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Editoriale

La Juventus ha già vinto. Gigio, il cuore oltre il contratto. Inter, c'è qualcosa che non sappiamo?

03.06.2017 07:54 di Mauro Suma   articolo letto 50042 volte

La Juventus era in Finale a Berlino due anni fa e torna questa sera a ad essere protagonista di una Finale di Champions League. Non è una cosa nuova per la squadra bianconera che nel 1996, nel 1997 e nel 1998 ne aveva fatte addirittura tre consecutive. Ma il dato di oggi spariglia qualsiasi precedente storico. Perchè la Juventus ha centrato questo risultato, due Finali di Champions in tre anni sono un risultato e anche grande, non in anni d'oro del calcio italiano, ma avendo trovato la forza e l'energia per mettersi alla guida di una locomotiva calcistica nazionale malmessa, sofferente e asfittica. Il confronto è presto fatto: il Milan nel 2007 ha vinto la Champions League ad Atene e due anni dopo era in Coppa Uefa, l'Inter ha vinto la Champions League nel 2010 e due anni doppo veniva eliminata negli Ottavi di finale della stessa Champions da un Marsiglia tutt'altro che trascendentale. Due anni dopo Berlino, invece, ancora Juventus. Naturalmente questo non è avvenuto per caso. La Juventus è stata brava e fortunata, ha colto l'attimo e ci ha costruito sopra un ciclo eccezionale. Nel 2011 la società bianconera era reduce da dissesti sportivi e di mercato, aveva alle spalle campagne acquisti inconcludenti e dispendiose, se non fosse ripartita subito nel primo anno di Conte sarebbe andata incontro a problemi economici e di rilancio non indifferenti. Invece è scoccata la scintilla: l'allenatore giusto, l'avversario principale diviso al suo interno, giocatori da ciclo trovati in un solo mercato da Pirlo a Vidal a Lichtsteiner e, soprattutto, tanta fame. Ecco una cosa distingue la Juventus dal mecenatismo signorile e piacione di Massimo Moratti e di Silvio Berlusconi: la fame. Tanta, abbondante, insaziabiile. Una Fame che si confronta a testa alta con la Storia delle 11 Champions League del Real Madrid. A voi.

Una scintilla su cui costruire sopra un ciclo. E' esattamente ciò a cui stanno lavorando Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli. Ed è esattamente ciò a cui sta pensando Gianluigi Donnarumma. Su Gigio, è arrivato il momento di fare tutti un passo indietro. Sappiamo perfettamente. Sappiamo tutto. Che ci sono tifosi rossoneri che continuano a cantare "Resta con noi", che ci sono però anche tifosi rossoneri disamorati e delusi. Ma come? Siamo venuti fino a Monte Carlo e ci fai aspettare ancora? Allora quella mano sul cuore? Calma, tutti, calma. Nel desiderio di tornare ad amare un figlio come Ricky e come Thiaguito, la tifoseria rossonera ha depositato sulle spalle di Gigio la passione di un amore per troppo tempo tenuto a freno e per troppo tempo frustrato. Ai tifosi del Milan che non vedono l'ora che arrivi quella firma, noi speriamo che a metà Giugno possa esserci la fumata bianca, dopo la fumata "gigia" (scherziamo evidentemente) di Monte Carlo. Agli altri tifosi, Gigio dovrà, se deciderà di credere nel futuro rossonero, parlare. A libro aperto, non da giocatore di entourage ma da giocatore di cuore. Gigio dovrà spiegare che non è facile mettersi nei panni del destino altrui, che non ne sta facendo una questione di soldi, che lui e i suoi genitori devono trovare il pensiero giusto per rinunciare a offerte gigantesche. Lo vogliono fare, sono assolutamente portati a farlo. Ma stanno cercando il momento giusto per guardarsi negli occhi e decidere che, ebbene sì, quello del nuovo Milan è un progetto vero, serio, da Champions League. Queste ore e questi giorni hanno sfilacciato, i social sono uno specchio forte e chiaro, il rapporto fra il giovane portiere voluto e lanciato dal Milan e lo zoccolo duro della sua gente. Senza isterie ma con fedeltà cronistica, è giusto che Gigio sappia che se domani mattina dovesse andare a fare il riscaldamento nel suo stadio rischierebbe di non trovare lo stesso calore commovente di tutta la stagione. Nulla di irrimediabile, ma tornare a guardare negli occhi la sua gente dovrà essere il passo successivo rispetto al percorso iniziato ieri a Monte Carlo. Come Gigio si è trasformato da passione in ossessione per i media e per i tifosi, anche il Milan nel suo complesso sta seguendo la sua traiettoria. Gli riservavano compassione fino a qualche settimana fa, oggi invece il Milan è a sua volta una ossessione. Gli avversari fanno fatica a decrittarlo, il Milan. Che trasforma i blitz in regola mentre dovrebbero essere una eccezione, che produce fatti su fatti, che sta preparando la prossima stagione con tutta la serietà e l'intensità con cui si prepara una stagione cruciale. Mentre l'Inter era a Madrid per la Finale del Triplete del 2010, il Milan costruiva portando Allegri ad Arcore la sua stagione tricolore. Mentre la Juventus è a Cardiff per il sogno del suo Triplete, il Milan trita annunci e acquisti, mosse e trattative, viaggi e decisioni. Non sarà facile tutto e subito, anzi sarà dannatamente difficile ma la testa alta e la pancia a terra di questa prima fetta di estate milanista fanno ben sperare i tifosi.

L'Inter deve ritrovare passo. L'estate di Kia ha lasciato il segno. La nuova proprietà, comprensibilmente, pensava, con tutti gli investimenti fatti un anno fa, di essere molto più avanti. La proprietà sicura, la proprietà potente che certamente Suning è, oggi è senza allenatore, senza coppe europee e senza il primo contatto con l'uomo destinato a fare le scelte e il mercato, Walter Sabatini. Che ha parlato ed è stato toccato con mano, ma in Cina. Mentre è a Milano che bisogna fare l'Inter e rilanciare l'Inter. I giorni di passaggio di Spalletti, i giorni di silenzio di Conte, i primi passaggi obbligati del mercato che non passano dagli acquisti ma dalle cessioni, fra cui quella dolorosa di Perisic. Le tante cicatrici stagionali nerazzurre potranno rimarginarsi non soltanto con un grande mercato, ma soprattutto con la chiarezza e la felicità nelle scelte della struttura. Perchè per andare all'assalto di una struttura massiccia come quella della Juventus, è dalla propria ossatura che deve ripartire l'Inter. Il mercato non può essere una panacea, non può essere la torre d'avorio che tutto sistema e tutto risolve. E' un aspetto. Importantissimo, ma non l'unico.


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