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La Giovane Italia
Editoriale

La crescita delle italiane in Champions, con un superInsigne e un "coraggio" da cercare ancora

25.10.2018 06:19 di Luca Marchetti   articolo letto 17821 volte
© foto di Federico De Luca

Nessuno si aspettava un enplein, anche in questa tornata di Champions. E forse le italiane non ci sono andate neanche vicine, ma dopo aver visto anche le gare del mercoledì sera qualcosa in più poteva arrivare.
Intanto ci siamo goduti un Napoli autorevole e autoritario che con grande personalità ha messo alle corde il PSG. Ha il rammarico addirittura non solo di essersi fatto raggiungere a una manciata di secondi dalla fine: da un colpo di un fuoriclasse che ha fatto una vera e propria magia per non mettere un piede fuori dalla Champions. Il Napoli ha avuto quello che avrebbe dovuto avere anche l'Inter: fare una prova di personalità. Sono tante le variabili diverse rispetto alle due squadre.
Intanto l'avversario: il Barcellona è certamente più squadra rispetto al PSG (anche senza Messi). Poi l'esperienza internazionale della rosa: a Napoli certe partite le hanno già vissute. Anche se magari solo ai gironi, ma questo pesa. Pensate che nella formazione iniziale dell'Inter soltanto Asamoah aveva giocato al CampNou in Champions. E poi - in misura minore - anche l'esperienza della panchina: Ancelotti è servito al Napoli nel processo di crescita a livello internazionale ed ha regalato ai suoi giocatori una serenità che si vede anche in campo. Gli insegnamenti di Spalletti, nonostante un anno di anticipo rispetto al suo collega, non hanno ancora attecchito completamente nella rosa nerazzurra. L'Inter non è riuscita a ripetere la prestazione fatta contro il Milan. Sicuramente perché il Barcellona non è il Milan, ma - come ha spiegato lo stesso allenatore- perché è mancata la capacità di poter giocare bene il pallone una volta riconquistato. Anche queste sconfitte fanno parte del processo di crescita e non sarà un caso che nel secondo tempo l'Inter ha nettamente migliorato la sua prestazione: magari qualche urlo (o consiglio) è servito.
Processi di crescita, dicevamo. Processi iniziati con il mercato di questa estate. Nati in alcuni casi dalle scelte fatte per la panchina in estate, da rose costruite per mantenere il proprio status e per migliorare ed imporsi in Europa. Non è solo il caso di Inter e Napoli, che - ricordiamolo - avevano nettamente i gironi più difficili. Ma anche della Roma, che proprio in Europa ha trovato la serenità persa in campionato e della Juve che ora ha anche nell'Europa il suo giardino preferito. La prova di Manchester è stata sontuosa... da grande, grandissima. Da consapevole.
L'arrivo di CR7 ha portato alla Juventus non solo un grande campione che può risolvere le partite da solo, ma un giocatore in grado di aumentare il livello di competitività fra i suoi compagni. Questa Juve sembra, soprattutto in certe occasioni, possa migliorarsi sempre di più, avere delle risorse non soltanto fisiche e tecniche, che si moltiplicano. L'arrivo del portoghese ha aumentato la voglia di far bene, di mostrarsi all'altezza del penta pallone d'oro. Il famoso effetto Ronaldo, che aspettavamo quest'estate.
Un ultima considerazione per Loreno Insigne: da quando gioca in Champions è l'italiano che ha segnato di più: 8 gol. Sblocca sempre (o quasi sempre lui) il risultato in favore del Napoli (lo ha fatto 6 volte in 12 partite di Champions), ha segnato 4 gol nelle ultime 5 partite e nella quinta (la Stella Rossa ha preso un palo). Sei gol nelle ultime sei partite... insomma: devastante. E pronto per la consacrazione...


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