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SONDAGGIO
Cristiano Ronaldo alla Juve: ora chi andrà via?
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  Più di un big
  Nessuno

Editoriale

La Juve, il Var e la grana Cuadrado (ma Allegri ha trovato la ricetta). Salvate il baby Cutrone, e pure "l’aggiusta-Milan" Gattuso. Non basta un Pastore per le pecorelle smarrite dell’Inter. Nel calcio da buttare (povera Figc...), viva Giampaolo

30.01.2018 00:00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 31369 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao: le prossime 48 ore saranno decisive. Non so per cosa, ma se lo dici non sbagli, quindi: “Le prossime 48 ore saranno decisive”.
Con la straordinaria onestà che mi contraddistingue vi devo dire che ho solo 20 minuti per scrivere, quindi sarà quel che sarà. Via.

- Rompono l’anima alla Juve per colpa di Cacciatore. Cioè, Cacciatore fa una minchiata e la colpa è della Juve. Io questa cosa non la capisco. Solo in Italia si riesce a parlare di Cacciatore che fa le manette e non della Juve che non prende mai gol. Oh, mai. Non si parla della Juve che non prende gol e neppure della Juve che non fa mercato. Vi siete accorti? Mentre noi perdevamo tempo a inventare trattative, la Juve ha utilizzato gennaio per far punti. Chiamali scemi. Poi, certo, c’è il problema Cuadrado: starà fuori un bel po’. Lo sostituiranno? Difficile pensare a un’alternativa valida da trovare in due giorni, ma occhio alle sorprese…

- Solo in Italia riusciamo ad auto-umiliarci senza che nessuno dica “ma siete pazzi?”. Due mesi fa ci dicevano cose come "Prendiamoci tutto il tempo necessario per non commettere errori: il calcio deve ripartire nell'armonia". Si sono presi due mesi. Tra liti e inciuci hanno partorito "Il commissario". E con la stessa faccia di tolla ci vogliono far credere che sia “tutto normale”. Sapete perché nessuno si ribella a codesta situazione? Perché chi potrebbe farlo dovrebbe alzarsi dalla sua poltrona con il rischio di perderla. L’Italia vive un interminabile “gioco delle sedie” di quelli che si facevano alle feste delle medie, solo che casualmente ci sono sedie per tutti. Ergo, basta che nessuno subentri nel gioco e vanno avanti tutti bei sereni.

- Gennaro Gattuso per molti era il classico stronzone della panchina, il giramondo, un visionario con tanto cuore e poco altro. “Beh, almeno porterà la grinta”, dicevano. E invece ha portato il fiato, il gioco, la “colla” per mettere insieme uno spogliatoio che pareva una banda di sbandati. Bravo a lui e – opinione personale – zero condanne anche a Cutrone. Cutrone ha mentito? Sì. Cutrone è il presidente del Consiglio? Proprio no. Cutrone è un calciatore, vive per fare gol, ci è riuscito, è stato zitto. Chi ha giocato 5 minuti a calcio sa che il suo comportamento è “normale”, chi reclama “processi sommari” e assicura che al suo posto “avrebbe ammesso” o è un Santo o è un cazzaro.

- Rompono la fava al Var. Il partito degli iscritti cresce. Dicono: “Leviamo il Var! Colpa del Var!”. E invece no, la “colpa” è degli arbitri e di tutti quelli che continuano a delegittimare una straordinaria innovazione. Scegliere di fare un passo indietro significherebbe decidere di tornare al Medioevo del calcio. Prendete il gol di Cutrone. L’anno scorso Irrati lo avrebbe assegnato, quest’anno è andata alla stessa maniera. Ergo: con il Var, comunque, non si può fare peggio dell’anno scorso. Il problema è credere che la tecnologia (che pure ha già migliorato le cose di molto) possa essere la soluzione di tutti i mali. Non lo è e non lo sarà mai. Questo è il presupposto fondamentale per parlare del Var, capirne i difetti e infine migliorarlo. Perché questo deve essere l’obiettivo: migliorare, non cancellare.

- Due mesi fa Spalletti era il nuovo Mou, l’Inter era da scudetto e il mercato estivo “funzionale” era perfetto. Lo dicevano tutti, tutti i giorni. E Spalletti: “Non diciamo cazzate”. Oggi Spalletti è un incapace, l’Inter una squadra da retrocessione e il mercato estivo un disastro. Secondo gli stessi che osannavano l’Inter ad inizio stagione le “soluzioni” vanno trovate fuori dall’Inter, perché “dentro” è tutto da buttare. No. Il mercato può certamente aiutare, ma non è la soluzione. L'Inter deve curarsi da sola, perché la malattia è l’Inter stessa, la sua fottuta paura “post-Triplete” e la tendenza a credere che le soluzioni si possano acquistare al mercato del calcio.

