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Editoriale

La storia insegna sempre: Leonardo per esempio. Tifosi Milan giustamente disorientati. Mondiali: sale Abate, scende Ranocchia. Ghirardi: forza presidente, ci ripensi. Europa League: con il Milan al posto del Toro, quanto Bonolis...

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
31.05.2014 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 39561 volte

Il 15 Maggio 2010 i tifosi del Milan contestarono apertamente la Società e il presidente Berlusconi e si schierarono apertamente a favore di Leonardo. Era la notte dell'ultima giornata di Campionato, del 3-0 alla Juventus e degli abbracci a Leonardo di ogni giocatore dopo ognuno dei tre gol. Dieci mesi e mezzo dopo, il 2 Aprile 2011, Leonardo veniva fatto oggetto della coreografia più clamorosamente contro, era il derby dello Scudetto (un altro 3-0, questa volta in Milan-Inter), mai fatta dalla tifoseria rossonera contro un avversario. Al terzo gol di Cassano, il Maggio 2010 era tombinato, chiuso, dimenticato. Una delle tante fasi del calcio che sembrano incendi apocalittici e che la storia che scorre riconduce invece a fuochini fuochini. Nell'Aprile 2011 il tifoso milanista era pentito di aver contestato dieci mesi e mezzo prima quella stessa Società, con il presidente Berlusconi in primissima fila, discussa più o meno con le stesse modalità anche oggi con lo stesso presidente Berlusconi come sempre in prima fila. Anche chi scrive, ferito nell'orgoglio rossonero da Leo passato con gli altri, non le ha mandate a dire al campione brasiliano. Oggi però Leonardo sorprende ancora e torna di attualità. Nell'Aprile 2011 abbiamo scoperto che era sbagliato difenderlo e nei mesi prossimi potrebbero essere in molti ad ammettere che forse era sbagliato attaccarlo e paragonarlo a Giuda. Perché, ebbene sì, può essere discusso e il presidente Berlusconi lo fece negli stessi termini con cui lo ha fatto con qualsiasi altro suo allenatore, ma Leonardo merita rispetto. Ecco ad esempio quello che diceva il 20 Febbraio 2010 di fronte alle contestazioni sul suo operato da parte del vertice rossonero: "Sono qui da ben 13 anni, non avrei alcun problema di contratto: non permetterei mai alla società di pagare due allenatori". E quello che disse a Febbraio lo fece Leonardo, parola per parola, a Maggio. Per questo le polemiche che ha fatto nei mesi successivi, sono state da uomo libero. Storia, gloria, affetto, amore, forza: tutte parole. I fatti sono altra cosa.

I tifosi del Milan sono giustamente disorientati. Le ipotesi delle ultime ore generano consenso da parte dei media ed entusiasmo da parte dei tifosi che fermano per strada i protagonisti e inneggiano dalle macchine se vedono uno dei loro idoli. Soprattutto uno. Ma il punto non è questo. Se il contatto umano è positivo, la tastiera no. Il tifo social è aizzato e incazzato. Ai tifosi ha iniziato a parlare il capitano, da capitano. Montolivo: "Tutte le decisioni che prendono la proprietà e la società, le prendono per il bene del Milan". Chiaro, cristallino. Ma non basta. Il Milan dovrà spiegare bene cosa è successo in questi mesi e azzerare, non tanto le diffamazioni create ad arte, che non contano nulla e che si afflosceranno da sole, ma, questi sì, i tarli, i dubbi e i sospetti che i tifosi in buona fede nutrono. Se l'obiettivo finale è una squadra con un'anima, una corsa, uno sguardo sempre rivolto ai tifosi, proprio dai tifosi il Milan dovrà partire. Raccontare, spiegare e chiarire: il primo passo verso il futuro. Al momento giusto, ma va fatto.

La formazione di Cesare Prandelli resa nota ieri a Coverciano in vista della gara di oggi contro l'Eire, svela un primo orientamento del Ct. La scrematura dei difensori centrali potrebbe non riguardare Paletta, bensì Ranocchia. L'argentino del Parma parte dall'inizio a Craven Cottage e può essere lui il sostituto di Barzagli. Spiace, se così fosse, per Ranocchia, ragazzo di grande talento e grande prospettiva che non ha tratto giovamento dal travaglio difensivo delle ultime stagioni nerazzurre. Un po' poco protetto Ranocchia, purtroppo, in tutti i sensi. In rialzo invece le quotazioni di Abate. Il timore di Cesare Prandelli era che Ignazio patisse emotivamente il saliscendi delle ultime settimane. Invece il signor Ignazio Abate, quello che non sa fare i cross (nel derby Scudetto 2011 e a Pechino li ha fatti ma la memoria oggi è contaminata dal furore), quello che cambia ruolo da un giorno all'altro senza fiatare per il bene del Milan e contro le proprie prospettive azzurre, sta riavvicinandosi al Mondiale in Brasile dopo aver fatto la Confederations Cup 2013 da podio da titolare. Chapeau, Ignazio. Prima sul piano umano e poi su quello tecnico.

Il presidente Ghirardi ha fatto una conferenza stampa da uomo vero. Lontano anni luce dalla fiction del calcio, dai suoi riti e dai suoi sorrisini finti. Ma anche senza rosicate e cattiverie. Ha parlato con il soffio dell'anima, con gli occhi aperti e il cuore libero da frasi fatte. Era deluso e ferito, ma riproiettatela nei Settori Giovanili quella conferenza. E' insegnamento per i giovani, sono parole che sanno di buono e sanno di sport. Forza Presidente, il suo Leonardi, i suoi giocatori e i suoi tifosi non meritano il danno oltre alla beffa.

A proposito, il presidente del Parma, nel rispetto assoluto che si deve alla sua performance specchiata e onesta, non se la prenderà se ci concediamo un retropensiero cattivello, questo sì da teatrino del calcio. Ma avete pensato per un attimo se al settimo posto, senza il gol di Brienza e con un paio di gol in più al Sassuolo nell'ultima giornata, ci fosse stato il Milan e non il Toro? Quanto avrebbe parlato Bonolis? Quante magliette avrebbero fatto a Firenze? A proposito, quest'anno quanti rigori alla Fiorentina? Ma continuiamo con le domande pertinenti sul tema: quante interrogazioni parlamentari sul Milan in Europa League al posto del Parma? Quante fiaccolate sarebbero state fatte per fare pressione sull'Alta Corte del Coni? Eppure, così come non ci sono stati complotti a favore del Toro (complimenti sempre al cuore granata), non ci sarebbero stati nemmeno a favore del Milan. Però, se ci fosse stato di mezzo il Milan giù cattiverie, infamate social e compagnia cantante. Vero Bonolis?


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