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Editoriale

Le infiltrazioni mafiose nel calcio e i falsi moralisti. Milan, dopo la colletta il problema sarà di Mirabelli. Verona, comunque andrà sarà un fallimento! Foggia, da De Zerbi a Stroppa il vero vincitore è Di Bari

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
27.03.2017 12.18 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 31167 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Quando c'è la Nazionale bisogna cercare altre notizie, altrimenti televisioni e giornali chiudono. Si punta sul mercato o su questioni extra. Hanno aiutato, in questa fase, il closing del Milan e le indagini della Procura Federale sulle intercettazioni della Juventus. Se a fare i falsi moralisti sono i tifosi possiamo dire che va bene così, perché il tifoso non ragiona ma segue la fede. Se l'intercettazione riguarda la Juventus, tutti gli altri spalancano gli occhi e si indignano di fronte a questo scandalo. Se l'intercettazione o lo scandalo riguarda Milan, Inter o Napoli allora tutte le altre tifoserie, con juventini in primis, puntano il dito contro. La storiella ormai la conosciamo bene ma, se i falsi moralisti sono giornalisti, dirigenti e addetti ai lavori allora non ci siamo. Vogliamo pulire il calcio per davvero? Bene, facciamolo, ma non deve essere una pulizia ad orologeria. Non facciamo i finti fessi che cadiamo dalle nuvole se leggiamo che nelle curve ci sono infiltrazioni della malavita e che le società per tenere buono l'ambiente provano ad accontentarlo. Quello che non va bene è che ci meravigliamo di cose che tutti sanno e quello che non possiamo permettere è che si punti il dito contro una società o una persona quando sappiamo bene che funziona così ovunque. Dalla serie A alla serie C. Ora nell'occhio del ciclone finisce Andrea Agnelli. Sicuramente Agnelli ha commesso una ingenuità perché i rapporti con l'esterno un Presidente non li può avere figuriamoci se di cognome fai Agnelli e se i primi nemici li hai dietro l'angolo. Che Agnelli abbia sbagliato sembra abbastanza chiaro, anche se le intercettazioni, come mille altre prove, possono essere manipolate, tagliate o estratte da un discorso più ampio. Quindi prima di giudicare dovremmo avere prove e fatti concreti. Detto ciò, il vero grande errore del Presidente Agnelli è stato quello di aver creato un filo diretto con il mondo esterno alla Juventus. Agnelli deve essere irraggiungibile, il telefono del Presidente deve essere sacro e, prima di arrivare al vertice, un gruppo di tifosi o di malavitosi deve superare 1.267 ostacoli. Qualcosa non è andato per il verso giusto e anche il nome di Antonio Conte rimbomba con una certa prepotenza in questa indagine. Chiuso il discorso Juventus, dovremmo salutare i falsi moralisti e indagare su tutte le società di calcio italiane. La domanda è semplice: vogliamo davvero combattere il fenomeno delle curve o indagare su Agnelli per metterlo in difficoltà pubblica in vista dei prossimi rimpasti societari? Parliamoci chiaramente e analizzeremo le questioni con il proprio nome. Complimenti alla Procura Federale che indaga ma i complimenti saranno maggiori se entrerà in tutte le questioni scabrose del calcio italiano: rapporti tra malavita e club per la gestione di biglietti e non solo nelle curve, coreografie pagate dalle società, trasferte appoggiate dai club, società che pagano a nero, partite truccate e commissioni di agenti gonfiate come un palloncino all'ingresso del circo. Sì alle indagini, quelle vere, no ai titoloni per spaventare una società.
Ci torniamo ad occupare di Milan dopo le recenti notizie che giungono dalla Cina e dal Lussemburgo. Sembra che il vero cinese del nuovo Milan sia nato a Pinerolo, non abbia gli occhi a mandorla e sia un manager più che un magnate. Si chiama Marco Fassone, l'uomo che più si è sbattuto per chiudere questo affare. Ha capito che - se non si fosse chiuso - ne sarebbe andata della sua credibilità e della sua professione. Si è dato da fare e alla fine ha raggiunto quell'obiettivo che in pochi credevano potesse raggiungere. Ovviamente aspettiamo la data del 14 aprile ma sembra che la strada tracciata sia, finalmente, quella giusta. Dopo il 14 aprile c'è il 15 aprile, dopo il 15 aprile sarà Pasqua, dopo Pasqua ci sarà Pasquetta e dal martedì successivo i guai saranno tutti di Massimo Mirabelli. Il Direttore Sportivo calabrese ha interrotto trattative e scouting in questo