I problemi dell’Inter si chiamano paura, sfiducia, terrore, mancanza di autostima, tendenza a farsi la "cacca addosso" quando subentra il problema. Il problema dell’Inter, signori, è “il morbo”, cioè quel pensiero negativo e pessimista che si insinua nelle menti di tutti i protagonisti, tifosi e giocatori, quando le cose iniziano ad andare male... e le fa andare peggio. È quella malattia che ti fa credere che senza Pastore non puoi battere la Spal. È quel virus che ti entra nel cervello quando stai per farcela grazie alla fortuna che non ti eri guadagnato, e manda tutto all'aria. Il problema dell'Inter è che non si fida di se stessa e, allora, guarda come stanno gli altri e inizia a giocare a chi non sta peggio. E questo accade, chissà perché, quando capisce che non è la migliore di tutti, la prima della classe, e a quel punto pensa che il resto non sia importante, che vivere non abbia più senso, e se ne frega di tutto.

L’Inter ha una fottuta paura di se stessa e il dramma è che si tratta di “paura contagiosa”, va dagli ultimi giocatori fino al grande condottiero. Non è un caso che Spalletti a Ferrara abbia sbagliato tutto o quasi: la formazione, i cambi, anche le dichiarazioni. È per una domenica diventato come i giocatori che allena, ha pensato che essendo tutto da buttare, allora tanto vale “cambiare e modellare in attesa del mercato”.

Il mercato è la soluzione se non hai altre soluzioni, lui le aveva trovate: aveva scelto una squadra brutta ma solida, l’ha trasformata in una squadra brutta e senza idee. Ma una speranza c'è sempre, e il pregio è che nell'Inter è lì, ben evidente, chiara, cristallina: rispetto agli anni scorsi, c'è un uomo che pare essere immune al morbo, ovvero Skriniar. Che tutti prendano esempio dal tizio che nessuno voleva e che, ora, è il primo a voler essere esattamente dove è.

PS: nel mondo dei social in tempo di mercato capita che un “Chau Chau” scritto da Icardi scateni la guerra mondiale tra tifosi e trasformi tutti in saccenti psicologi dei social. C'è chi dice che Icardi abbia salutato l'Inter, chi sostiene che abbia detto ciao-ciao a Brozovic (per via della faccina riconducibile al gesto dell'”epic Brozo” annessa al cinguettio, chi invece che stia rompendo con Wanda. Addirittura c'è chi si è messo a catalogare le foto postate sui social di quest'ultima, per capire se ultimamente indossava o meno la fede. Nessuno conosce il significato del post di Icardi, ma in ogni caso tutti "azzardano". Quello che sappiamo noi è che con il Real non c'è nulla, e che il post di Maurito riguarda “altro”, fatti personali insomma, che rimangono tali e ci mancherebbe. L'unica cosa che possiamo permetterci di dire è che, vista l'aria che tira, il post ambiguo poteva risparmiarselo.

Dall'Inter alla Roma, da chi se la passa maluccio a chi se la passa maluccio uguale. È come se la corsa al quarto posto fosse una gara a chi si vuole più male. Emerson va, Dzeko no. Tanto rumore per (quasi) nulla. Alla fine della fiera entreranno metà dei soldi che nell'idea di Pallotta sarebbero dovuti entrare, nel frattempo sono arrivati forse meno punti di quanti ne sarebbero arrivati se l'idea di cedere Dzeko non fosse mai esistita. Quel che è certo, infatti, è che i giocatori non sono robot, se la società pensa di vendere a metà stagione il capocannoniere in carica del campionato negli spogliatoi se ne parla, ci si confronta, e i discorsi non possono per forza di cose essere festanti. E per Di Francesco non deve essere semplice confrontarsi e lavorare con persone che ne sono state destabilizzate quanto lui. I club sono grandi aziende, dicono i dirigenti giallorossi, e come tali devono avere un occhio ai bilanci e al lato economico oltre che uno a quello sportivo: tutto vero, ma il segreto dei club vincenti è riuscire a “separare” le due cose, a far sì che l'una non influenzi l'altra. Forse il salto di qualità della Roma, prima che a livello di gioco e giocatori, dipende da queste faccende extra-campo.

- Chiudiamo con un auspicio, ovvero che nel calcio ci siano più Giampaolo. Perché mentre molti allenatori tergiversano e supercazzolano per non rispondere alle domande, il tecnico della Samp parla di calcio. Si mette lì, di fronte alla telecamera, ascolta la domanda e con semplicità e chiarezza risponde, parlando di calcio e di campo. Sempre. Un esempio? Gli chiedono del mercato, chi vorrebbe come riserva di Zapata, e lui risponde che non gli interessa perché ha “il ragazzino”, che sarebbe Kownacki, e che “il ragazzino gli piace, perché è un giocatore che ha il fuoco dentro, forte per questo e quell'altro motivo”. E te li dice, te li spiega, i motivi. Ecco, ben vengano professionisti sinceri e che “non se la tirano”, come Giampaolo, che per inciso danno dignità non solo alla categoria degli allenatori, ma anche a quella dei bravi giornalisti che quando fanno una domanda giusta trovano dall'altra parte qualcuno che risponde dritto per dritto, che va al succo anziché “aggrapparsi” alla polpa.

(Twitter : @FBiasin)


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