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La Giovane Italia
Editoriale

Juve: tutte le sfaccettature dell'affare (fatto) chiamato "Ronaldo". Inter: le chance per Rafinha, l'idea per il centrocampo e il messaggio di Icardi. Milan: qualcuno salvi il soldato Gattuso. Napoli: il regalo di ADL per Ancelotti

10.07.2018 07:06 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 72511 volte
© foto di Alessio Alaimo

Oggi non c’è molto tempo. Però c’è parecchia “ciccia”, del resto sono iniziati i ritiri e il Mondiale sta per finire. E più il Mondiale si avvicina alla fine, più tornano le bombe di mercato. Le bombe di mercato sono importantissime, sono “il metadone” che accompagna i tossici del mercato all’inizio della stagione successiva. Se non ci fossero le bombe di mercato ci toccherebbe parlare di calcio, ma di calcio non vuol più parlare nessuno, meglio le bombe di mercato.

Dieci regole per capire se una “bomba” è affidabile oppure no.

1) Se la scrivo io non è affidabile.

2) Se la scrive uno e in fondo ci mette “fonte certa”, allora non è affidabile.

3) Se la scrive uno che dice “non posso rivelare la fonte”, allora non è affidabile.

4) Se uno, viceversa, rivela la fonte, allora non è affidabile.

5) Se uno dice “conosco uno che conosce il parrucchiere di Ronaldo” è più facile che sia un mitomane piuttosto che affidabile.

6) Se uno dice “lo hanno detto anche Pedullà e Di Marzio, ma io prima di loro”, non ha una bomba da rivelare, ma un complesso di inferiorità. E quindi non è affidabile.

7) Se ti dice “ho una bomba ma non te la posso dire” è perché non ha una bomba.

8) Se esce una notizia-bomba e uno ti dice “ti ricordi quando ti avevo detto che avevo una bomba ma non te la potevo dire? Ecco, era questa”, è molto probabile che non sia vero.

9) Se uno azzecca una bomba e magari pure un’altra e ti dice “io prendo le bombe!” è probabile che utilizzi il principio della “pesca a strascico in discoteca”: “Provaci con tutte, prima o poi qualcuna la prendi per sfinimento”.

10) Se uno vive per anticipare le bombe e combatte con altri sul filo dei millesimi di secondo per poi poter dire “l’ho detto prima io!” ma non viene pagato per fare tutto ciò, scrivigli “sei un grande” anche se non lo pensi. Se lo merita.

Ma c’è “ciccia”, dicevamo, e poco tempo. Non avendo un criterio logico per scegliere “quale cosa dire per prima” utilizzeremo il metodo scientifico della “conta” (conte prese da filastrocche.it).

Prima conta: La balena senza culo

"La/ ba/le/na/ sen/za/ cu/lo/ sa/ con/tar/ fi/no/ a/ 21: 1, 2 ecc ecc 21" (un grande classico).

È uscita l’Inter.

L’Inter si è radunata ieri. Quest’anno niente ritiro in montagna, si fa tutto ad Appiano. Ad Appiano c’era Martusciello, fido braccio destro di Spalletti che tutti dicevano “andrà via” (e vedremo se Sarri una volta insediato al Chelsea “ci proverà”), c’era Icardi che tutti dicevano “andrà via!”, c’erano 5 nuovi acquisti che tutti dicevano “come acciderboli fa l’Inter a comprare? Deve vendere semmai!”, c’era pure Ausilio che sta lavorando per prendere un centrocampista centrale e un esterno a destra. Florenzi non è una possibilità a meno che non rompa definitivamente con la Roma (cosa difficile, nonostante il momento di stallo), Vrsaljko un’opzione più concreta, Dembelé resta il nome calduccio per il centrocampo (ma ci sono alternative “inedite”, non solo Praet) e per Malcom non c’è nessuna ansia, né accordo, anche se molti vi hanno detto che il ragazzo è già a Milano e si aggira in zona Duomo da due settimane. E Rafinha? Le speranze di rivederlo in nerazzurro sono poche, ma l'Inter non ha mollato il brasiliano e continua a cercare una soluzione con il Barcellona. È il 10 luglio, fretta non ce n’è.

Seconda conta: Dante lo scorreggiante.

“Dante lo scorreggiante ne fa una, ne fa tante: ne fa una al limone e fa scappare tutto il Giappone; ne fa una all'arancia e fa scappare tutta la Francia; ne fa una al caffè e fa scappare pure te!” (una conta di grande classe, converrete).

