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La Giovane Italia
Editoriale

La Juventus è al momento la più forte al mondo. Forse, solo il Barcellona è alla pari, ma ce lo dirà l’Inter. Con il PSG il Napoli deve badare a sé stesso. Roma, ma perché non lasci in pace Di Francesco?

24.10.2018 00:00 di Tancredi Palmeri  Twitter:    articolo letto 32478 volte

Non c’è una squadra al mondo più forte della Juventus in questo momento. E’ stato il responso di settembre, è ancora il responso di ottobre. La Juve ha fatto quello che ha voluto all’Old Trafford. Ed è vero, il risultato è stato solo 0-1. Ma signori, questa è la Champions League, quello era il Manchester United, e si giocava nel Theatre of Dreams che è diventato of Nightmares per José Mourinho (che sul finale di partita ci ha tenuto a ricordare qualche incubo ai tifosi juventini che gli facevano 'complimenti'). Le differenze si livellano in Europa con queste variabili, ma il fatto che la Juventus si sia reimbarcata per Torino avendo sofferto il giusto e conducendo la partita esattamente come avrebbe voluto, la dice lunghissima sulla visione d’insieme assoluta che domina questa squadra, mentre tutte le altre sono costrette a vivere alla giornata, tra infortuni e amnesie.

E si badi bene: in una serata dove Cristiano Ronaldo è stato uno degli undici, e non Cristiano +10. Buona prestazione, ma nella media, facendo il suo ma senza essere davvero decisivo. Sempre pronto a essere pericoloso ma forse un po’ statico e inghiottito dalla piazzata difesa del Manchester United. Mentre la differenza l’ha creata Dybala, o forse dovremmo dire Allegri: nel progettare il 4-4-2, il mister toscano ha fatto giocare la Joya come numero 10 tra le linee che accorcia per aiutare a impostare e poi si ripropone avanti, sfruttando l’horror vacui in mezzo al campo dello United dove il povero Pogba provava a sbattersi per cinque in una squadra mediocre nei movimenti.

La Juve addirittura esce dall’Old Trafford praticamente già sicura del primo posto dopo 3 giornate. Nessuna al mondo in questo momento è come la Juventus.
Forse, può provare a mettersi allo stesso livello il Barcellona, ma questo ce lo dirà l’Inter.
Perché il Barcellona europeo è stato un concerto strabiliante tanto al Camp Nou contro il PSV quanto a Wembley contro il Tottenham, ma con un Messi contemporaneamente direttore d’orchestra-flauto traverso-oboe-arpa.
Ovviamente il Barça rimane nettamente superiore all’Inter anche senza Messi, e dunque una vittoria blaugrana fa parte dell’ordine delle cose. Ma è importante vedere come arriverà, è importante la prestazione, e se è una squadra a cui rimane l’apprendimento della sinfonia, o se senza Messi scompare la musica.
Luciano Spalletti farà di tutto per togliere il volume al Camp Nou, e potrà riuscirci solo con il completo, anzi, con uno straordinario sacrifico dei suoi: senza Nainggolan e senza la freschezza delle forze risucchiate dal derby, ma con le ali messe da Icardi e Donnarumma, l’Inter in Catalogna ci va per sognare senza aver paura di svegliarsi, proprio perché perdere farà parte della normalità, e allora tutto quello che verrà in più è un guadagno.
Servono reparti molti corti, linee vicine e una grande intensità di pressing, servono esterni non dispersi per poter lanciare Icardi, serve un Maurito che come nel Secondo Tempo di Eindhoven sia pronto per il lavoro sporco venendo incontro, anche se non é nella sua natura.

L’Inter deve ovviamente preoccuparsi del Barcellona. Il Napoli invece deve badare a sé stesso. Conservare la stessa cattiveria e umiltà avuta contro il Liverpool. Badate, non è facile. Perché la situazione mentale si è ribaltata: al San Paolo il Napoli era sull’orlo del burrone, e il Liverpool può averlo sottovalutato magari rinfrancato dalla splendida vittoria con i parigini. Non a caso quella dei Reds fu una versione timidissima a prescindere da quanto l’avesse intimidita il Napoli, e così si spiegavano le parole di Klopp: “Devo capire se eravamo noi che non correvamo o era il Napoli che non ci ha fatto correre”.
Al Parco dei Principi la squadra di Ancelotti ci arriva sicura, ma che non lo sia troppo, perché la situazione ambientale è appunto opposta. E anche quella psicologica, con il PSG in questo momento terzo che sa di non poter sbagliare. Lo spazio però il Napoli ce l’ha: là in mezzo, dove spesso le squadre di Tuchel si lasciano aria alle spalle, dove l’allenatore tedesco è stato perfino costretto ad adattare Marquinhos, dove una linea a 4 napoletana con cazzimma partenopea può spegnere le luci della Ville Lumiere.

Tutti hanno sfide e possibilità. E allora perché non concederne a Di Francesco? Roma, ma perché non lo molli un po’ Eusebio e lo lasci lavorare in pace?
Tre volte è sembrato rischiare la panchina: dopo l’andata con lo Shakhtar l’anno scorso, dopo il Bologna e dopo la Spal quest’anno. E tre volte su tre la squadra ha risposto alla grande.
Il mister le ha provate e le sta provando tutte, lanciando un segnale alle colonne storiche che a tratti fanno crollare il loro rendimento, ma non può sostituirsi ai vari Fazio, Dzeko e compagnia quando giocano in maniera stucchevole. E allora Roma, dagli un po’ di fiducia a Eusebio, che qualcosa ha fatto per meritarsela…


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