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Editoriale

Lo scandalo Donnarumma. Il portiere contro il suo procuratore Raiola: “Mai subito violenza psicologica”. Raiola contro Mirabelli: “E’ lui il male”. Mirabelli: “Tanto non lo cediamo”. Ma il Milan ora può solo vendere il giocatore

15.12.2017 00:00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 33290 volte
© foto di Federico De Luca

Dopo due giorni di polemiche, striscioni e lacrime, ieri sera a tarda ora è arrivata la versione di Gigio Donnarumma: “Non ho mai scritto o detto di aver subito violenza morale da parte del Milan durante la firma del contratto”.

Una presa di posizione netta, chiarissima, del giocatore che almeno a parole smentisce l’operato del suo procuratore Mino Raiola.

E allora? Il giallo si infittisce.

Ma anche Raiola, sempre nella serata di ieri forse senza conoscere la presa di posizione di Donnarumma, è uscito allo scoperto accusando il direttore sportivo del Milan Mirabelli di aver montato questo caos soltanto perché “avrebbe qualcosa di personale contro di lui”.

Lo stesso Mirabelli, non più tardi di mercoledì, senza negare l’esistenza della lettera sulla violenza psicologica patita da Donnarumma, scritta dall’avvocato Rigo, collaboratore di Raiola, aveva però ribadito che tanto “Il portiere non è in vendita”.

Come si vede una vicenda incredibile, da tutti contro tutti. Imbarazzante per molti aspetti e ancora di più inaccettabile se pensiamo che il protagonista di tutta questa storia è un ragazzino di appena 18 anni. Con la sua giovinezza, con la sua fragilità, con il suo diritto di vivere una vita e una carriera serena. Il diritto di giocare a calcio per divertirsi.

Tutto questo per un cartellino che può valere più di cento milioni di euro, per provvigioni astronomiche e contratti a molti zeri. Business, insomma.

Come se Donnarumma non guadagnasse abbastanza (sei milioni), come se un contratto firmato soltanto pochi mesi fa fosse soltanto carta straccia.

Una vicenda inquietante che rende bene il calcio di oggi, uno spaccato di immoralità diffuso dove i valori contano meno di zero e l’unica cosa che importa sono i profitti.

Non sappiamo fino in fondo chi abbia ragione, da che parte stia la verità-vera, quello che ci sembra ormai chiaro è soltanto una cosa: questa è una vicenda paradossale. Gestita malissimo da tutti i protagonisti, anche dal Milan.

Era già chiaro l’anno scorso che la rottura fra le parti sarebbe stata insanabile. Il contratto firmato è stata solo una sorta di messa in scena ad uso e consumo del momento, un qualcosa di facciata.

Quando certi rapporti si logorano, prima e poi si rompono, provare a rimetterli assieme è stata la peggiore delle soluzioni possibili.

Sapendo dei cattivi rapporti con il procuratore Raiola e della volontà del ragazzo Donnarumma di monetizzare il più possibile, il Milan avrebbe dovuto andare oltre l’orgoglio e chiedere già l’anno scorso una cosa molto semplice a Raiola: vendi Donnarumma a chi ti pare, guadagna tu quello che vuoi, fai guadagnare il ragazzo, ma portaci una cifra congrua per il cartellino.

Come ha fatto la Juventus con Pogba. Opporsi a un procuratore con tanto pelo sullo stomaco come Raiola e ai giocatori, oggi è una battaglia persa. Certe situazioni vanno assecondante e pilotate se non si vuole uscire sconfitti a priori. E non ha senso neppure fare muro contro muro in virtù di contratti firmati, sono battaglie di retroguardia. L’ingenuità del Milan è apparsa in tutta la sua evidenza. Il pensiero di aver battuto Raiola costringendo Donnarumma a firmare il prolungamento del contratto l’estate scorsa, si è rivelato un boomerang devastante. Non si fanno patti con il diavolo.

Il Milan avrebbe vinto soltanto in un caso, se Donnarumma avesse lasciato Raiola per affidare la procura a un altro agente più vicino ai rossoneri. Nel momento in cui il portiere è rimasto fedele a Raiola è iniziato il secondo tempo di una partita complicatissima per il Milan.

Ora è chiaro che Donnarumma non può più restare a Milano. Ed è altrettanto chiaro che in presenza di una situazione così caotica, è più difficile strappare una cifra astronomica dal cartellino. Le società che lo vogliono sanno benissimo quello che sta succedendo e il prezzo va rivisto al ribasso.

Se poi, come qualcuno ha ipotizzato, anche al Milan (sotto sotto) piace l’idea di mettere Donnarumma sul mercato per incassare in un momento economicamente complicatissimo, montare questo caos mi sembra folle. La pretesa di vendere Donnarumma, riempire le casse e uscire fra gli applausi, se l’hanno pensata, è un’altra ingenuità al cubo.

In tutto questo, e scusate se mi permetto, vedo una assenza ingiustificata e ingiustificabile, che è quella della famiglia Donnarumma. Non credo che a questo punto della vicenda un milione in più o in meno di ingaggio, giocare o non giocare nel Milan, possa cambiare il futuro di persone che ormai hanno svoltato verso una ricchezza assicurata per un paio di generazioni. Ma del ragazzo Donnarumma vogliamo parlare?

La figura del procuratore nel calcio è efficace quando si occupa della valorizzazione sportiva, di quella economica, ma anche della felicità e dell’equilibrio dell’assistito. Il buon procuratore deve pensare al giocatore, ma anche alla persona.

E’ sicura la famiglia Donnarumma che l’operato di Raiola abbia fatto bene al Gigio giocatore e al Gigio persona? Io ho i miei dubbi, ma forse sono soltanto miei.

Comunque, da padre, ritengo inaccettabile che qualcuno possa delegare a terzi, soprattutto se fanno in primis i loro interessi, il futuro di un figlio. Campione o non campione. Su questo inviterei a una profonda riflessione.

Se i Donnarumma hanno affidato a Raiola tutta la procura, se sono prigionieri o estimatori, gli chiedano di portarlo immediatamente via dal Milan. Per il suo bene.

In caso contrario non resta che rompere con Raiola e provare a ripartire con il Milan su basi nuove.

Ma, comunque, questa vicenda non si recupera più, per i tifosi del Milan sarà dura che Donnarumma possa rifarsi una verginità.

Almeno questo forse c’è chi l’ha capito e parlo del Milan che stando alle voci insistenti provenienti dalla Spagna, avrebbe già in tasca un accordo con il portiere del Napoli Pepe Reina che ha rifiutato il rinnovo proposto da De Laurentiis e si libererà a fine stagione a parametro zero. E poco importa se Reina potrebbe essere il babbo di Donnarumma, l’importante è che non abbia Raiola come procuratore.

Infine una notizia e un avviso ai naviganti, a proposito di procuratori. Nella legge di stabilità che dovrebbe essere approvata a giorni, sono state inserite nuove norme che dovrebbero ripristinare l’albo dei procuratori, porre fine alla deregulation e ridare un senso anche legale a un mestiere che oggi sa molto di squalo e invece dovrebbe tornare ad essere un servizio e un supporto per i calciatori ma anche per le società.


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