È uscito il Milan.

La situazione Milan è decisamente incasinata e, ricordatevi bene: dove c’è casino c’è avvoltoio. E infatti ne spuntano a mazzi. Gli avvoltoi sono coloro che attendono la disgrazia e al compimento della disgrazia dicono “mi dispiace che si sia compiuta la disgrazia, ma era evidente che sarebbe finita così!”. In generale costoro prevedono disgrazie per tutti indistintamente, se poi non si verificano pazienza, tanto prima o poi qualcosa di brutto accadrà e saranno pronti a dire “ecco la disgrazia che io avevo previsto”. Il dato di fatto, però, è che il Milan non sta andando incontro a “morte certa”, né ha vissuto un anno “misterioso”. Se avete seguito tutta la faccenda cinese sapete perfettamente che non c’è mistero dietro a quello che è successo e sta succedendo, semmai è tutto logica conseguenza di un passaggio di proprietà che ha portato il Milan nelle mani di quello che chiameremo “gambler” (scommettitore). Lo scommettitore per definizione è disposto a rischiare: compra a prezzo maggiorato, spera di fare un affare con azioni non convenzionali (ipotetici sbarchi in Borsa), se ci riesce bene, altrimenti troverà una soluzione. Li è nella fase “troverò una soluzione”, il Milan nelle secche di un mercato che non può partire e di un nuovo e temporaneo proprietario (Elliott) che in ogni caso ha necessità di dare sostanza al suo prodotto. Poi c’è Gattuso. Gattuso è l’allenatore del Milan. Gattuso di tutte queste cose è consapevole, ma non riesce a fingere che gli interessino più di quel che invece gli interessa per davvero, ovvero “allenare”. Gattuso vorrebbe avere certezze rispetto al gruppo di lavoro, ma non ne ha. Gattuso sa che senza rinforzi adeguati (mica cento, tre) mettere insieme i punti che è riuscito a conquistare nel girone di ritorno della passata stagione sarà molto difficile. E allora è incazzato e, sì, lo è anche con chi dovrebbe dargli delle risposte e invece prende tempo (non Mirabelli che in fondo è sulla stessa barca). Alla fine il Milan avrà il suo attaccante e gli altri due rinforzi che merita, ma l’allenatore sperava di trovare finalmente quella situazione di “normalità” che insegue dall’inizio della sua carriera in panchina e non riesce mai ad avere.

Terza conta: pimpiripetta ennusa.

"Pum. Pimpiripetta ennusa pimpiripetta eppam" (conta di rara bruttezza).

È uscito il Napoli

C'è chi parla di Di Maria, chi di Benzema, chi di Ancelotti che "pretende" e in realtà ha iniziato serenamente il suo ritiro. Aurelio De Laurentiis sa perfettamente che portare Carletto a Napoli significa anche "doverlo accontentare con almeno un gran colpo". Arriverà, e probabilmente sarà "importante" anche e soprattutto dal punto di vista dell'ingaggio. Sognare per una volta è lecito, del resto De Laurentiis ci ha abituato alle sorprese (più quelle positive che quelle negative).

Quarta conta: Il suicida

“Mi buttai dal terzo piano/Con cento lire in mano/Quando arrivai giù/Le cento lire non c'eran più”. (grazie al cazzo, aggiungiamo noi).

È uscita la Juve, anzi Ronaldo. Trattiamo tutta la faccenda riportando pari-pari un pezzo scritto per Esquire.

C’è questa notizia di secondo piano che gira da qualche giorno: Ronaldo giocherà nella Juve. Questa faccenda della quale non sta parlando nessuno, scatena tutti noi appassionati di pallone.

Ognuno dice la sua e in definitiva possiamo distinguere 4 categorie di pensiero.

Juventino entusiasta: “Con Ronaldo non presentatevi neanche”.

Juventino attento: “Meraviglia Ronaldo, ma adesso non smantellino la squadra però”.

Non-juventino indifferente: “Tanto lo scudetto lo vincevano già”.

Non juventino disperato: “E’ finita, non fiori ma opere di bene”.

Che voi apparteniate a una di queste categorie - e in attesa che questa notizia di secondo piano diventi ufficiale - possiamo dare alcune certezze.

