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La Giovane Italia
Editoriale

L’Inter si gioca metà stagione in 5 giorni. Ecco perché tra Tottenham e Roma sapremo definitivamente se è realtà o fantasia. PsicoRoma: non la squadra, ma la città: assurdo discutere Di Francesco

Inviato di beIN Sports, opinionista per la CNN, ogni settimana presenta la Serie A in 31 paesi stranieri
28.11.2018 07:01 di Tancredi Palmeri  Twitter:    articolo letto 22622 volte

Metà stagione dell’Inter passa da questi 5 giorni, da Wembley e dallo Stadio Olimpico. E se vi sembra che si stia esagerando, è perché non avete considerato le proporzioni dell’Inter.
Partiamo dal fatto che in questo girone i nerazzurri non dovevano avere vita, e senza alcuna recriminazione. E invece a 180 minuti dalla fine sono padroni del loro destino.
Questo vuol dire che qualora andassero fuori, nessuno davvero potrebbe rimproverargli niente, perché sulla carta era un obiettivo oltre la loro portata.
Ma è ovvio che l’Inter non sta facendo questa stagione per confermare i risultati della passata, ma per migliorarsi. E’ ovvio che l’obiettivo è alzare l’asticella. E perdere contro il Tottenham la tirerebbe giù.
Si potrebbe far notare: “ma scusa, anche perdendo rimarrebbe a pari punti con gli Spurs, e pur essendo dietro negli scontri diretti, avrebbe comunque il vantaggio dell’ultima partita contro il PSV, mentre il Tottenham deve giocare a Barcellona”.
Eh no, altro che vantaggio: il Barcellona se tutto va come deve andare la prossima la giocherà essendo già sicuro di essere primo, e anche se non è una squadra che molla lì il risultato, comunque state sicuri che ruoterebbe almeno 8/undicesimi - compresi i mostri sacri - vista la lotta punto a punto in Liga.
E credete che questo Tottenham, che dopo aver perso con l’Inter ha vinto 10 delle ultime 13 partite, perdendo solo con Manchester City e Barcellona, che insomma ha ritrovato il suo gioco al punto da schiacciare il Chelsea di Sarri, credete che per questo Tottenham sarebbe un’impresa così improbabile battere al Camp Nou un Barcellona rabberciato e demotivato? Per niente.
E per questo che da Wembley passa la prima differenza tra una stagione dell’Inter normalmente buona, e l’essere invece effettivamente progredita.
E poi l’altro passo è domenica. Ché lo sappiamo che l’Inter è pazza (sì ma anche che palle con ‘sta litania), ma fare risultato contro la Roma vuol dire essere uscita dalla solita logica di “3 mesi alla grande/1 bislacco” dopo la trasfigurazione contro l’Atalanta. E quindi essere diventata affidabile almeno per il terzo posto, se non di più. Tottenham e Roma, per una stagione o di qua o di là.

Chi di là potrebbe finirci dopo domenica è Eusebio Di Francesco. I sussurri sul suo futuro sono diventati grida dopo il Real Madrid. Che assurdità.
La Roma contro il Madrid ha fatto un’ottima partita, il Madrid ha giocato con il catenazos (deve essere la loro versione spagnola), è andata così, pazienza. Che senso ha cambiare, anzi di più, discutere Di Francesco, nonostante la prestazione, gli infortuni, i radicali cambi di rosa?
Forse non si è notata una cosa: la prima linea della Roma, il centravanti con dietro i tre trequartisti, per 68 minuti è stata formata da: Cengiz Under (21 anni), Nicolò Zaniolo (19 anni), Justin Kluivert (19 anni), Patrik Schick (22 anni).
Età media: 20.25 anni (e dietro ancora c’erano i 23 anni di Cristante).
E’ così che si spiega l’ingenuità di questa prestazione, gli errori marchiani sotto porta, l’entusiasmo sprecato (mentre la prestazione stucchevole di Schick, no, non si spiega nemmeno così).
Lasciate costruire Di Francesco, la società ha fatto un passo indietro nel mercato per quanto riguarda il presente, ma si è allungata il futuro.
Ah, e per inciso, la Roma si è qualificata agli Ottavi di Champions con un turno di anticipo. Povero Eusebio.


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