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Editoriale

L'Inter del futuro: il modello di Steven Zhang si chiama Juventus. Gattuso come Montella: Maldini e Leonardo come Mirabelli e Fassone. Intanto Perez chiama Conte che resta il sogno di Singer

Nato a Firenze il 5 maggio del 1985, è caporedattore di Tuttomercatoweb.com. Già firma de Il Messaggero e de La Nazione, è stato speaker per Radio Sportiva ed è ora voce di RadioMonteCarlo Sport
28.10.2018 07:27 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 39311 volte

Steven Zhang è un figlio di papà. Mica con accezione negativa, beninteso, perché nascere col sangue di chi dorme sui milioni non è colpa ma arma da saper sfruttare al meglio. Ha ventisette anni e, come ogni ventisettenne che si rispetti, ama le cose dei ventisettenni. Solo che invece dell'utilitaria di seconda mano ha una collezione d'auto veloci. Solo che invece che andare al superstore per comprare le t-shirt in offerta o le sneakers su Amazon, va alle sfilate e indossa abiti costosi. E se il ventisettenne di Cremona, di Pistoia, di Agrigento si siede sul divano e cerca di investire i fantamilioni nel nuovo attaccante alla Playstation, Steven Zhang ha il portafogli del padre e compra Radja Nainggolan. Quello vero. Però l'esperienza di vita è quella. Il calendario è lo stesso per tutti, nessuno escluso.

La maturità del ventisettenne Zhang Conta semmai un altro aspetto, che il presidente cinese dell'Inter dimostra di avere. Sapersi fidare. Saper ascoltare. Rendersi conto della carta d'identità e capire che i giovani sono il futuro ma che per costruirlo e per vivere un grande presente, c'è la necessità vitale di chi ha già fatto questa strada. Ha un consiglio d'amministrazione affine, per lingua e nazionalità, ma dirigenti operativi scafati e ruoli ben distinti. Un uomo in ogni posizione, in un organigramma che va sempre più allargandosi.

Inter: modello Juventus E il paradosso, soprattutto per il tifoso, mentre per un club ambizioso è chiaramente la normalità visto il livello del paragone e dell'obiettivo, è che Steven Zhang ha la Juventus come modello. Già. Un presidente proprietario vicino al club, lui come Andrea Agnelli. Giovane, magari, che abbia capito che il calcio non basta. Che c'è un universo di marketing, d'immagine, da creare, costruire e sviluppare. Che tv e botteghino sono tanto ma non tutto, che urge investire in nuovi mercati. Zhang è ambizioso, borioso forse quando dice di voler "portare l'Inter sul tetto del mondo", perché a livello di conti è ancora fuori dalla porta del calcio che conta e con nessuno che apre dopo qualche scampanellata. Però la strada è tracciata e l'arrivo prossimo e venturo di Giuseppe Marotta, uomo che conta, uomo dei conti, va in quella direzione.

Maldini-Leonardo come Mirabelli-Fassone Chi invece sembrava aver ritrovato una rotta ma che viceversa è sempre perso in acque agitate di un progetto da ricostruire è il Milan. Paolo Maldini ha il pedigree del grandissimo calciatore, Leonardo dell'uomo da scrivania internazionale. Però nella gestione della crisi, nella gestione del momento difficile di Gennaro Gattuso, hanno fatto errori non 'da Milan'. Non all'altezza di Maldini e di Leonardo. Inciampi di percorso, ma il tecnico è stato lasciato solo in balia delle critiche, abbandonato anche dai giocatori. Ha tre gare per invertire la rotta, e non è certo impossibile che lo faccia. Però il segnale dall'alto non è positivo e la storia ricorda molto quella vissuta nell'era Mirabelli-Fassone quando in panchina c'era Vincenzo Montella. Coccolato, sedotto, abbandonato, scaricato. Solo, prima della separazione.

Conte tra Real e Milan Nonostante le smentite di rito, il Real Madrid ha contattato nelle scorse settimane Antonio Conte. Che ha una clausola che gli impedisce di andare in un altro club inglese ma pare nessun vincolo per l'estero. Deve semmai trattare la buonuscita e in molti credono che prima di aprile la questione non si risolverà. Però Florentino Perez ha alzato il telefono e il Clasico di oggi potrebbe essere crocevia per chiamarlo nuovamente. Dall'altra parte il Milan. Qualche abbocco c'è già stato, per sondare il terreno. I costi sono alti, forse proibitivi e Conte stesso vorrebbe un progetto dall'estate. A meno che non chiami il Real, s'intende.


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