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L’Inter esagera… il Milan anche! Tutti sul carro di Luis, uomo perfetto per il Napoli. Samp, fissa il prezzo! Tavecchio stravince, Abodi ecco dove hai sbagliato…

13.03.2017 00:00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 32167 volte
© foto di Federico De Luca

Se dall’altra parte del mondo, un uomo in Sudafrica non guarda le partite di serie A e non legge i giornali, ma vede solo i risultati, penserà che da inizio stagione ad oggi e da una domenica all’altra in Italia siamo impazziti. Prendete l’Inter e portate a Coverciano l’esempio di quanto conti un allenatore in una squadra. Si diceva e lo credevo anche io: un tecnico in serie A conta il 20%, in B il 40%, in C il 60%, in D tra il 70% e l’80%. Insomma, più in basso vai di categoria e più l’allenatore prevale sul gruppo. Manteniamo le stesse percentuali dalla B alla D ma in serie A, con la mediocrità che c’è in giro, se hai un allenatore preparato rischia di cambiarti una stagione. Un tempo non era così. Oggi sì. Stessa squadra, altro mondo. L’olandese volante è andato via e Pioli ha portato alla Pinetina tutta la sua gavetta e, se devo dirvela tutta, non mi aspettavo un cambio così immediato, repentino e drastico. Avevo scommesso su un’Inter da quinto-sesto posto con Pioli ma di questo passo, con Pioli, l’Inter avrebbe nettamente meritato un posto in Champions. L’Inter per essere grande deve ancora mangiare un po' di polvere ma è sulla strada giusta. Il 7-1 contro la squadra più in forma del campionato non è solo luce per gli occhi ma è anche spirito di concretezza e fame di arrivare. In altri tempi, una big si fermava. Questa big vuole arrivare ed è un segnale importantissimo per il futuro. Pioli conta, così come Montella sulla panchina del Milan. Una squadra mediocre con alcune (poche) buone individualità lasciata da inizio stagione nella burrasca va a Torino e se la gioca (seppur la differenza si è notata, e ci mancherebbe), strappa quasi un punto e continua a lottare per l’Europa League. Montella, in questo Milan, ha inciso per l’80%. Il suo allenatore esce bene dalla bufera di Massa e Doveri e quando parla, da buon intenditore, non si tiene nessuna porta chiusa, pensando più al suo futuro che a quello del Milan. Montella è intelligente fuori dal campo come lo è in campo. Polemizzare a partita finita non conviene a nessuno, ma un allenatore si giudica anche da questi particolari. Classe, eleganza e astuzia in un’unica frase. Quella che manca ai suoi ragazzi, in campo e fuori, perché non sono campioni ma ancora ragazzini e si giudica da uno spogliatoio distrutto nello stadio più bello d’Italia. Neanche in serie D, ormai, gli ospiti distruggono lo spogliatoio dopo un torto subito. E di spogliatoi da distruggere, in giro per l’Italia, ce ne sarebbero.
Tornando alle percentuali sugli allenatori, sono convinto che in B un Mister bravo fa la differenza, uno scarso fa danni e toglie certezze a gruppi formati per vincere. Zeman ha preso una squadra di B e, tranne l’episodio all’esordio, ha confermato che il problema non era Oddo ma una squadra costruita per la B, dimenticando che un mese prima era stata promossa in serie A. In B Pecchia fatica con il Verona che ha una squadra nettamente superiore alle altre, mentre la Spal ha un organico competitivo con un allenatore pronto per la A. Il Benevento, ad esempio, si conferma quello che vi avevamo scritto a fine agosto. La previsione fatta al mio amico Di Somma si sta avverando in pieno. Gli dissi e scrissi: “Salvato' (in irpino stretto tanto lui capisce la lingua) hai preso una brava persona in panchina e un ottimo allenatore. Se, però, vuoi andare in serie A non ci andrai. Se passa in vantaggio difficilmente perde punti, se passa in svantaggio difficilmente ti ribalta le partite e ha bisogno di una squadra costosa tra le mani per raggiungere i play off ma dopo un ottimo girone di andata avrai difficoltà in quello di ritorno”. Salvatore testimone davanti all’Hotel Michelangelo di Milano. Baroni è un ottimo allenatore ma è un po' come quel bel ragazzo che in discoteca punta per tutta la serata una bella donzella e poi a fine serata lei va a casa con l’altro… E che diamine! Lanciano, Pescara e Novara confermano che Benevento rischia lo stesso finale.
