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Editoriale

Mercato: il patrimonio del Milan. Siviglia-Innaurato: e Marra? Pellò e Corsaro: juventini, che succede? Roma, Ninja paga per tutti

06.01.2018 09:20 di Mauro Suma   articolo letto 13956 volte

Non c'è nessun bisogno disperato di soldi nel Milan. E non ci sono nemmeno limiti e restrizioni. Questi sono solo luoghi comuni autoreferenziali fra loro: triti, ritriti, ruminati, stressati. Considerando una parte e non il tutto. A inizio 2018, vale la pena tirare le file di tutte le critiche che sono state fatte al Milan e che peraltro il Milan non demonizza in quanto tali. Non siamo di fronte ad un Club che chiede e impone solo lodi e pacche sulle spalle, ma al contrario si rivela disponibile alla critica e all'autocritica. Ma su tutti i dati di fatto e non solo su quelli cari ad un sistema che ha visto venir meno alcuni capisaldi. Insomma, Milan hai speso troppo! Vero, tanti soldi, ma chiunque spende oggi nel calcio spende troppo: nel calcio degli 84 milioni per Van Dijk dove vai con 20 milioni? Cosa compri? Se il Milan è criticabile per aver speso 16 milioni per un titolare come Rodriguez, cosa si dovrebbe dire sui 25 milioni per un Dalbert che non gioca mai...Milan, prima di te non era tutto sbagliato! Vero, ma è proprio per questo che il Milan si è regalato un nuovo patrimonio, una nuova ricchezza. Ai primi di maggio, Donnarumma, Suso, Cutrone e Plizzari erano quasi persi, vicini al valore zero di mercato per l'imminenza delle loro scadenze contrattuali, ma uno ad uno sono stati riacquistati e oggi tutti e quattro hanno un valore di mercato stimabile complessivamente in 200 milioni di euro: sissignori, anche Plizzari, la ricchezza che oggi si vede solo in controluce e che un giorno sarà molto più chiara a tutti. Milan, hai cambiato troppo! Vero, ma una volta tornati in Europa League, per quello che è accaduto nel Milan degli ultimi quattro anni, il redde rationem con l'Uefa era annunciato e bisognava cambiare il più possibile prima che venissero fissati ceppi e paletti da parte dell'istituzione europea. Milan, ma Andrè Silva? Ad oggi, non ha segnato in campionato e viene descritto dalle cronache come un flop. Ci sta, ma è stato inserito in un gruppo nuovo che non è partito a razzo nel suo complesso, una situazione ben più ostile rispetto ai mesi di cui ha avuto bisogno lo stesso Douglas Costa (45 milioni di cartellino e 8 milioni netti di euro di ingaggio) per inserirsi in un ingranaggio già collaudato e ottimamente funzionante. Nemmeno sul pupillo di CR7 ill Milan si ribella o ancia anatemi, ma la cosa più importante è non perdere di vista la valutazione odierna del nazionale portoghese. Oggi, ancora oggi: 40 milioni di euro. Andrè Silva è incedibile come tutti i nuovi arrivati del 2017, ma la sua quotazione non è andata in fumo. Una agenzia specializzata ha valutato in un milione e mezzo di euro la svalutazione dei giocatori acquistati dal Milan con i celeberrimi 230 milioni di euro estivi. Un patrimonio che resta, al quale si è aggiunto il patrimonio rappresentato dai rinnovi. Male, molto male il Milan, undicesimo, in campionato. Ma fuori dal campo la situazione economica e patrimoniale viene descritta come disastrosa o preagonica solo da un sistema che, in fondo, su dai, un po' di nostalgia degli scivoli ce l'ha. Quegli scivoli che fan vivere tutti, ma proprio tutti, più sereni e più tranquilli e che il Milan continuerà invece a tenere sotto controllo, ovvero a quota zero. Per giudicare bene, bisogna giudicare tutto. Ma proprio tutto. E conti alla mano. Non quelli degli incentivi, ma dei fatti.

Dopo il sacrificio economico fatto dal Milan per la sua rescissione contrattuale, ci si aspettava, anche per quello, ma non solo per quello, un po' di delicatezza. Ad esempio una parola per l'amico, il simpatico, lo stimato Gattuso. Aveva appena superato il derby di coppa Italia: con signorilità, un bravo non sarebbe guastato. Oppure ci si aspettava un cenno al motivo per cui non è approdato al Siviglia come preparatore Emanuele Marra, il fratello, lo storico collaboratore di Vincenzo Montella, è proprio di lui che stiamo parlando, cui era stata affidata a inizio stagione, dal punto di vista atletico, la squadra costruita con tanti sforzi e tanti investimenti di mercato. Invece, liberato Innaurato, Marra, pur esonerato anche se non dal Milan come società, è rimasto sotto vincolo contrattuale con i rossoneri. Ci si aspettava un cenno a queste situazioni, umane, professionali, concrete. E invece è arrivato solo il conto degli ultimi anni, delle 3 Europa League vinte dal Siviglia e degli zero trofei europei del Milan negli ultimi cinque anni. Sarà giusto così...dopo poche ore di volo il dna europeo del Milan si è dissolto completamente nell'aria. Peccato.

In meno di un mese è la seconda volta che un noto tifoso juventino deve scusarsi pubblicamente. Prima è toccato a Sandro Pellò per le fogne e i tombini, poi a Massimo Corsaro per gli zingari e i frustrati. E' incomprensibile questa rabbia, questa violenza verbale, proprio in una tifoseria che dovrebbe avere il cuore nello zucchero per tutte le vittorie che sta inanellando. E non crediamo nemmeno si tratti di sindrome di accerchiamento, perchè il tifoso bianconero è abituato ad avere tutto il resto dell'Italia contro. Ma la storia insegna che le risposte all'anti-juventinismo debbano essere le battute illuminanti in stile Avvocato o le veroniche sul campo alla Platini o alla Del Piero. Non le schifezze, rispetto alle quali anche scusarsi è inutile tanto sono becere, degli ultimi tempi. Non sono estranee a questo clima le volgarità da querela per ogni tasto che vengono ammollate sui social contro alcuni giornalisti. Che saranno per carità anche estremi o eccessivi, ma hanno diritto di dire la loro. Dov'è finito il brillante popolo juventino che reagisce con il suo senso di superiorità alla premiazione di Felix Magath a Milano? Abbruttirsi significa abbassarsi. Mentre per una grande tifoseria l'obiettivo dovrebbe essere elevarsi. O i social fanno perdere di vista anche i concetti elementari?

Nessuno può scagliare la prima pietra contro Nainggolan. Siamo d'accordissimo su questo. Ma la fermezza con cui la Roma ha escluso il giocatore dalla sfida con l'Atalanta e la sobrietà con cui il Torino non si è aggrappato al grave errore di Doveri ma ha pensato di esonerare il proprio allenatore, lasciano ben sperare sul piano del costume e della cultura sportiva di questo Paese.


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