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Editoriale

Mancini-Allegri per il dopo Conte in Nazionale. Kondogbia: ma quanto costi? Milan, sempre in cerca di se stesso. Diritti Tv e Paletta: vi ammazziamo...

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
17.10.2015 07.34 di Mauro Suma   articolo letto 57953 volte

Indiscrezioni vorrebbero proprio loro, i due avversari di domenica sera a San Siro, Roberto Mancini e Massimiliano Allegri, come possibili candidati alla successione di Antonio Conte dopo l'Europeo alla guida della Nazionale. Strano triangolo. Per Mancini sarebbe anche naturale come evoluzione la panchina della Nazionale: più anni di carriera ad alto livello e il suo amico Gabriele Oriali pronto ad affiancarlo come team manager. Per Allegri sarebbe la seconda volta come successore di Antonio Conte, prima acerrimi rivali nel Campionato 2011-12 sulle sponde di Milan e Juventus, poi il livornese al posto del salentino sia in bianconero che in azzurro. Ricordiamo anche quanto sia alta la posta in palio: l'Italia viene da due Mondiali disastrosi, quello sudafricano leggermente peggio di quello brasiliano, ma si tratta comunque di due disfatte storiche consecutive che hanno riportato il calcio azzurro al grigiore dei Mondiali degli anni '50. Importante l'Europeo, sì. Ma la vera impresa, la sfida più importante, è riportare in alto l'Italia ai Mondiali. Possibile che Antonio Conte non ci pensi?

Nei famosi 20 e 21 Giugno del derby di Montecarlo, onore delle armi a Fassone, per Kondogbia, ricordiamo una frase di Adriano Galliani: "Abbiamo offerto 40 milioni pagabili in due tranche da 20 milioni ciascuna, chi lo prende si dissangua". Logica deduzione, se c'è una dichiarazione di questo tipo che stabilisce il valore di mercato di un giocatore, poi se uno dei due contendenti non lo prende, lo prende l'altro alla stessa cifra. E invece no. Da quel momento è iniziato il solito balletto. Siccome Kondogbia non va, è iniziata l'operazione raffreddamento. I pasionari interisti nelle trasmissioni prima hanno iniziato a dire 30 milioni più bonus, poi sono spariti i bonus e rimasti i 30 milioni. Ieri anche l'ottimo Enzo Bucchioni ha scritto del costo di Kondogbia: 35 milioni. Ma insomma quanto sarà costato sto ragazzo? Tra 30 senza i bonus, 30 più i bonus, 35 e 40, ci sarà una differenza. Perché poi se il Milan offriva 40 milioni e il ragazzo è andato all'Inter per 30, magari a Parma drizzano le antenne, pur senza avere giurisdizione. Sia ben chiaro, nessuna allusione all'operazione nerazzurra che fino ad oggi può essere discutibile sul piano della resa tecnica ma non assolutamente su quella normativa. Resta però divertente questo balletto delle cifre, osservato da un lato puramente mediatico. Quando serviva in estate per i titoli sul derby di Montecarlo vinto dall'Inter sul Milan costava 40 milioni, adesso boh non si sa...

Il Milan. E poi un sospiro. Tema complicato, matassa aggrovigliata. Il presidente Berlusconi in una lunga e calda estate trascorsa fra rilancio sul mercato, scelta di Mihajlovic e trattativa con Bee Taechaubol ha cercato il drizzone. Ma il cammino è ancora vago. L'ambiente come sempre tormentato. La squadra osserva quello che le accade intorno, si sente disorientata e non riesce a trovare anima e cuore sul campo. L'allenatore ha capito tutto sin dall'inizio. Ha cercato di urlare alla squadra per farsi seguire nella sua peraltro ottima idea di calcio, ma ha iniziato a prendere atto da uomo molto intelligente qual è. E cioè arrangiare, scendere a compromessi, navigare a vista. Ecco perché il 4-3-3 di oggi a Torino rischia di essere lo stesso dei cinque mesi, da gennaio a maggio 2015, in cui il Milan è stato più in soggezione di sempre rispetto a qualsiasi avversario. I tifosi hanno ragione nel dire che con 80-90 milioni spesi sul mercato oggi il Milan doveva essere più forte, i dirigenti hanno ragione nel pensare che la squadra allestita valga più di 9 punti in 7 partite, i giocatori hanno ragione nel dire che ci credono e che si impegnano, l'allenatore ha ragione nel dire che bisogna lavorare, lavorare e lavorare. Hanno tutti ragione, ma al momento di tirare le somme il Milan resta quello di questi ultimi anni, episodico e disorientato.

Ci ha fatto impressione seguire l'ottimo servizio del caro amico Alberto Brandi, direttore di Premium Sport, sull'asta dell'estate 2014 e dei diritti tv per il triennio 2015-2018. Impeccabile, ineccepibile, in grado di affrontare ogni ragionevole dubbio. Ma ci è spiaciuto molto. Vedere per l'ennesima volta i cattivi costretti a difendersi e i buoni stare zitti, coperti dall'azione della magistratura e dal conseguente tritacarne mediatico. Questa strana stagione calcistica e televisiva era iniziata con il noto "vi ammazziamo" e prosegue con innocenti servizi di colore a casa di presidenti di Società che oggi infornano il pane e magari domani, per simpatia naturalmente, cambiano campo. Ma in un ambiente in cui accusatori ben tutelati fanno esattamente quello che rinfacciano ai loro competitor, non conta la ricostruzione dei fatti in base a dati, date, voti (23 su 24), numeri e conti precisi. Conta depotenziare, indebolire, infangare l'avversario. Che sia attraverso Paletta (i giornalisti ducali non ci credono ancora che qualcuno sia stato così signore da pagare qualcosa per un loro giocatore visto che ormai erano tutti di fatto liberi sul mercato) o lo schieramento della Lega, poco importa. L'importante è "ammazzare". C'è chi, come conferma la clamorosa anticipazione di una intercettazione, "non può fare molto" e chi "ammazza". Ci sono i cattivi e ci sono i buoni. I buoni possono fare tutto e il contrario di tutto. I cattivi devono solo ed esclusivamente difendersi.


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