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Keita: finirà come Berardi o come Lentini? Cardiff: il fascino della "colpa". Milan-Inter: reggeranno Roma e Napoli?

10.06.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 31658 volte

Il calciomercato non è solo un fatto di trattative, di milioni, di giocatori, di rapporti. E' anche e soprattutto un banco di prova. Un test dei rapporti di forza. Gli Scudetti e le coppe non si vincono solo sul campo, il terreno di gioco è l'extrema ratio di un sistema costruito dalle scrivanie e dai bilanci. La Juventus di questi anni non si è limitata a vincere. Ha voluto anche tornare a costruire quel sistema di controllo e di direzione dell'intero mercato, sperimentato con successo per tanti anni da Giampiero Boniperti, che è in grado di inibire la crescita, lo sviluppo delle sfidanti. E questo lo si vede soprattutto dai duelli di mercato, tutt'altro che casuali, anzi voluti, cercati, che la Juventus intavola con le nuove proprietà del calcio italiano. Un anno fa toccò a Suning e all'Inter, quest'anno alla nuova dirigenza e al Milan. Un anno fa, il banco di prova dei rapporti di forza sul mercato fu Domenico Berardi. L'Inter lo voleva e la Juventus si oppose pensando che quel trasferimento restava tutto da vedere. Finì in parità, con l'Inter che ha trovato strada sbarrata e non è riuscita a migliorarsi, cosa sulla quale la società campione d'Italia aveva voluto intervenire, non acquistando il giocatore ma tenendo comunque tecnicamente in soggezione l'avversario. E' probabilmente anche l'obiettivo, mai dichiarato, queste sono cose che si percepiscono e non si dichiarano, del tackle su Keita. Anche in questo caso c'è il braccio di ferro di mercato fra la società che sta vincendo da 6 anni e una nuova proprietà con obiettivi ambiziosi. La posta in palio, probabilmente, deduciamo e interpretiamo, non è solo il trasferimento del giocatore da una parte piuttosto che dall'altra, ma un messaggio, un segnale. Che la Juventus vuole dare, mentre il Milan è più che altro concentrato sulla buona fede del proprio punto di vista tecnico, sulla propria convinzione calcistica, visto che è noto da 8 mesi il gradimento verso Keita del nuovo management sportivo milanista. Finirà in parità anche questa volta, con Keita che resta alla Lazio? Finirà come un anno fa per Pjaca, in un altro incrocio di mercato bianconero-rossonero ma con la parte milanese disarmata economicamente oppure finirà come tanti anni fa per Gianluigi Lentini che sembrava promesso alla Juventus e che poi invece raggiunse il Milan? La risposta affermativa ad una e solo una di queste tre domande può essere destinata a intaccare certi rapporti di forza che nel calcio italiano, in campo e fuori, sono consolidati ormai da anni.

Era una Finale diversa quella di Berlino. Due anni fa, andava bene qualsiasi cosa, era il calcio italiano che tornava a respirare l'aria di una Finale, c'erano Suarez, Messi e Neymar considerati imbattibili. La Juventus due anni fa era una invitata al Gala che sapeva in cuor suo di essere destinata a rimanere al suo posto. Quest'anno no, brutta botta, tutto diverso, la squadra bianconera pensava in cuor suo che sarebbe stata lei a dare il via alle danze. Quello che è invece accaduto poi e che è difficile da capire e accettare è il desiderio forte di dare la colpa ad Allegri di questa sconfitta di Cardiff. I primi momenti per i tifosi sono stati quelli dell'amarezza e dello choc, ma man mano che passano i giorni, è un'altra analisi a prendere il sopravvento. I denti non sono più stretti e si mollano i pappafichi, quello che lo accusa di non aver messo Marchisio, l'altro che gli dice di non aver preso le contromisure nel secondo tempo rispetto all'impossibilità di Bonucci di impostare il gioco, l'altro ancora che voleva vedere Dybala e Higuain più vicini alla porta e meglio serviti. Cose da tifosi e non di società, tanto è vero che il Club ha rinnovato e alla grande con il tecnico, ma il clima di una grande piazza contribuiscono in tanti a crearlo. Quando si perde una partita in maniera così inaspettata e così fragorosa, qualcosa che non ha funzionato c'è e qualche errore può essere stato commesso, ma si deve resistere alla tentazione di dare "la colpa" ad Allegri. L'errore è un conto, la colpa è ben altro, e vale la pena sottolinearlo in un Paese che non riesce mai a sottrarsi a questa tentazione irresistibile. Soprattutto perchè non può essere banalizzata così una sfida cruciale, importante e affascinante come quella del 3 Giugno.

Il Milan adesso, l'Inter già l'anno scorso e più avanti durante questo mercato: le nuove proprietà dei grandi Club stanno riportando soldi veri dentro il movimento calcistico italiano. Le cronache di Giugno, soprattutto per merito del Milan ma arriveranno anche gli altri, sono piene non di sospiri, di vorrei ma non posso, di prestiti e di parametri zero, ma di annunci, di colpi, di operazioni chiuse a suon di milioni di euro. Milan e Inter soprattutto. C'è e ci sarà una forza d'urto del tutto particolare da parte delle due milanesi. Sono in molti gli analisti e gli osservatori che hanno alzato per le milanesi l'asticella di Roma e Napoli. La bravura delle due squadre del derby del Sud, ai vertici negli ultimi anni di crisi del calcio milanese, viene ancora tenuta come modello di riferimento. Certamente il gioco di Sarri e la crescita di Mertens, certamente Monchi e Di Francesco, sono buone risorse, ma i margini per un grande rafforzamento del Napoli sul mercato non sembrano esserci all'orizzonte (anche se Sarri notoriamente non smania per il mercato) e bisognerà soprattutto vedere come uscirà la Roma dal frullatore del mercato in uscita. Alle spalle della Juve, ci sarà una grande smazzata di carte nel corso dell'estate e all'inizio del Campionato. Non sono Milan e Inter che devono dimostrare di poter raggiungere e superare Roma e Napoli, ma sono quella giallorossa e quella partenopea le due squadre che devono difendersi dal rilancio delle due milanesi.


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