto male. Quasi come se si trattasse di uno di famiglia (se così fosse, confido in uno straccio di eredità).
Mi hanno spiegato che parlare di Caprotti è pericoloso per una questione di Coop vs Esselunga della quale non me ne frega un cazzo di niente, né mi spaventano talune leggende metropolitane secondo le quali Caprotti alla Vigilia di Natale era solito far visita al suo stabilimento preferito per far finta di celebrare le festività con i sottoposti e, invece, rompere loro il cazzo per sapide questioni di insalate russe esposte, ma prossime alla scadenza.
Per farvi capire perché la scomparsa di Caprotti mi ha toccato più di altre dipartite di gente famosa, vorrei guidarvi brevemente nel mio giro tipico all'Esselunga, che forse è un po' anche il vostro.
Cose curiose che succedono all'Esselunga.
La prima cosa curiosa che succede all'Esselunga è che se tu non hai la moneta per il carrello puoi andare al banco informazioni e farti aiutare.
Se eviti di presentarti con mazzi di rose in mano e dici "buonasera, mi dà una moneta per il carrello, poi gliela restituisco..." loro ci credono e ti danno un euro. In realtà sanno che tu, grosso figlio di maiala, non glielo restituirai, ma fingono di fidarsi. I sospetti diventano certezze quando con estrema faccia da culo tenti il raddoppio: "Mi darebbe una moneta da due euro? Mi trovo meglio...". A volte te la danno, ma devi riuscire a reggere lo sguardo tipico che sottintende "lei mi fa molta tristezza".
La seconda cosa curiosa dell'Esselunga è che appena prima di entrare c'è il comparto con le macchinette del tipo che tu le passi sopra ai prodotti e alla fine non fai la coda alla cassa.
Quelli che prendono la macchinetta mi stanno sulle balle a pelle perché mi guardano tronfi come per dire "figlio di nessuno, tu non la sai usare la macchinetta, eh?". A volte per non dare soddisfazione la prendo anch'io mettendola in bella vista, quindi la abbandono nel banco dei "pomodorini" situato subito dopo il tornello d'ingresso.
Dietro le confezioni di ciliegini spesso si trovano anche 12-13 macchinette abbandonate, segno che molti non vogliono passare per stronzi agli occhi di quelli che sanno usare le macchinette.
La terza cosa curiosa dell'Esselunga è che come passi il tornello d'ingresso entri in un microclima unico, tipo tundra siberiana o Alaska del nord: sei nella famigerata zona delle insalate. Se non sei in tuta da sci, superare la zona delle insalate può diventare molto complicato.
Alcuni anziani appartenenti alla categoria "anziani mandati allo sbaraglio all'Esselunga da figli infami perché non sanno dove metterli", muoiono assiderati mentre provano a prendere confezioni di zucchine julienne, per le quali vanno ghiotti.
I passanti, mossi a pietà, a volte si rivolgono agli impiegati delle insalate, riconoscibili dalla muta: "Mi scusi impiegato, c'è un anziano che pare morto, tra l'altro ha in mano l'ultima confezione di zucchine julienne. Non si può fare qualcosa?". L'impiegato, saggio, generalmente invita il cliente a farsi i cazzi suoi e a raggiungere con solerzia la fine della corsia per evitare geloni o polmoniti nepalesi.
È molto raro che tu riesca ad acquistare delle zucchine julienne all'Esselunga.
La quarta cosa curiosa dell'Esselunga è che c'è sempre la zona delle offerte speciali. Nella zona delle offerte speciali tutti fanno finta di passare per caso, non vogliono fare la figura dei barboni. Alcuni, assai astuti, fingono di essere interessati alle sleppe di salmone norvegese che il Caprotti ha messo apposta da quelle parti e che ti consentono di temporeggiare facendo la figura del ricco che pasteggia a salmone. Quando il momento è propizio, generalmente ti giri di scatto e tiri giù cose a caso con scatto felino: due confezioni di succo al 3% frutta, un kilo di farcitost marca "Untoni", sette litri di detergente intimo Chilly al tamarindo, un anziano che era riuscito a uscire dalla zona insalate ma poi non ha retto lo sbalzo termico e si è lasciato morire nel cestone dei Fonzies.