I vantaggi extra-sportivi

Il calcio italiano gode. Da sette giorni tutti parlano della Juve, della serie A, di Ronaldo che andrà a giocare allo Stirpe di Frosinone, i giornali del mondo intero scrivono “Italia” nei giorni tristi del Mondiale “senza Italia” e, quindi, a prescindere dal tifo, il fatto che Ronaldo venga a svernare da queste parti è un’opportunità bestiale per tutti quanti.

Il “colpo” Juve non ha controindicazioni. Nessuno aveva ragionato sulla possibilità di portare a casa questo giocatore perché nessuno pensava di poterci neppure provare. Nel momento in cui Ronaldo ha scelto la Juve (sì, è il giocatore che ha scelto di venire a Torino, molto più del contrario) i dirigenti bianconeri hanno semplicemente ragionato sul “come” mettere insieme i capitali per chiudere l’operazione e non su “questa cosa ha davvero senso?”. Il senso c’è a prescindere, soprattutto dal punto di vista commerciale.

Ronaldo ha 74 milioni di follower solo su Twitter e questo, in tutta onestà, è l’unico social che abbiamo controllato. Basta siffatto numero mostruoso per capire che certe cifre legate al suo acquisto trovano ampia giustificazione: dal giorno della firma ogni foto di Ronaldo, uscita pubblica, dichiarazione, sarà indissolubilmente legata al marchio Juve con tutto quello che ne consegue, ovvero indotto. Ronaldo è la prima cosa che ti viene in mente quando pensi al termine “calcio” per questo il suo ingaggio (30 milioni netti) non può essere né ritenuto un’esagerazione, né va paragonato a quello di qualsivoglia collega, magari fortissimo ma lontano anni luce dall’essere "azienda" di Ronaldo.

E in campo?

Il punto di vista sportivo è quello dove, invece, possiamo “provare” a ragionare su “pro e contro” (ma neanche più di tanto). Ronaldo “fa la differenza”: l’ha fatta in Inghilterra, in Spagna, in Nazionale, in amichevole, in campionato, soprattutto in Champions League. Ergo, farà la differenza anche in Italia: non ci sono prove, ma neppure impedimenti logici. Questo strapotere fisico lo ha portato a vincere relativamente “poco” in campo nazionale (solo 2 scudetti spagnoli su 9), ma certo il matrimonio con i vincitori degli ultimi 7 tricolori è sufficiente per ragionare su un campionato piuttosto “segnato”.

I problemi, al limite, sono relativi al probabile (o probabili) “sacrificio” bianconero. Con Ronaldo in campo Higuain diventa virtualmente un ex calciatore della Juventus. Dybala no, non si muove, ma nella testa di Allegri arriva dopo Mandzukic (spalla perfetta del portoghese) e chissà se l’argentino accetterà il ruolo di “subalterno” (in parte già vissuta nella passata stagione, nonostante i tanti gol). Oh, capiamoci, sono “bei problemi” che vorrebbero avere tutti e infatti, molti tra i tifosi delle altre squadre dicono “cosa giochiamo a fare? Stiamo diventando come la Ligue 1 francese col Psg che vince sempre e le altre che si spartiscono le briciole”.

Questo concetto può essere anche condivisibile, ma lo “strappo” non è una questione legata a Ronaldo, semmai alla gestione sportiva degli ultimi anni, che ha portato i bianconeri ad aumentare costantemente incassi, vittorie, possibilità di acquisto, mentre le altre badavano a limitare le spese nella speranza di un miracolo (fare meglio dei bianconeri per concessione divina).

Questa tendenza alla “resa preventiva”, però, è storia degli anni passati, non di quello che sta per iniziare. Se la Juve acquista uno dei due giocatori più forti del pianeta, il Napoli si affida a uno dei tecnici migliori in assoluto, l’Inter ha già portato a Milano 5 rinforzi, mentre la Roma si sta “trasformando” e vedremo se sarà un bene o un male (del Milan, al momento e fino a quando non avrà risolto i suoi problemi societari, è inutile parlare). Tutto questo non è certamente sufficiente per contrastare l’operazione Ronaldo, soprattutto nell’immediato, ma è la riprova che molte tra le rivali provano ad accrescere il loro potenziale seguendo il medesimo percorso intrapreso dei bianconeri sette anni fa (meglio tardi che mai).

Fine delle chiacchiere.

La cosa più importante e, forse, l’unica che conta, è che tutto questo discorso teorico (come tutti quelli legati al calcio) è legato a un pallone che rotola e, quindi, destinato a contare come Renato: Zero. (Twitter: @FBiasin).


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