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Editoriale

La sfida di Mou: Conte accettala! Milan, temi fantasma e clausole fantasma. Lega-Lotito-Curve: come se ne esce? Inter, Hernanes: tutto qui? Arbitri: Mazzarri, torti e ragioni

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
29.03.2014 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 31678 volte

Dal Real Madrid pluristellare e plurimilionario, Mourinho era uscito sostenendo che era un successo arrivare in Semifinale di Champions League. In un Club che esiste sono se vince come quello merengue, lo Special pro domo sua sempre e comunque ha tirato dritto e costruito l'elegia del piazzamento, il brivido del podio. Passi. Ma che guardi in casa d'altri e dica che non è un successo vincere l'Europa League per una squadra, come ad esempio la Juventus, che gioca ogni tre giorni ed è ormai campione d'Italia per la terza volta consecutiva, no, francamente no, non può passare. Tante volte, non so se a torto o a ragione, Antonio Conte è stato accusato di voler imitare Mourinho. Beh, adesso è arrivato il momento di salire sul ring mediatico. Oggi, in conferenza pre-Napoli, il tecnico bianconero, non può accettare lo sberleffo di Mou. E' l'onda lunga di Inter-Juve e Antonio non può far finta di niente. La frase di Capello era acqua di rose rispetto alla nuova teoria di Mou.

Le rivelazioni di Paolo Maldini sui due incontri con Barbara Berlusconi, non hanno minimamente alterato il clima di collaborazione e dialogo fra i due vicepresidenti rossoneri. La nuova intervista del Capitano sui media francesi è stata recepita e commentata senza fibrillazioni. Paolo ha lasciato il calcio il 31 Maggio 2009, oggi è il 29 Marzo 2014, sono cinque gli anni in cui non è operativo nel calcio e la sua agitazione è perfettamente comprensibile. Paolo fra l'altro è tornato ad esprimersi su Pirlo, calciatore per la cui serietà ha sempre avuto una predilezione. Quando Andrea in piena Calciopoli, nell'estate 2006, era sul punto di trasferirsi al Real Madrid anche Paolo si mosse per farlo recedere. Quindi è perfettamente coerente. C'è un conto però che fatica a tornare. Il Milan e soprattutto Galliani mediaticamente e beffardamente vengono spesso presi in mezzo per Carlitos Tevez alla Juventus, la stessa squadra di Pirlo. Perché Paolo non affronta questo tema nella sua tuttologica campagna mediatica? Sia ben chiaro: il presidente Berlusconi, che ha messo faccia e firma come sempre sul comunicato del 15 Gennaio 2012 in cui dichiarava di rinunciare allo scambio Pato-Tevez per motivi tecnici ed economici, aveva perfettamente ragione. Se Pato fosse diventato quello che prometteva di diventare e che aveva i mezzi per diventare, sarebbe oggi più forte di Tevez. Ma questa è la nostra opinione. Che non conta nulla rispetto a quella di Paolo, che i tifosi a questo punto attendono. A proposito di Milan. I signori Taarabt e Honda, verificato ufficialmente, possono giocare 1, 10 o 100 partite e non cambia nulla contrattualmente. Sui contratti dei due atleti, non c'è nessun tetto di partite. Non ci sono benefici contrattuali o obblighi contrattuali legati al numero di partite giocate. Da giornalisti, lo abbiamo verificato alla fonte e carta canta. Anzi, alle fonti. Honda e Taarabt giocano a pallone quando il loro allenatore, legittimamente, decide che debbano giocare a pallone. In piena serenità e libertà di scelta. Lo scriviamo perché fra tifosi e fra avventori dei social e dei bar dello sport con quelle sane mitomanie che sono il bello del calcio parlato, si erano fatte strada suggestioni folcloristiche che nessun legale ha mai scritto sui contratti e che nessun dirigente ha mai sottoscritto.

Il comunicato della Lega Serie A si riferisce alla Lazio e alla presidenza Lotito, ma nessuna società di calcio e nessun uomo di calcio può chiamarsene fuori. Siamo o non siamo un paese civile? La proprietà di un Club calcistico non può essere messa al rogo gratis. I tifosi sono determinanti e fondamentali per il nostro mondo. Ma quello che sta accadendo contro il presidente Lotito è aldilà del bene e del male. Come tutti può essere criticato. Ma non espropriato sulla pubblica piazza. Non possono non esserci dei limiti. Le Curve sono splendide con il loro amore e con i loro colori. Ma vicende come quelle della Lazio staccano la spina al calcio italiano. Non sottovalutiamola.

Da quando è scoppiata la crisi economica globale, Ottobre 2008, nessun Club italiano ha speso tanto, acquistando da un altro Club italiano, quanto ha speso l'Inter per prelevare Hernanes dalla Lazio. Venti milioni di euro, astronomia pura. La follia è stata fatta perché l'Inter di quest'anno, strutturalmente, faceva fatica a vincere le gare in cui era chiamata a fare la partita contro squadre chiuse. Le partite casalinghe contro Atalanta e Udinese dicono che quei venti milioni di euro (20 milioni!) non sono stati ben spesi fino a questo punto. Quando esce dagli spogliatoi da solo e quando in campo tira ma non ispira, Hernanes appare il classico giocatore brasiliano in uno spogliatoio argentino: ai margini. Venti milioni di euro!

Walter Mazzarri ha perfettamente ragione quando dice che su 10 episodi da rigore mezzi e mezzi, almeno 3 dovevano essere rigore per l'Inter. A maggior ragione che quello di Heurtaux sembrava proprio rigore, a prescindere dalle leggi dei numeri grandi o piccoli. Ma nella sua valanga mediatica, in tutte le occasioni in cui ha detto di non voler parlare degli episodi salvo poi parlarne un secondo dopo, il tecnico nerazzurro ha creato la psicosi. Ogni arbitro, non è giusto ma sembra così, rischia di avere il sottile timore di sconfessare il lavoro dei propri colleghi che hanno diretto l'Inter nei mesi scorsi dando un rigore che, se non suffragato dalle moviole, apparirebbe compensativo rispetto a decisioni precedenti. Mazzarri può rifletterci.


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