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La Giovane Italia
Editoriale

La pausa degli esoneri e dei primi acquisti per gennaio. Pungiball Ventura, ma il Chievo ha fatto benissimo. Finalmente c'è la formazione: ora Mancini segua il consiglio di Sarri

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
14.10.2018 10:12 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 41125 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

Lo sport Nazionale degli ultimi undici mesi è stato insultare Gian Piero Ventura. Non è stato solo il colpevole dell'eliminazione dell'Italia dal Mondiale, ma dallo scorso 13 novembre di qualsivoglia problema. L'aumento dello spread? E' colpa di Ventura. Il surroscaldamento globale? E' colpa di Ventura. Salta lo streaming di Dazn? Nemmeno a dirlo.
Sia chiaro: se non siamo andati in Russia le colpe principali sono sue. Dopo la batosta in Spagna è entrato in un loop micidiale che l'ha portato a sbagliare tutto sino alla sfida di San Siro. Però, non dimentichiamolo, nei due precedenti Mondiali non era poi andata molto meglio, segno che i problemi sono più radicati e profondi. Aveva tutte le ragioni del mondo Winston Churchill quando diceva che gli italiani vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse una guerra. Perché quella intrapresa contro l'ex ct è stata una vera e propria guerra, senza sosta né possibilità di redenzione.
Una mitragliata di insulti che negli ultimi giorni ha trovato nuova linfa nella decisione del ChievoVerona di affidare la panchina proprio all'ex commissario tecnico. Una scelta che, nemmeno a dirlo, ha trovato pochissimi consensi. Ma che analizzata con un pizzico di lucidità è probabilmente la migliore possibile, per entrambe le parti. E' la migliore per il Chievo perché, in questo momento, era praticamente impossibile trovare un allenatore di questa caratura voglioso di tuffarsi in una impresa così disperata. Perché Ventura, che da selezionatore ha fatto un disastro, è pur sempre allenatore che in Nazionale c'è arrivato, l'ultimo ad aver qualificato in Europa un Torino che non è quello di adesso, né quello degli ultimi anni. Un lusso per il Chievo di questi tempi, insomma. Ma è la migliore scelta anche per Ventura, che dopo lo 0-0 di San Siro ha visto la sua carriera compromettersi definitivamente. Solo una impresa straordinaria come quella di salvare un Chievo a -1 dopo 8 giornate può riabilitarlo. Tornerebbe a essere considerato un allenatore, non solo colui che non ha portato l'Italia al Mondiale.
Non solo Chievo-Ventura, però. La seconda sosta della stagione è servita anche per un altro ribaltone, molto meno logico, come quello operato dal Genoa. Non sorprendente, visto che il presidente è Enrico Preziosi. Ma difficilmente spiegabile senza dubbio, anche perché Ballardini ha dovuto lasciare una squadra potenzialmente quarta in classifica. E, inoltre, ha decuplicato il valore di Piatek in meno di dieci partite. Torna in sella Ivan Juric, per la terza volta. E al croato va solo un grosso in bocca al lupo perché, con questi chiari di luna, non sarà scontato per lui superare la prossima sosta visto che nei prossimi cinque match il Genoa affronterà Juventus, Udinese, Milan, Inter e Napoli.
Ma questa pausa è servita anche per mettere a segno i primi acquisti di gennaio. Il Milan ha preso Lucas Paquetà, stellina classe '97 del Flamengo. Nessuno ha dubbi sul suo talento, uno dei migliori del Sud America, più di qualcuno su una sua collocazione tattica nel 4-3-3. Il Genoa riporterà a casa Miguel Veloso, portoghese svincolato che senza altre offerte ripartirà dal 'suo' club. E poi l'Arsenal, che ha già messo a segno un acquisto poco reclamizzato ma sicuramente interessante: Miguel Almiron, centrocampista classe '94 nonché uno dei migliori giocatori dell'ultima Major League Soccer.

Capitolo Nazionale. Ha ragione Bonucci quando dice che siamo messi peggio di undici mesi fa. Contro la Svezia a San Siro abbiamo toccato il fondo, mentre da allora abbiamo iniziato a scavare col risultato che nel 2018 abbiamo conquistato una sola vittoria contro la modestissima Arabia Saudita. E che stasera, contro la Polonia, ci giochiamo la permanenza alla Lega A della Nations League. Siamo dinanzi a uno dei punti più bassi della storia di una delle Nazionali più illustri della storia del calcio e pensare di tornare in pochi anni ai livelli di Germania 2006 è, al momento, pura utopia.
Però, mercoledì sera a Genova contro l'Ucraina s'è cominciata a intravedere la luce in fondo al tunnel. S'è vista una formazione che può rappresentare la base di partenza su cui poggiarsi. La qualità di Jorginho di Verratti è imprescindibile per una squadra che di qualità ne ha poca, così come la determinazione e la leadership di Barella. Donnarumma è il miglior portiere classe '99 in giro per il mondo e non ci si può voltare dall'altro lato. Fondamentale, inoltre, che un gruppo così giovane sia guidato dall'esperienza di Bonucci e Chiellini.
E poi c'è l'attacco, c'è quel tridente senza centravanti di ruolo che solo giocando insieme può crescere e migliorare. "Insigne in questo momento è il miglior calciatore italiano, poi stravedo per Bernardeschi e al terzo posto ci metto Federico Chiesa", ha detto Maurizio Sarri ieri al Corriere dello Sport. E' l'attacco migliore possibile e se lo dice lui, che nella scorsa stagione con un attacco simile ha portato il Napoli a un passo dalla Juventus, c'è da fidarsi.


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