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Juve: sboccia Costa, ma “mister ottavi” ha il solito problema. Milan: Gattuso deve risolvere il “guaio estivo” (e c’è un esempio da seguire). Inter: Spalletti, Icardi e i pericolosi suonatori di violino. Napoli: Sarri non farti fregare

05.12.2017 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 30080 volte
© foto di Alessio Alaimo

Intanto chiedo un grande applauso al direttore artistico Luca Tommassini. Bravo Luca, riesci a sorprenderci ogni volta.

(Se non chiedi un applauso per Luca Tommassini, oggigiorno non sei nessuno).

Poi riflettiamo sul Natale. Il Natale sta arrivando con le sue luci e le sue mille e una rotture di coglioni. Una delle rotture di coglioni sono i regali. Molti dicono “che bello fare i regali”. Diffidate da questi soggetti, soprattutto se ci credono per davvero. Fare i regali è bello se hai i soldi e il tempo, ma se hai soldi e il tempo probabilmente sei Elettra Lamborghini o uno qualunque di #Riccanza e, quindi, grazie al piffero. Luca Tommassini, per dire, è ricco ma non ha tempo di fare i regali perché deve inventare molte scenografie di X Factor. Anche i calciatori quest’anno non hanno tempo, perché non c’è la sosta e si gioca fino all’Epifania. Non saranno contenti perché difficilmente potranno andare alle Barbados, alle Maldive o ai mercatini di Merano. Ci andranno più avanti, a metà gennaio, e passeranno le Feste in famiglia come noialtri poveri cristi. Pensate al cenone di Natale di Brignoli, portiere goleador del Benevento, ci sarà sicuramente uno zio che gli dirà “eri una mezzasega e ora tutti ti dicono che sembri Aldo di Aldo, Giovanni e Giacomo. Bravo nipote, ora si che hai una tua dignità. Ma la fidanzata? Ce l’hai la fidanzata?”. Per Brignoli sarà un lungo Natale.

L’altra rottura devastante del Natale sono le cene del Natale. Ormai se hai conosciuto un tale per più di dieci minuti, sei obbligato a organizzare la cena di Natale. L’altro giorno la cassiera al supermercato mi fa: “Sono 47 euro. Ma quando la facciamo la cena di Natale?”. Non la conoscevo, ma era piacente e abbiamo organizzato in trattoria tirando in mezzo anche due della contabilità.

Fateci caso, alcuni fanno la cena di Natale addirittura il 6 dicembre, ovvero domani. Avvisiamo che sopra i 15 giorni dal Natale la “cena di Natale” può essere confusa con “cena normale” e rischia di comportare terribili doppie-cene (“Ma non l’abbiamo già fatta?”, “Mah, a me quella del 6 dicembre risultava una cena normale, però oh, vedi tu”. E tu per evitare che quello si offenda farai la doppia-cena).

Peggio della cena di Natale c’è solo la “bicchierata”. La “bicchierata” è una cosa che alcuni tizi molto furbi organizzano per liberarsi delle bottiglie di spumante dell’anno prima. Diffidate dalla “bicchierata”, chi vi invita non vi vuole bene veramente, lo capirete dal panettone marca “Panettone” che vi verrà servito (“eh ma io non amo il panettone, c’è il pandoro?”, “No, ma abbiamo ancora dello spumante per un secondo giro di bicchierata”. In genere i bicchieri sono di plastica e il pavimento appiccica a causa della fuoriuscita di schiuma di spumante scadente. Fate molta attenzione a non farvi fottere).

Scusate l’inutile preambolo, ma tenete presente che abbiamo già parlato di Brignoli che non è poco.

La verità è che stiamo andando a briglie sciolte, con la tecnica del “non ho tempo di pensare ai concetti che devo scrivere e quindi scrivo quello che mi passa per la mente”.

La prima cosa che mi passa per la mente è che faccio parte del club di quelli che la scorsa estate dicevano “gran mercato quello del Milan”. Oggi, molti di questi dicono “che mercato di merda quello del Milan!”. Qual è la verità? Se lo sapessi sarei molto ricco e avrei tempo per fare i regali di Natale. In ogni caso due boiate le butto sul piatto: 1) Di sicuro Mirabelli ha speso troppo, non ha trattato, ha detto “voglio quello, quant’è? Io pago”. È successo per eccesso di fretta e di entusiasmo. Questo significa che tutti i nuovi acquisti rossoneri siano dei pipponi devastanti? Giammai. 2) Prendiamo la rosa dell’Inter e torniamo indietro di sei mesi: i D’Ambrosio, i Miranda, i Gagliardini, i Candreva e via via tutti gli altri, sembravano zavorre da buttare nella differenziata. Persino Icardi pareva sacrificabile. Oggi sono tutti trasformati e, anzi, in molti casi rendono più di quel che valgono. Merito di un bravo allenatore, merito di una società che si è fatta seria e ha ragionato con la testa, più che con la pancia. Il Milan vive il suo momento di “crisi”, ma buttarla in vacca (“hanno sbagliato tutto!”) sarebbe superficiale e certamente sbagliato. Il resto tocca a Gattuso, chiamato a una missione difficile: rimettere insieme un gruppo che è stato “formato nella divisione”. Quest’ultimo è un ossimoro del cazzo che però nasconde qualcosa di concreto: nuovi acquisti e vecchia guardia hanno vissuto i mesi della “separazione indotta”, sembrava che si potesse fare a meno dei Suso e dei Bonaventura “perché tanto ci sono i nuovi”. Si è creata una frattura non manifesta (in fondo sono tutti fior di professionisti) ma tangibile sul campo: a pochi passi dal Natale non esiste ancora un’identità tattica, né si capisce su chi si debba puntare. Gattuso dovrà essere bravo a “costruire” un gruppo più che a “inventare” calcio: ci può riuscire, perché di quello si è cibato per anni. Se poi “il gruppo” trovasse anche un minimo di forma fisica beh, male non farebbe.