ultimo mese da infarto. Mi metto nei panni di Mirabelli e nella sua testa. Uno che ha l'occasione della vita, può essere il nuovo Direttore del Milan, si è dimesso dall'Inter e rischia di restare con un pugno di mosche. Ha giocato d'azzardo ma, se tutto andrà in porto, avrà fatto bene ad aver dato fiducia a Fassone. In questa storia c'è ancora qualche nodo che non torna al pettine. La tranquillità e la serenità di Adriano Galliani non sono comprensibili. Se togli il Milan a Galliani è come togliere la play station a mio nipote. Mirabelli dovrà mettere in campo tutta la sua conoscenza di calcio mondiale e non solo per creare un grande Milan, ma con questi presupposti non vorremmo essere nei panni del Direttore. Costruire un grande Milan con queste credenziali sarà difficile, pensare di fare una campagna milionaria con i soldi della colletta è compito arduo e sinceramente non sappiamo come si possa pensare in grande se dietro non hai solidità e soprattutto liquidità. L'unica speranza è che il Milan faccia come l'Inter. Prima un broker finanziario e poi il vero proprietario con il grano. Mirabelli è bravo, conosce l'Italia dalla A alla D e conosce bene campionati europei e sudamericani. Costruirà un Milan vincente e intelligente ma sicuramente sarà fondamentale il budget che avrà a disposizione. Bravo sì ma i miracoli li fanno altri che poi assurgono alle sfere celesti. Siccome non mi risulta che Mirabelli possieda doni ultraterreni, occorrerà tanto lavoro e qualche soldo per rifondare una squadra che ha pochi pezzi pregiati nel suo organico. Certamente Montella è uno di questi.
In serie B il Frosinone ha fatto uno scatto verso la serie A fondamentale, il Trapani da gennaio sembra un'altra squadra e in fin dei conti lo è, il Benevento rispecchia pregi e difetti del suo allenatore che gioca solo per sei mesi all'anno, mentre l'Avellino sprofonda pericolosamente a Terni e rimedia l'ennesima goleada. Con l'incubo penalizzazione la situazione si fa difficile. L'Ascoli non è né carne né pesce ed è l'esempio che vi facciamo da anni: un allenatore in B può solo peggiorare le cose ma non migliorarle. Aglietti è un disastro. In passato ha ammazzato Novara (retrocesso) ed Entella (retrocesso più play off buttato), Ascoli sembra il classico "vorrei ma non posso" come il suo tecnico che vive ogni anno di improvvisazione e senza idee. Un calcio brutto e una gestione di uno spogliatoio ai limiti del professionismo. Aglietti d'altronde sta bruciando la sua carriera inghiottito dalla sua presunzione che spesso sfocia in arroganza e maleducazione. Il vero guaio è per il Verona e siamo delusi dal Direttore Fusco che - con un budget da serie A e una potenziale squadra da serie A - rischia di non andare su. Anche se dovesse farlo, sarebbe il minimo indispensabile in una serie B mai così mediocre. Il più grande errore di Fusco? Prendere Pecchia in panchina. Il secondo più grande errore di Fusco? Non mandarlo via per non ammettere di aver sbagliato. Di questo passo rischia di finire male con un organico che non ha eguali in questa categoria.
In Lega Pro la vera regina dei tre gironi è al Sud. Complimenti al Foggia che in un girone difficile sta ottenendo un risultato storico. Non è facile restare bruciati dalla finale play off con il Pisa e ripartire con forza e fermezza per riprendersi la serie B. La vittoria sul Lecce e quella di ieri a Catania sono due pietre tombali sui sogni di gloria dei salentini. Nella vita spesso non c'è la controprova, nel calcio invece sì. A distanza di quasi un anno Foggia ha dato una risposta. Il vero segreto di quel Foggia non era De Zerbi ma è il Direttore Di Bari. La coppia funzionava, poi quando è scoppiata la proprietà ha fatto la scelta più giusta. Via De Zerbi che sembrava l'autore del miracolo e avanti con il Direttore. Inizialmente sembrava follia perché gli onori erano tutti per De Zerbi, invece il campo ha detto che De Zerbi ha ancora una certa esperienza da maturare mentre Di Bari è pronto per il grande salto. Palermo è stata la scelta più sbagliata per De Zerbi, allenatore giovane con grandi idee ma che ancora necessita di una certa esperienza da maturare sul campo, mentre il Direttore Di Bari non ha mai perso il controllo del suo Foggia. Complimenti anche a Stroppa che ha saputo resistere quando le cose non andavano benissimo e ha riconquistato una vetta che oggi è preziosa come l'oro.


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