L'altro problema della zona offerte speciali è che se non sei un parente del matematico John Nash difficilmente capirai l'offerta. Esempi di offerte: 1) "Il 20% dei punti fragola in più sulla seconda confezione acquistata, prematurata ma con Fidaty". 2) "Prendi due paghi due ma dipende dal tie break. Fidaty". E tu ti fidi.
La quinta cosa curiosa dell'Esselunga è che c'è sempre qualche stronzo che, superato il tornello d'ingresso, corre furbescamente nella zona della gastronomia con in testa un piano diabolico: "Prendo ora il numero, poi torno indietro e inizio a fare la spesa, così quando arrivo alla gastronomia tocca a me e colcazzo faccio la coda".
Problema numero 1: siccome questi tizi mangiano pane&volpe non prendono un solo numero, si fanno mezzo rotolo per essere sicuri di arrivare per tempo. Poi magari neanche si presentano alla gastronomia. E l'impiegato: "Trentuuuuno! Chi ha il Trentuuuuno!!". Tutti in silenzio. E l'impiegato: "Lei che numero ha scusi?". E tu: "Il quattrocentodiciotto". E l'impiegato: "Vabbè, faccio lei". E la vocina da dietro: "Mi scusi ma io ho il trecentosette!". Spesso finisce in rissa.
Problema numero 2: di norma i "furbetti del numerino" sono anziani con anni di esperienza, epperò ridotti in fin di vita nella zona insalate. Li riconosci perché quando il tizio della gastronomia urla "novantaseeeetteeeee!!!" loro rispondono d'inerzia con le ultime forze: "Un etto di GranBiscotto tagliato bello sottile per piacere". Poi però stramazzano.
La sesta cosa curiosa dell'Esselunga è che c'è sempre qualche figlio di zoccola che butta cose a caso nei carrelli degli altri. Io per esempio lo faccio con le confezioni di nervetti, ma solo perché mi spiace che non le prenda mai nessuno.
Ho come il sospetto che le confezioni di nervetti siano in realtà una subdola tecnica di "smaltimento anziani congelati", altrimenti non si spiega cosa esistano a fare.
La settima cosa curiosa dell'Esselunga è che non si capisce mai una minchia quando parlano all'altoparlante. "Sparentato cambio uve con finferli alla dueeee!". Oppure: "Storno bauz in babaus alla setteeee!". Fino a: "Ho ucciso io Laura Palmer!". L'assassino di Laura Palmer astutamente non dice mai il numero della cassa.
L'ottava cosa curiosa dell'Esselunga sono i litigi alle casse. Cliente 1: "Mi scusi posso passare? Ho solo un Tronky, lei ha due carrellate piene...". Cliente 2: "No. È una questione di rispetto, mi scusi". Cliente 1: "Cazzo dice, è scemo?". Cliente 2: "Senta coglione, lei vuole passare perché ha solo un Tronky che pagherà 40 centesimi. Questo significa che risparmierà circa 30 centesimi rispetto al prezzo del bar. Ecco, io questa barbonata gliela faccio pagare facendola restare in coda, capito???". A volte partono degli applausi spontanei da parte di alcuni coraggiosi al grido di "Cliente 2 sindaco!".
La nona cosa curiosa dell'Esselunga sono i premi che puoi prendere con i punti Fidaty. "Mi scusi, ho 6346532 punti, cosa posso prendere?". "Una tazza per la colazione con su scritto "mettiti una mano sulla coscienza, non mandare nonno allo sbaraglio anche stamattina o almeno mettigli un pile". In alternativa le posso dare una padella quasi d'oro, ma oltre ai punti ci deve aggiungere 129,99 euro". E tu, consapevole del fatto che i premi con l'aggiunta di soldi non sono premi, ma inculate: "Mi dia 'sta tazza demmerda, infame". E l'addetta: "Allora lei mi ridia i due euro del carrello, stronzo". E tu: "Carinissime le vostre tazze, arredano quasi. Ehm...".
La decima cosa curiosa dell'Esselunga è che se fai la raccolta dei pupazzetti tipo i Rollinz di Star Wars e te ne manca uno, puoi fare anche 20mila euro di spesa ma non lo troverai mai. Mai...
Mi piace pensare che il Rollinz di Darth Vader sia al sicuro nella tasca di quel genio italiano che ci ha lasciati.
Ciao Caprotti.


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