Procediamo spediti verso un finale dignitoso che non può prescindere da un nuovo applauso rivolto al direttore artistico Luca Tommassini. Bravo Luca, anche questa volta ti sei superato.

Si è superata anche l’Inter che “contro il Chievo soffrirà” e, invece, del Chievo ha fatto un sol boccone. Meriti dell’una e demeriti dell’altra si compensano, ma il dato di fatto è che i nerazzurri del pareggio strappato in qualche modo a Bologna un paio di mesi fa e del “l’Inter ha i soliti difetti” ha lasciato spazio a una squadra solida e a un gruppo “vero”. Non badate alla tripletta di Perisic, né a Skriniar che imposta e va a segnare, osservate invece i dettagli: D’Ambrosio sbaglia un passaggio e Candreva gli dedica un applauso, Candreva sbaglia un cross e l’applauso glielo fa Borja Valero. Trattasi di piccolezze che sommate una all’altra disegnano un gruppo che scherza nello spogliatoio e ostenta palle quadrate. Una rivoluzione mentale merito di Spalletti, è chiaro, ma anche di una società che ha imposto la via della logica e ha messo da parte gli effetti speciali. Per carità: è successo per cause di forza maggiore (il fair play, il barboso congresso cinese), ma anche perché chi comanda ha capito che i frizzi e lazzi spesso portano all’auto-illusione, più che ai risultati.

Per questo l’attuale classifica è sì strabiliante, ma non deve illudere nessuno, in particolare Icardi e soci. I media pubblicizzano il “sogno scudetto”, suonano la grancassa, ma sarebbero i primi a sputazzare veleno in caso di ko a Torino perché “attenzione, ora la Lazio e il quinto posto sono a un passo! Quest’Inter non si sarà sopravvalutata?”. We know our chickens, conosciamo i nostri polli, per questo è giusto che l’Inter resti ben ancorata all’obiettivo “ritorno in Champions” e non si faccia fregare dalle altalene umorali di chi ti loda e poi t’ammazza, di chi celebra le frasi di Icardi (“Sto bene qui in Italia. La mia squadra è prima in classifica, sono capocannoniere, cosa dovrei volere di più?”) ma allo stesso tempo butta là ipotesi da tregenda (“L’Inter pensa alla cessione perché così chiuderebbe il contenzioso con l’Uefa”). Rinunciando al suo capitano, certo.

Ora si chiude, non prima di aver celebrato il grande Monday Night del calcio italiano (Crotone-Udinese e Verona-Genoa) - evidentemente un’idea del direttore artistico Luca Tommassini, facciamogli un applauso - e soprattutto non prima di aver analizzato la seguente “distorsione”: il Napoli è passato dall’essere “la super squadra che tutto il mondo tremare fa”, quella del “tecnico reincarnazione di Sacchi”, quella che “beh è la più seria candidata allo scudetto”, al diventare la “società provinciale che non andrà da nessuna parte” perché “è gestita da Sarri, uno che non sa amministrare le forze” e con una serie di giocatori “bravi, per carità, ma son sempre quelli e dove vuoi andare”. Il tutto dopo una sconfitta per 1-0 con la Juve (per quanto dolorosa) e con un secondo posto in classifica in campionato che per qualcuno rappresenta una tragedia, la fine di tutto, il fallimento. Equilibrio? Mai.

E, infine, non sappiamo chi ha vinto il Grande Fratello perché sono solo le 23, ma sappiamo che Allegri non vincerebbe mai al televoto dell’ammmmore: continua a non piacere a una certa critica snob, “porta a casa le partite solo perché la Juve è la squadra più forte”, ma alla fine della fiera ha un punto in più della passata stagione in campionato, sta portando “al livello Juve” i suoi nuovi acquisti (Douglas Costa su tutti) e, oggi, prova a conquistare gli ottavi di finale di Champions come ha sempre fatto. Non “quasi sempre”, sempre. Scusate se è poco.

Saluti lampo con la consueta rubrica “notizie cliccatissime sui siti di sport che te le raccomando”. Ecco l’ambito podio di questa settimana.

1) Nuda nel centro commerciale, ma (quasi) nessuno la nota. E voi? (foto di una culona)
2) Caicedo esplosivo in campo: e sua moglie su Instagram... (foto della signorina Caicedo)
3) Emanuela scalda Napoli-Juve: la Iaquinta posa con la maglia di Dybala

E chissenefotte se Napoli-Juve è bella che archiviata da 4 giorni, se la bella Emanuela scalda, tu lasciala scaldare.

E comunque grazie sempre, Luca Tommassini.

(Twitter: @FBiasin).


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