A distanza di tre anni ho fatto ufficialmente pace con tutti i fantacalcistici d’Italia. Sono anni che consiglio Luis Muriel al fantacalcio e tutti gli anni fischiano le orecchie a mia mamma. “Quel figlio di… di Criscitiello mi ha consigliato quel ciccione di Muriel che fa pena”. Ogni anno mi chiedevate un consiglio e io ogni anno rispondevo Muriel. Dopo aver visto quasi due anni di allenamenti di Muriel a Udine le soluzioni erano due. O io vedevo il fratello allenarsi oppure Luis prima o poi sarebbe dovuto esplodere. Ogni calciatore ha il suo tempo di maturazione e c’è anche quello che non esplode mai. Molto dipende dalla squadra, dall’ambiente e dall’allenatore. Ma se nel DNA hai qualcosa, prima o poi emerge. Certo se non hai nulla, il campo non fa miracoli. Premiai Muriel, anni fa, come miglior giovane del calcio italiano. In metà stagione fece 11 gol. L’anno dopo doveva essere quello della consacrazione: un disastro. Ero convinto che con Muriel l’Udinese avrebbe fatto i soldi di Sanchez. Invece uno andò via per 42 milioni di euro e il colombiano per 11 milioni. Una cifra ridicola per un calciatore come Muriel. Mi piangeva talmente tanto il cuore che proposi a Pozzo di prenderlo io, ma mi mancavano 10.990.000 euro. Muriel ha colpi da fenomeno e ha perso tre anni per colpa sua e di Guidolin che non l’ha saputo gestire. Merito, invece, di Giampaolo che gli ha tirato fuori il meglio di sé. Muriel ha la colpa di esser diventato uomo troppo tardi. Le barrette, i viaggi in Colombia e i ritorni con 8 kg in più, poi diventa papà e qualcosa (non tutto) gli torna a posto. Genova l’esplosione. Questo ragazzo del 1991, credetemi, ha tutto. Velocità, uno contro 3 passa lui, precisione, potenza e senso della posizione. Quando smetterà di giocare diventerà come Ronaldo in due anni, ma ora merita una grande. La Sampdoria l’ha acquistato a 11 milioni e ora lo deve vendere a 25 milioni. Plusvalenza di 14 milioni di euro e grande business per la doria che giustamente adesso batte cassa. Una squadra deve prendere Muriel e vi dico chi: N-A-P-O-L-I. Al termine del derby Luis l’ha detto in un passaggio ma non conoscendolo in pochi gli hanno dato retta. “Io gioco per questa gente perché giocare davanti a questi tifosi per me è fantastico”. Altro motivo per cui non esplose a Udine. Friuli vecchio, spalti lontani e poca gente allo stadio dove la Curva non si sentiva bene per la lontananza degli spalti. Muriel per esplodere ha bisogno di uno stadio caldo. E’ un colombiano-napoletano. Si esalta nella folla. A Napoli per come gioca Sarri e per come sono i napoletani, Muriel farebbe cose da pazzi. Oggi Giuntoli deve andarlo a prendere senza se e senza ma. L’Udinese degli ultimi anni ha venduto bene Sanchez, Pereyra, Asamoah e Allan ma poteva fare molto meglio con le cessioni di Muriel, Cuadrado e Zielinski. Il polacco del Napoli è un 1994, l’Udinese voleva darlo in prestito e proposi in amicizia nell’anno della C a Mimmo Toscano di portarlo a Novara. Andò ad Empoli, da lì l’esplosione e la consacrazione a Napoli, piazza che o ti brucia o ti lancia.
E’ passata una settimana ma sembra un’eternità. Se ci va male con il calcio ci diamo ai sondaggi politici. In questo spazio su Tuttomercatoweb e su Sportitalia abbiamo beccato in pieno la percentuale di Tavecchio contro Abodi. Un mese fa titolammo 60%-40%, poi vi aggiornammo con Tavecchio avanti al 53%. Ha vinto con il 54%. Boom, in pieno. Con Abodi, dopo burrasche passate, oggi c’è un buon rapporto. Non credo ci sia stima lavorativa reciproca, ma politicamente c’è la pace dei sensi, ognuno con le proprie idee. Abodi mi disse che chi mi raccontava le percentuali mi portava fuori strada, mi disse che ero mal informato e sbagliavo a fare informazione giornalistica e in diretta tv disse che la torta, che proponemmo con le percentuali, era uscita male dal forno. In pubblico e privato gli dissi che i sondaggi che gli riferivano i suoi amici erano completamente sballati che avrebbe perso in A, in LND, tra gli allenatori e addirittura sarebbe uscito male anche nella sua Lega: la B. Abodi ha sbagliato a fidarsi degli amici e ha sbagliato a candidarsi alla Presidenza della FIGC. Era la sua ultima carta, dopo aver perso le elezioni per la Lega di A. In pochi anni ha perso in A e FIGC. Politicamente è, ormai, un candidato bruciato e lo sapeva anche mia nonna Lucia che avrebbe vinto Tavecchio. Si è candidato troppo tardi senza avere il sostegno delle Leghe ma solo di AIC e Lega Pro. Fatti due calcoli, si capisce che tutto ciò non sarebbe bastato. Nonostante i vinti abbiano rimarcato la sconfitta indolore, ogni sconfitta è dolorosa e la vittoria di Tavecchio è stata netta e perentoria al primo, al secondo e al terzo scrutinio. In diretta tv Abodi mi diede la mano con la promessa che non si sarebbe ricandidato alla Presidenza di Lega di B in caso di sconfitta in FIGC. Siamo sicuri che non tornerà perché la registrazione è sempre ferma sullo stop ma in un secondo si preme il rec e in questo Paese le sconfitte si perdonano, ma non si perdonano le mancate strette di mano e il non rispetto della parola data. Il Presidente del Frosinone Stirpe sta giocando ad un gioco strano. Chiede a 6-7 club di B di riportare Abodi alla Presidenza di Lega di B ma lunedì è stato lui stesso a remare contro Abodi e a favore di Tavecchio, ritenendo l’uno più preparato dell’altro per la poltrona di Presidente federale. La Lega di B ha bisogno di un volto nuovo, di un manager e di un giusto politico che dialoghi con la serie A e non vada allo scontro. Ma soprattutto di un Presidente che non sarebbe pronto a dimettersi, tra due mesi, per candidarsi alla Presidenza del condominio di casa sua…


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